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Lezione sullo Srimad-Bhagavatam canto 3 capitolo 15 verso 32:munaya ūcuḥko vām ihaitya bhagavat-paricaryayoccaistad-dharmiṇāṁ nivasatāṁ viṣamaḥ svabhāvaḥtasmin praśānta-puruṣe gata-vigrahe vāṁko vātmavat kuhakayoḥ pariśaṅkanīyaḥI saggi dissero:Chi sono questi due esseri, che hanno sviluppato una mentalità così discordante sebbene siano qui per servire il Signore, nella posizione più elevata, e dovrebbero perciò avere acquisito le Sue stesse qualità? Come questi due possono vivere a Vaikuṇṭha? Com'è possibile per un nemico entrare nel regno di Dio? Il Signore Supremo non ha nemici; chi potrebbe essere invidioso di Lui? Costoro sono probabilmente due impostori, il che spiega il fatto che essi sospettino che altri siano come loro.Relatore: Sua Santità Prahladananda SwamiQuesta conferenza è tratta dai libri e insegnamenti di A.C. Bhaktivedanta Swami Prabhupada. Visita ora la nostra pagina https://www.prabhupadadesh.com/libri e scopri i libri che puoi avere con una libera donazione, direttamente a casa Tua. Spediamo ovunque Tu desideri.Tutte le domeniche dell'anno, a partire dalle ore 17:00, la comunità Hare Krishna di Albettone apre le porte ai visitatori con una gioiosa festa che prevede incontri culturali che affrontano tematiche di attualità tenendo presente i millenari insegnamenti della cultura dei Veda, i più antichi testi sapienziali conosciuti dal genere umano.In un'atmosfera intrisa di cordialità e devozione, gli ospiti possono apprendere gli insegnamenti del bhakti-yoga che include lo studio della filosofia e della spiritualità dell'India classica, la meditazione, la musica sacra e l'arte della cucina vegetariana.Ogni serata si conclude con l'offerta di gustose preparazioni vegetariane!L'ingresso è libero. Per informazioni visita il nostro sito https://www.prabhupadadesh.comVuoi fare una domanda? Scrivici a contatta@prabhupadadesh.com
Il Messaggio di Oggi: “COSTORO HANNO MESSO SOTTO SOPRA IL MONDO” • Atti 17: 6 • 1 Tessalonicesi 5: 19 • 2 Pietro 1: 21 • Efesini 5: 18 • Atti 2: 4 • Atti 6: 3 • 1 Corinzi 4: 1-2 • Luca 16: 10-11 • Genesi 14 :20 • Genesi 14: 19 • Genesi 24: 35 • 2 Corinzi 9: 7 • 1 Corinzi 4: 2 • Giacomo 4: 7 • Matteo 7: 16 • Proverbi 11 :14 • 1 Corinzi 12 :12 • 1 Corinzi 14: 32 • Efesini 4: 11-12--Guarda Canale 245 | Tivùsat 454 | Sky 854Scopri di più su www.paroledivita.org/linkinbio
Paolo Morganti, Stefania Conte"La porta dell'inganno"Morganti Editorehttps://www.morgantieditori.it/prodotto/paolo-morganti-%C2%B7-stefania-conte-la-porta-dellinganno/La Porta dell'inganno è il primo titolo di una saga di genere fantasy-storico.Siamo nel XXI secolo. All'interno della basilica di San Pietro in Roma entrano nel mondo, da una porta sino a quel momento sconosciuta, alcune creature straordinarie. Da cinque secoli vivevano relegate nel Mondo della Fantasia.Lo scisma fra la realtà e la fantasia era stato deciso nel 1563 dal Concilio di Trento: attraverso un potente rito d'esorcismo e con la costruzione di una pesante porta di marmo, commissionata da papa Pio IV a Michelangelo Buonarroti, la Chiesa aveva separato i due mondi e i relativi abitanti.In contemporanea all'apertura della porta in Vaticano, in diverse parti del pianeta se ne spalancano altre undici, di fatto varchi spazio-temporali.L'umanità è impaurita alla vista del basilisco, degli orchi, delle streghe, dei lupi mannari, degli elfi, dei folletti, del minotauro e di altri esseri favolosi apparsi dal nulla.Chi custodisce il segreto della Porta dell'inganno è il Vaticano, nelle figure del Papa, del Maestro delle Celebrazioni Liturgiche e del Prefetto del Dicastero per la Dottrina della Fede. Costoro, preoccupati che le apparizioni possano minare il potere della Chiesa, danno vita a una task force formata da suor Ildegarda Nicoli, dal fisico Enrico Masini, dallo sciamano Orazio Ballerini e dal colonnello Leonardo Von Brunegg.I quattro attraversano la Porta per sventare il pericolo che il mondo degli uomini possa essere invaso da esseri non più graditi. Nessuno di loro, però, è preparato a confrontarsi con le creature straordinarie, protette dal misterioso Maestro.Paolo Morganti è uno scrittore poliedrico. Nato a Milano, ha vissuto per molti anni a Verona e a Treviso. Oggi vive in Friuli Venezia Giulia. Ha cominciato la sua carriera letteraria come traduttore – per la collana Chestertoniana – delle opere di narrativa dello scrittore inglese Gilbert Keith Chesterton, di cui ha tradotto Il candore di padre Brown, La saggezza di padre Brown, L'incredulità di padre Brown, La sfera e la croce, Il ritorno di Don Chisciotte e Uomovivo, cui seguiranno altri titoli in fase di traduzione.A questi sono seguiti molti romanzi.Il suo primo lavoro, una sorta di divertimento letterario, è stato Angeli e salami (2009), parodia del celebre Angeli e demoni di Dan Brown. La sua serie più conosciuta è quella che vede come protagonisti lo speziale Martino da Madrisio e il pievano pre' Michele Soravito, che nel Cinquecento indagano tra delitti e misteri. Della fortunata saga sono finora usciti Il giardino del benandante (2012), Il calice di san Giovanni (2013), Il sigillo della strega (2014), Il bosco del cervo bianco (2015), L'ira dell'alchimista (2015), L'eretica (2018) e Il baratro delle anime (2019). Nel 2024 uscirà il titolo successivo, L'esercito delle ombre.Ai due personaggi sono dedicati anche due spin-off: Le memorie di pre' Michele, facezie e ricette di un prete goloso (2014) e Il taccuino di Martino da Madrìsio, memorie e ricette di uno speziale (2015).Due i romanzi gialli paranormali con protagonista il cuoco Paolo Lanfranchi, che risolve misteri paranormali avvenuti in Carnia: Le forme del Male (2016) e Il trillo del Diavolo (2018). Nel 2024 uscirà il seguito, intitolato La testa del serpente.Due i romanzi dedicati da Morganti al suo cane, L'imprescindibile Piero – la fuga (2016) e L'introvabile Piero – il rapimento (2017).Tra gli altri romanzi, il giallo che vede come protagonista il poliziotto Adalberto Maria Donati, Se ti acchiappo! (2020), a cui nel 2024 seguirà Shetland.Nel 2021 è uscito il romanzo surreale Fantasmi in viaggio.L'ultimo libro uscito, L'inganno dell'alchimista (2022), è un romanzo giallo e inaugura una nuova serie, con protagonista un libraio specializzato nella vendita di libri esoterici, Tancredi Colonna.Ha scritto anche alcuni racconti: L'isola dei morti, all'interno de La compagnia dei benandanti (2015), Il benandante e Cupido per l'antologia La Natura offesa (2020) e Il segreto del fricò di Flora, nell'antologia gialla Fricokiller (2021).Stefania Conte è nata a Venezia.Dopo gli studi universitari in psicologia, si è occupata di editoria lavorando in veste di editor, professione che svolge ancora oggi.Ha all'attivo la scrittura di romanzi e antologie di racconti. In ogni suo scritto – fantasy, giallo, storico o di formazione – il tema fondante è l'uomo e l'inestinguibile spinta a costruirsi un'identità stabile. Coltiva gli studi in antropologia culturale, storia delle religioni e filosofia.Per Morganti editori ha pubblicato la fortunata serie di romanzi che hanno come co-protagonisti i gatti: La gatta che vedeva le streghe (2013), La gatta che giocava con le farfalle (2014), Il gatto che apriva i cassetti (2014), Le gatte che mangiavano le patatine (2016), Il gatto che leggeva Dickens (2016), Il gatto che danzava con le fate (2017) e La gatta che cacciava i fantasmi (2019).Ha scritto due romanzi storici, L'ultimo canto del Codirosso (2015) e La stanza di Piera (2020), vincitore nel 2022 del Premio Tanzella.Ha pubblicato numerosi racconti: Il patto e la piuma nell'antologia La Compagnia dei benandanti (2015), Il cimitero delle anime dismesse nell'antologia Il cerchio delle streghe (2016), Maria delle bambole nell'antologia Le creature dell'acqua (2017), Domatore di farfalle e Gli occhi di Isolina per l'antologia La Natura offesa (2020).Per la collana Cattivi golosi, che racchiude racconti gialli di ispirazione gastronomica, ha scritto Una vita senza tempo per Fricokiller (2021) e La cucitura infernale per Enokiller.Ha partecipato ai romanzi corali L'uomo dei sogni reali (2020) e Il mistero delle nove perle (2021).Ora si sta dedicando a una trilogia urban-fantasy. Dopo l'uscita di Flo dei folletti (2021 e Il prigioniero delle fate (2023), uscirà nel 2024 La rivolta degli alberi.È curatrice della collana Sgorloniana, dedicata alle opere edite e inedite dello scrittore Carlo Sgorlon.Con Maria Cristina Vitali cura la collana I tavanot, dedicata alle opere in poesia e in prosa del poeta andreano Federico Tavan.Nel 2023 ha scritto e pubblicato la biografia romanzata intitolata Io sono Federico Tavan.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Il Messaggio di Oggi: “COSTORO HANNO MESSO SOTTO SOPRA IL MONDO” • Atti 17: 6 • Atti 16: 20 • Efesini 4: 30 • Giacomo 4: 4 • Efesini 5: 18 • Efesini 5: 15 (16-20) • 1 Tessalonicesi 5: 19 • 1 Tessalonicesi 5: 21 • Efesini 6: 18 • Atti 5: 29 • Atti 9: 28 • 1 Corinzi 4: 1-2 • Giacomo 4: 7 • 1 Pietro 2: 21 • 1 Corinzi 14: 32-33 • Efesini 4: 11-12 • 1 Tessalonicesi 5: 11-12 • Luca 24: 27 • Luca 24: 47 • Atti 17: 11 • Efesini 6: 17 • Ebrei 4: 12 • Giovanni 17: 4 • Luca 18 :1 • Matteo 7: 7 --Guarda Canale 245 | Tivùsat 454 | Sky 854Scopri di più su www.paroledivita.org/linkinbio
