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Sono passati 70 anni, da quando il mondo olimpico scoprì Cortina d'Ampezzo, oggi co-protagonista dei Giochi Invernali, e allora sede unica della prima edizione dell'Olimpiade tra ghiaccio e neve assegnata all'Italia. Un'edizione, quella del 1956, rimasta nella storia anche geopolitica del mondo: fu infatti quella l'edizione disegnata dall'allora 37enne sottosegretario allo sport Giulio Andreotti, che sarà poi una delle figure più essenziali e discusse della politica italiana fino alla prima decade del ventunesimo secolo; e a Cortina1956 lo sport globale ebbe per la prima volta la possibilità di ammirare campione e campionesse dell'Unione Sovietica, entrata pochi anni prima nel Cio e nel consesso olimpico. Ne parliamo oggi con Nicola Sbetti, storico dello sport e docente di storia contemporanea presso l'Università di Bologna, e Andrea Franco, esperto e studioso di storia della Russia.olympia@radio24.itLa regia della puntata è di Ettore Ossi
Questo video, la quarta parte dell'inchiesta sull'omicidio del Generale Carlo Alberto dalla Chiesa, analizza il periodo cruciale che va dai successi contro il terrorismo rosso fino al suo drammatico isolamento a Palermo. Il racconto mette in luce le ombre della Loggia P2 e le resistenze politiche che hanno segnato il destino del Generale, assassinato il 03/09/82 (formato richiesto gg/mm/aa). Riassunto del Contenuto Dalle BR alla Cascina Spiotta: Viene ripercorsa la lotta contro le Brigate Rosse e l'operazione del 05/06/75 che portò alla morte di Margherita "Mara" Cagol. Questo evento segnò l'apice del prestigio militare di Dalla Chiesa, ma anche l'inizio di una sovraesposizione pericolosa. Lo Scandalo della Loggia P2: Viene affrontato il tema spinoso della tessera n. 1751 della Loggia P2 intestata a Dalla Chiesa. Il video esplora la tesi secondo cui il Generale si fosse iscritto per "esigenze di servizio" e per monitorare la struttura, ma come questa appartenenza sia stata poi usata per colpirne la credibilità nel 1981. L'Isolamento Politico: Una volta nominato Prefetto di Palermo, Dalla Chiesa si scontra con il muro della politica siciliana e nazionale. Il video sottolinea l'ostilità della corrente andreottiana e la mancata concessione dei "poteri speciali" che il Generale riteneva indispensabili per combattere Cosa Nostra. L'Intervista a Giorgio Bocca: Viene analizzata la celebre intervista rilasciata poco prima della morte, in cui Dalla Chiesa denunciò apertamente il suo isolamento e la mancanza di sostegno da parte dello Stato, pronunciando la profetica frase: "Un carabiniere può essere ucciso, ma non può essere comprato".
Diventa un supporter di questo podcast: clicca qui.➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: clicca quiRoma, 2 novembre 1999. Il senatore della repubblica italiana Giulio Andreotti è chiamato a deporre in qualità di testimone nel corso di una udienza del processo Gladio. Tra gli argomenti affrontati: iniziative della magistratura, rapporti con i servizi segreti, basi e depositi della organizzazione. Si ringrazia Radio radicale per la condivisione del reperto: 1) «Stay behind? Lo seppi nella seconda parte del mio primo mandato al ministero della difesa»; 2) «Il personale? Potevano essere reclutate anche le donne»; 3) Una struttura «nella Nato, ma non della Nato»; 4) «Che vi fossero depositi di armi, l'ho saputo dopo il 1990»; 5) Sulle lettere del giudice Casson; 6) «Su un deposito di armi, fu costruita una chiesa»; 7) «Il patto atlantico e la comunità europea sono punti di riferimento fondamentali della politica estera italiana»; 8) Sulla riforma dei servizi segreti del 1977; 9) «I 622? Era la consistenza di coloro che erano stati arruolati. Alcuni erano passati al mondo migliore»; 10) «Lamentele sul disvelamento della struttura? A livello governativo-diplomatico, nessuna»; 11) Gli accenni alla possibilità di potersi attivare nella «lotta alla droga» o «alla criminalità organizzata»; 12) «La direzione politica? Era del servizio»; 13) Sul Craxi «non informato».
Da una parte c'è Giulio Andreotti, il Divo, il più enigmatico dei politici italiani, circondato da misteri, ombre e citazioni da brivido.Dall'altra c'è Mike Banning, l'eroe americano che salva la Casa Bianca a colpi di mitra e patriottismo.Due modi opposti di raccontare il potere: la lente oscura e raffinata di Paolo Sorrentino contro l'adrenalina tamarra di Hollywood.Intrighi di palazzo vs esplosioni. Sottintesi politici vs granate. Andreotti vs Gerard Butler.Chi vincerà la sfida del potere?Spoiler: uno prega in latino, l'altro spara in slow motion.
Le trafic de cocaïne submerge désormais le continent européen... 420 tonnes ont été saisies en 2023 sur le continent, principalement via les ports du Nord : Anvers Rotterdam, Le Havre ou Hambourg. Une reconfiguration qui implique de nouveaux acteurs, les mafias des Balkans. Depuis Tirana, les explications de notre correspondant dans la région, Louis Seiller. Encadrer la consommation de drogue Et à l'autre bout de ce vaste trafic, les consommateurs de drogue...Au Danemark , à Copenhague, on trouve une des plus grandes salles de shoot du pays... objectif lutter contre la délinquance liée au trafic de drogue, prévenir les overdoses, et donner une aide juridique et de réinsertion. C'est tout l'objectif de l'association Gade juristen, les avocats des rues. Notre correspondante Ottilia Ferey les a suivis en maraude Letizia Battaglia, la photographe de la mafia sicilienne C'est un grand nom de la photographie italienne, qui a accompagné tous les soubresauts et la violence de la mafia dans les années 70/80. Une grande rétrospective Letizia Battaglia se tient actuellement à Arles et jusqu'au 5 octobre 2025. L'exposition intitulée «J'ai toujours cherché la vie», documente les années les plus noires du pays, l'assassinat du juge Falcone, ou encore le procès sur la collusion avec Cosa Nostra du chef de la démocratie Chrétienne Giulio Andreotti. Walter Guadagnigni est le commissaire de l'exposition. Métier : agent littéraire C'est la rentrée littéraire en France comme au Royaume Uni. Des dizaines de romans, parfois des premiers romans tentent leur chance sur le vaste marché de l'édition. Au Royaume-Uni, les écrivains sont de plus en plus représentés par un agent qui négocie leurs droits. Les explications de Marie Billon, notre correspondante à Londres.
Le trafic de cocaïne submerge désormais le continent européen... 420 tonnes ont été saisies en 2023 sur le continent, principalement via les ports du Nord : Anvers Rotterdam, Le Havre ou Hambourg. Une reconfiguration qui implique de nouveaux acteurs, les mafias des Balkans. Depuis Tirana, les explications de notre correspondant dans la région, Louis Seiller. Encadrer la consommation de drogue Et à l'autre bout de ce vaste trafic, les consommateurs de drogue...Au Danemark , à Copenhague, on trouve une des plus grandes salles de shoot du pays... objectif lutter contre la délinquance liée au trafic de drogue, prévenir les overdoses, et donner une aide juridique et de réinsertion. C'est tout l'objectif de l'association Gade juristen, les avocats des rues. Notre correspondante Ottilia Ferey les a suivis en maraude Letizia Battaglia, la photographe de la mafia sicilienne C'est un grand nom de la photographie italienne, qui a accompagné tous les soubresauts et la violence de la mafia dans les années 70/80. Une grande rétrospective Letizia Battaglia se tient actuellement à Arles et jusqu'au 5 octobre 2025. L'exposition intitulée «J'ai toujours cherché la vie», documente les années les plus noires du pays, l'assassinat du juge Falcone, ou encore le procès sur la collusion avec Cosa Nostra du chef de la démocratie Chrétienne Giulio Andreotti. Walter Guadagnigni est le commissaire de l'exposition. Métier : agent littéraire C'est la rentrée littéraire en France comme au Royaume Uni. Des dizaines de romans, parfois des premiers romans tentent leur chance sur le vaste marché de l'édition. Au Royaume-Uni, les écrivains sont de plus en plus représentés par un agent qui négocie leurs droits. Les explications de Marie Billon, notre correspondante à Londres.
Nel nuovo podcast di Francesco Agnoli ripercorriamo la nascita della NATO come baluardo contro l'URSS nel dopoguerra e il ruolo cruciale dell'Italia nel 1949. Ma cosa è successo dopo il 1991? L'alleanza ha cambiato volto, spingendosi sempre più a Est. Con riflessioni forti e profetiche di figure come Giulio Andreotti, Agnoli ci guida in una critica lucida alla politica estera americana e al conflitto in Ucraina. Un invito al buon senso, alla verità storica e alla ricerca della pace.
