Italian combatant organizations opposed to Nazi Germany and Mussolini
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A quattro anno dall'inizio dell'invasione russa in Ucraina l'Europa è a Kiev, ma a mani vuote: Orban dice no al prestito da 90 miliardi. Ci colleghiamo con il nostro Gigi Donelli, inviato nella capitale ucraina.Le ultime sul caso Rogoredo e le dichiarazioni a caldo di sostegno all'agente Cinturrino invecchiate male con Nello Trocchia, giornalista del Domani.A sei anni dallo scoppio della pandemia di Covid19 Italia senza piano pandemico e terapie intensive. Ne scrive su Il Sole 24 ORE di oggi Marzio Bartoloni.
Thinking Day 2026: la Pattuglia Comunicazione del Masci Marche ha prodotto un un documentario che potete ascoltare qui ma anche vedere su YouTube. In questo documetario, Daniele Trucchia intervista Ivano Tacconi, adulto scout della Comunità Masci Matelica 1, ideatore e mecenate del murale di Braccano, frazione di Matelica ed uno dei luoghi simbolo della Resistenza nelle Marche.Questa magnifica opera muraria è stata realizzata dallo street artist Carlo Cicaré, in arte Morden Gore, coinvolto da Ivano che ha saputo trasmettergli l'essenza dei valori condivisi dello Scautismo ed il coraggio delle Aquile Randagie.Ivano ci ha commosso profondamente:per lo Scautismo incarnato nella sua persona;per i valori cristiani declinati sempre per il bene comune;per il ricordo dell'incontro con Enrico Mattei che diceva ai ragazzi di “studiare!”;per le uscite di squadriglia;per l'avventura dell'educazione lungo tutto l'arco della vita ed anche all'interno del Masci;per la sua giovinezza segnata dalle ferite della guerra e per il suo forte coinvolgimento emotivo pensando a Gaza.Buon Strada sempre Ivano! e appuntamento per tutti a Braccano, frazione di Matelica (MC) e paese dei murales dove potrete osservare ed ammirare anche il murale per lo Scautismo. Masci Marche è anche su Facebook e su Instagram
Luigi Bonanate"Progetto di Costituzione confederale europea ed internaDuccio Galimberti e Antonino Rèpacicon scritti di Luigi Bonanate, Gustavo Zagrebelsky, Lorenzo OrnaghiNino Aragno Editorewww.ninoaragnoeditore.itNon soltanto in Italia, ma in tutta Europa si discute di Costituzione, da scrivere, ri-scrivere, modificare. Questo testo, che anticipa l'intera tematica, non è né una rarità né un documento smarrito e ritrovato, ma la prova emozionante dell'intuizione di due giovani intellettuali che, impegnati nella lotta di liberazione in Italia, immaginano un futuro di riscatto. Il loro Progetto di Costituzione avrebbe potuto continuare ad accumulare la polvere, ma nei tempi recenti i richiami alla Costituzione, ai suoi valori fondanti, alla difesa dei suoi principi essenziali, nonché all'esigenza (secondo alcuni, ma non tutti) di innovarla, ringiovanirla, correggerla si sono tanto moltiplicati che un ritorno alle origini, anzi alla preistoria del costituzionalismo repubblicano italiano, appare tutt'altro che inutile o privo di significato. Duccio Galimberti e Antonino Rèpaci ebbero, nello stesso momento di altri, la consapevolezza di quanto impervio e importante sarebbe stato il cammino ancora da compiere per dare vita a un'Italia e a un'Europa democratiche e pacificate. La loro riflessione corse allo strumento basilare di una Carta fondamentale, un insieme di principi generali, strutturati su 172 articoli, che da una prospettiva politico-internazionale fossero costituzionalisticamente significativi e politologicamente solidi: un testo che raccoglie indicazioni e spunti di straordinario interesse non soltanto per l'allora ma anche per il nostro oggi.Duccio (Tancredi) Galimberti nasce a Cuneo nel 1906. Dopo l'8 settembre costituisce la banda “Italia Libera”, dalla quale nasceranno le Brigate di Giustizia e Libertà. Catturato dai repubblichini, a Torino, viene portato a Cuneo, interrogato e ridotto in fin di vita dalle sevizie, ma non parla. Il mattino del 4 dicembre 1944, viene caricato su un camioncino, trasportato nei pressi di Centallo e abbattuto con una raffica alla schiena. A Galimberti vennero conferite la Medaglia d'oro della Resistenza e la Medaglia d'oro al Valor militare.Antonino Rèpaci nasce a Torino nel 1910, dove morirà nel 2005. Avvocato e poi magistrato a Cuneo, partecipa alla guerra partigiana nelle provincie di Cuneo e Savona. Pubblico ministero nel Tribunale di Cuneo, istruì il processo contro gli assassini di Duccio, al quale dedicherà un volume che resta il più importante di quelli dedicati a Galimberti.Luigi Bonanate è professore emerito nell'Università di Torino, socio dell'Accademia delle Scienze di Torino e Medaglia d'oro dei benemeriti della cultura e dell'arte. Ha insegnato Relazioni internazionali per più di 40 anni, e tiene corsi alla Scuola di studi superiori Ferdinando Rossi dell'Università di Torino, alla Facoltà di Scienze strategiche e a quella teologica dell'Italia settentrionale. Il suo primo libro era stato La politica della dissuasione (1972); i più recenti Anarchia o democrazia (2015) e Dipinger guerre (2016). Per i tipi di Aragno ha curato l'edizione di scritti di H. de Balzac, R. Rolland, R. Serra, D. Galimberti e L. Rèpaci, N. Revelli.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Nata a Valdagno, la centenaria risiede nella città di Alessandro Rossi sin dal trasferimento risalente al 1968. Per oltre quarant'anni ha lavorato alla Marzotto, e ha anche vissuto in prima persona la Resistenza, condividendo con il marito un periodo di clandestinità durante la Seconda guerra mondiale.
Bentornati su Snap!Tiene nuovamente banco l'AI con quesiti che vanno necessariamente risposti con un'altra domanda per far riflettere; nel mondo dell'architettura c'è qualche timido passo da parte di Apple con il rilascio di Shapr mentre in quel di Sorrento il nostro Fabio Palvelli sta preparando qualcosa di molto gustoso!—>
Questo episodio è dedicato a come riconoscere la modalità minore.Ascoltiamo subito Bella ciao. E' l'esempio migliore in assoluto della modalità minore perché è una canzone famosissima, conosciuta internazionalmente, ed essendo anche cantata è più facile da ricordare. La conosce anche chi non la ascolta attivamente, cioè anche chi non sceglie di ascoltarla, chi non ha studi musicali, ed è un tema transgenerazionale, che conoscono tutti a prescindere dall'età che hanno. E' un canto chiaramente in minore: non espande, non addolcisce, guarda in faccia alla realtà nella sua crudità e proprio per questo non consola, non è depressivo né lamentoso. E' seria. E' una dichiarazione di ciò che la realtà è. Giusto una curiosità di tipo culturale: Bella ciao deriva da un canto popolare di lavoro delle mondine nelle risaie italiane, con testi sulla fatica e lo sfruttamento, e solo dopo la Seconda Guerra mondiale è diventato l'inno simbolico della Resistenza partigiana contro fascismo e nazismo. Ti faccio sentire un brano di questo canto nella versione di una cantante, Milva, appassionata cultrice di canti popolari! Milva ha amato, interpretato e valorizzato canti popolari e “impegnati”, portandoli anche nei palcoscenici principali e incidendoli nei suoi album. Quella che nasce dalla fatica e dalla durezza del lavoro delle mondine, e che negli anni è stata poi trasformata in un canto di lotta politica e simbolo di libertà. Oggi, è diventata un inno cantato in tutto il mondo, oltre che per questioni politiche e sociali anche grazie alla serie “La casa de Papel”. In questo episodio del podcast ti faccio ascoltare brani che sono già nella tua memoria sonora e ti aiuto a creare una categoria identificativa della modalità minore. Sono tutti brani tratti di una selezione sonora intuitiva, immediatamente riconoscibile e internazionale, tutta roba che “suona minore” anche a chi non sa cosa sia una scala.Non sono musicista, non ho intenzione di usare tecnicismi che non padroneggio neppure io. Il mio mantra resta lo stesso: zero tecnicismi, sentire prima di sapere e sfruttare competenze e conoscenze che hai già, in modo da organizzarle.Ascoltiamo Greensleeves. E' una delle melodie più antiche e riconoscibili della tradizione europea. Famosa anche per essere stata affiancata alle melodie natalizie.Intima, narrativa, essenziale. Il minore qui non è drammatico, non è teatrale: è raccolto, ti accompagna dentro una storia, non ti spinge chissà dove nella fantasia. Altro esempio famosissimo, di cui forse non conosci il titolo ma di certo conosci il tema musicale: Sonata al chiaro di luna – primo movimento, di Ludwig van