In questa edizione parliamo delle vicende dei fratelli varesini Gabriele e Benedetto Tatti: orefici, appaltatori delle Zecche di Roveredo e Montanaro, falsificatori nella prima metà del Cinquecento. Fiorente al tempo Di Gian Giacomo Trivulzio, nel giro di pochi anni la Zecca di Roveredo precipita all'infimo livello delle fabbriche monetarie possedute dai piccoli signori locali dell'Italia settentrionale, sempre desiderosi di creare nicchie di potere nei torbidi legati al dramma delle Guerre d'Italia. Costoro emettevano, spesso impunemente, notevoli quantità di «monete cattive» (alleggerite, di dimensioni inferiori alla norma) e imitavano i coni delle grandi signorie e degli Stati confinanti. La contraffazione delle monete più utilizzate e importanti consentiva, tanto ai falsari quanto ai proprietari, dei diritti di Zecca, notevoli guadagni speculativi. Nostro ospite è Riccardo Genovesi, docente di storia, laureato all'Università degli Studi di Milano, è un esperto di storia degli antichi Stati italiani e del periodo visconteo sforzesco.
In questa edizione parliamo delle vicende dei fratelli varesini Gabriele e Benedetto Tatti: orefici, appaltatori delle zecche di Roveredo e Montanaro, falsificatori nella prima metà del Cinquecento. Fiorente al tempo Di Gian Giacomo Trivulzio, nel giro di pochi anni la zecca di Roveredo precipita all'infimo livello delle fabbriche monetarie possedute dai piccoli signori locali dell'Italia Settentrionale, sempre desiderosi di creare nicchie di potere nei torbidi legati al dramma delle Guerre d'Italia. Costoro emettevano, spesso impunemente, notevoli quantità di «monete cattive» (alleggerite, di dimensioni inferiori alla norma) e imitavano i coni delle grandi signorie e degli stati confinanti. La contraffazione delle monete più utilizzate e importanti consentiva, tanto ai falsari quanto ai proprietari, dei diritti di zecca, notevoli guadagni speculativi. Nostro ospite è Riccardo Genovesi, docente di storia, laureato all'Università degli Studi di Milano, è un esperto di storia degli antichi Stati italiani e del periodo visconteo sforzesco.
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: I genitori del cieco18 I capi giudei, però, non volevano credere che prima fosse stato cieco, finché non chiamarono i suoi genitori 19 e li interrogarono: «È vostro figlio questo? È nato proprio cieco? Se è così, come mai ora ci vede?»20 I genitori risposero: «Questo è senzʼaltro nostro figlio nato cieco, 21 ma non chiedeteci come abbia fatto a riacquistare la vista, o chi lʼabbia guarito. È grande abbastanza per spiegarsi da solo. Chiedetelo a lui!»22-23 Parlavano così, perché avevano paura dei capi giudei. Costoro, infatti, avevano proibito alla gente di dire che Gesù era il Messia, pena la scomunica.lascia un commentoSupport the show
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Luca +In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa».All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.Parola del Signore.
In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma dì una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va'!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa' questo!”, ed egli lo fa». All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
Dal Vangelo secondo LucaIn quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va'!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa' questo!”, ed egli lo fa». All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.Commento di don Tonino, sacerdote della Diocesi di CuneoPodcast che fa parte dell'aggregatore Bar Abba: www.bar-abba
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Luca +In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa».All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.Parola del Signore.
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: "Egli e' il Dio dei vivi"Dibattito sulla risurrezione27 Poi si avvicinarono alcuni sadducei, i quali negano che ci sia risurrezione[g], e lo interrogarono, dicendo: 28 «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se il fratello di uno muore, avendo moglie ma senza figli[h], il fratello di lui ne prenda la moglie e dia una discendenza a suo fratello[i]”. 29 C'erano dunque sette fratelli. Il primo prese moglie e morì senza figli. 30 Il secondo pure la sposò[j], 31 poi il terzo[k]; e così, fino al settimo, morirono senza lasciare figli. 32 Infine morì[l] anche la donna. 33 Nella risurrezione, dunque, di chi sarà moglie quella donna[m]? Perché tutti e sette l'hanno avuta per moglie». 34 Gesù [, rispondendo,] disse loro: «I figli di questo mondo sposano e sono sposati, 35 ma quelli che saranno ritenuti degni di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti non prendono né danno moglie; 36 neanche possono più morire perché sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione. 37 Che poi i morti risuscitino, lo dichiarò anche Mosè nel passo del pruno, quando chiama il Signore, Dio di Abraamo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe[n]. 38 Ora, egli non è Dio di morti, ma di vivi; perché per lui tutti vivono». 39 Alcuni scribi, rispondendo, dissero: «Maestro, hai detto bene». 40 E non osavano più fargli alcuna domanda.Gesù e gli scribi41 Ed egli disse loro: «Come mai si dice che il Cristo è Figlio di Davide? 42 Poiché Davide stesso, nel libro dei Salmi, dice:“Il Signore ha detto al mio Signore: ‘Siedi alla mia destra,43 finché io abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi'”[o].44 Davide dunque lo chiama Signore; come può essere suo figlio?»45 Mentre tutto il popolo lo ascoltava, egli disse ai {suoi} discepoli: 46 «Guardatevi dagli scribi, a cui piace passeggiare in lunghe vesti, e che amano i saluti nelle piazze, i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei conviti; 47 essi divorano le case delle vedove e fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra. Costoro riceveranno una condanna maggiore».lascia un commentoSupport the show
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: La parabola dei vignaioliDubbi sull'autorità di Gesù Cristo20 Uno di quei giorni, mentre insegnava al popolo nel tempio ed evangelizzava, sopraggiunsero i capi dei sacerdoti e gli scribi con gli anziani, e gli parlarono così: 2 «Dicci con quale autorità fai queste cose, o chi ti ha dato questa autorità». 3 Ed egli rispose loro: «Anch'io vi farò una domanda. Ditemi: 4 il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?» 5 Ed essi ragionavano così tra di loro: «Se diciamo: “Dal cielo”, egli ci dirà: “Perché[a] non gli credeste?” 6 Ma se diciamo: “Dagli uomini”, tutto il popolo ci lapiderà, perché è persuaso che Giovanni fosse un profeta». 7 E risposero di non sapere da dove venisse. 8 Gesù disse loro: «Neppure io vi dico con quale autorità faccio queste cose».Parabola dei vignaiuoli9 Poi cominciò a dire al popolo questa parabola: «Un uomo piantò una vigna, la affittò a dei vignaiuoli e se ne andò in viaggio per molto tempo. 10 Al tempo della raccolta[b] mandò un servo da quei vignaiuoli perché gli dessero una parte del frutto della vigna; ma i vignaiuoli, dopo averlo percosso, lo rimandarono a mani vuote. 11 Egli mandò un altro servo; ma dopo aver percosso e insultato anche questo, lo rimandarono a mani vuote. 12 Egli ne mandò ancora un terzo; e quelli, dopo aver ferito anche questo, lo scacciarono. 13 Allora il padrone della vigna disse: “Che farò? Manderò il mio diletto figlio; forse a lui porteranno rispetto[c]”. 14 Ma quando i vignaiuoli lo videro, fecero tra di loro questo ragionamento: “Costui è l'erede; [venite,] uccidiamolo, affinché l'eredità diventi nostra”. 15 E lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Dunque che cosa farà loro il padrone della vigna? 16 Verrà e sterminerà quei vignaiuoli, e darà la vigna ad altri». Essi, udito ciò, dissero: «Non sia mai!»17 Ma egli li guardò in faccia e disse: «Che significa dunque ciò che sta scritto:“La pietra che i costruttori hanno rifiutata è quella che è diventata pietra angolare[d]”?18 Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà, ed essa stritolerà colui sul quale cadrà».19 In quella stessa ora gli scribi e i capi dei sacerdoti cercarono di mettergli le mani addosso, ma temettero il popolo[e]; perché capirono che egli aveva detto quella parabola per loro.Il tributo a Cesare20 Si misero a osservare Gesù e gli mandarono delle spie che fingessero di essere giusti per coglierlo in fallo su una sua parola e consegnarlo, così, all'autorità e al potere del governatore. 21 Costoro gli fecero una domanda: «Maestro, noi sappiamo che tu parli e insegni rettamente, e non hai riguardi personali, ma insegni la via di Dio secondo verità. 22 Ci è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?» 23 Ma egli, accortosi del loro tranello, disse loro:[f] 24 «Mostratemi unlascia un commentoSupport the show
Due semisconosciuti al debutto in Serie A travolgono il Napoli e lanciano il Verona in testa alla classifica. Ascolta le parole dei protagonisti della prima giornata del campionato italiano.