Il numero di vittime civili a Gaza, quello degli scudetti della Juve e altre cose su cui dibattiamo. Questo episodio di Non hanno un amico è supportato da PhotoSì il servizio che ti permette di stampare le tue foto e creare regali personalizzati direttamente dallo smartphone. Scarica l'app di PhotoSì e ricevi il 30% di sconto su un ordine minimo di 30€ con il codice WILL. Fonti: video “Destra-Sinistra secondo Michele Serra - Che Tempo Che Fa 09/10/2022" pubblicato sul canale Youtube Rai il 12 ottobre 2022; video “E' morto Giulio Andreotti" pubblicato sul sito video.sky.it il 6 maggio 2013; account Tiktok juwelcom4, 20 giugno 2024; video “Salone del Libro, Piero Angela ospite all'Arena Robinson: "La scienza non è un talk show" pubblicato sul canale Youtube La Repubblica il 13 maggio 2018; video “More Speech and Fewer Mistakes" pubblicato sul sito about.fb.com il 7 gennaio 2025. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Ormai il "dissing" è diventato una chiave interpretativa della realtà. Nessuno può sfuggire a questa regola, dai cantanti hip hop ai politici. Ecco allora che qualche settimana fa Rita Dalla Chiesa ha aperto un dissing contro la famiglia Andreotti, lanciando accuse pesanti (anche se mai esplicite). Secondo la celebre presentatrice tv infatti a ordinare l'assassinio di suo padre, ucciso in un attentato mafioso il 3 settembre 1982 a Palermo insieme alla moglie e agli uomini della scorta, fu addirittura l'On. Giulio Andreotti. Niente di nuovo sotto il sole, sia chiaro, ma ancora una volta si apre un interrogativo inquietante: in che modalità lo Stato italiano ha dialogato con la Mafia? Sì perché ormai non ci si domanda più "se" lo Stato italiano ha dialogato con la Mafia, ma "come"... In tutto questo le parole di Stefano Andreotti, figlio dell'On. Giulio Andreotti, stridono come una excusatio non petita. In questo nuovo episodio di True Crime Diaries Jacopo Pezzan e Giacomo Brunoro affrontano un tema delicato ma che non ha mai smesso di far discutere, come un fiume carsico che attraversa la storia italiana continuando a turbare gli animi e le coscienze. --- Support this podcast: https://podcasters.spotify.com/pod/show/la-case-books/support
Il problema del "purché se ne parli" Fonti: Fonti: video "Lega, all'incontro con Bossi l'ira dei militanti contro Salvini: “Non se ne può più, togliete TikTok a Matteo" pubblicato sul sito repubblica.it il 3 dicembre 2022; video "Le frasi celebri, di Giulio Andreotti" pubblicato sul canale YouTube tg3 il 7 maggio 2013. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Dopo il successo di La Grande Bellezza come miglior film straniero agli Oscar, Paolo Sorrentino è riconosciuto come uno dei più grandi registi italiani attuali. Paolo Rotondo, direttore artistico del Cinema Italiano Festival, dialoga con Federico Magrin sull'arte e i personaggi del regista napoletano. In questo episodio di I viandanti della cultura, il discorso attraversa il rapporto di Sorrentino con l'attore Toni Servillo, la centralità della vita nel film autobiografico È stata la mano di Dio, il ritratto dei politici Giulio Andreotti e Silvio Berlusconi, la fotografia di Napoli e Roma. Federico e Paolo scovano il ruolo centrale che hanno la maschera attoriale e la spiritualità in Sorrentino, a partire da un film esistenziale come Le conseguenze dell'amore fino alla serie The Young Pope. Ringraziamo gli sponsor di questo episodio: il MAECI, Ministero Affari Esteri e Cooperazione Internazionale https://www.esteri.it/it/ e la Società Dante Alighieri di Auckland www.dante.org.nz
durée : 00:46:30 - Affaires sensibles - par : Fabrice Drouelle, Franck COGNARD - Aujourd'hui dans Affaires Sensibles, Giulio Andreotti, la boîte noire de l'Italie. - réalisé par : Helene Bizieau
Per info sui corsi di italiano, scrivimi all'indirizzo salvatore.tantoperparlare@gmail.comSette volte presidente del consiglio, 43 volte ministro, quasi presidente della repubblica, quasi condannato per mafia. Non bastano poche parole per definire la figura di Giulio Andreotti.Se ti piace Salvatore racconta e vuoi avere accesso al doppio dei podcast ogni settimana, sblocca la serie premium riservata agli abbonati su Patreon. Tutte le info su: www.patreon.com/salvatoreraccontaLa trascrizione di questo episodio è come sempre disponibile per le persone iscritte alla newsletter. Vuoi iscriverti? Fallo da qui: https://salvatoreracconta.substack.com?utm_source=navbar&utm_medium=web&r=306xbtTesto e voce di Salvatore Greco
"Credo che ognuno di noi, se fosse nato in un campo di concentramento e non avesse da cinquant'anni nessuna prospettiva da dare ai figli, sarebbe un terrorista". Lo disse Giulio Andreotti, non esattamente uomo di sinistra. Michela Chimenti, giornalista, dopo una lunga e difficile inchiesta, ha fatto un podcast sconvolgente, Una Mattina a Fiumicino. Abbiamo parlato di etica, giornalismo, Stato. Di strumentalizzazioni e di vecchi temi che oggi, dopo l'attacco di Hamas e la massiva offensiva israeliana, tornano tristemente attuali. L'attentato del 1973 a Fiumicino, 32 morti, i cui retroscena ancora oggi sono secretati. Perché? Una storia misteriosamente insabbiata, accaduta davanti agli occhi di tutti. Che ricorda quanto il conflitto israelo-palestinese affondi le sue radici in tempi tutt'altro che recenti. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: https://t.me/spazio_70Piazza Fontana, 12 dicembre 1969. Il quarto episodio del nuovo podcast di Spazio70 sulla strage alla Banca Nazionale dell'Agricoltura. Tra i temi trattati all'interno dell'episodio: 1) Roma, Milano e infine Catanzaro. Inizia il processo; 2) La legge Valpreda; 3) Le prime ammissioni di Ventura sugli attentati della primavera-estate 1969; 4) Un giornalista di nome Guido; 5) Una cassetta di sicurezza piena di fogli dattiloscritti; 6) Segreto militare; 7) Ancora sulle borse utilizzate per la strage; 8) Processo agli anarchici. I quattro elementi dell'accusa; 9) Sul banco degli imputati finiscono anche i neofascisti veneti; 10) Il memoriale Pan; 11) L'intervista di Mario Scialoja a Guido Giannettini; 12) La famosa intervista di Giulio Andreotti a "Il Mondo"Basi sonore dell'episodio: 1^ traccia "Lofi Study" — FASSounds2^ traccia "This Minimal Technology (Pure)" — Coma-Media3^ traccia "Reflected Light" — SergePavkinMusic5^ traccia "Desert Voices" — ArtSlop_FlodurLe altre tracce sono state autoprodotte.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/show/spazio-70/support.Questo show fa parte del network Spreaker Prime. Se sei interessato a fare pubblicità in questo podcast, contattaci su https://www.spreaker.com/show/4704678/advertisement
I “mostri” democristiani, nel senso latino di monstrum, ovvero prodigio hanno segnato la storia dell'Italia per 50 anni, dal 1943. «La magrezza segaligna e affilata di De Gasperi, il pallore ascetico di Dossetti e dei “professorini”. Tra parentesi l'uno diffidava degli altri ben oltre l'aspetto fisico, attribuendo loro una mentalità: munita di allucinazioni e presunte divinazioni suggestive», scrive nel suo libro, Invano. Il potere in Italia da De Gasperi a questi qua, Filippo Ceccarelli. In questa sesta puntata (ultima della prima stagione) parliamo del fondatore della DC, Alcide De Gasperi, dalla biografia assai variegata: fu deputato nel parlamento asburgico, poi segretario nazionale del Partito Popolare, poi in una condizione di ristrettezze di libertà e economica durante il regime fascista. Trovò rifugio come bibliotecario in Vaticano, ma con il Papa Pio XII ebbe sempre un rapporto difficile. Divenne presidente del consiglio e rappresentò l'Italia alla conferenza di Parigi, alla fine della Seconda Guerra mondiale. Nel suo partito si trovò sempre a dover mediare tra una sinistra movimentata e visionaria, condotta da Giuseppe Dossetti e una destra arroccata attorno alla figura del Papa con simpatie monarchiche e derive nostalgiche, incarnata dal presidente di Azione Cattolica, Luigi Gedda. Per i democristiani la straordinaria vittoria del 18 aprile del 1948 non fu una festa. Il partito che aveva sfiorato la maggioranza assoluta dei voti