Beethoven. E' probabilmente uno dei brani in minore più conosciuti al mondo. Lento, ipnotico, sospeso. Il minore qui non chiede azione, non chiede energia: chiede ascolto interno, presenza, silenzio. Continuiamo con un esempio pop internazionale: Eleanor Rigby dei Beatles. Il minore, in questo brano racconta un clima sobrio, reale, quotidiano. Enuncia semplicemente le cose come un dato di fatto: è spoglio, umano, diretto, non cerca commozione facile, niente di melodrammatico. Proseguiamo con una sigla che conosciamo da sempre: Heidi Una sigla per bambini, eppure chiaramente in minore. Esprime una atmosfera nostalgica, tenera, intima. Il minore qui racconta di una realtà, non spaventa, non opprime, è quindi accessibile anche all'infanzia. Parla di casa, memoria, legame. Non c'è tristezza o clima “pesante” ma solo calma e fotografia di una realtà. Ascoltiamo una ninnananna che definirei universale, forse la più cantata. Forse ce l'hai in mente così: suonata con il carillon. E' la ninnananna di Brahms. Originariamente cantata (ti faccio sentire un brano), viene tradott ain altre lingue e cantata ovunque, riconosciuta da chiunque. Il minore qui è avvolgente, rassicurante, non stimola ma calma. Il minore non è tristezza obbligatoria. Così come il maggiore non è “allegria obbligatoria”! È interiorità, è densità emotiva, è uno spazio più raccolto. Se il maggiore è piena luce in un giorno di sole con il cielo azzurro, il minore è come stare in una stanza con una luce più morbida. Non stai peggio. Respiri diversamente. Se facciamo un'analisi percettiva, possiamo dire che il minore ha alcune caratteristiche molto chiare: lo spazio sonoro si contrae e diventa intimo, privato, quindi l'attenzione si sposta verso l'interno, non genera una spinta immediata all'azione, e porta invece alla presenza. Gli esempi che ho usato appartengono a un repertorio occidentale, non sono universali in senso assoluto. Ma la sensazione che producono, di raccoglimento, presenza, descrizione di una immagine reale, è riconosciuta da moltissimi esseri umani, anche in culture musicali molto diverse. Cambiano i sistemi musicali. Cambiano i nomi. Ma corpo ed emozioni no. Sono Sabina Todaro mi occupo di flamenco e di danze e musiche del mondo arabo dal 1985. Dal 1990 insegno baile flamenco a Milano, a Il Mosaico Danza, e un lavoro sull'espressione delle emozioni che ho chiamato Lyrical Arab Dance. Vediamo come si utilizza il minore nel flamenco. Dato che il flamenco non nasce per rassicurare, ma per raccontare l'esperienza umana per come è, il minore si adatta perfettamente, descrivendo la presenza nell'esperienza. Pochissimi palos vivono stabilmente nel minore molti lo attraversano, lo evocano. I palos che si svolgono su modalità minore: Farruca, Tango de Malaga, lo stile di Fandango de Huelva di Cabezas Rubias, tango de Triana o del Titi, Milonga, Vidalita. La petenera gioca sulla modalità minore, ma non è solo in modalità minore: utilizza un linguaggio tonale instabile in area minore. Vai ad ascoltare i podcast sulla Petenera, se hai la curiosità. Ci sarà un podcast dedicato a chiarire il concetto di tonale e di modale, queste parolacce che fanno impazzire noi che abbiamo la formazione di teoria musicale che si limita alla teoria musicale delle medie con il flauto dolce. Ossia: zero.Molti palos utilizzano in parte il linguaggio minore: Mariana, Granaina, Media granaina, Mirabrás (attraversa maggiore, minore e modalità flamenca), Alegrías de Córdoba, alcuni Fandangos personales, Fandango de Huelva (molte strofe in area minore, con remate in modalità flamenca). Come sempre, ti invito a sfruttare competenze e conoscenze che hai già, e semplicemente ti aiuto a riunirle sotto un nome, a dar loro una casa
Una domanda che emerge spesso tra i praticanti, e che è importante trattare in questi tempi di incertezza, caos e ingiustizie planetarie, è la seguente: la Mindfulness è anche azione? E se lo è, che qualità deve avere? Su quale terreno interiore si sviluppa l'azione consapevole? Facciamo chiarezza. Lascia un commento nella nostra community! https://discord.gg/hDVGVd2
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8444TORINO IN FIAMME: MARTELLI COMUNISTI E MEZZALUNA ISLAMICA A BRACCETTO di Lorenza Formicola Il giorno dopo, il freddo non basta a ripulire l'aria. Torino puzza ancora di bruciato: cassonetti incendiati e odore della marijuana avvolgono il bollettino che racconta di circa 100 feriti. È l'eredità del corteo convocato in difesa di uno "spazio di libertà", una definizione che stride con ciò che resta sull'asfalto. Ricordiamo che stiamo parlando di un immobile occupato illegalmente per trent'anni per farne un 'centro sociale'. E che la manifestazione non sarebbe stata un corteo pacifico, ce lo avevano raccontato apertamente anche le parole partite dall'occupazione dell'università la scorsa settimana - «ci pensavate prima» -, lo urlavano gli slogan: rompere «gli argini» e «vinciamo noi». Tutto annunciato. Il resto è storia, neanche inedita.Con Askatasuna le pietre ci sono sempre. I fuochi artificiali usati come proiettili portano la firma dell'insurrezionalismo anarchico. Le chiavi inglesi sono grosse, pensate per spezzare il nemico in divisa. Le pietre, belle grosse, piovono con una facilità disarmante. Ci sono persino gli scudi, sormontati da stelle rosse, per resistere agli idranti e ai lacrimogeni. I militari incaricati di garantire la sicurezza lo diranno poi senza esitazioni: non era una folla, era un dispositivo coordinato e militarizzato.La piazza di Torino del 31 gennaio è stata inaugurata dai discepoli dell'imam Mohammad Hannoun, l'uomo indicato come costruttore della cellula italiana di Hamas, e per il quale il riesame ha confermato il carcere. Attorno a loro, i neo-comunisti: compagni di strada e di slogan.Sfilano insieme le bandiere dei CARC (Comitati di Appoggio alla Resistenza per il Comunismo), quelle dell'API, dei giovani palestinesi, dei No Tav, dei proPal; falce e martello disegnati, ma anche branditi. La piazza si stringe: «Hannoun libero!». Con loro esponenti di Alleanza Verdi e Sinistra, del Movimento 5 Stelle. Si grida «Palestina libera dal fiume al mare», si punta il dito contro il «governo genocida e sionista» di Giorgia Meloni. «Torino è partigiana», con il premier raffigurata a testa in giù. In strada non ci sono solo le periferie: marcia un'alleanza che salda Potere al Popolo, sigle comuniste, islam organizzato e il partito di Angelo Bonelli e Nicola Fratoianni. Vecchi militanti comunisti e terze generazioni di maranza marciano insieme, spalla a spalla. In testa, l'imam torinese Brahim Baya proclama, «Questa piazza è l'Italia migliore»; su Instagram precisa: «Essere qui non è estremismo».AGGRESSIONE BRUTALE CONTRO LA POLIZIALa manifestazione è dedicata tutta alla solidarietà per Hannoun e gli altri arrestati nell'inchiesta sulla cellula italiana di Hamas. Sono arrivati i rinforzi anche dalla Francia: un'estrema sinistra che fonde ideologia e islam delle nuove generazioni. Sanno muoversi, contrastare le forze dell'ordine, dispongono di squadre di soccorritori in seconda linea: tattiche già viste al G8 di Genova, con militanti giunti allora da mezza Europa. Parliamo di Askatasuna, che conta veterani di una guerra vera: il nord-est della Siria. Dozzine di anarchici e antagonisti torinesi hanno combattuto al fianco dei curdi, che avevano organizzato un battaglione Antifa a Raqqa. La stessa bandiera sventola ancora, oggi, nelle strade di Torino.E sotto quelle insegne che sventolano ormai nel buio della sera del 31 gennaio, prende forma l'aggressione più brutale contro la polizia: le strade di Torino diventano il proscenio di una violenza esercitata per anni e utilizzata come palestra per addestrare le nuove leve.Non ha ancora trent'anni Alessandro Calista, eppure il suo nome è diventato un simbolo. È il poliziotto più conosciuto d'Italia da quando, tra i mille agenti inviati a Torino, è finito al centro di una piazza feroce e cattiva, esplosa in risposta allo sgombero pre natalizio di Askatasuna. In servizio a Padova, spedito al fronte della guerriglia urbana in salsa verde-rossa piemontese, è diventato il volto di una violenza che, se nessuno avesse filmato, non sarebbe mai esistita.Perché senza le immagini del nugolo di giovani bardati e serrati come una squadra di aguzzini, intenti a ghignare mentre uno di loro lo colpiva a martellate - bacino fratturato, costole spezzate, una coscia lacerata -, Torino oggi non farebbe notizia. Sarebbe tutto già