RIMANI! Davide era sconosciuto agli uomini ma conosciutissimo a Dio, affinché dalla sua ordinarietà Dio traesse lo straordinario. Dio vuole trasformare la nostra ordinarietà attraverso la nostra collaborazione, ricordandoci di andare a consolare il Suo popolo perché il tempo della schiavitù è finita. Tutte le benedizioni che arrivano dalla grazia arrivano dalla fedeltà di Dio per delle persone imperfette. Quando lotteremo per Dio dobbiamo ricordarci di dare tutto anche a costo che la nostra mano rimanga attaccata alla spada come accadde ad Eliazar (2 Samuele 23). Altro esempio di guerriero è Samma, grazie al quale ci ricordiamo che Dio sta cercando almeno uno disposto a combattere, mentre gli altri fuggono soppiantati dalle paure e dalla pigrizia. Costoro che restarono sono ricordati come i guerrieri valorosi di Davide, disposti a comprendere chi era il loro condottiero e la sua visione, riconoscendo la Signoria del Re dei re. La disobbedienza, l'idea di avere una qualifica personale e la sete di potere conducono all'oblio, un cattivo esempio di persone che servono in chiesa ma mosse da desideri unicamente egoistici. Anche se il nostro nome non è scritto in nessun posto di rilievo, Dio ci vede e ci chiama a rimanere e a vedere la vittoria che Lui stesso ha già predisposto per noi. Past Roberto 21-07-2024
➨ Iscrivetevi al nostro canale Telegram: https://t.me/spazio_70Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/spazio-70--4704678/support.Aula Magna Rettorato Università degli Studi Roma Tre, 12 gennaio 2006. Presentazione del libro-intervista «La mia Costituzione. Dai padri costituenti al mestiere di voltagabbana. Dai principi fondamentali ai tentativi di riforma in contrasto con la democrazia» (Oscar Luigi Scalfaro, Guido Dell'Aquila. Passigli Editori) Interventi di: Guido Fabiani (Rettore Università degli Studi Roma Tre), Guido Dell'Aquila (giornalista parlamentare), Oscar Luigi Scalfaro (Presidente Emerito della Repubblica e Senatore a vita).Tra i temi toccati durante il dibattito: 1) Perché l'assemblea costituente?; 2) Dallo statuto albertino al fascismo; 3) «Il fascismo è andato al potere nel rispetto assoluto delle norme in vigore»; 4) Giacomo Matteotti; 5) Gli anni Trenta; 6) Il 1938 e le leggi razziali; 7) Il 1940 e la dichiarazione di guerra; 8) «Si sbaglia tutto quando si crede di domare un prepotente cedendo»; 9) L'8 settembre; 10) «Lo statuto albertino? Era stato sepolto dalle istituzioni della dittatura»; 11) «Le istituzioni della dittatura alla fine della guerra? Cadute con la dittatura. Era quindi indispensabile una assemblea di popolo con il compito di scrivere la nuova carta costituzionale»; 12) Sulla maggioranza che elaborò e votò la Costituzione; 13) Sui «do di petto lanciati da chi non conosce la musica»; 14) «Il denominatore comune all'interno della costituente? E' sulla constatazione della persona umana»; 15) «La condizione della persona umana nella dittatura? E' miserevole»; 16) «Costoro hanno sofferto insieme»; 17) De Gasperi e Nenni; 18) «L'Italia ripudia la guerra». Un articolo della Costituzione superato?; 19) Sul rapporto tra «politica e affari»; 20) Sul progetto di riforma costituzionale (XIV legislatura 2001-2006)L'evento, qui riproposto in file Mp3, è stato originariamente trasmesso dall'emittente «NessunoTv».
In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa». All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa». All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
L'ondata di trasformazioni epocali che travolgerà quel che resta del piccolo mondo antico novecentesco richiede un enorme sforzo di ribaltamento delle mentalità, oltre che di innovazione tecnologica.Occorre licenziare i padroni che vivono di mediocrità provinciale, di relazioni squallide, di piccole angherie, di privilegi familiari, di appartenenze tribali, di sotterfugi da treccartari. Costoro sono incistati non solo nelle aziende, ma anche nelle istituzioni, nei partiti, nelle associazioni, nelle università, nella PA, nei media,nella magistratura. Incrostazioni tossiche sopravvissute fin troppo a lungo che zavorrano la capacità e la voglia dei giovani e dei professionisti brillanti di far emergere l'Italia dai gorghi del declino.Ne abbiamo parlato con Marco Bentivogli, leader di Base Italia in una puntata di eccezionale valenza non solo economica, ma anche civile.
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: I genitori del cieco18 I capi giudei, però, non volevano credere che prima fosse stato cieco, finché non chiamarono i suoi genitori 19 e li interrogarono: «È vostro figlio questo? È nato proprio cieco? Se è così, come mai ora ci vede?»20 I genitori risposero: «Questo è senzʼaltro nostro figlio nato cieco, 21 ma non chiedeteci come abbia fatto a riacquistare la vista, o chi lʼabbia guarito. È grande abbastanza per spiegarsi da solo. Chiedetelo a lui!»22-23 Parlavano così, perché avevano paura dei capi giudei. Costoro, infatti, avevano proibito alla gente di dire che Gesù era il Messia, pena la scomunica.Support the show
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Luca +In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa».All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.Parola del Signore.