si trovò a gestire il potere in un paese ancora distrutto dalla guerra e con divisioni sociali ed economiche profonde. La legislatura che andò dal 1948 al 1953 non fu mai tranquilla. Si fecero luce due dirigenti della sinistra dossettiana. Uno pragmatico e duttile, Amintore Fanfani, l'altro più teorico e a volte spirituale, Aldo Moro. Nella loro vita furono spesso polemici tra di loro, ma alla fine si intendevano. Uno che aveva poco a che fare con la vita del partito, ma che in alcuni momenti ne fu un trascinatore, fu Giulio Andreotti. Ambiguo nei comportamenti e nelle relazioni. Non si è mai capito se lui sia stato l'uomo di De Gasperi presso il Vaticano o l'uomo di Pio XII presso, e qualche volta contro, De Gasperi. Bibliografia: Stefano Pivato, "Bella ciao. Canto e politica nella storia d'Italia", Laterza 2005 Stefano Pivato, "I comunisti mangiano i bambini: Storia di una leggenda", Il Mulino 2015 Marco Follini, "Democrazia Cristiana. Il racconto di un partito", Sellerio 2019 Piero Ignazi, "I partiti in Italia dal 1945 al 2018", Mulino 2018 Antonio Ghirelli, "Democristiani", Mondadori 2004 Atti e documenti della D.C. 1943-1967, Prefazione di Mariano Rumor, Edizione 5 Lune 1967 Filippo Ceccarelli, "Invano. Il potere in Italia da De Gasperi a questi qua" Feltrinelli 2018 Paolo Pombeni, Guido Formigoni, Giorgio Vecchio, "Storia della Democrazia cristiana. 1943-1993", Il Mulino 2023 Vindice Lecis, "Il nemico", Nutrimenti 2018 Miriam Mafai, "L'uomo che sognava la lotta armata", Rizzoli 1984 Mimmo Franzinelli, Alessandro Giacone, "1960. L'Italia sull'orlo della guerra civile" Mondadori 2020 Silvio Lanaro, "Storia dell'Italia repubblicana. L'economia, la politica, la cultura, la società dal dopoguerra agli anni '90", Marsilio 1996 Luigi Gedda, "18 Aprile 1948. Memorie Inedite Dell'artefice Della Sconfitta Del Fronte Popolare", Mondadori 1998 Guido Formigoni, "Aldo Moro. Lo statista e il suo dramma", Il Mulino 2016 Bruno Vespa, "Storia d'Italia da Mussolini a Berlusconi", Mondadori 2004 Indro Montanelli e Mario Cervi, "L'Italia dei due Giovanni", Rizzoli 2012 Bruno Vespa, "Soli al comando", Mondadori 2017 Bruno Vespa, "Italiani voltagabbana. Dalla prima guerra mondiale alla Terza Repubblica sempre sul carro dei vincitori", Mondadori 2017 Enrico Menduni, "L'Autostrada del Sole", Il Mulino 1999 Leonardo Sciascia, "Todo Modo", Adelphi 2003 Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Le nouveau volume d'une collection décortiquant les systemes de censure se penche sur le pays de Ferrerri, Fellini et Pasolini. « Je pense que scandaliser est un droit. Être scandalisé est un plaisir. Celui qui refuse d'être scandalisé est un moraliste ». Cette citation de Pier Paolo Pasolini est en exergue d'un des chapitres de Censure & Cinéma en Italie. Normal, quand il est difficile de ne pas mentionner ce cinéaste dans un ouvrage dédié à ces thématiques. Au-dela de ses parties consacrées à Théoreme et Salo ou les 120 journées de Sodome, ce livre collectif opère un tour d'horizon des plus complets sur une cinématographie de choix quand, plus que les autres, elle aura fait fructifier de nombreux sous-genres provocants et transgressifs, de la nazisploitation aux comédies érotiques ou ripailles gores des films de cannibale pour ne citer qu'eux. Censure & cinéma en Italie n'est pourtant pas qu'un inventaire quand il revient autant sur les textes de loi que sur des cas d'études singuliers. Qui connaissait les aventures italiennes d'un film porno signé Wes Craven ? Qu'au début du XXe siècle l'Eglise interdisait aux prêtres d'entrer dans les salles de cinéma ? Qu'Il divo, le film de Paolo Sorrentino consacré au sulfureux premier ministre Giulio Andreotti était privé de diffusion télé ? Aussi factuel et précis pour égrener les motifs de coupes et restrictions que riche en anecdotes, ce nouveau volume d'une collection regarde le cinéma par le prisme de son rapport à l'interdit et aux bonnes mœurs préconisées par les autorités. Et lorsqu'il en vient à évoquer les coulisses de La grande bouffe, Gomorra ou Cannibal Holocaust, pour rappeler leurs visions sociale et politique, Censure & Cinéma en Italie, complète pleinement une collection de formidables livres d'histoire parallèle et méconnue du cinéma. Censure et cinéma en Italie (Editions Lettmotif)Retrouvez le Pop Corn d'Alex Masson tous les mercredis à 9h30 sur Nova ! Hébergé par Acast. Visitez acast.com/privacy pour plus d'informations.
La Operación Gladio es uno de los episodios más controvertidos del siglo XX. Su nombre abarca a una serie de ejércitos clandestinos patrocinados por la OTAN y la CIA para evitar la propagación del comunismo por Europa occidental. Pese a que no está reconocida oficialmente por la Alianza, su existencia fue desvelada en 1990 por el entonces primer ministro italiano, Giulio Andreotti. ¿Cómo funcionaba la red Gladio? ¿Qué impacto tuvo? ¿Y por qué se sigue sabiendo muy poco sobre ella? Fernando Arancón y Eduardo Saldaña revelan los secretos de esta operación en este EOM Explica de “No es el fin del mundo”. Lecturas recomendadas: Los ejércitos secretos de la OTAN - Daniele Ganser Series y películas Exterior noche (Filmin) sobre el secuestro y asesinato de Aldo Moro Roma criminal sobre la Mafia y los servicios secretos italianos en los 70 --------------
Giulio Andreotti, I diari degli anni di piombo, Eds. Serena Andreotti, Stefano Andreotti. Milano: Solferino, 2021. Giovanni Bianconi, Eseguendo la sentenza. Roma, 1978. Dietro le quinte del sequestro Moro. Roma: Einaudi, 2018. Pino Casamassima, Gli irriducibili. Storie di brigatisti mai pentiti. Bari: Laterza, 2012. Marco Clementi. La pazzia di Aldo Moro. Segrate: BUR, 2013. Marco Damilano. Un atomo di verità: Aldo Moro e la fine della politica in Italia. Milano: Feltrinelli Editore, 2018. Giovanni Fasanella, Il puzzle Moro. Da testimonianze e documenti inglesi e americani desecretati, la verità sull'assassinio del leader Dc. Milano: Chiarelettere, 2018. Enrico Fenzi, Armi e bagagli. Un diario dalle Brigate Rosse. Genova: Costa & Nolan, 2006. Prospero Gallinari, Un Contadino nella metropolis: Ricrordi di un militante delle Brigate Rosse. Milano: Lemuri, 2012. Miguel Gotor. Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l'anatomia del potere italiano. Torino: Einaudi, 2020. Silvana Mazzocchi, Nell'anno della tigre. Milano: ZoomMacro, 1994. Sergio Zavoli, La notte della Repubblica. Milano: Mondadori, 2017. Simona Zecchi, La criminalità servente nel Caso Moro. Milano: La nave di Teseo, 2018.
References Alfonso Alfonsi, "Regole costitutive e regole finali della politica," Aldo Moro Un percorso interpretativo, Eds. Alfonso Alfonsi e Luciano d'Andrea. Soveria Mannelli: Rubbetino, 2018. Giulio Andreotti, I diari degli anni di piombo, Eds. Serena Andreotti, Stefano Andreotti. Milano: Solferino, 2021. Tina Anselmi, "L'unità di una vita," Aldo Moro Un percorso interpretativo, Eds. Alfonso Alfonsi e Luciano d'Andrea. Soveria Mannelli: Rubbetino, 2018. Marco Clementi. La pazzia di Aldo Moro. Segrate: BUR, 2013. Marco Clementi, Paolo Persichetti, Elisa Santalena, Brigate rosse. Dalle fabbriche alla «campagna di primavera». Roma: DeriveApprodi, 2017. Marco Damilano. Un atomo di verità: Aldo Moro e la fine della politica in Italia. Milano: Feltrinelli Editore, 2018. Carlo Focella. "Comprendere le ragioni degli altri," Aldo Moro Un percorso interpretativo, Eds. Alfonso Alfonsi e Luciano d'Andrea. Soveria Mannelli: Rubbetino, 2018. Miguel Gotor. Il memoriale della Repubblica. Gli scritti di Aldo Moro dalla prigionia e l'anatomia del potere italiano. Torino: Einaudi, 2020. Claudio Martelli. L'antipatico. Bettino Craxi e la grande coalizione. Milano: La nave di Teseo, 2020. Fabio Martini. Controvento. La vera storia di Bettino Craxi. Soveria Mannelli: Rubbettino, 2020. Giampiero Mughini, Il Grande Disordine: I nostre indimenticabili anni Settanta. Milano: Mondadori, 1998. Carla Meneguzzi Rostagni. "L'Europa, una realtà unitaria politica e morale," Aldo Moro Un percorso interpretativo, Eds. Alfonso Alfonsi e Luciano d'Andrea. Soveria Mannelli: Rubbetino, 2018.