archiviato, dimenticato, normalizzato. Dal momento che quelle, ci hanno già spiegato gli intellò, sono «piazze di risposta», lecite difese di luoghi di «un'alterità intoccabile» (leggi Askatasuna).L'ALLEANZA TRA SINISTRA E ISLAMTutti complici dei terroristi rossi. Perché chi colpisce un uomo inerme a terra è un vigliacco; chi esce di casa con un martello per picchiare, e se capita uccidere, è un terrorista. E chi colpiva sapeva che la pistola sarebbe rimasta nella fondina: in Italia la paura del processo supera spesso quella della morte. Da questa asimmetria nasce l'appello di Andrea Cecchini, segretario Italia Celere, ai magistrati a manifestazione non ancora finita: «scendete in piazza, condividete il rischio con noi, prima di giudicare».Nel cuore di quella piazza già saldata - imam, comunisti islamici, militanti rossi - c'erano anche i volti della politica istituzionale. Il deputato Marco Grimaldi (AVS), che scandisce: «Siamo qui per rispondere a un assedio. La repressione non ha cittadinanza in questa città antifascista», con diversi consiglieri regionali e comunali di AVS e del M5S. Con loro ci sono anche il segretario della CGIL Piemonte e Paolo Ferrero, ex ministro del governo Prodi e oggi dirigente di Rifondazione Comunista. Scende in piazza anche il mondo della nuova intellighenzia per Askatasuna: Zerocalcare (autore della locandina all'asta online, per ora, a 179 euro), Willie Peyote, i Subsonica. E Extinction Rebellion, Fridays for Future, Non Una di Meno.E Torino non è neanche più come le banlieue, ma assomiglia d'un tratto alla Parigi dell'estate 2023, o ancora a quella del 2025. Quanto è andato in scena a Torino racconta così la sintesi di un laboratorio francese ormai divenuto realtà anche in Italia: un'alleanza tra sinistra e islam che ha il sapore di una nuova rivoluzione. Oggi, ai sanpietrini si aggiungono Allah e il Corano, alla garibaldina. Le prove generali della destabilizzazione parlano arabo: l'islamismo radicale come collante nuovo tra autonomi, e terroristi di sinistra che ormai dettano l'agenda politica ai partiti.I protagonisti della piazza di Torino sono i figli di una classe dirigente che per almeno trent'anni li ha educati e giustificati, cullati, accompagnandoli, come continua ancora oggi, con una presenza costante ad ogni loro iniziativa, per non lasciarli mai soli. E mentre la piazza rossa si accende, la loro guida spirituale, Mohammad Hannoun, in carcere come finanziatore di Hamas, si offre al ruolo di martire. Da una cella, continua ad aizzare una piazza che ha già scelto il suo linguaggio: quello dell'odio, organizzato, tra martello e falce.
Piero Calamandrei è stato testimone e partecipe degli avvenimenti più significativi del Novecento italiano, dalla Prima guerra mondiale all'avvento del fascismo, fino alla Resistenza di cui è stato cantore e alla creazione della Costituzione Repubblicana a cui ha contribuito attivamente. Una storia di resistenza culturale alle prevaricazioni totalitarie, che ci lascia oggi alcuni tra i più grandi insegnamenti per la partecipazione alla cosa pubblica: la lotta all'indifferenza e la consapevolezza che la società può essere migliore se tutti contribuiscono a eliminare le disuguaglianze. Proprio come dice la nostra Costituzione.Ospiti: Silvia Calamandrei, Giulio Donzelli e Paolo Borgna
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Guerra, interessi internazionali, silenzi mediatici e memoria. Conversazione con Maria Edgarda Marcucci sulla Siria del Nord-Est, il confederalismo democratico e l'autonomia delle donne. Foto di Fabio Lovino.
Antonella Romeo"La ragazza con la fisarmonica"Esther BéjaranoDall'orchestra di Auschwitz alla musica RapEdizioni Seb27www.seb27.itA cura di Antonella Romeo. Prefazione di Bruno Maida. Allegato DVD "Esther che suonava la fisarmonica nell'orchestra di Auschwitz", regia di Elena Valsania (Felìz)lunedì 26 Gennaio 2026 - 21:00Mondovì, Cinema-Teatro BarettiLa ragazza con la fisarmonicaDall'orchestra di Auschwitz alla musica RapCon la proiezione del film documentario: Esther che suonava la fisarmonica nell'orchestra di AuschwitzIntervengono:Antonella Romeo (curatrice del volume) dialoga con Elena Valsania (regista del film documentario allegato al volume)Interviene alla fisarmonica Manuela Almonte.mercoledì 28 Gennaio 2026 - 17:00Moncalieri, Biblioteca Civica “Antonio ArduinoLa ragazza con la fisarmonicaDall'orchestra di Auschwitz alla musica RapCon la proiezione di un estratto dal film documentario: Esther che suonava la fisarmonica nell'orchestra di AuschwitzIntervengono: Giuseppe Bonfratello (Centro di documentazione “Antonio Labriola”), Antonella Parigi (assessora alla Cultura Città di Moncalieri), Marco Prina (presidente Anpi Moncalieri), Antonella Romeo (curatrice del volume), Elena Valsania (regista del film documentario allegato al volume)Esther è un'artista, una donna del Novecento, libera nel suo protagonismo femminile praticato più che rivendicato. Lei che ha perso o abbandonato più patrie, ha ricominciato più vite sempre fondate sulla musica, sull'antifascismo e sull'amore verso la famiglia e gli amici disposti a condividere con lei le battaglie politiche contro l'intolleranza, la discriminazione, l'esclusione. Questi valori e queste presenze scandiscono il suo racconto: l'infanzia nella Saarland; la deportazione ad Auschwitz e a Ravensbrück, l'emigrazione in Palestina dopo la Liberazione; le nuove discriminazioni subite personalmente in Israele e quelle sofferte dalla popolazione araba, con la quale sperava si volesse costruire insieme il nuovo stato; il ritorno in Germania nel 1960, nella terra che era stata quella dei nazisti che l'avevano perseguitata e che le avevano ucciso i genitori e la sorella; la ripresa della sua attività artistica, quella musica che l'aveva salvata da Auschwitz, intrecciata all'impegno politico. Dalle memorie alle parole di una lunga intervista in cui Esther, consapevole che testimoniare è soprattutto progettare il futuro, ci ricorda che in un mondo pur in continua trasformazione i valori dell'antifascismo e della tolleranza rimangono profondamente attuali e moderni.Esther Loewy Béjarano, nata nel 1924 in Germania, in una famiglia di musicisti di origine ebraica. Deportata ad Auschwitz è messa a suonare nell'orchestra femminile del Lager. Trasferita al campo di Ravensbrück viene impiegata nella manovalanza coatta alla Siemens. Dopo la Liberazione emigra in Palestina. In Israele lavora come cantante e insegnante di musica. Nel 1960, in dissenso con la politica israeliana, decide di tornare in Germania con il marito Nissim e con i figli Edna e Joram. Ad Amburgo insieme ad altri ex perseguitati fonda l'Auschwitz Komitee Deutschland. Tuttora attiva come cantante con il gruppo Coincidence, creato dalla figlia Edna nel 1988, e più recentemente anche con il gruppo rap Microphone Mafia e il jazz accordionist Gianni Coscia. Il suo repertorio spazia da Brecht a Theodorakis, dai testi contemporanei di denuncia sociale ai canti yiddish tradizionali e della Resistenza. Così Esther porta presso i più giovani la sua testimonianza di artista e di sopravvissuta, cantando per la pace, la libertà e l'eguaglianza.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
È da una quindicina di anni che in alcun mercati e ristoranti di Roma è possibile trovare uno yogurt cha ha il nome e il sapore della resistenza: è lo yogurt Barikama prodotto da cittadini di origini africane insieme a persone con sindrome di asperger. «Un'idea» spiega Suleman Diara, uno dei fondatori del progetto, «che nasce dalla volontà di unire due tipi di persone che hanno difficoltà e spesso oggetto di discriminazione». L'idea nasce nel 2010 a seguito di uno degli episodi di violenza e sfruttamento più eclatanti avvenuto nella campagne italiane negli ultimi 30 anni : la rivolta di Rosarno. Suleman Diara è uno dei braccianti che nel gennaio del 2010 sono stati costretti a lasciare il paese calabrese per evitare rappresaglie. Arrivato a Roma avrebbe deciso insieme ad altre ex braccianti di dire basta allo sfruttamento creando la propria impresa. Partito da zero, oggi il progetto è una cooperativa che impiega una decina di persone. Le voci che sentirete in questo audiocoumentario sono di: Suleman Diara, presidente cooperativa Barikama, Cheik Diop, della cooperativa Barikama; Antonello Mangano, giornalista e autore del libro gli africani salveranno l'Italia; Michele Colucci, storico dell'immigrazione (CNR - Italia); Giuseppe Pugliese di SOS Rosarno.