Dal Vangelo di Luca 7,1-10 In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa».All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito. --- Send in a voice message: https://podcasters.spotify.com/pod/show/vangelo/message
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: "Egli e' il Dio dei vivi"Dibattito sulla risurrezione27 Poi si avvicinarono alcuni sadducei, i quali negano che ci sia risurrezione[g], e lo interrogarono, dicendo: 28 «Maestro, Mosè ci ha prescritto: “Se il fratello di uno muore, avendo moglie ma senza figli[h], il fratello di lui ne prenda la moglie e dia una discendenza a suo fratello[i]”. 29 C'erano dunque sette fratelli. Il primo prese moglie e morì senza figli. 30 Il secondo pure la sposò[j], 31 poi il terzo[k]; e così, fino al settimo, morirono senza lasciare figli. 32 Infine morì[l] anche la donna. 33 Nella risurrezione, dunque, di chi sarà moglie quella donna[m]? Perché tutti e sette l'hanno avuta per moglie». 34 Gesù [, rispondendo,] disse loro: «I figli di questo mondo sposano e sono sposati, 35 ma quelli che saranno ritenuti degni di aver parte al mondo avvenire e alla risurrezione dai morti non prendono né danno moglie; 36 neanche possono più morire perché sono simili agli angeli e sono figli di Dio, essendo figli della risurrezione. 37 Che poi i morti risuscitino, lo dichiarò anche Mosè nel passo del pruno, quando chiama il Signore, Dio di Abraamo, Dio di Isacco e Dio di Giacobbe[n]. 38 Ora, egli non è Dio di morti, ma di vivi; perché per lui tutti vivono». 39 Alcuni scribi, rispondendo, dissero: «Maestro, hai detto bene». 40 E non osavano più fargli alcuna domanda.Gesù e gli scribi41 Ed egli disse loro: «Come mai si dice che il Cristo è Figlio di Davide? 42 Poiché Davide stesso, nel libro dei Salmi, dice:“Il Signore ha detto al mio Signore: ‘Siedi alla mia destra,43 finché io abbia posto i tuoi nemici come sgabello dei tuoi piedi'”[o].44 Davide dunque lo chiama Signore; come può essere suo figlio?»45 Mentre tutto il popolo lo ascoltava, egli disse ai {suoi} discepoli: 46 «Guardatevi dagli scribi, a cui piace passeggiare in lunghe vesti, e che amano i saluti nelle piazze, i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei conviti; 47 essi divorano le case delle vedove e fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra. Costoro riceveranno una condanna maggiore».Support the show
Benvenuti ai 4 Vangeli-letture in 1 anno 5 gg a settimanaOggi: La parabola dei vignaioliDubbi sull'autorità di Gesù Cristo20 Uno di quei giorni, mentre insegnava al popolo nel tempio ed evangelizzava, sopraggiunsero i capi dei sacerdoti e gli scribi con gli anziani, e gli parlarono così: 2 «Dicci con quale autorità fai queste cose, o chi ti ha dato questa autorità». 3 Ed egli rispose loro: «Anch'io vi farò una domanda. Ditemi: 4 il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini?» 5 Ed essi ragionavano così tra di loro: «Se diciamo: “Dal cielo”, egli ci dirà: “Perché[a] non gli credeste?” 6 Ma se diciamo: “Dagli uomini”, tutto il popolo ci lapiderà, perché è persuaso che Giovanni fosse un profeta». 7 E risposero di non sapere da dove venisse. 8 Gesù disse loro: «Neppure io vi dico con quale autorità faccio queste cose».Parabola dei vignaiuoli9 Poi cominciò a dire al popolo questa parabola: «Un uomo piantò una vigna, la affittò a dei vignaiuoli e se ne andò in viaggio per molto tempo. 10 Al tempo della raccolta[b] mandò un servo da quei vignaiuoli perché gli dessero una parte del frutto della vigna; ma i vignaiuoli, dopo averlo percosso, lo rimandarono a mani vuote. 11 Egli mandò un altro servo; ma dopo aver percosso e insultato anche questo, lo rimandarono a mani vuote. 12 Egli ne mandò ancora un terzo; e quelli, dopo aver ferito anche questo, lo scacciarono. 13 Allora il padrone della vigna disse: “Che farò? Manderò il mio diletto figlio; forse a lui porteranno rispetto[c]”. 14 Ma quando i vignaiuoli lo videro, fecero tra di loro questo ragionamento: “Costui è l'erede; [venite,] uccidiamolo, affinché l'eredità diventi nostra”. 15 E lo cacciarono fuori dalla vigna e lo uccisero. Dunque che cosa farà loro il padrone della vigna? 16 Verrà e sterminerà quei vignaiuoli, e darà la vigna ad altri». Essi, udito ciò, dissero: «Non sia mai!»17 Ma egli li guardò in faccia e disse: «Che significa dunque ciò che sta scritto:“La pietra che i costruttori hanno rifiutata è quella che è diventata pietra angolare[d]”?18 Chiunque cadrà su quella pietra si sfracellerà, ed essa stritolerà colui sul quale cadrà».19 In quella stessa ora gli scribi e i capi dei sacerdoti cercarono di mettergli le mani addosso, ma temettero il popolo[e]; perché capirono che egli aveva detto quella parabola per loro.Il tributo a Cesare20 Si misero a osservare Gesù e gli mandarono delle spie che fingessero di essere giusti per coglierlo in fallo su una sua parola e consegnarlo, così, all'autorità e al potere del governatore. 21 Costoro gli fecero una domanda: «Maestro, noi sappiamo che tu parli e insegni rettamente, e non hai riguardi personali, ma insegni la via di Dio secondo verità. 22 Ci è lecito, o no, pagare il tributo a Cesare?» 23 Ma egli, accortosi del loro tranello, disse loro:[f] 24 «Mostratemi un denaro. Di chi porta l'effigie e l'iscrizione?» Ed essi [, rispondendo,] dissero: «Di Cesare». 25 Ed egli a loro: «RendSupport the show
PENDENTE: Rubrica su Cinema, letteratura, fumetto ed esperienze culturali
L'Estate è ancora lunga e quindi mi concede questo divertissement sul Pendente, rimembrando le mie esperienze da videogiocatore. Dai magici (o quasi) anni '90 fino al cupo 2023, ecco una rassegna a tema videoludico tutta per voi. Divertitevi! In una Shanghai piovosa e tetra, ci sono due figure pronte a seminare morte e sofferenza dietro di loro. Costoro sono Kane e Lynch, due uomini spezzati protagonisti di un videogioco crudo e spietato che sembra guardare ai migliori titoli del genere come i film di Michael Mann. Link per iscriversi ai servizi di Amazon: http://www.amazon.it/amazonprime?tag=pendente90-21 https://www.amazon.it/music/unlimited?tag=pendente90-21 https://www.primevideo.com/offers/ref=atv_nb_lcl_it_IT?tag=pendente90-21 https://www.amazon.it/kindle-dbs/hz/signup?tag=pendente90-21 http://www.amazon.it/joinstudent?tag=pendente90-21 https://www.primevideo.com/offers/nonprimehomepage/ref=atv_nb_lcl_it_IT?_encoding=UTF8&tag=exampleAssociateStoreID-21?tag=pendente90-21 https://www.amazon.it/tbyb/huc?pf=1&tag=AssociateTrackingID?tag=pendente90-21
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=5247SAN TOMMASO E IL SENSO LETTERALE DELLA BIBBIA di Fabrizio CannoneL'estate direi che è la stagione più propizia per la lettura e la meditazione. Le vacanze, il tempo libero, il fattore climatico, un certo legittimo desiderio di evasione ed infine l'importanza - avvertita soprattutto dalle persone profonde - di formarsi e di riflettere.San Tommaso è di uno quegli autori che difficilmente si riescono ad esaurire in una sola esistenza. Leggere tutte le opere di Manzoni, di Petrarca, di Pirandello o di Shakespeare, è difficile, ma non è impossibile. E c'è chi c'è riuscito senza pena, in anni di intense letture.Le opere di Tommaso d'Aquino hanno una profondità, una vastità e una complessità difficilmente raggiungibile, e molti studiosi tomisti mi hanno rivelato di aver impiegato molti anni per leggere la sola Summa teologica, il testo sicuramente più autorevole dell'immenso teologo italiano (oggi disponibile, in 4 volumi, ed in una nuova eccellente traduzione, a cura delle ESD di Bologna).Ma san Tommaso oltre che teologo (Summa theologiae, Commento alle Sentenze e Summa contra Gentiles), fu anche filosofo (con i celebri studi su Aristotele, Boezio e gli undici volumi delle Quaestiones Disputatae) e ottimo esegeta della Sacra Scrittura.Quest'ultima sua caratteristica è la meno nota e forse un minimo anche la meno riconosciuta da certi teologi della Chiesa. Costoro, per varie diverse ragioni, sono ostili alla Scolastica medievale e vorrebbero - pazzescamente, il faut le dire - ridurre Tommaso ad una sorta di Aristotele cattolico, né biblico, né realmente "cristiano" poiché carente di impregnazione scritturistica nelle sue opere.LA REALTÀ È ESATTAMENTE ALL'OPPOSTONon solo tutte le opere di san Tommaso, ove più ove meno, sono delle riflessioni che tengono conto della