Cosa c'entra è un podcast del Post condotto da Chiara Alessi. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Nonostante sia finalmente riuscito a rifugiarmi nella mia casetta in collina vicino a Volterra, il gran caldo di questo luglio continua a perseguitarmi. Mentre cerchiamo vanamente rifugio, ci viene da pensare se ci siano posti non troppo lontani dove non faccia così caldo. Per fortuna la nostra piccola patria ne ha parecchi, nascosti lontano dalla folla tanti secoli fa, quando la scelta più saggia era di rifugiarsi quanto più lontani possibile da tutto e tutti. Se la Toscana è piena di antichi monasteri, pochi sono altrettanto affascinanti di quello che, da oltre un millennio ha attratto milioni di fedeli e viaggiatori in difficoltà. Non è facile arrivarci, visto che è nel cuore del Casentino, la parte verde della Toscana incastonata tra l'Arno e la Romagna. Questa non è l'unica ragione per la quale What's Up Tuscany vi porterà a Camaldoli. Vogliamo celebrare l'evento che, 80 anni fa, cambiò per sempre il futuro del Bel Paese. Fu proprio nel famoso eremo che 30 intellettuali e politici cattolici si incontrarono per discutere le linee guida della rinascita dell'Italia. Grazie al loro coraggio questo paese, pur con tutti i suoi difetti, è diventato quello che è: una democrazia occidentale più o meno funzionante.Se ascolterete l'intero episodio vi racconterò come questo monastero fu fondato attorno all'anno Mille, cosa lo rese davvero unico e come riuscì a crescere anno dopo anno. Vi racconterò dei 30 coraggiosi che, sfidando l'ira della polizia segreta del regime, furono aiuati da un vescovo a compiere la loro missione intellettuale. Per alcuni di loro, davvero molto giovani, l'azzardo pagò: da Giorgio La Pira ad Ezio Vanoni, da Giulio Andreotti ad Aldo Moro, avrebbero dominato la politica italiana fino agli anni '90. Nell'ultima parte dell'episodio vi dirò poi dell'affascinante villa seicentesca dove i monaci producono alcuni eccellenti vini, le parti più curiose dell'eremo e parecchi consigli di viaggio per ottenere il massimo dalla vostra gita. Invece di sgomitare con milioni di altri turisti, la prossima volta che venite a trovarci in Toscana, passate qualche giorno a Camaldoli. Non gli manca niente: panorami mozzafiato, atmosfere mistiche, natura lussureggiante, buon cibo ed eccellente vino. E poi vi fa anche bene all'anima. Come fate a dire di no?Email: podcast@larno.itFacebook: https://www.facebook.com/larno.itTwitter: @arno_it / @WhatsupTuscanyI LINK ALLE FONTIhttps://www.ilbelcasentino.it/camaldoli.htmlhttps://it.wikipedia.org/wiki/Codice_di_Camaldolihttps://formiche.net/2018/07/codice-di-camaldoli-rinascita-italia/BACKGROUND MUSICPipe Choir - Bom Bom Breakthrough (Instrumental)Zentra - SiegeCityfires - Blood Problems (Instrumental)Pipe Choir - Rocking back and forth (Instrumental)Pipe Choir - Lifeline (Instrumental)Wayne John Bradley - Blues Rock Original InstrumentalAll released under Creative Commons Attribution 4.0 International Licensehttps://soundcloud.com/pipe-choir-2/pipe-choir-bom-bom-breakthrough-creative-commons-instrumentalhttps://soundcloud.com/argofox/zentra-siegehttps://soundcloud.com/cityfires/blood-problems-instrumentalhttps://soundcloud.com/pipe-choir-2/pipe-choirrocking-back-and-forth-creative-commons-instrumentalhttps://soundcloud.com/pipe-choir-2/pipe-choir-lifeline-creative-commons-instrumentalhttps://soundcloud.com/ayneohnradley/blues-rock-original-instrumentalcreative-commonshttp://www.pipechoir.com/
Der Wille Gottes regiert Italien Anfang der Neunziger Jahre. So zumindest will es Giulio Andreotti verstanden wissen der im Parlament die Zügel in der Hand hat. Der fast schon parodistisch unter dem Gewicht seiner Verantwortung buchstäblich buckelnde Politiker ist berüchtigt für seinen Opportunismus und für allerlei mysteriöser Verbindungen zum organisierten Verbrechen. Anklage über Anklage stürzt auf den Machtmenschen herein, doch immer und immer wieder kommt er ungeschoren davon, während um ihn herum Genossen, Feinde und falsche Freunde wie die Fliegen fallen. Steckt hinter den abscheulichen Terrorakten und Mordanschlägen, die Italien seit den politischen Verwerfungen der 70er heimsuchen, der siebenfache Ministerpräsident Andreotti, oder ist es reiner Zufall, dass gerade er inmitten allen Chaos, verschont bleibt? Es ist unglaublich, dass diese Umstände nicht der Feder Sorrentinos entspringen, sondern vor – historisch gesprochen – kurzem in Italien vorherrschten. Was Sorrentino jedoch mit dieser Vorlage treibt ist nicht weniger spektakulär. Das Böse gibt der Parodie die Klinke in die Hand und zu jeder Zeit herrscht tonale Zweideutigkeit. Mehr dazu, und ob die ganze Sache mit der „wahren Geschichte“ überhaupt relevant ist, hört ihr jetzt. Bei FilMic.
"Presidente? Presidente?" Sì, lo sappiamo, avete pensato al meme. La figura di Giulio Andreotti è molto complessa: è stato il politico con il maggior numero di incarichi governativi nella storia della repubblica, ma anche protagonista di una serie lunghissima di sospetti e inchieste, che riguardano le vicende più oscure di quei quarant'anni di storia italiana.
La capacità di trovare il momento giusto per far ridere, e per far riflettereFonti: film "Regalo di Natale" del 1986, diretto da Pupi Avati e prodotto da Duea Film, DMV Distribuzione; video pubblicato il 9 settembre 2022 sull'account YouTube de ll Corriere della Sera dal titolo "Quando la regina Elisabetta richiamò Berlusconi per aver urlato «Mr Obama» durante il G20"; video pubblicato sul profilo Instagram di Elly Schlein il 31 maggio 2023; video pubblicato sul profilo Instagram di Giorgia Meloni l'11 gennaio 2023; intervista di Enzo Biagi a Gianni Agnelli del 1986, pubblicata sul canale Youtube di Tony Pagoda l'8 agosto 2022; servizio di Flavia Paone dal titolo "Le frasi celebri, di Giulio Andreotti" pubblicato sul canale Youtube tg3 il 7 maggio 2013; intervista di Gianni Minoli Francesco Cossiga durante l trasmissione Mixer dell'8 marzo 1993, pubblicata sul canale Youtube Caroyln Jent il 23 gennaio 2018; dichiarazioni di Matteo Salvini durante la conferenza stampa dopo l'approvazione definita al Senato del decreto sul ponte sullo Stretto di Messina, pubblicate sul sito del Sole 24Ore il 24 maggio 2023; servizio di Marta Vittadini sul crollo di calcinacci nella Cupola del Brunelleschi di Firenze, pubblicato da tgcom24.mediaset.it il 31 maggio 2023; puntata del 22 maggio 2923 di Res Publica – Sicilia Chiama Europa, pubblicato sul canale Youtube di Telesud Trapani.
Il fascino e l'importanza di chi ogni giorno lavora nell'ombraFonti: brano New Sensation degli INXS, pubblicato nel 1988 dalla Atlantic Records, ascoltabile su Spotify; Comunicazioni del Cons. Giovanni Grasso Portavoce del Presidente Mattarella, pubblicate sul canale Youtube di Presidenza della Repubblica Italiana Quirinale il 29 gennaio 2021; intervista di Alessia Lautone a Silvio Berlusconi ad Arcore per La Presse, pubblicato sul canale Youtube di Corriere della Sera il 16 settembre 2022; parole del Ministro Lollobrigida intervenuto al congresso della Cisal, video pubblicato da tg24.sky.it; video tratto da una diretta Facebook dalla pagina ufficiale di Matteo Salvini, pubblicato sul canale Youtube di La Repubblica il 22 gennaio 2020; intervista a Rocco Casalino nella puntata di Belve del 28 febbraio 2023, condotta da Francesca Fagnani e trasmessa da Rai 2, pubblicata sul canale Youtube di Rai il 28 febbraio 2023; video "Paola Perego e il malore di Andreotti: "Presidente? Presidente?"" pubblicato su Youtube da giovanni mercadante il 7 aprile 2017; video di Giulio Andreotti ospite del Bagaglino il 29 novembre 1988, pubblicato su Youtube da repertivhs il 13 aprile 2012; dichiarazioni di Elly Schlein a Che Tempo Che Fa del 5 marzo 2023, programma condotto da Fabio Fazio e trasmesso da Rai 3, pubblicate sul canale Youtube di Rai l'8 marzo 2023.