Daniela Garavini"Al tempo delle officine"Dialogo immaginario con Eusebio Garavini, carrozziere.Prefazione di Giovanni De Luna.Edizioni Seb27www.seb27.itEusebio Garavini (1881-1947), figlio di braccianti, semianalfabeta, emigra nel 1898 a Torino da un piccolo paese della Romagna. Lavora come operaio, studia la sera e in pochi anni mette in piedi una Carrozzeria in cui saranno impiegati oltre 700 operai. In un dialogo immaginario con una nipote mai conosciuta, Eusebio ripercorre i momenti salienti della sua vita privata e pubblica. Racconta la famiglia d'origine, l'incontro con la moglie, il rapporto con i figli, ma anche le sue scelte nei momenti topici della storia del Novecento: la Belle époque e la Grande guerra; il biennio rosso e l'occupazione delle fabbriche; la nascita del fascismo, la crisi del 1929 e le conseguenze per la sua fabbrica; la Seconda guerra mondiale, la Resistenza e il referendum istituzionale del 1946. La narrazione si basa su memorie familiari e su documenti d'archivio.Daniela Garavini, giornalista, dopo aver militato in gioventù nella sinistra extraparlamentare e nel quotidiano “Lotta Continua”, ha lavorato a lungo nell'editoria. Ha collaborato con la casa editrice Guanda nella redazione della rivista “L'Illustrazione dei Piccoli”, in seguito, ha curato la redazione della rivista “Riza Psicosomatica”. Dagli anni Novanta ha lavorato per la casa editrice Tecniche nuove, prima come redattrice poi come direttrice della rivista “Cucina Naturale”. Per Tecniche Nuove ha anche pubblicato e curato numerosi libri sui temi di alimentazione e salute. L'ultimo nel 2017 è stato 50 ricette con una storia. Nel 2011 per Espress edizioni, ha collaborato alla stesura della guida L'altra Torino, 24 centri fuori dal centro. Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Daniele La Corte"Violino stonato"Dal deserto africano ai manganelli in piazzaFusta Editorewww.fustaeditore.itNel cuore del deserto africano, sotto un sole implacabile e con un equipaggiamento inadeguato, i soldati italiani combattono una guerra che sono destinati a perdere: la Campagna d'Africa. Un piccolo drappello di militari viene catturato dagli inglesi. Tra loro c'è il maresciallo Otello Botti che, pur fedelissimo al fascismo, conquista la stima dei nemici grazie ad abilità e rigore e riesce a tenere unito il gruppo durante quattro anni di prigionia nel campo britannico. Il suo compagno più fidato è un violino costruito con i resti di una cassetta per munizioni. Il violino è lo strumento prediletto del Duce, quindi anche di Otello. Ma quando un giro di prostituzione coinvolge gli ufficiali inglesi e sfocia nell'omicidio di una giovane donna, il comandante del campo affida proprio a Otello le indagini, ed è l'inizio di un lento, inesorabile risveglio. Al suo ritorno, l'Italia è cambiata. Senza più gradi, sottoposti o responsabilità, Otello si muove nei vicoli animati di Genova, tra camalli del porto, un prete partigiano e le ferite ancora aperte della guerra e della Resistenza. E proprio quando riesce a lasciarsi alle spalle l'arma, ecco che il figlio rinnega il futuro da violinista confezionato per lui e sceglie di arruolarsi. Mentre il Paese cerca di rialzarsi, tra lotte operaie e manganelli in piazza, Otello assiste e partecipa alla smilitarizzazione della Pubblica Sicurezza e la nascita della Polizia di Stato, finalmente al servizio del cittadino. La Corte racconta l'Italia violenta, in cui ogni forma di bellezza nasce distorta come un violino che non si accorda.Daniele La CorteGiornalista professionista, é nato e vive ad Alassio. Ha lavorato per Il Corriere Mercantile, La Gazzetta di Genova, La Gazzetta del Lunedì, Il Secolo XIX, Il Corriere della Sera, Repubblica, La Stampa e per due volte gli é stato assegnato il Premio Nazionale di Giornalismo “Cronista dell'anno”. Per la sua attività professionale é stato insignito dal Governo francese dell'onorificenza di Chevalier del Arts et des Lettres. Ha ricoperto incarichi nel sindacato e nell'Ordine dei giornalisti e per due volte é stato commissario d'esame per l'abilitazione professionale. La sua firma é tra le piastrelle del famoso Muretto di Alassio. Da alcuni anni é coordinatore scientifico dell'Istituto Storico della Resistenza e dell'Età Contemporanea di Imperia. Per la Fusta Editore ha pubblicato Il coraggio di Cion. La vera storia del partigiano Silvio Bonfante (2016); Resistenza Svelata. L'agente segreto suor Carla De Noni (2018); Il ritorno di Pricò. Un'altra Resistenza (2020); Il Boia e la Contessa (2022); Tradito. Don Giacomo Bonavia e i preti “ribelli” (2023). Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Resistenza alle malattie: ce l’ha. Resistenza al freddo: ce l’ha. Resistenza alle lacerazioni interne: ce l’ha. Resistenza agli investimenti con l’auto: ce l’ha. Sembra la descrizione di un supereroe, ma è la storia di Mike Malloy, un povero senzatetto newyorkese che fu preso di mira da cinque truffatori, i quali provarono a ucciderlo in tutti i modi, non riuscendoci (quasi) mai.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Trascrizione con glossario (gratis)Questo mega-episodio riunisce tutti gli episodi dedicati alla storia del fascismo italiano, dalle sue origini nel 1919 alla caduta finale il 25 aprile 1945. Scopriremo come Mussolini prese il potere, costruì una dittatura totalitaria, trascinò l'Italia nella Seconda Guerra Mondiale e come la Resistenza liberò il paese dall'occupazione nazifascista.Scopri Dentro l'Italia, in italiano, il mio corso di livello C1 prodotto in collaborazione con Marco Cappelli.Scopri Volti d'Italia, il mio corso di livello B2 prodotto in collaborazione con Marco Cappelli.Scopri il podcast di Marco "Storia d'Italia" Altri link e risorse utili:Ebook gratuito: come raggiungere il livello avanzato in italiano"Ebook gratuito, "50 modi di dire per parlare come un italiano"YouTubeInstagramFacebook
Il fatto è avvenuto ieri mattina, lunedì 12 gennaio. Tutti italiani gli occupanti della vettura, di età compresa tra i 17 e i 24 anni e residenti a Padova. Resistenza a pubblico ufficiale, interruzione di pubblico servizio, danneggiamento e possesso di arnesi atti allo scasso i reati contestati.
L'accaduto risale al pomeriggio di ieri, lunedì 12 gennaio. L'arrestato è stato anche denunciato a piede libero per ricettazione e per essere stato trovato in possesso di due lame per taglierino e di una bicicletta risultata rubata il 3 gennaio.
Nuova puntata della nostra miniserie dedicata all'analisi dei movimenti resistenziali in Europa durante la Seconda Guerra Mondiale. Stavolta il nostro focus punta a nord, verso Danimarca e Norvegia, due Paesi invasi e controllati in maniera differente dai nazisti. Due Paesi che, a dispetto della presenza di collaborazionisti che favorirono l'occupazione e il reclutamento di volontari nelle formazioni combattenti e paramilitari, seppero affrontare con coraggio e dignità la sfida dell'opposizione alla barbarie. L'esempio danese e norvegese, anche in rapporto al dopoguerra, chiarisce ancora una volta come non vi furono presunte guerre civili ma soltanto guerre di liberazione dalla tirannide.