Rivelazione divina e dei dogmi della fede, ma l'Angelico ha anche "commentato alcuni libri biblici, in particolare Isaia, Geremia, i primi cinquanta Salmi, Giobbe, i Vangeli di san Matteo e di san Giovanni e le Lettere di san Paolo" (Tommaso d'Aquino, Commento al Vangelo secondo Matteo, Edizioni Studio Domenicano, Bologna, 2018, 2 volumi, di pagine 1194 ciascuno, euro 98, p. 5).E non è davvero poco, specie in mancanza di web, pc ed altre moderne facilitazioni.Il domenicano Roberto Coggi, traduttore del libro, nota con legittimo stupore che mentre "Tutti questi commenti sono stati tradotti in qualche lingua moderna [ovviamente nel Medioevo si scriveva in latino]", fa eccezione, "stranamente, il Vangelo di san Matteo", benché il Commento di san Tommaso non sia "per nulla inferiore agli altri" (p. 5).Secondo il sacerdote, il Commento al Vangelo secondo Matteo risale al secondo periodo parigino di san Tommaso, probabilmente proprio al biennio 1269-1270, pochi anni prima dunque della morte dell'Autore, avvenuta presso l'abbazia di Fossanova, nel 1274.La dotta introduzione di padre Coggi si diffonde sulle caratteristiche testuali e critiche dell'opera tomistica, notando per esempio che alcuni brevi passaggi del Commento non sarebbero dell'Aquinate, ma di un certo "Pietro di Scala, un domenicano della fine del XIII secolo" (p. 6).IL SENSO LETTERALE DELLA SACRA SCRITTURA È IL PRIMO E IL PIÙ IMPORTANTEQuello che ci pare ancora più rilevante, vista la crisi spaventosa dell'esegesi cattolica attuale, è il valore che il Dottore Comune della Chiesa dà al senso letterale della Sacra Pagina. "Fra i quattro sensi della Scrittura, letterale o storico [il I], allegorico, cioè dogmatico [il II], morale [il III] e anagogico, cioè rivolto alle realtà future [il IV], san Tommaso, come suo solito, dà la priorità al senso letterale, essendo convinto che esso è il solo adattabile alle necessità dell'argomentazione teologica, e inoltre che ogni interpretazione spirituale (...) deve essere confermata dall'interpretazione letterale, in modo da evitare qualsiasi rischio di errore" (p. 7, corsivo nostro).Non crediamo che l'esegesi del Novecento, pur tra tante conquiste e scoperte, abbia seguito il consiglio di san Tommaso in materia di interpretazione biblica. E neppure siamo in grado di dire se tale principio assiomatico dell'esegesi cattolica - assieme a quello duplice dell'ispirazione-inerranza - sia ben integrato negli stesso documenti ufficiali recenti, come L'interpretazione della Bibbia nella Chiesa (Pontifica Commissione Biblica, Libreria Editrice Vaticana, 1993). Anzi, temiamo che la crisi epocale dell'esegesi sia dovuta proprio all'oblio, più o meno volontario, dei 3 principi summenzionati: primato del senso letterale, ispirazione (che fa di Dio l'autore principale di tutta la Scrittura canonica, dalla Genesi all'Apocalisse) e la totale inerranza del Testo sacro.Ci si permetta una breve riflessione, proprio a partire da san Tommaso esegeta sul senso profondo e dimenticato dell'autentica ispirazione biblica.IL PREVALERE DI ESEGETI CON POCA FEDEIl 23 aprile 1993, Giovanni Paolo II, durante un'udienza commemorativa del centenario della Providentissimus Deus di Leone XIII e del cinquantenario della Divino afflante Spiritu di Pio XII - le due encicliche che fondarono in qualche modo l'esegesi critica dei cattolici - disse che "l'interpretazione della Sacra Scrittura è di una importanza capitale per la fede cristiana e la vita della Chiesa" (n. 1).E sottolineava giustamente che "La Chiesa non teme la critica scientifica" (n. 4), ed "attribuisce una grande importanza allo studio storico-critico della Bibbia" (n, 7), fino a parlare, con linguaggio ardito, "dei condizionamenti umani della Parola di Dio" (n. 8). Ma nell'esegesi prevalente oggi questi 'condizionamenti umani' sono giunti a far dire all'esegeta cattolico, che non possiamo conoscere l'intenzione degli autori dei Sacri testi, e neppure saperne l'identità, l'origine e gli scopi. Fino al punto che tale condizionamento potrebbe aver causato degli errori fattuali (di tipo storico, cronologico, scientifico o culturale) nella Scrittura, negando così implicitamente sia il dogma dell'ispirazione biblica, sia il suo corollario immediato, ovvero la sua inerranza assoluta (in tutti gli ambiti e non solo in quello dogmatico-morale).Giovanni Paolo II però, in quel Discorso, parlava proprio di ciò che larga parte dell'esegesi scientifica attuale non vuol più sentire, cioè della doverosa "fedeltà alla Chiesa" (n. 10), che consiste nel "situarsi risolutamente nella corrente della grande Tradizione che, sotto la guida del Magistero, assicurato da un'assistenza speciale dello Spirito Santo" (n. 10), interpreta autorevolmente i testi. Il papa collega persino la virtù personale che l'esegeta cattolico deve perseguire e il suo lavoro di esegeta. Risulta infatti "necessario che lo stesso esegeta percepisca nei testi la parola divina, e questo non gli è possibile che nel caso in cui il suo lavoro intellettuale venga sostenuto da uno slancio di vita spirituale (...). Lo studio scientifico dei soli aspetti umani dei testi può far dimenticare che la parola di Dio invita ognuno ad uscire da se stesso per vivere nella fede e nella carità" (n. 9).Questa dimenticanza dal 1993 ad oggi è diventata legione. L'Angelico, con la sua interpretazione magistrale del Vangelo di Matteo, contribuirà, ne siamo certi, alla ripresa di quella grande corrente della Tradizione, che dalla Patristica ad oggi, non si è mai interrotta, nonostante il prevalere di esegeti con poca fede e nulla carità.
Predicazione espositiva del Pastore Jonathan Whitman su Romani capitolo 16 versetti da 17 a 20. Registrata presso il Centro Evangelico Battista di Perugia il 13 Novembre 2022.Titolo del messaggio: "Tre atteggiamenti di una chiesa sana"ROMANI 16 V17-2017 Ora vi esorto, fratelli, a tener d'occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l'insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro. 18 Costoro, infatti, non servono il nostro Signore Gesù Cristo, ma il proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore dei semplici. 19 Quanto a voi, la vostra ubbidienza è nota a tutti. Io mi rallegro dunque per voi, ma desidero che siate saggi nel bene e incontaminati dal male. 20 Il Dio della pace stritolerà presto Satana sotto i vostri piedi. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi.
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
Il Vangelo riporta le due ultime invettive di Gesù contro gli scribi. Costoro, non contenti di imporre agli altri obblighi che essi non osservano, mantengono lo stesso atteggiamento di quelli che in tempi passati non ascoltarono i profeti e li uccisero. "Guai a voi che costruite i sepolcri dei profeti". Sarebbe un onore costruire sepolcri a persone da venerare, ma nelle parole di Gesù c'è un pizzico di ironia. Se i loro padri hanno ucciso i profeti per non convertirsi, ora loro, invece di essere testimoni della sapienza di Dio, portano a consumazione il mistero di iniquità come i loro padri, soffocando la Parola ascoltata. "Per questo la sapienza di Dio ha detto: "Manderò loro profeti e apostoli e ne uccideranno e ne perseguiteranno". La sapienza di Dio da sempre sa di essere perseguitata e uccisa: è la sapienza della croce. "Guai a voi, dottori della legge che avete presa la chiave della scienza! Voi non siete entrati e l'avete impedito a quelli che volevano entrarvi". La chiave è la conoscenza di quel Dio che è misericordia in Gesù, che ora si manifesta loro. Essi non ci sono entrati, perché hanno e danno l'immagine di un Dio senza misericordia. Perciò: "sarà domandato conto del sangue dei profeti". Questa espressione sottolinea come alla generazione di Gesù, verrà chiesto conto del sangue di tutti i giusti di tutti i tempi. Infatti il mistero del male si consuma nell'ora della sua passione. Questa è l'opera del Signore. "Padre perdona loro perché non sanno quello che fanno", voce che si fa voce nello Spirito di tutti i profeti, consegnati all'estrema testimonianza. Infatti la Divina Provvidenza dispose di non limitare la sua bontà al suo Figlio diletto, ma di espanderla, per mezzo di lui, a molte altre creature, perché lo adorassero e lo lodassero per l'eternità insieme a tutti i fratelli. Questa è la chiave che ci è stata riconsegnata.