Berlusconi è stato assolto, la stampa italiana no. Il giorno dopo l'assoluzione di Silvio Berlusconi (avvenuta per un semplice cavillo tecnico) la stampa italiana passa la giornata a tessere lodi all'ex cavaliere come nuovo santo del garantismo internazionale. L'occasione è ghiotta, all'orizzonte si intravede la possibilità di ripetere l'operazione già fatta con Giulio Andreotti: mettere in campo tutte le forze per usare un'assoluzione in tribunale all'assoluzione della storia. Ma la storia, come già accaduto per l'ex senatore a vita, non assolverà Berlusconi. #LaSveglia per La Notizia
A che cosa serve la satira Fonti: video pubblicato da Carlo Calenda sul suo profilo Twitter il 14 aprile 2022; estratto di una diretta Facebook del Governatore della regione Campania Vincenzo De Luca, pubblicato sul canale Youtube di Fanpage.it il 3 aprile 2020; video del celebre "Editto bulgaro" di Silvio Berlusconi, pubblicato sul sito del Corriere della Sera il 2 aprile 2019; estratto della diretta Facebook di Danilo Toninelli del 18 gennaio 2022, pubblicato sul canale Youtube di Pupia News; video pubblicato sul profilo Facebook di Italia Mattanza il 16 febbraio 2019; video di Giulio Andreotti ospite del Bagaglino il 29 novembre 1988, pubblicato su Youtube da repertivhs il 13 aprile 2012.
A cura di Ferruccio Bovio Destano stupore e indignazione le affermazioni attraverso le quali l'ex presidente russo ed oggi vice capo del Consiglio di sicurezza nazionale, Dimitrij Medvedev, ha spiegato il perché di certe sue posizioni, spesso così ostili nei confronti degli occidentali. Affidando la sua risposta ad un post pubblicato su Telegram, Medvedev, ha, infatti, chiarito che lui gli occidentali li odia, perché sono dei bastardi e dei degenerati che vogliono la morte della Russia e, pertanto, finché vivrà cercherà di fare tutto il possibile affinché spariscano. D'altra parte, per chi ha occasione di leggere i suoi frequenti interventi sui social - nei quali si accanisce prevalentemente sulle sanzioni all'economia di Mosca – il livore di quello che per alcuni anni era apparso come il numero due del sistema di potere putiniano non costituisce certamente una novità...Anche se, questa volta, le sue parole sembrano davvero essere andate un po' troppo al di là di quelle che, normalmente, sono le regole e la compostezza della diplomazia. Sulle minacciose dichiarazioni di Medvedev è intervenuto anche il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il quale ha parlato di “affermazioni che non lasciano dubbi e allontanano da parte russa la ricerca della pace”, dando piuttosto danno linfa a una campagna d'odio contro l'Occidente e contro quei Paesi che stanno cercando con insistenza la fine delle ostilità in Ucraina. Eppure, questo Dmitry Medvedev, nel periodo in cui, tra il 2008 ed il 2012, fu presidente della Federazione Russa - in temporanea sostituzione di Putin che per motivi costituzionali dovette saltare un turno prima di riprendersi la poltrona - ci eravamo un po' tutti abituati a considerarlo come il volto nuovo di una Russia che voleva aprirsi maggiormente al mondo. Nel 2009 aveva sottoscritto, unitamente ad Obama, un documento in cui si parlava di andare oltre la mentalità della Guerra Fredda, per dare vita ad una rinnovata era nei rapporti tra Mosca e Washington, caratterizzata dalla riduzione degli armamenti, dalla ricerca di una stabilità strategica e di una collaborazione proficua nella lotta al terrorismo. Molti commentatori europei ed americani giudicarono positivamente, fin dai suoi esordi sulla grande ribalta internazionale, il fatto che – a differenza di Putin – l'astro nascente della politica russa non avesse praticamente mai ricoperto ruoli di un certo rilievo durante il passato sovietico, ma che sembrasse, al contrario, incarnare proprio l'immagine del russo che guarda con interesse alla globalizzazione, che parla perfettamente l'inglese, che conosce la cultura europea e che auspica un futuro meno autarchico per il proprio Paese. Insomma, nel suo curriculum non figurava affatto una militanza nel Kgb, ma piuttosto una serie di studi economici che lo mettevano in grado di esprimersi sempre con serietà e competenza ad ogni livello. Forse, uno dei pochi in Occidente ad aver visto giusto nei confronti di questo brillante giovanotto fu il senatore repubblicano John McCain, il quale disse che Putin, con l'insediamento di Medvedev al Cremlino, si era appena nominato presidente a vita...E in effetti, deludendo le aspettative di tanti suoi illusi estimatori occidentali, è oggi lo stesso ex presidente “pro tempore” a spiegare loro che, se potesse, li cancellerebbe tutti dalla faccia della Terra... Un grande vecchio della politica italiana era solito dire che “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”...Chissà che opinione si era fatto Giulio Andreotti del giovane Dmitrij Medvedev... Credits: Agenzia Fotogramma
A cura di Ferruccio Bovio Destano stupore e indignazione le affermazioni attraverso le quali l'ex presidente russo ed oggi vice capo del Consiglio di sicurezza nazionale, Dimitrij Medvedev, ha spiegato il perché di certe sue posizioni, spesso così ostili nei confronti degli occidentali. Affidando la sua risposta ad un post pubblicato su Telegram, Medvedev, ha, infatti, chiarito che lui gli occidentali li odia, perché sono dei bastardi e dei degenerati che vogliono la morte della Russia e, pertanto, finché vivrà cercherà di fare tutto il possibile affinché spariscano. D'altra parte, per chi ha occasione di leggere i suoi frequenti interventi sui social - nei quali si accanisce prevalentemente sulle sanzioni all'economia di Mosca – il livore di quello che per alcuni anni era apparso come il numero due del sistema di potere putiniano non costituisce certamente una novità...Anche se, questa volta, le sue parole sembrano davvero essere andate un po' troppo al di là di quelle che, normalmente, sono le regole e la compostezza della diplomazia. Sulle minacciose dichiarazioni di Medvedev è intervenuto anche il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il quale ha parlato di “affermazioni che non lasciano dubbi e allontanano da parte russa la ricerca della pace”, dando piuttosto danno linfa a una campagna d'odio contro l'Occidente e contro quei Paesi che stanno cercando con insistenza la fine delle ostilità in Ucraina. Eppure, questo Dmitry Medvedev, nel periodo in cui, tra il 2008 ed il 2012, fu presidente della Federazione Russa - in temporanea sostituzione di Putin che per motivi costituzionali dovette saltare un turno prima di riprendersi la poltrona - ci eravamo un po' tutti abituati a considerarlo come il volto nuovo di una Russia che voleva aprirsi maggiormente al mondo. Nel 2009 aveva sottoscritto, unitamente ad Obama, un documento in cui si parlava di andare oltre la mentalità della Guerra Fredda, per dare vita ad una rinnovata era nei rapporti tra Mosca e Washington, caratterizzata dalla riduzione degli armamenti, dalla ricerca di una stabilità strategica e di una collaborazione proficua nella lotta al terrorismo. Molti commentatori europei ed americani giudicarono positivamente, fin dai suoi esordi sulla grande ribalta internazionale, il fatto che – a differenza di Putin – l'astro nascente della politica russa non avesse praticamente mai ricoperto ruoli di un certo rilievo durante il passato sovietico, ma che sembrasse, al contrario, incarnare proprio l'immagine del russo che guarda con interesse alla globalizzazione, che parla perfettamente l'inglese, che conosce la cultura europea e che auspica un futuro meno autarchico per il proprio Paese. Insomma, nel suo curriculum non figurava affatto una militanza nel Kgb, ma piuttosto una serie di studi economici che lo mettevano in grado di esprimersi sempre con serietà e competenza ad ogni livello. Forse, uno dei pochi in Occidente ad aver visto giusto nei confronti di questo brillante giovanotto fu il senatore repubblicano John McCain, il quale disse che Putin, con l'insediamento di Medvedev al Cremlino, si era appena nominato presidente a vita...E in effetti, deludendo le aspettative di tanti suoi illusi estimatori occidentali, è oggi lo stesso ex presidente “pro tempore” a spiegare loro che, se potesse, li cancellerebbe tutti dalla faccia della Terra... Un grande vecchio della politica italiana era solito dire che “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”...Chissà che opinione si era fatto Giulio Andreotti del giovane Dmitrij Medvedev... Credits: Agenzia Fotogramma