Ci sono momenti, nella vita di un genitore, in cui senti chiaramente che avresti bisogno di una mano. Ti accorgi che le reazioni di tuo figlio ti mandano fuori giri, che tua figlia adolescente sembra non ascoltarti più, che la gestione quotidiana ti pesa più di quanto vorresti ammettere. Eppure, anche quando decidi di fare il passo di chiedere aiuto, succede qualcosa che ti blocca. Non è paura, non è mancanza di volontà. Sono ostacoli molto più concreti, più banali all'apparenza, ma capaci di rendere impossibile ciò che, in teoria, sarebbe semplice.Anni fa, prima di iniziare questo podcast, lavoravo già con i genitori. Lo facevo in studio e in diversi centri che seguivano bambini e ragazzi. Io incontravo i genitori, cercavo di aiutarli a decifrare quello che stava accadendo in famiglia, a trovare nuovi modi per affrontare momenti difficili. L'intenzione era buona, il progetto serio, la disponibilità reale. Eppure, dopo due o tre incontri, quasi sempre la storia si ripeteva: uno dei due genitori non poteva venire, qualcuno aveva fatto tardi al lavoro, c'era stato traffico, era saltata la baby sitter, i figli erano rimasti a casa ammalati. In breve tempo gli incontri diventavano irregolari, poi sempre più rari. E infine si interrompevano.Tra colleghi ci davamo una spiegazione molto rassicurante: resistenze. Resistenza a mettersi in discussione, resistenza ad assumersi la responsabilità di parte del problema, resistenza all'idea che non sia “solo il bambino” ad aver bisogno di aiuto. E in alcuni casi era vero. Ma col tempo ho capito che questa spiegazione non bastava, e soprattutto non spiegava un dettaglio fondamentale: quei genitori avevano scelto di iniziare un percorso. Perché avrebbero dovuto tirarsi indietro così rapidamente, se la motivazione non fosse mai stata un vero problema?Quello che per anni non abbiamo considerato è che, accanto alle dinamiche psicologiche, esistevano ostacoli molto più concreti e sottovalutati: vere e proprie barriere “architettoniche” della genitorialità. Ostacoli che non riguardano la volontà, né il coraggio, né la capacità di mettersi in gioco. Ostacoli che, semplicemente, rendono logisticamente impossibile fare qualcosa anche quando vorresti davvero farlo.Dopo il podcast, con tutti i messaggi che ho ricevuto da centinaia di mamme e papà, mi sono chiesto: “Ma dove erano tutti questi genitori che sembravano così restii a farsi aiutare? Perché allora non li vedevo, mentre oggi mi cercano così numerosi?” La risposta è diventata chiara: non erano genitori disinteressati, né pigri, né incapaci di guardarsi dentro. Erano genitori intrappolati in difficoltà pratiche. E spesso nessuno le aveva prese sul serio.Il primo ostacolo è sempre lo stesso: il tempo. Andare in studio richiede almeno tre ore complessive tra spostamenti, parcheggi, mezzi pubblici in ritardo, e poi il colloquio vero e proprio. Tre ore che, per molti, sono semplicemente introvabili. Non perché non lo ritengano importante, ma perché ogni giornata è un Tetris complicato in cui incastrare lavoro, figli, impegni, casa, attività extrascolastiche. Il risultato è che quel colloquio, che magari era stato desiderato e cercato, non trova più spazio.Poi c'è il problema di dove lasciare i figli. Nel sostegno alla genitorialità, di solito, i bambini non sono presenti. Questo significa trovare una baby sitter, chiedere un favore ai nonni, oppure sperare che coincida con l'ora in cui sono a calcio o a danza. Tutto questo spesso ha un costo, economico e mentale. E quando ogni passo aggiunge uno sforzo in più, diventa facile convincersi che “per questa settimana saltiamo”, e poi che “tanto recuperiamo la prossima”, finché il percorso non si interrompe.A volte, invece, il problema è ancora più complesso: il partner che non riesce a esserci. E non per mancanza di interesse, ma per incastri impossibili. Così succede che venga solo uno dei due, spesso la mamma, con l'idea di riportare poi tutto all'altro. Questo crea un'altra difficoltà: il percorso, nato per alleggerire il carico genitoriale, diventa un ulteriore peso sulle spalle di uno solo dei due, che deve farsi carico non solo del lavoro interiore, ma anche della trasmissione delle informazioni. E alla fine, senza volerlo, si aggiunge tensione invece di toglierla.Ci sono poi ostacoli imprevedibili — malattie, imprevisti di lavoro, cambi di orario — che possono bloccare un percorso anche quando tutto sembrava funzionare. E infine esiste una categoria di genitori ancora meno considerata: chi vive all'estero. Anche quando trovano uno psicologo nel paese in cui vivono, non sempre è qualcuno che parla la loro lingua. E quando si parla di temi intimi, profondi, faticosi, la lingua madre fa la differenza. Ma prendere un aereo o fare ore di viaggio ogni settimana è ovviamente impossibile.Tutto questo porta a una conclusione molto chiara: la difficoltà non è la mancanza di volontà. Il nodo è l'accessibilità. E mentre continuiamo a ripetere che “i genitori devono farsi aiutare”, dimentichiamo un dettaglio decisivo: dobbiamo anche metterli nelle condizioni reali di farlo.La salute mentale dei genitori, la loro capacità di regolare le emozioni, di comunicare, di costruire un clima familiare stabile, non è un dettaglio secondario nella crescita dei figli. È la leva principale. E ogni volta che un genitore rinuncia a farsi aiutare solo per ostacoli pratici, perdiamo un'occasione enorme di migliorare il benessere di tutta la famiglia.Tutto questo l'ho compreso davvero quando ho deciso di spostare il mio lavoro online. All'inizio sembrava una soluzione tecnica, quasi un ripiego. Poi ho capito che era una rivoluzione. Non perché “online sia comodo”, ma perché cancella, uno dopo l'altro, gli ostacoli che per anni avevano fermato i genitori.Un'ora di videochiamata è un'ora vera. Non c'è traffico, non c'è parcheggio, non c'è corsa per arrivare in tempo, non ci sono mezzi da prendere. Ci si può collegare dall'ufficio, da casa, da una stanza tranquilla, persino — da fermi — dalla macchina. Non serve una baby sitter: spesso l'ora coincide con la scuola, con lo sport, o basta un film lasciato ai bambini in un'altra stanza. Non è la strategia educativa perfetta, ma è un compromesso che permette ai genitori di fare un lavoro che poi, in realtà, aiuterà moltissimo anche i figli.L'online facilita anche il coordinamento tra partner: due genitori in due luoghi diversi possono partecipare allo stesso incontro, cosa che in presenza sarebbe quasi impossibile. E per chi vive all'estero, è spesso l'unico modo per parlare nella propria lingua con un professionista specializzato in genitorialità. Il fuso orario diventa un dettaglio da gestire, non un muro invalicabile.Molti ancora credono che l'online sia una scelta “di serie B”. In realtà oggi la ricerca mostra il contrario: i colloqui online sono efficaci quanto quelli in presenza. Ma anche se fossero leggermente meno efficaci — ipotesi non vera, ma utile per riflettere — davvero avrebbe senso rinunciare del tutto a un aiuto che potrebbe cambiare la vita di una famiglia, solo perché non è “la forma ideale”?La verità è che, per tantissimi genitori, l'online non è un'alternativa: è l'unico modo realistico per iniziare. E senza questa possibilità, la maggior parte non farebbe nulla, rimanendo intrappolata nei problemi per anni.Ecco perché esiste il mio percorso “Dalle urla agli abbracci”. E perché continuiamo a parlarne in questo podcast. Non è solo un lavoro psicologico: è un modo per abbattere le barriere che impediscono ai genitori di diventare la risorsa più importante nella vita dei loro figli.Se ti riconosci in una di queste difficoltà — tempo, logistica, costi, distanza, partner che non può esserci — questa puntata può aiutarti a dare un nome a ciò che ti blocca. E forse può aprire uno spiraglio su una possibilità che magari non avevi mai davvero preso in considerazione.Ascolta l'episodio per scoprire quali sono questi ostacoli, come riconoscerli nella tua vita quotidiana e quale può essere, oggi, una strada concreta per superarli.***Iscriviti al corso gratuito su Come Farsi Ascoltare dai Figli: https://giovanniarico.it/come-farsi-ascoltare-dai-figli-corso-gratuito/Visita giovanniarico.it***Country Cue 1 di Audionautix è un brano concesso in uso tramite licenza Creative Commons Attribuzione 4.0. https://creativecommons.org/licenses/by/4.0/Artista: carica