Dal Vangelo secondo LucaIn quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va'!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa' questo!”, ed egli lo fa».All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.Parola del Signore
Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va'!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa' questo!”, ed egli lo fa». All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Luca +In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa».All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.Parola del Signore.
Liturgia della Settimana - Il Commento e il Vangelo del giorno
In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano •, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa». All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
Dal Vangelo di Luca 7,1-10 In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma dì una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va'!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa' questo!”, ed egli lo fa». All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito. --- Send in a voice message: https://anchor.fm/vangelo/message
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7062NO AI TRANS NELLE GARE FEMMINILI DI NUOTO E DI RUGBY (PRESTO NEMMENO CALCIO E ATLETICA?) da Provita & FamigliaNegli ultimi mesi si erano moltiplicate le polemiche e le proteste per la partecipazione di atleti maschi transgender alle gare di nuoto femminili e in molti avevano chiesto di porre fine a questo fenomeno che discrimina e penalizza le atlete.Alla fine la FINA (Federazione internazionale di nuoto) ha ascoltato le voci di protesta e ha deciso di impedire agli atleti transgender di competere nelle gare ufficiali femminili se hanno attraversato qualsiasi fase della pubertà maschile. La nuova policy richiede che i concorrenti transgender abbiano completato la transizione di sesso all'età di 12 anni per poter competere nelle competizioni femminili.La Federazione ha anche annunciato che verrà creata una categoria "aperta" nelle competizioni riservata a tutti i nuotatori la cui identità di genere è diversa dal sesso di nascita.Brent Nowicki, direttore esecutivo della Federazione, ha affermato che il loro approccio nella stesura di questa policy è stato completo, inclusivo, basato sulla scienza e, soprattutto, sull'equità competitiva.Nota di BastaBugie: ecco altre notizie sul "gaio" mondo gay... sempre meno gaio.ANCHE NEL RUGBY BANDITI GLI ATLETI TRANSLa questione dell'invasione di maschi trans nello sport femminile sembra fortunatamente essersi avviata verso la soluzione più ragionevole e diversi organi internazionali hanno iniziato a muoversi per proteggere i diritti delle atlete.Ora anche l'International Rugby League (IRL) ha infatti deciso di vietare agli atleti maschi transgender di partecipare a eventi sportivi femminili. L'annuncio dell'IRL è arrivato appena poche ore quello della Federazione internazionale di nuoto (FINA), che lunedì ha istituito un divieto simile per i nuotatori transgender.I membri della federazione hanno comunicato che "nel raggiungere questa posizione, l'IRL, che ha esaminato per l'ultima volta la questione della partecipazione degli atleti transgender alla lega internazionale di rugby nel gennaio-febbraio 2021, ha preso in considerazione diversi sviluppi rilevanti nello sport mondiale, tra cui la pubblicazione da parte del CIO del suo Framework del novembre 2021 sull'equità, la non discriminazione e l'inclusione sulla base dell'identità di genere e delle variazioni di sesso.L'IRL ha affermato che era una sua responsabilità bilanciare il diritto dell'individuo a partecipare con il rischio percepito per gli altri partecipanti e garantire che tutti ricevano un'equa udienza.(Provita & Famiglia, 23 giugno 2022)ANCHE CALCIO E ATLETICA VOGLIONO PROTEGGERE LE DONNE DAI TRANSLa FIFA, ovvero l'organo di governo del calcio mondiale e la Federazione internazionale dell'Atletica Leggera stanno rivedendo le loro politiche pro-transgender dopo la svolta di qualche giorno fa da parte della FINA, la federazione internazionale di nuoto.La Fina, infatti, cambiando finalmente e fortunatamente rotta, ha deciso di limitare la partecipazione degli atleti transgender alle competizioni femminili, per non discriminare le donne. Sebastian Coe, presidente di World Athletics, ha detto alla BBC che il consiglio dell'organizzazione ha discusso i regolamenti a fine dell'anno e ha elogiato il suo collega della Fina per la decisione presa.Un atteggiamento simile sembra stia prendendo la Fifa. Un portavoce, infatti, avrebbe dichiarato che c'è un cambiamento "in corso". Non ha rivelato dettagli o particolari, ma è emerso che la Fifa sta prendendo in esame le indicazioni di esperti medici, legali, scientifici, delle prestazioni e dei diritti umani e anche della posizione del Comitato olimpico internazionale (CIO) proprio per rivedere le politiche pro-transgender al fine di evitare qualsiasi discriminazioni per le donne.Il vento sta, finalmente, cambiando? C'è da augurarselo.(Provita & Famiglia, 26 giugno 2022)COSA C'È DI INSOPPORTABILE NEL ''MATRIMONIO'' TRA PAOLA TURCI E FRANCESCA PASCALE?C'è qualcosa di insopportabile intorno a quelle che tutti chiamano le "nozze" della cantante Paola Turci e di Francesca Pascale, l'ex "fidanzata" di Silvio Berlusconi. Qualcosa di ancora più insopportabile della morbosa copertura dell'evento da parte di giornali e tv, che per settimane ci hanno scassato l'anima su tutti i dettagli di questa "splendida storia d'amore", e poi sulla cerimonia e su quanta gioia si riversa sull'umanità intera a causa di questo "matrimonio".Matrimonio? Ecco la cosa ancora più insopportabile: quelli che si preoccupano solo di precisare che non di matrimonio si tratta, ma di unione civile. E ti spiegano che la legge italiana non permette di chiamare matrimonio (che è solo fra uomo e donna) quella che è una semplice unione fra persone dello stesso sesso. E chiedono quindi alla stampa di usare la terminologia corretta. Sono magari gli stessi, soprattutto cattolici, che hanno sempre sostenuto il sì alle unioni civili "basta che non si confondano con il matrimonio e la famiglia".Al che ti chiedi se costoro siano più ingenui o ipocriti. Perché è vero: tecnicamente in Italia c'è una differenza tra matrimonio e unione civile, ma nella sostanza? L'unica vera differenza concreta sta nel divieto - per i civiluniti - di adottare bambini, divieto peraltro aggirabile. Per il resto diritti e doveri sono gli stessi (anzi, tra civiluniti non c'è l'obbligo di fedeltà come nel matrimonio). E allora a cosa serve mettersi a discutere se il riferimento è all'articolo 29 della Costituzione o all'articolo 2?La realtà è che è solo una questione di tappe. Introdurre subito il matrimonio omosessuale - o egualitario - sarebbe stato un boccone troppo difficile da digerire in una sola volta. Così, come è stato per altri paesi prima dell'Italia, si comincia con l'approvazione di una legge sull'unione civile: nel linguaggio comune, dei media, si comincia però a chiamarlo matrimonio, "civiluniti" sparisce dal linguaggio comune per lasciare spazio a "sposi", e nel frattempo il concetto di "famiglia arcobaleno" si è già affermato; infine si arriva all'approvazione di una legge che prende atto della realtà e cambia anche la terminologia, matrimonio e basta. Senza che nessuno obietti perché tanto ci si è già abituati a considerarlo tale e anzi, ci si chiederà stupiti e scandalizzati come mai prima si chiamava unione civile.Tutto il can can pubblicitario intorno alla coppia Turci-Pascale - uno spazio che neanche per Diana e Carlo d'Inghilterra - proprio a questo serve: a far entrare nella testa la parola matrimonio riferita a una unione omosessuale (magari ricordando che c'è ancora un passo da fare per arrivare alla piena uguaglianza). Così come era stato poche settimane prima per l'altra coppia omo molto celebrata: il giornalista Alberto Matano con il "suo" Riccardo Mannino.Era una strada segnata fin dall'inizio, e a questa deriva hanno pesantemente concorso politici cattolici e persino pastori (non dimenticheremo i fantastici editoriali di Avvenire sul grande contributo che unioni omosessuali stabili danno alla società), che hanno giustificato e valorizzato le unioni civili, facendo credere che basti giocare sui termini per salvare l'unicità della famiglia.Costoro, invece di fare equilibrismi impossibili sull'uso delle parole, avrebbero dovuto e dovrebbero ora rileggersi quanto il Magistero (e sottolineo Magistero, non l'opinione personale di questo o quel vescovo) ha chiaramente affermato sul tema delle unioni fra persone dello stesso sesso, e troviamo sintetizzato nel documento della Congregazione per la Dottrina della Fede del 2003, "Considerazioni circa i progetti di riconoscimento legale delle unioni tra persone omosessuali".Citiamo solo la conclusione: «La Chiesa insegna che il rispetto verso le persone omosessuali non può portare in nessun modo all'approvazione del comportamento omosessuale oppure al riconoscimento legale delle unioni omosessuali. Il bene comune esige che le leggi riconoscano, favoriscano e proteggano l'unione matrimoniale come base della famiglia, cellula primaria della società. Riconoscere legalmente le unioni omosessuali oppure equipararle al matrimonio, significherebbe non soltanto approvare un comportamento deviante, con la conseguenza di renderlo un modello nella società attuale, ma anche offuscare valori fondamentali che appartengono al patrimonio comune dell'umanità. La Chiesa non può non difendere tali valori, per il bene degli uomini e di tutta la società».Il giudizio della Chiesa è sempre stato chiaro, stare oggi a disquisire su quale parola usare è solo patetico. E, appunto, insopportabile.(Riccardo Cascioli, La Nuova Bussola Quotidiana, 4 luglio 2022)
Il cybercrime cresce a dismisura ogni anno e l'Italia non fa eccezione: molti MSP segnalano che i propri clienti cadono vittime di attacchi e truffe. In particolare a causa di truffe BEC e IBAN scam migliaia di aziende perdono denaro, spesso senza poterlo recuperare Ne parliamo con Cesare Burei, CEO di Margas, con Mauro Brunello, co-fondatore di Infotre, e con Claudio Panerai, responsabile del portfolio di Achab, per la rubrica “SpuntIT”. Tutti i dettagli sul sito di RadioAchab.