A cura di Ferruccio Bovio Destano stupore e indignazione le affermazioni attraverso le quali l'ex presidente russo ed oggi vice capo del Consiglio di sicurezza nazionale, Dimitrij Medvedev, ha spiegato il perché di certe sue posizioni, spesso così ostili nei confronti degli occidentali. Affidando la sua risposta ad un post pubblicato su Telegram, Medvedev, ha, infatti, chiarito che lui gli occidentali li odia, perché sono dei bastardi e dei degenerati che vogliono la morte della Russia e, pertanto, finché vivrà cercherà di fare tutto il possibile affinché spariscano. D'altra parte, per chi ha occasione di leggere i suoi frequenti interventi sui social - nei quali si accanisce prevalentemente sulle sanzioni all'economia di Mosca – il livore di quello che per alcuni anni era apparso come il numero due del sistema di potere putiniano non costituisce certamente una novità...Anche se, questa volta, le sue parole sembrano davvero essere andate un po' troppo al di là di quelle che, normalmente, sono le regole e la compostezza della diplomazia. Sulle minacciose dichiarazioni di Medvedev è intervenuto anche il nostro ministro degli Esteri, Luigi Di Maio, il quale ha parlato di “affermazioni che non lasciano dubbi e allontanano da parte russa la ricerca della pace”, dando piuttosto danno linfa a una campagna d'odio contro l'Occidente e contro quei Paesi che stanno cercando con insistenza la fine delle ostilità in Ucraina. Eppure, questo Dmitry Medvedev, nel periodo in cui, tra il 2008 ed il 2012, fu presidente della Federazione Russa - in temporanea sostituzione di Putin che per motivi costituzionali dovette saltare un turno prima di riprendersi la poltrona - ci eravamo un po' tutti abituati a considerarlo come il volto nuovo di una Russia che voleva aprirsi maggiormente al mondo. Nel 2009 aveva sottoscritto, unitamente ad Obama, un documento in cui si parlava di andare oltre la mentalità della Guerra Fredda, per dare vita ad una rinnovata era nei rapporti tra Mosca e Washington, caratterizzata dalla riduzione degli armamenti, dalla ricerca di una stabilità strategica e di una collaborazione proficua nella lotta al terrorismo. Molti commentatori europei ed americani giudicarono positivamente, fin dai suoi esordi sulla grande ribalta internazionale, il fatto che – a differenza di Putin – l'astro nascente della politica russa non avesse praticamente mai ricoperto ruoli di un certo rilievo durante il passato sovietico, ma che sembrasse, al contrario, incarnare proprio l'immagine del russo che guarda con interesse alla globalizzazione, che parla perfettamente l'inglese, che conosce la cultura europea e che auspica un futuro meno autarchico per il proprio Paese. Insomma, nel suo curriculum non figurava affatto una militanza nel Kgb, ma piuttosto una serie di studi economici che lo mettevano in grado di esprimersi sempre con serietà e competenza ad ogni livello. Forse, uno dei pochi in Occidente ad aver visto giusto nei confronti di questo brillante giovanotto fu il senatore repubblicano John McCain, il quale disse che Putin, con l'insediamento di Medvedev al Cremlino, si era appena nominato presidente a vita...E in effetti, deludendo le aspettative di tanti suoi illusi estimatori occidentali, è oggi lo stesso ex presidente “pro tempore” a spiegare loro che, se potesse, li cancellerebbe tutti dalla faccia della Terra... Un grande vecchio della politica italiana era solito dire che “a pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca”...Chissà che opinione si era fatto Giulio Andreotti del giovane Dmitrij Medvedev... Credits: Agenzia Fotogramma
Pino Arlacchi"Giovanni e io"In prima linea con Falcone Contro Andreotti, Cosa Nostra e la Mafia di StatoChiareletterehttps://www.chiarelettere.it/“Potrei fare a meno di molte persone ma mai di Pino Arlacchi.”Giovanni Falcone“I miei giorni si sono intrecciati con quelli di un uomo eccezionale, pieno di vita, che sentiva l'approssimarsi della fine e continuava ostinato a navigare nella tempesta.”Pino Arlacchi Com'era collaborare con Giovanni Falcone? Quali erano le sue riflessioni più private? Come si svolgeva il suo lavoro investigativo? In un crescendo appassionato e pieno di dettagli inediti, Pino Arlacchi racconta per la prima volta la storia della sua amicizia con Falcone dal 1980 fino a Capaci, gli incontri privati nella casa del giudice in via Notarbartolo a Palermo, l'eccezionale impresa conoscitiva e giudiziaria che porterà al maxiprocesso, i viaggi comuni negli Usa per decifrare con gli inquirenti americani le trafile del grande traffico di eroina tra la Sicilia e gli Stati Uniti, la scoperta del riciclaggio nei paradisi fiscali, i retroscena dell'incontro con Tommaso Buscetta e quelli dell'arrivo di Falcone a Roma, al ministero di Grazia e Giustizia, e del mancato pentimento di Tano Badalamenti. Il tutto all'ombra della grande sfida con Giulio Andreotti e la mafia di Stato.Sono tante le storie mai raccontate prima, che restituiscono con nettezza il profilo di un professionista e di un lavoratore instancabile, ben diverso da quello dell'eroe solitario e votato alla sconfitta depositatosi nella memoria collettiva dopo la sua tragica morte. Falcone non è morto solo e non è morto invano. Queste pagine colpiscono perché mostrano in presa diretta il lavoro sul campo di un grande magistrato, in costante intesa con un ricercatore sociale “che fabbrica cartucce che gli consentono di sparare più lontano”. Un amico fraterno che lo aiuta a valorizzare la sua intelligenza, la sua determinazione, il suo ineguagliabile senso della giustizia.Sullo sfondo c'è l'Italia degli ultimi tre decenni del secolo scorso, tratteggiata con maestria dall'autore: la strategia della tensione, la Guerra fredda e l'alleanza asimmetrica con gli Stati Uniti. Una parte importante è dedicata al racconto dell'influenza degli apparati d'intelligence americani nelle storie italiane, compresa la grande stagione della lotta allamafia. Questo libro riempie un vuoto e rappresenta un contributo essenziale per conoscere le opere e i giorni di Giovanni Falcone.Pino Arlacchi è una delle massime autorità mondiali in tema di sicurezza umana, ed è noto per i suoi libri, tradotti in molte lingue, e per la sua attività pubblica contro i poteri criminali. Professore ordinario di Sociologia, ex vicesegretario generale e direttore esecutivo del programma antidroga e anticrimine dell'Onu, è stato collaboratore e amico dei giudici Chinnici, Falcone e Borsellino. Deputato e senatore, parlamentare europeo, è stato tra i maggiori architetti della strategia antimafia italiana negli anni Ottanta e Novanta dello scorso secolo. Ha redatto il progetto esecutivo della Dia, la Direzione investigativa antimafia, e ha fatto parte del comitato internazionale di tre esperti costituito dalla Repubblica popolare cinese per la sicurezza dei Giochi olimpici del 2008.Il maggior risultato ottenuto da Arlacchi durante il suo mandato alle Nazioni unite è stato l'approvazione da parte dei paesi membri del Trattato mondiale contro la criminalità organizzata transnazionale, il sogno di Giovanni Falcone.È presidente del Forum internazionale di criminologia e diritto penale, un'associazione di studiosi d'eccellenza provenienti da 50 paesi, con sede a Pechino.Tra i suoi libri: Gli uomini del disonore (Mondadori 1992), Schiavi. Il nuovo traffico di esseri umani (Rizzoli 1999), La mafia imprenditrice. Dalla Calabria al centro dell'inferno (il Saggiatore 2007), L'inganno e la paura. Il mito del caos globale (il Saggiatore 2009), I padroni della finanza mondiale. Lo strapotere che ci minaccia e i contromovimenti che lo combattono (Chiarelettere 2018).IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Il blitz contro i clan Ciaculli e Brancaccio e i collegamenti con la Strage di Capaci. I beni confiscati nella Bassa modenese a un imprenditore considerato vicino alla camorra. Il riutilizzo a fini sociali di un castello e due immobili confiscati a Torino. Le perquisizioni della Dia nella redazione di Report e del giornalista Paolo Mondani. L'amministrazione giudiziaria per il colosso della logistica Schenker Italia. Giulio Andreotti e i legami con figure sospettate di essere in odore di mafia.Il 57° episodio di Fresche di Stampa, a cura di Giovanni Soini, Anna Venchiarutti, Sofia Nardacchione, Viviana Regine, Francesca Palumbo, Marta Mezzadri.