Un festival che intreccia scienza, arte e spiritualità per ricostruire un rapporto autentico con la natura. Elena Marconi racconta la nascita di “Selvatica” e la comunità che sta crescendo attorno al progetto. Il festival che nasce da un bisogno urgente: riconnettersi alla natura “Selvatica” non è solo un festival, ma un invito a ripensare il nostro rapporto con il mondo naturale. Come racconta Elena Marconi, ideatrice e coordinatrice del progetto, l'iniziativa prende forma all'interno di “Roots – Radici Mediterranee”, realtà impegnata nella tutela della biodiversità, dell'educazione ambientale e nella valorizzazione delle pratiche legate alla terra. Il festival nasce anche come atto di memoria e continuità, dedicato a un biologo e botanico del team prematuramente scomparso. Intervista-Ilaria-Enis-Elena-Ma… In un tempo segnato da crisi climatica, guerre, perdita di biodiversità e crescente disumanizzazione, il concetto di “selvatico” diventa per Marconi un gesto politico e poetico insieme: un modo per resistere all'omologazione, per recuperare radici e connessioni profonde. Scienza, arte e spiritualità: tre linguaggi che tornano a dialogare Una delle caratteristiche più originali di “Selvatica” è l'intreccio tra linguaggi considerati spesso distanti: scienza, arte e spiritualità. Secondo Marconi, l'essere umano appartiene a un unico sistema vivente, e separare i saperi ha contribuito a una visione riduttiva e frammentata del nostro rapporto con la terra. Per questo il festival promuove incontri dove discipline diverse si riconnettono, creando spazi di dialogo capaci di ispirare nuovi immaginari. Intervista-Ilaria-Enis-Elena-Ma… Una rete di realtà che praticano la rigenerazione ecologica e sociale "Selvatica" non è solo un evento, ma una rete in crescita. Durante l'intervista emergono molte realtà coinvolte: Agricura, La Nuova Era, Punti di Vista, Tutte Storie, Mesano, Terre Ritrovate, Our Garden. Ognuna porta con sé un'esperienza concreta di agricoltura sostenibile, educazione all'aperto, rigenerazione dei territori, consumo responsabile. Intervista-Ilaria-Enis-Elena-Ma… Questa rete diventa un ecosistema culturale che sostiene il progetto anche dopo la perdita del biologo che lo aveva accompagnato agli inizi. Una comunità che cresce spontaneamente e che partecipa a incontri, trekking, laboratori, ricerca sulle piante e attività di autoproduzione. Essere “selvatici” oggi: un gesto quotidiano di resistenza e cura Alla fine dell'intervista, Elena Marconi offre una riflessione che diventa la vera anima del festival: essere selvatici significa resistere, disobbedire alla monocultura del pensiero e riannodare i fili che ci uniscono alla natura e agli altri esseri viventi. Un invito a praticare gesti quotidiani di cura, immaginazione, lentezza, responsabilità e connessione.
Oggi a Cult, il quotidiano culturale di Radio Popolare: Candida Felici è fra gli organizzatori della due giorni dedicata a Lucoiano Berio dal Conservatorio di Milano; al Chiostro Nina Vinchi del Piccolo Teatro Grassi si presenta il libro "La bella Resistenza" dedicato alle bambine e ai bambini, a cura di ANPI Scala; al Teatro Fontana di Milano è in scena "La città dei vivi", ispirato al libro di Nicola Lagioia, per la regia di Ivonne Capece; la rubrica di lirica a cura di Giovanni Chiodi...
Oggi a Cult, il quotidiano culturale di Radio Popolare: Barbara Sorrentini intervista Valerio Finessi sul doc "Un milanese a Milano"; Paola Bocci introduce la giornata "Sipari aperti" promossa dal PD Regionale presso Regione Lombardia; un progetto di tour urbani alla scoperta dei murales sulla Resistenza a Niguarda a Milano; la rubrica GialloCrovi a cura di Luca Crovi...
"Tutto il mio folle amore" di Francesco Carofiglio e "E non scappare mai" di Annalisa CuzzocreaUna storia di ragazzi fra i 17 e 18 anni, ambientata a Bari nel 1943. C'è Alessandro, detto Ale, appassionato di musica jazz. Suona di nascosto in una band con alcuni amici perché durante il Fascismo il jazz era proibito. Sta maturando una sua coscienza politica e civile, aiutato anche da un suo ex professore del liceo. Poi c'è Lallo, il cugino "gemello" perché nato nel suo stesso giorno, stesso anno, però caratterialmente è diverso da lui: non prende parte alle riunioni politiche, odia l'arroganza del Fascismo, però è insofferente verso l'idea di far parte di un gruppo. Accanto a loro, naturalmente, ci sono diversi amici coetanei, ma c'è soprattutto Carolina, italo-irlandese, arrivata a Bari dopo il bombardamento di Roma. Con lei Ale vive la stagione entusiasmante di Radio Bari, che da organo del partito fascista divenne, dopo l'armistizio, la voce della Resistenza. Non c'era solo la diffusione di bollettini militari, come avveniva su Radio Londra,ma proprio un'intera programmazione fatta di parole e di musica all'insegna della libertà. Tutto questo viene raccontato nel romanzo "Tutto il mio folle amore" di Francesco Carofiglio (Garzanti). Nella seconda parte parliamo di "E non scappare mai" di Annalisa Cuzzocrea (Rizzoli). La vita di Miriam Mafai, funzionaria del Partito Comunista, giornalista, fra i fondatori del quotidiano La Repubblica. Non si tratta di una biografia, ma, come si legge nella postafazione, di un romanzo sulla vita di Mafai, arricchito fra l'altro di alcuni particolari ricavati grazie ai diari che sono stati consegnati dalla figlia di Mafai all'autrice. Si narrano la militanza nel Partito Comunista, il giornalismo, gli amori, la storica relazione con Giancarlo Pajetta. Ne emerge il ritratto di una donna che credeva profondamente nell'impegno e nella libertà, insofferente alle rigide regole del partito, all'ortodossia del Partito Comunista, che guardava in quel periodo all'Unione Sovietica, mentre lei ne metteva in evidenza anche le contraddizioni. Miriam Mafai adattava le sue idee al tempo, non era immobile.
Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d'Elci e Livio Pacella.Negli anni Ottanta, quando la televisione americana stava ancora sperimentando i confini del racconto popolare, una miniserie di fantascienza riuscì a trasformarsi in icona culturale e allegoria politica. V – Visitors nasce nel 1983 come miniserie NBC, ma diventa presto un vero e proprio franchise crossmediale, tra sequel, serie regolare, remake, romanzi, fumetti e videogiochi.Al centro, un'idea potentissima: alieni rettiliani sotto spoglie umane invadono la Terra promettendo pace, ma perseguendo in realtà un piano di conquista, sottomissione e genocidio. In risposta, una Resistenza umana clandestina cerca di combatterli…“1 classico in 2” è uno dei format del podcast di Mondoserie: conversazioni a due voci su serie che hanno segnato l'immaginario collettivo.Leggi il nostro articolo su X-Files: https://www.mondoserie.it/x-files-20-anni/Parte del progetto: https://www.mondoserie.it/ Iscriviti al podcast sulla tua piattaforma preferita o su: https://www.spreaker.com/show/mondoserie-podcast Collegati a MONDOSERIE sui social:https://www.facebook.com/mondoserie https://www.instagram.com/mondoserie.it/ https://www.youtube.com/channel/UCwXpMjWOcPbFwdit0QJNnXQ https://www.linkedin.com/in/mondoserie/
L'Aria che Tira - La 7 (8/10/25)
La Resistenza e la lotta partigiana sono al centro del romanzo "Non lontano da qui", scritto per un pubblico di giovani da Francesca Avanzini.
Guerra di Liberazione o guerra civile? L'annosa questione è proposta da alcuni anni: taluni critici tendono a sminuire il ruolo resistenziale invocando un presunto conflitto interno tutto italiano. Ma fu davvero così? E che dire dei movimenti resistenziali che nel resto d'Europa si organizzarono e si opposero all'occupazione nazista? Avviamo con questo video una miniserie per far luce sul tema, cominciando con una puntata dedicata alla Resistenza francese o "maquis". Dai primi movimenti autonomi al CNR di Jean Moulin fino al ruolo del Partito comunista transalpino e a quello dei Servizi alleati, vedremo perché ancora oggi in Francia si parli di Resistenza e non di "guerra civile".