Ma non avendoli trovati, trascinarono Giasone e alcuni fratelli davanti ai magistrati della città, gridando: Costoro, che hanno messo sottosopra il mondo, sono venuti anche qui (Atti 17:6).Informazioni: rigatio.it
Un antichissimo racconto Cinese taoista narra di un contadino che viveva in un povero villaggio di campagna.Egli era considerato molto ricco perché possedeva un cavallo per arare la terra e per trasportare oggetti.Un giorno il cavallo scappò e tutti i vicini esclamarono: “Che disgrazia!”, ma il contadino disse semplicemente:“Forse”.Alcuni giorni dopo il cavallo ritornò, portandosene dietro altri due e tutti i vicini si rallegrarono della buona fortuna del contadino, ma egli disse semplicemente:“Forse”.Il giorno seguente, il figlio del contadino cercò di salire in groppa a uno dei due cavalli selvaggi; il cavallo lo fece cadere e il ragazzo si ruppe una gamba.Tutti i vicini manifestarono nuovamente al contadino il loro dispiacere per la disgrazia che gli era toccata, ma nuovamente il contadino disse:“Forse”.La settimana successiva, vennero al villaggio dei funzionari governativi in cerca di uomini da mandare sotto le armi.Costoro scartarono il figlio del contadino, perché aveva una gamba rotta, quando i vicini si rallegrarono della sua fortuna, il contadino disse:“Forse”.
Partendo da una sbronza piuttosto pesante, Filippo Roncaccia immagina un passaggio notturno presso il self service di un distributore di carburanti. Ancora preso dai “postumi” della sbornia, non può fare a meno di notare quanto sia aumentato il costo della benzina verde mentre il rifornimento alla propria vettura sta terminando troppo rapidamente. Aiutato dalla gradazione alcoolica di quello che ha bevuto, uno scatto repentino quanto inusitato di rabbia lo porta ad assalire la colonnina del distributore; cieco d’ira e totalmente arreso all'aggressività, inizia a colpire e afferrare più e più volte il guscio di rivestimento della colonnina stessa e finisce per staccarlo dal supporto. Sempre più stralunato e stupito da tutto quanto, mette a terra quella calotta e poi, andando per tirare fuori dal serbatoio la pistola del distributore, s'accorge che aggrappato alla colonnina della pompa c'è un gruppo di persone dall'aria grottesca e strana. Costoro si mostrano indispettiti per essere stati scoperchiati e uno di essi si rivolge in tono aggressivo al narratore intimandogli di rimettere al proprio posto la calotta e andarsene via. Il nostro, invece, insiste a restare cercando di capire chi sia quella gente, intuendo tuttavia che la loro strana presenza possa entrarci non poco con l'aumento del costo della benzina. Infatti, dal colloquio surreale, stralunato e per molti versi comico con un'altra componente del gruppo emerge che tutti i sovrapprezzi messi sui carburanti servono a ripianare, con intestazioni sfrontate e oramai senza senso, tutti i costi di bilancio sommersi e ingiusti a cui altrimenti il governo non potrebbe rimediare
Perché occorre cercare di vivere in armonia? Perché si tratta di uno stato che scatena nell'organismo una serie di reazioni psico-chimiche, e tutti i processi fisiologici si svolgono allora più correttamente. Vivere in armonia significa decidersi a sperimentare le potenze dello spirito, le potenze dell'anima, le potenze del pensiero e del sentimento sul corpo fisico. Quanti demoliscono la propria salute perché continuano a nutrire dentro di sé pensieri e sentimenti caotici! Costoro ignorano che si tratta di forze malefiche che li stanno distruggendo, e continuano a cercare altrove la causa delle proprie malattie. Come far loro capire che spesso sono i loro pensieri e i loro sentimenti a renderli malati? Smettendo di nutrirli ed esercitandosi a introdurre in se stessi l'armonia, a respirarla e a impregnarsene, si sentiranno subito meglio. ~Omraam Mikhaël Aïvanhov
Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede – dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: “Va'!”, ed egli va; e a un altro: “Vieni!”, ed egli viene; e al mio servo: “Fa' questo!”, ed egli lo fa». All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premi il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno e condividi con altri se vuoi -+ Dal Vangelo secondo Luca +In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao.Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga».Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa».All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.Parola del Signore.Parola del Signore.
Nel mondo della protezione degli endpoint si avvicendano una serie di acronimi che se da un lato rappresentano nuove tecnologie, dall'altro rischiano di lasciare chi si occupa di IT in uno stato di incertezza. Ne parliamo con Claudio Panerai, responsabile del portfolio di Achab, e Alessio Banich, sales engineer di BlackBerry, per la rubrica "SpuntIT". Tutti i dettagli sul sito di RadioAchab.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=510IL RACCONTO DEI MAGI: UNA STORIA REALEErano tre fratelli: Melchiorre, che regnava sui persiani, Baldassare, che dominava sugli indiani, e Gaspare, che comandava sul paese degli arabidi Vitaliano MattioliLa festa che si occupa di questo episodio viene chiamata "Epifania", vocabolo che significa "manifestazione del Signore". In oriente viene chiamata con il vocabolo più appropriato "Teofania", manifestazione della divinità del Signore.E' in rapporto a questo significato che in quel giorno si ricordano le tre grandi manifestazioni di Cristo-Dio: l'adorazione dei Magi, il battesimo di Gesù (anche se questa festa oggi è spostata alla domenica seguente) ed il miracolo di Cana.Di queste tre manifestazioni l'episodio dell'adorazione dei magi ha finito col prevalere diventando in occidente l'unico tema della festa, come si deduce dalle omelie del papa S. Leone Magno.Per divina ispirazione i magi hanno visto in quel bambino, presentato a loro dalla madre Maria, l'atteso delle Genti ed il figlio di Dio.Con il tempo tale festa ha assunto anche una connotazione missionaria: manifestazione di Cristo-Dio al mondo pagano. I Magi sono visti dalla tradizione cristiana come la 'primitia gentium', i primi fra i pagani ad aver riconosciuto e adorato il Signore. Per questo il loro culto fu tanto fortunato, diffuso e radicato tra i convertiti dal paganesimo.Il tema dell' "Adorazione" è diventato uno dei classici nell'arte. Solo due riferimenti tra i tanti. Il primo è il già ricordato sarcofago di Adelfia, dove la scena dei magi si riscontra due volte: sul coperchio e sotto il clipeo. Qui la Madonna appare seduta in cattedra e tiene in braccio il Bambino, che si protende nell'atto di ricevere la corona d'oro gemmata offerta dal primo dei tre Magi. L'altro è il meraviglioso mosaico di S. Apollinare Nuovo in Ravenna.Anche in questo caso la data è probabilmente presa da una festività egiziana. Ci narra infatti Epifanio di Salamina (+ 403) che in Egitto nella notte tra il 5/6 gennaio si celebrava la nascita del dio Sole Aion dalla vergine Kore e contemporaneamente si celebrava la il culto del Nilo.MITO O REALTÀDiverse volte in quel giorno la gente mi domanda: "Padre, i re magi sono veramente esistiti o si tratta di una leggenda?".Vediamo prima il racconto evangelico:"Gesù nacque a Betlemme di Giudea, al tempo del re Erode. Alcuni Magi giunsero da oriente a Gerusalemme e domandavano: Dov'è il re dei Giudei che è nato? Abbiamo visto sorgere la sua stella, e siamo venuti per adorarlo. All'udire queste parole, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Riuniti tutti i sommi sacerdoti e gli scribi del popolo, s'informava da loro sul luogo in cui doveva nascere il Messia. Gli risposero: A Betlemme di Giudea, perché così è scritto per mezzo del profeta:E tu, Betlemme, terra di Giuda,non sei davvero il più piccolo capoluogo di Giuda:da te uscirà infatti