Perugia, 1° aprile 1998. Nel corso di un'udienza del processo per l'omicidio del giornalista Mino Pecorelli, il pubblico ministero interroga la testimone Fabiola Moretti, ex compagna di Danilo Abbruciati e amica di infanzia di Enrico De Pedis, entrambi personaggi di grande rilievo nella Banda della Magliana. Tra gli argomenti trattati: il presunto coinvolgimento di Massimo Carminati nel delitto Pecorelli.Nel 1999 la Corte d'assise di Perugia assolverà "per non avere commesso il fatto" Giulio Andreotti, Claudio Vitalone, Gaetano Badalamenti e Pippo Calò dall'accusa di essere i mandanti dell'uccisione del giornalista e Massimo Carminati e Michelangelo La Barbera dall'accusa di essere gli esecutori materiali dell'omicidio. Nel 2002 la Corte d'assise d'appello condannerà Giulio Andreotti e Gaetano Badalamenti a 24 anni di reclusione come mandanti dell'omicidio, sentenza che sarà annullata nel 2003 dalla Corte di Cassazione che assolverà sia i presunti mandanti sia i presunti esecutori materiali dell'omicidio, definendo le testimonianze dei collaboratori di giustizia "non attendibili".Il nostro sito internet: https://spazio70.com/Donazioni tramite il sistema Paypal: https://www.paypal.me/Spazio70La nostra pagina Facebook: https://www.facebook.com/gliannisettantaIl nostro account Instagram: https://www.instagram.com/spazio.70/Twitter: https://twitter.com/Nazionalpop70Il nostro gruppo Telegram (molto importante): https://t.me/spazio_70Audio Radio Radicalehttps://creativecommons.org/licenses/by/2.5/it/legalcode
La brisa corre en Palermo. Con un inicio Coppoliano en las Fiestas de Santa Rosalía, Bellocchio nos presenta los clanes reunidos en una fastuosa villa bañada por el Mediterráneo. Las facciones reptilianas de tipos que desconfían, con mirada aviesa, guardan la pistola bajo la chaqueta y parecen tener miedo hasta del flash de la fotografía. Así es, vivir con miedo de que a uno le vuelen la tapa de los sesos cada minuto. Belloccho , con la ayuda de otros tres guionistas, penetra en la psique del protagonista Tommaso Buscetta - espléndido Pierfrancesco Favino- El maestro italiano inserta imágenes reales, por ejemplo en el atentado del juez Falcone – Fausto Russo Alesi- , consigue mantener un buen ritmo entre la densa trama, el macrojuicio que llevó a la cárcel a la plana mayor de la mafia, y la vida personal de Buscetta, sus contradicciones, su gusto por los placeres de la vida, y su humanidad, la de un siciliano con las manos manchadas de sangre, igual que todos los demás matarifes de la Cosa Nostra. Magnífica la tensión de miradas y reproches en el juicio, el careo entre Buscetta y Pippo Calò -Fabrizio Ferracane-, antes amigo y ahora asesino de su hijo. El juez se desgañita y los acusados, encerrados en jaulas como bestias, lanzan improperios, uno se desnuda, maldicen a través de las pantallas de televisor. Totò Riina, cínico y poderoso jefe de jefes de los Corleonesi, saldrá absuelto en primera instancia. Tommaso Buscetta, jefe de la antigua Cosa Nostra, el traidor, el hombre que no temía a la muerte, pero tampoco quería dejar este mundo. Buscetta sufrirá los rigores de la justicia cuando sea descubierto en su huída a Rio de Janeiro, tras sufrir vejaciones y torturas por la policía brasileña es extraditado a Italia, decidirá colaborar con el juez Falcone, delatar a los asesinos de sus hijos y a todos los demás, y de este modo romper el juramento de la institución mafiosa. Hombre de honor, superviviente entre dos fuegos enemigos, la Mafia y el Estado. Falcone y tantos otros no tendrán la misma suerte. El controvertido democristiano Giulio Andreotti, retratado con fuerza por Sorrentino en Il Divo, lo vemos endeble, ridículo, en paños menores en sastrería, quedará libre de cargos en la segunda causa, ya en los 90. El maestro Bellocchio lleva realizando buen cine desde aquella cruel sátira sobre la burguesía rural italiana, “Las manos en los bolsillos” (1965), ofrece un film honesto, brillante, contado con rigor y perfecto dominio de los recursos cinematográficos. Esta noche discutimos la naturaleza del traidor en La gran Evasión… Raúl Gallego, Zacarías Cotán, David Velázquez y Rosario Medina
Il 6 aprile 1993 Tommaso Buscetta parla per la prima volta dei rapporti tra politica e mafia e racconta di aver saputo dal boss Gaetano Badalamenti che l'omicidio Pecorelli sarebbe stato compiuto per fare un favore a Giulio Andreotti. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Uomo politico molto controverso Giulio Andreotti si è dedicato anche a numerosi spot pubblicitari anche se... non è andata benissimo. P.S. Sto fatto che si dica "gorgonzola" e non "gongorzola" proprio non mi entra in testa. Le altre puntate su campagne pubblicitarie le puoi trovare qui - https://spoti.fi/3oGXq3i Iscriviti al canale Telegram per rimanere sempre aggiornato/a - https://t.me/storiedibrand Supporta il progetto - https://bit.ly/SOSTIENISDB SPONSOR che sostengono lo show --> https://znap.link/brandy
A cura di Daniele Biacchessi "L'Ucraina è il cancello per l'esercito russo e loro vogliono entrare in Europa, ma la barbarie non deve entrare". Il presidente ucraino Zelensky parla da Kiev alle Camere italiane, riunite a Montecitorio, dopo i video collegamenti con i Parlamenti d'Europa, Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Germania e Israele. Il suo discorso ottiene un successo da parte di tutti gli schieramenti, in una standing ovation quasi unanime dei parlamentari italiani. Zelensky si destreggia come un abile comunicatore dove le condizioni tra aggressore e aggredito fanno la differenza sul piano emozionale. "L'invasione russa sta distruggendo le famiglie, la guerra continua a devastare città ucraine, alcune sono completamente distrutte come Mariupol, che aveva mezzo milione di abitanti, è come Genova, immaginate Genova completamente bruciata". Ma qualcosa inizia a stonare quando alla richiesta di una nuova fornitura di armi, il Presidente del Consiglio conferma: «A chi scappa dalla guerra dobbiamo offrire accoglienza, di fronte ai massacri dobbiamo rispondere con aiuti, anche militari, alla resistenza». No, caro Draghi. Le armi nelle mani degli Stati maggiori di Difesa servono solo ad allargare i conflitti. Le no fly zone in Ucraina ci portano dritti ad una guerra mondiale. E questo sarebbe Storia se la si volesse studiare fino in fondo. Invece bisognerebbe potenziare i ponti aerei per portar fuori dalle zone del conflitto migliaia di persone al giorno, stimolare la diplomazia internazionale affinchè si giunga ad un cessate il fuoco duraturo, fare cioè politica estera, quello che manca nel suo esecutivo. Di questi tempi, anche per uno come me, uno come Giulio Andreotti diventa un gigante rispetto a certi piccolissimi personaggi che popolano il suo Governo. Credits: Agenzia Fotogramma _________________________________________ "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. Per i notiziari sempre aggiornati ascoltaci sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornaleradio.tv/?hl=it Twitter: https://twitter.com/giornaleradiofm
A cura di Daniele Biacchessi "L'Ucraina è il cancello per l'esercito russo e loro vogliono entrare in Europa, ma la barbarie non deve entrare". Il presidente ucraino Zelensky parla da Kiev alle Camere italiane, riunite a Montecitorio, dopo i video collegamenti con i Parlamenti d'Europa, Regno Unito, Canada, Stati Uniti, Germania e Israele. Il suo discorso ottiene un successo da parte di tutti gli schieramenti, in una standing ovation quasi unanime dei parlamentari italiani. Zelensky si destreggia come un abile comunicatore dove le condizioni tra aggressore e aggredito fanno la differenza sul piano emozionale. "L'invasione russa sta distruggendo le famiglie, la guerra continua a devastare città ucraine, alcune sono completamente distrutte come Mariupol, che aveva mezzo milione di abitanti, è come Genova, immaginate Genova completamente bruciata". Ma qualcosa inizia a stonare quando alla richiesta di una nuova fornitura di armi, il Presidente del Consiglio conferma: «A chi scappa dalla guerra dobbiamo offrire accoglienza, di fronte ai massacri dobbiamo rispondere con aiuti, anche militari, alla resistenza». No, caro Draghi. Le armi nelle mani degli Stati maggiori di Difesa servono solo ad allargare i conflitti. Le no fly zone in Ucraina ci portano dritti ad una guerra mondiale. E questo sarebbe Storia se la si volesse studiare fino in fondo. Invece bisognerebbe potenziare i ponti aerei per portar fuori dalle zone del conflitto migliaia di persone al giorno, stimolare la diplomazia internazionale affinchè si giunga ad un cessate il fuoco duraturo, fare cioè politica estera, quello che manca nel suo esecutivo. Di questi tempi, anche per uno come me, uno come Giulio Andreotti diventa un gigante rispetto a certi piccolissimi personaggi che popolano il suo Governo. Credits: Agenzia Fotogramma _________________________________________ "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. Per i notiziari sempre aggiornati ascoltaci sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornaleradio.tv/?hl=it Twitter: https://twitter.com/giornaleradiofm