Ignazio Silone, scrittore antifascista e fondatore del PCI, ha scritto Fontamara, romanzo che denuncia le ingiustizie sociali e la condizione dei contadini.
Storia e significato del Neorealismo in letteratura, la corrente che ha tra i suoi esponenti Calvino, Primo Levi, Pasolini, Pavese, Ungaretti, Pirandello ed Elsa Morante.
Biografia e opere di Elio Vittorini, scrittore, traduttore e critico letterario della prima metà del '900, intellettuale irrequieto alla ricerca del cambiamento e dell'innovazione.
Vita e opere di Natalia Ginzburg: la storia della scrittrice e politica italiana, autrice di capolavori come Lessico famigliare e Le piccole virtù.
Trova il tuo insegnante ideale su Italki: https://go.italki.com/davide_9In questo episodio di livello avanzato, concludiamo la serie sul Fascismo italiano esplorando gli eventi drammatici del 1943–1945: dall'armistizio dell'8 settembre alla nascita della Repubblica di Salò, dalla Resistenza partigiana alla liberazione del 25 aprile 1945.Scopri Dentro l'Italia, in italiano, il mio corso di livello avanzato prodotto in collaborazione con Marco Cappelli.TrascrizioneIl primo episodio della serie sul fascismoIl secondo episodio della serie sul fascismoIl terzo episodio della serie sul fascismoIl quarto episodio della serie sul fascismoAltri link e risorse utili:Il mio NUOVO ebook gratuito, 'Come raggiungere il livello avanzato in italiano'Fonetica Italiana Semplice, il mio corso di pronuncia italianaIl mio ebook gratuito, '50 modi di dire per parlare come un italiano'InstagramFai una lezione di italiano su Italki e ricevi 10 $ in creditiIl mio canale YouTubeDai un'occhiata al merchandiseFacebook
La ciociara di Alberto Moravia: trama, significato e personaggi del celebre romanzo neorealista, più note sulla biografia dell'autore.
Sonia Residori"Morire sul Grappa"Storie da un massacro, 20-29 settembre 1944Donzelli Editorewww.donzelli.itDopo l'Armistizio, sul massiccio del Grappa la Resistenza fu organizzata da un nucleo di antifascisti, ma soprattutto dai militari che avevano deciso di non aderire alla Repubblica sociale, ai quali si unirono successivamente i renitenti alla leva, i prigionieri angloamericani fuggiti dai campi di concentramento italiani e un folto gruppo di carabinieri. Nel settembre del '44, i nazifascisti diedero l'assalto alle formazioni partigiane e per alcuni giorni misero a ferro e fuoco il territorio, bruciando tutto ciò che incontravano. I partigiani resistettero quasi due giorni, finché il comando diede il «Si salvi chi può», da molti ritenuto tardivo. Questo episodio della Resistenza assunse un carattere ancora più doloroso perché, durante i rastrellamenti, i nazisti – con la collaborazione attiva dei fascisti – promisero salvezza a chi si fosse consegnato: molti giovani furono convinti dai familiari a presentarsi spontaneamente ai comandi tedeschi, dove trovarono la morte. L'eccidio del Grappa resta una ferita profonda nella memoria collettiva, per l'assenza di giustizia nei confronti delle vittime e per una controversa presunta responsabilità dei comandi partigiani e della missione inglese nelle tragiche conseguenze che devastarono tante vite umane. Il libro di Sonia Residori fa luce su questa vicenda, dimostrando che la decisione della resistenza militare, contraria a ogni regola della guerriglia, fu dovuta alla falsa notizia – propagata ad arte dai servizi segreti alleati – di un imminente sbarco angloamericano nell'Adriatico, in vista di un'offensiva contro la Linea gotica. Tratti in inganno da queste informazioni del tutto infondate, i partigiani molto probabilmente si sentirono moralmente spinti a resistere, perché pensavano di avere un compito da svolgere, di essere parte di un progetto militare più grande e risolutivo per le sorti della guerra e del loro paese.Sonia Residori, bibliotecaria e studiosa della Resistenza, è docente a contratto di demografia storica presso l'Università di Padova. Tra le sue pubblicazioni più recenti, «Nessuno è rimasto ozioso». La prigionia in Italia durante la Grande Guerra (Franco Angeli, 2019), Sovversive, ribelli e partigiane. Le donne vicentine tra fascismo e Resistenza (Cierre, 2021).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Italo Calvino: biografia, opere e pensiero di uno degli scrittori italiani più celebri, autore de Le città invisibili, Il Barone rampante e molti altri libri.
Il 2 settembre un giudice federale della California ha stabilito che l'amministrazione Trump ha violato la legge inviando la Guardia nazionale a Los Angeles, dove le retate degli agenti antimmigrazione continuano e la protesta si organizza. Con Lucia Magi, giornalista, da Los Angeles.Si chiude domani l'82esima edizione della mostra del cinema di Venezia, che è stata inaugurata il 27 agosto con la proiezione di La grazia di Paolo Sorrentino. Con Piero Zardo, editor di cultura di Internazionale.Oggi parliamo anche di:Fumetti • Pedro Martín, Mexikid. Una famiglia on the road (Tunué, 2025)https://www.youtube.com/watch?v=cNczjk-xLfMQuesto episodio è presentato da NordVpn: https://nordvpn.com/ilmondoCi piacerebbe sapere cosa pensi di questo episodio. Scrivici a podcast@internazionale.it Se ascolti questo podcast e ti piace, abbonati a Internazionale. È un modo concreto per sostenerci e per aiutarci a garantire ogni giorno un'informazione di qualità. Vai su internazionale.it/abbonatiConsulenza editoriale di Chiara NielsenProduzione di Claudio Balboni e Vincenzo De SimoneMusiche di Tommaso Colliva e Raffaele ScognaDirezione creativa di Jonathan Zenti
Mario Isnenghi"Corpo docente"Festival Filosofiawww.festivalfilosofia.itFestival Filosofia, SassuoloMario Isnenghi"Corpo docente"Una storia italianaSabato 20 settembre 2025, ore 16:30Quale ruolo storico ha rivestito il corpo docente nella costruzione culturale della nostra nazione? Questa lezione ripercorre alcune trasformazioni della figura dell'insegnante tra l'Unità d'Italia e il dopoguerra, mettendo in luce come la scuola abbia contribuito alla formazione di un ceto intellettuale diffuso e alla creazione di reti culturali e processi di integrazione nazionale. Mario Isnenghi è professore emerito di Storia contemporanea presso l'Università Ca' Foscari di Venezia e presidente onorario dell'Iveser, Istituto veneziano per la storia della Resistenza e della società contemporanea. Ha insegnato anche presso l'Università di Padova e l'Università di Torino, oltre che presso i licei. Le sue ricerche si concentrano sulla storia culturale e politica dell'Italia contemporanea, dalla Prima guerra mondiale al fascismo, dai conflitti fra le memorie alla soggettività ed al discorso pubblico, con particolare attenzione alla memoria collettiva e all'identità nazionale. I suoi studi su questi temi costituiscono un riferimento consolidato nella storiografia contemporanea. Le sue ricerche più recenti proseguono l'autobiografia della nazione, dei suoi intellettuali e delle sue classi dirigenti, con l'analisi delle istituzioni scolastiche e della classe docente, in una panoramica di maestri, professori e autorevoli accademici dal Risorgimento agli anni Sessanta. Tra i suoi libri: Storia d'Italia. I fatti e le percezioni dal Risorgimento alla società dello spettacolo (Roma-Bari 2011); Breve storia d'Italia ad uso dei perplessi (e non) (Roma-Bari 2012); I luoghi della memoria (Roma-Bari nuova ed. 2013, 1a ed. 1996-7); Il mito della Grande Guerra (Bologna nuova ed. 2014, 1a ed. 1970); Ritorni di fiamma. Storie italiane (Milano 2014); Le guerre degli italiani. Parole, immagini, ricordi 1848-1945 (Bologna nuova ed. 2015, 1a ed. 1989); Convertirsi alla guerra. Liquidazioni, mobilitazioni e abiure nell'Italia tra il 1914 e il 1918 (Roma 2015); Oltre Caporetto. La memoria in cammino. Voci dai due fronti (Venezia 2018); Bellum in terris. Mandare, andare, essere in guerra (Roma2019); Vite vissute e no. I luoghi della mia memoria (Bologna 2020); Autobiografia della scuola. Da De Sanctis a don Milani (Bologna 2025).IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.
La Storia, quella con la S maiuscola, che entra nelle storie raccontate nei romanzi. In questa puntata speciale del Cacciatore di libri Estate parliamo di romanzi storici, in particolare di narrazioni ambientate durante la Seconda Guerra mondiale. Interviste a: Antonio Scurati, autore di cinque libri della serie M dedicata alla figura di Mussolini, Marco Balzano che ci racconta la storia di fantasia di uno squadrista a Trieste, terra di confine, Erica Cassano con il suo romanzo ambientato a Napoli fra il '43 al '45, e Chiara Francini che mette insieme nello stesso romanzo la guerra, la Resistenza, ma anche gli anni di piombo. Ospite del caffè letterario: Alberto Garlini, uno dei curatori di Pordenonelegge, festival letterario che si svolgerà dal 17 al 21 settembre.
Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d'Elci e Livio PacellaTra le serie dell'universo Star Wars, Andor è quella che più ha sorpreso critica e pubblico, elevando il livello del racconto televisivo di fantascienza e firmando un nuovo canone per la narrazione seriale ‘adulta' nel fortunato franchise di Guerre Stellari. Ideata da Tony Gilroy (già sceneggiatore di Rogue One e della saga cinematografica di Jason Bourne), la serie si compone di due stagioni (la prima uscita nel 2022, la seconda nel 2025, su Disney+). Diego Luna è protagonista e produttore esecutivo, affiancato da uno straordinario cast internazionale che comprende lo svedese Stellan Skarsgård, Forest Whitaker, Ben Mendelssohn, Genevieve O'Reilly, Andy Serkis.La trama ruota attorno alle origini di Cassian Andor, personaggio già visto in Rogue One (2016), di cui è co-protagonista: il film - seppur precedente - è la perfetta continuazione, nonché l'epilogo, della storia raccontata nella serie. Dal coinvolgimento accidentale di Cassian con la Resistenza alla sua graduale trasformazione in leader carismatico e consapevole, Andor racconta la nascita della Ribellione contro l'Impero. E lo fa dal punto di vista di chi vive ai margini, tra persecuzioni, ingiustizie e scelte talvolta impossibili. “2 voci, 1 serie”: dialoghi sulle cose che ci piacciono, o ci interessano, nel podcast di Mondoserie.Leggi il nostro articolo su Andor: https://www.mondoserie.it/andor/ Parte del progetto: https://www.mondoserie.it/ Iscriviti al podcast sulla tua piattaforma preferita o su: https://www.spreaker.com/show/mondoserie-podcast Collegati a MONDOSERIE sui social:https://www.facebook.com/mondoserie https://www.instagram.com/mondoserie.it/ https://www.youtube.com/channel/UCwXpMjWOcPbFwdit0QJNnXQ https://www.linkedin.com/in/mondoserie/
Biografia, poesie e opere di Paul Éluard, poeta surrealista francese.
Vita e libri di Marguerite Duras, scrittrice e regista francese autrice, tra gli altri, del famoso romanzo L'amante.
(00:00:00) 90 - Leggere in italiano: perché è importante - con Cinzia di Instantly Italy (00:01:33) I benefici della lettura in italiano (00:10:10) Diversi tipologie di libri e obiettivi (00:21:35) Come unire lettura e pratica attiva (00:24:59) Conclusioni e risorse per l'estate/inverno In questa chiacchierata Cinzia di Instantly Italy ed io, Giulia di Italian Time Zone, parliamo di come la lettura può aiutare il tuo italiano a crescere. Quali sono i benefici di leggere nella lingua che stiamo imparando? È meglio leggere libri per studenti di italiano o letteratura "per madrelingua"?Praticare l'italiano in modo attivo grazie alla letturaScopri risorse per la tua estate (o il tuo inverno)!Impara con Cinzia di Instantly Italy:Un'estate al lago (libro con esercizi)Andiamo al mare (libro con esercizi)Impara con Giulia di Italian Time Zone:Diario di viaggio / Travel Journal da scrivere (template per scrivere in italiano in viaggio)Libro sulla storia di mia nonna e la Resistenza (libro da leggere)
"Delitto di benvenuto" di Cristina Cassar Scalia e "Le querce non fanno limoni" di Chiara Francini Quando si nomina Cristina Cassar Scalia viene subito in mente il personaggio seriale di Vanina Guarrasi, vicequestore a Catania, protagonista di diversi gialli. Stavolta la scrittrice siciliana ha dato vita a un nuovo personaggio: Scipione Macchiavelli, giovane funzionario di Pubblica sicurezza a metà degli anni '60, a capo del commissariato romano di Via Veneto, quello della Dolce Vita (di cui lui stesso era in parte protagonista) che viene trasferito per punizione a Noto, in Sicilia. Un luogo per lui completamente oscuro. Non ha mai avuto a che fare con crimini particolarmente gravi, mentre appena arriva a Noto, completamente spaesato, deve affrontare la scomparsa di un uomo molto in vista in città. Il romanzo è "Delitto di benvenuto" di Cristina Cassar Scalia (Einaudi). Nella seconda parte parliamo di "Le querce non fanno limoni" di Chiara Francini (Rizzoli). Due piani temporali diversi: da una parte il ventennio fascista con la guerra, il '43 e la nascita della Resistenza; dall'altro c'è l'inizio degli anni '70, gli anni di Piombo e le Brigate Rosse. Un romanzo ricco di personaggi che girano intorno alla protagonista, Delia, arrivata a Campi Bisenzio, in Toscana, nel '56 creando Il Cantuccio, un luogo magico, quasi un luogo dell'anima perché sembra avere anche un tempo sospeso. Delia dà da mangiare e da bere senza fissare un prezzo, ma i clienti fanno delle donazioni volontarie. Un luogo dove tutte le persone vengono accolte. Delia racconta il suo passato da bambina e ragazzina in una famiglia borghese a Firenze, l'ascesa del Fascismo e poi la sua adesione alla Resistenza, ma nello stesso tempo si parla di un tempo presente nel romanzo, cioè il 1973, quando Delia accoglie una ragazza, Irma, che si innamora di un ragazzo che è vicino alle Brigate Rosse.
Alla cerimonia di chiusura del Festival di Cannes, Panahi ha criticato apertamente la Repubblica Islamica, dicendo: "Nessuno ha il diritto di dirci cosa dobbiamo o non dobbiamo fare".
Il podcast di Alessandro Barbero: Lezioni e Conferenze di Storia
Il professor Barbero, ospite del circolo culturale Primo Piano di Correggio (RE), racconta e dialoga con gli studenti delle scuole superiori di Resistenza e liberazione.Incontro organizzato con il patrocinio di Città di Correggio.Originale: https://www.youtube.com/watch?v=ccBJXiI5rooCanaleYouTube: https://www.youtube.com/@PrimoPianoCorreggioPalco del Mercoledì: https://barberopodcast.it/discordTwitter: https://twitter.com/barberopodcastFacebook: https://facebook.com/barberopodcastInstagram: https://instagram.com/barberopodcastMusic from https://filmmusic.io - "Bossa Antigua" by Kevin MacLeod (https://incompetech.com) licensed with CC BY (http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/)
Vor 80 Jahren wurde Italien von der Besatzung durch die Nazis und vom Faschismus befreit. Ganz vorn im Widerstand dabei: Die Partisanen der "Resistenza". Später wurden sie mal als Kriegsverbrecher beschimpft, mal als Helden verehrt. Und heute? Weiß, Lisa www.deutschlandfunk.de, Hintergrund
Il podcast di Alessandro Barbero: Lezioni e Conferenze di Storia
Il professor Barbero racconta di cosa erano i GAP, i gruppi di azione patriottica, e di come fu pianificato ed eseguito l'attentato all'esercito tedesco a Roma, in via Rasella, il 24 marzo del ‘44.(in foto: Gruppo di gappisti romani, da "Achtung Banditen!" di Rosario Bentivegna)Festival della Mente: https://www.festivaldellamente.itCommunity & Palco del Mercoledì: https://barberopodcast.it/communityTwitter: https://twitter.com/barberopodcastFacebook: https://facebook.com/barberopodcastInstagram: https://instagram.com/barberopodcastGeorge Street Shuffle by Kevin MacLeodLink: https://incompetech.filmmusic.io/song/3800-george-street-shuffleLicense: http://creativecommons.org/licenses/by/4.0/
"Un linguaggio moderno per far conoscere ai più giovani una storia che non va dimenticata", il giornalista emiliano Marco Cacchioli racconta le storie della Resistenza.