Gianluca Barbera"L'ultima notte di Raul Gardini"Il giallo di TangentopoliChiareletterehttps://www.chiarelettere.it/Se l'avessi fatto arrestare quella stessa notte sarebbe ancora qui con noi. È stato questo il mio errore” disse Antonio Di Pietro.“Detto così, suona strano. Se ne rende conto?” rispose Marco Rocca.“Perché? Io so solo che quella doveva essere una giornata decisiva per Mani Pulite. Purtroppo non è mai cominciata.” Una grande storia italiana raccontata come un giallo pieno di colpi di scena.Una potente saga famigliare che narra l'ascesa, il successo e la caduta dei Ferruzzi.La morte mai del tutto chiarita di un corsaro della finanza, ma soprattutto della vita 23 luglio 1993. Raul Gardini, a capo di un impero finanziario con ramificazioni in tutto il mondo, personaggio discusso e carismatico, grande velista, viene trovato in un lago di sangue nella sua camera da letto a Palazzo Belgioioso, nel cuore della Milano degli affari. Un colpo alla tempia, sparato da distanza ravvicinata. Omicidio o suicidio? Da tempo aveva il fiato sul collo dei magistrati, forse stava per essere arrestato. Molte cose però non tornano. In troppi hanno tratto beneficio dalla sua improvvisa uscita di scena. Tanto più che quella stessa mattina Gardini avrebbe dovuto recarsi in procura per essere ascoltato dal pm Antonio Di Pietro riguardo alla madre di tutte le tangenti, la maxitangente Enimont, autentica spada di Damocle sospesa sull'intera classe politica italiana.Mentre il paese trema travolto dagli scandali, la magistratura sembra intenzionata a chiudere il caso velocemente, con un verdetto – suicidio – che lascia troppi dettagli senza spiegazione. Una soluzione che non può accontentare il giornalista d'inchiesta Marco Rocca, protagonista di questo romanzo che attraversa gli anni di Tangentopoli e della Prima repubblica consegnando per la prima volta al lettore la parabola di una dinastia, quella dei Ferruzzi, a lungo seconda solo agli Agnelli per ricchezza e prestigio internazionale.Per conto di un importante quotidiano, Rocca segue da vicino l'affaire Enimont. L'inchiesta lo condurrà lungo un sentiero pericoloso, tra le ambiguità e le omertà dei vari protagonisti, minacce anonime, attentati alla sua vita e troppi fantasmi del passato che a poco a poco riaffiorano alimentando nuovi sospetti e misteri. Un'indagine labirintica per giungere a una verità inaspettata e clamorosa.Un giallo i cui protagonisti sono stati per anni al centro della cronaca, da Enrico Cuccia ad Antonio Di Pietro, e ancora Bettino Craxi, Giulio Andreotti, Carlo Sama, Sergio Cusani, Luigi Bisignani, Gabriele Cagliari e moltissimi altri. Uno snodo decisivo e indimenticabile della storia italiana raccontato come nessuno aveva fatto prima. Gianluca Barbera è nato a Reggio Emilia nel 1965 e vive tra Siena e Venezia. Collabora con le pagine culturali de “il Giornale”. Ha lavorato per anni in campo editoriale e ha pubblicato racconti su riviste e in antologie, oltre a diversi romanzi, tra cui ricordiamo Magellano (2018) e Marco Polo (2019), entrambi editi da Castelvecchi e vincitori di numerosi premi. Per Solferino ha scritto Il viaggio dei viaggi (2020) e Mediterraneo (2021). I suoi libri sono tradotti in varie lingue. L'ultima notte di Raul Gardini è stato opzionato dalla casa di produzione Mompracem (Manetti Bros., Carlo Macchitella, Beta Film) per la trasposizione in una serie televisiva.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Racconto di FEDERICO BETTUZZIEra la sera del 20 marzo 1979 a Roma, un uomo stava entrando nella sua auto quando due uomini si avvicinano e gli sparano il primo colpo in bocca ed altri tre alle spalle. Finisce in quel modo la vita di CARMINE PECORELLI detto MINO, direttore e fondatore di un giornale l'Osservatore Politico, che entrava nei meandri piu' nascosti e sporchi della politica italiana. Un delitto che si collega a quello di TONY CHICHIARELLI, falsario legato alla BANDA DELLA MAGLIANA, che coinvolge GIULIO ANDREOTTI, il VATICANO, il CASO MORO, la LOGGIA P2 ed i servizi segreti. Il DELITTO PECORELLI, ad oggi non ha ancora trovato alcuna soluzione.Guarda Il Video Su Youtube: https://youtu.be/UGA9EP51udQIl Blog di Federico Bettuzzi: https://raccontidistoria.blogspot.com/Sostieni Noir Italiano su Patreon: https://www.patreon.com/noiritalianoDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/racconti-di-storia-podcast--5561307/support.
Nel 1971 Aldo Moro è la figura più in vista della scena politica italiana ed è anche il favorito per la presidenza della Repubblica. Lo ferma un colpo di palazzo organizzato dal suo amico di partito Giulio Andreotti. Contro Moro si muove anche la loggia P2 che sta cominciando a infiltrare i livelli più alti dello Stato. Sette anni più tardi, alle presidenziali del 1978, la strada del Colle sembra spianata per il presidente della Democrazia cristiana. Sembra davvero la volta buona. Ma la mattina del 16 marzo '78, in via Fani, a Roma, Moro viene rapito da un commando delle Brigate rosse. Verrà ucciso dopo cinquantacinque giorni di prigionia.Episodio 5: 9 dicembre
Racconto di FEDERICO BETTUZZIL'organizzazione Gladio era un'organizzazione paramilitare appartenente alla rete internazionale Stay-behind («restare indietro»), che in Italia prende il nome di Gladio. Promossa dalla Central Intelligence Agency nell'ambito dell'operazione Gladio, organizzata per contrastare una possibile invasione nell'Europa occidentale da parte dell'Unione Sovietica e dei Paesi aderenti al Patto di Varsavia, ma in particolare della non-allineata Jugoslavia titina, attraverso atti di sabotaggio, guerra psicologica e guerriglia dietro le linee nemiche, con la collaborazione dei servizi segreti e di altre strutture.L'esistenza di Gladio, sospettata fin dalle rivelazioni rese nel 1984 dall'ex membro del gruppo neofascista Ordine Nuovo Vincenzo Vinciguerra durante il suo processo, fu riconosciuta dal Presidente del Consiglio italiano Giulio Andreotti il 24 ottobre 1990, che parlò di una «struttura di informazione, risposta e salvaguardia»Guarda Il Video Su Youtube: https://youtu.be/kZLRBkQcvnQIl Blog di Federico Bettuzzi: https://raccontidistoria.blogspot.com/Sostieni Noir Italiano su Patreon: https://www.patreon.com/noiritaliano--- This episode is sponsored by · Anchor: The easiest way to make a podcast. https://anchor.fm/appDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/racconti-di-storia-podcast--5561307/support.
Giulio Andreotti era a capo dell'Anello (Noto Servizio)? E' quello che sembra da questa deposizione.L'Anello sarebbe un occulto organismo di spionaggio militare.https://www.italiamistero.it/l-anello-noto-servizio/#italimistero #andreotti #notoservizio
Racconto di Federico BettuzziGiulio Andreotti (Roma, 14 gennaio 1919 – Roma, 6 maggio 2013) è stato un politico, scrittore e giornalista italiano. È stato tra i principali esponenti della Democrazia Cristiana, partito protagonista della vita politica italiana per gran parte della seconda metà del XX secolo. Ha partecipato a dieci elezioni politiche nazionali: è stato il candidato con il maggior numero di preferenze in Italia in quattro occasioni (nel 1958, nel 1972, nel 1979 e nel 1987) e il secondo nelle altre sei (nel 1948 e nel 1953, dietro Alcide De Gasperi; nel 1963 e nel 1968, dietro Aldo Moro; nel 1976 e nel 1983, dietro Enrico Berlinguer). Infine, nel 1991 è stato nominato senatore a vita dal Presidente della Repubblica Francesco Cossiga. Dal 1945 al 2013 fu quindi sempre presente nelle assemblee legislative italiane: dalla Consulta nazionale all'Assemblea costituente, e poi nel Parlamento italiano dal 1948, come deputato fino al 1991 e successivamente come senatore a vita.Guarda Il Video Su Youtube: https://youtu.be/2D12CCkuY7UIl Blog di Federico Bettuzzi: https://raccontidistoria.blogspot.com/Sostieni Noir Italiano su Patreon: https://www.patreon.com/noiritalianoDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/racconti-di-storia-podcast--5561307/support.
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