un capoche pascerà il mio popolo, Israele.Allora Erode, chiamati segretamente i Magi, si fece dire con esattezza da loro il tempo in cui era apparsa la stella e li inviò a Betlemme esortandoli: Andate e informatevi accuratamente del bambino e, quando l'avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch'io venga ad adorarlo. Udite le parole del re, essi partirono. Ed ecco la stella, che avevano visto nel suo sorgere, li precedeva, finché giunse e si fermò sopra il luogo dove si trovava il bambino. Al vedere la stella, essi provarono una grandissima gioia. Entrati nella casa, videro il bambino con Maria sua madre, e prostratisi lo adorarono. Poi aprirono i loro scrigni e gli offrirono in dono oro, incenso e mirra. Avvertiti poi in sogno di non tornare da Erode, per un'altra strada fecero ritorno al loro paese" (Mt., 2, 1-12).Oltre ai Vangeli 'canonici' (riconosciuti dalla Chiesa come ispirati), ne parlano anche i vangeli apocrifi.Il Protovangelo di Giacomo, probabilmente anteriore al IV secolo, (cap. 21-23); il Libro dell'infanzia del Salvatore, circa IX secolo, (cap. 89-91); il Vangelo dello Pseudo Matteo, verso il VI secolo, (cap. 16-17); il Vangelo Arabo dell'infanzia del Salvatore, circa la metà del VI secolo, (cap. 7-9); il Vangelo Armeno dell'Infanzia, fine VI secolo, (cap. V, 10) che ci riferisce anche i nomi, accettati poi normalmente nella tradizione. Riporto solo la citazione di quest'ultimo: "Un angelo del Signore si affrettò di andare al paese dei persiani per prevenire i re magi ed ordinare loro di andare ad adorare il bambino appena nato. Costoro, dopo aver camminato per nove mesi avendo per guida la stella, giunsero alla meta proprio nel momento in cui Maria era appena diventata madre. E' da sapere che in quel momento il regno persiano dominava sopra tutti i re dell'Oriente per il suo potere e le sue vittorie. I re magi erano tre fratelli: Melchiorre, che regnava sui persiani, poi Baldassare che regnava sugli indiani, ed il terzo Gaspare che dominava sul paese degli arabi".E' anche interessante che il "Libro della Caverna dei Tesori", scritto nel V secolo d.C., ma riferentesi ad un testo siriaco più antico, descrive i Magi come Caldei, re e figli di re, in numero di tre.COMINCIAMO DAL TERMINELa parola 'mago' che si usa per indicare questi personaggi non va identificata con il significato che oggi noi diamo. Il vocabolo deriva dal greco 'magoi' e sta ad indicare in primo luogo i membri di una casta sacerdotale persiana (in seguito anche babilonese) che si interessava di astronomia e astrologia. Potremo meglio nominarli: studiosi dei fenomeni celesti.Nell'antica tradizione persiana i Magi erano i più fedeli ed intimi discepoli di Zoroastro e custodi della sua dottrina. Rivestivano anche un ruolo di primo piano nella religione e vita politica.L'idea del tempo che ciclicamente si rinnova conduceva il mazdeismo (religione della Persia preislamica) alla costante attesa messianica di un 'Soccorritore divino", il ruolo del quale sarebbe stato quello di aprire ciascuna era di rinnovamento e di rigenerazione dopo la fase di decadenza che l'aveva preceduta. In tal senso il mazdeismo si collega all'attesa messianica. In questa religione si attendevano tre successive, arcane figure di salvatori e rigeneratori del tempo futuro: l'ultimo di essi, il 'Soccorritore', sarebbe nato da una vergine discendente da Zarathustra e avrebbe condotto con sé la resurrezione universale e l'immortalità degli esseri umani. Molte leggende accompagnavano il mito del 'Soccorritore', tra le quali: una stella lo avrebbe annunciato.Tenendo conto di questo contesto culturale, non fa meraviglia il comportamento dei magi nella descrizione di Matteo.Il nome generico di provenienza, Oriente, può indicare diverse regioni.La Babilonia, Mesopotamia, dove si studiava specialmente l'astronomia. Si deve tener conto infatti che in seguito alla terribile distruzione di Gerusalemme da parte di Nabucodonosor nel 586, gli ebrei sopravissuti furono deportati in Babilonia, dove rimasero fino alla liberazione da parte di Ciro nel 539. L'influsso ebraico si fece sentire in quella regione, dove tra l'altro anche dopo la liberazione rimasero a vivere diverse famiglie ebraiche, e dove fu compilato il Talmud Babilonese. Sicuramente a Babilonia le attese messianico giudaiche erano conosciute.Sotto questo aspetto potrebbe trattarsi anche della Siria. Seleuco I tra il 305-280 vi aveva fondato la città di Antiochia e vi aveva concentrato numerosi giudei deportati dalla PalestinaUna terza possibilità è che i magi provenivano dalla Media. Questa si basa sullo storico greco Erodoto secondo il quale i magi appartenevano ad una delle sei tribù della Media ed esercitavano molta importanza a corte. Erano sacerdoti e venivano chiamati astrologi, indovini, filosofi.Niente di strano quindi che un gruppo di questi studiosi fosse guidato verso la Giudea da una singolare posizione delle stelle, da far presagire qualcosa di 'strano'.L'episodio dettagliato di Matteo, la domanda di Erode sul 'tempo' del sorgere della stella permettono di interpretare in forma storica e non allegorica l'esistenza dei magi e l'episodio della stella.Ancora lo Stramare ci permette una meditazione, oltre la curiosità: "Perché Matteo avrebbe usato il termine 'ab oriente', evidentemente molto generico? Senza scartare come risposta la possibilità che Matteo ignorasse effettivamente la località precisa di provenienza, rimane sempre da considerare la sua chiara intenzione di privilegiare in questo racconto l'universalità, contro il particolarismo nel quale era rinchiusa l'attesa ebraica. L'esattezza geografica, infatti, non avrebbe servito in questo caso allo scopo: la chiamata alla fede sarebbe stata estesa semplicemente ad un altro popolo ben determinato, ma non a tutti" (continua...)
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6320LA SIGNORA IN BLU CHE GRAZIE ALLA BILOCAZIONE PORTO' GESU' AI PELLEROSSA di Rino ZabiaffiOriginaria di Ágreda, in Spagna, viene ricordata come la "signora in blu": questo era infatti il colore dell'abito che portava, quello delle Concezioniste Francescane. In tenera età ebbe una visione. Vide un'anima in stato di grazia ed un'altra in condizione di peccato mortale: un'immagine che non avrebbe dimenticato e che l'avrebbe segnata profondamente. All'età di soli 10 anni, desiderava ardentemente abbracciare la vita religiosa: un paio di anni dopo, i suoi genitori la autorizzarono a rendere questo suo progetto realtà.A sua madre apparve, poi, il Signore, dal quale ricevette l'ordine di vestire l'abito religioso insieme alla giovane e di fare della propria casa un convento. Così fu. Insieme a loro, divenne suora anche la sorella di Maria, di nome Jeronima. Il padre, a propria volta, indossò il saio francescano e raggiunse Francesco e Giuseppe, i figli maschi, al tempo già frati.Maria prese i voti all'età di 18 anni e brillò sempre per la forza della propria fede e per l'intensità della propria preghiera. Si disponeva a severi digiuni e a ore e ore di orazione, in solitudine. I suoi cari si mostravano preoccupati per lei, dato che già soffriva di una salute fragile: tale stile di vita, particolarmente rigido, la debilitava ulteriormente. La tenacia di Maria non venne meno e, presto, ricevette un prezioso dono divino, quello della bilocazione: era in grado di trovarsi contemporaneamente in due posti differenti. Impiegò tale nuova capacità per avviare un'importante opera di evangelizzazione fra gli indiani Jumano.Costoro abitavano un territorio che comprendeva, fra l'altro, l'attuale Texas. Di fatto, li iniziò alla fede cattolica e alla conoscenza del Vangelo, senza mai avere messo piede in territorio americano, per un periodo di circa dieci anni. A rendere questa vicenda ulteriormente straordinaria v'è il fatto che Maria e i pellerossa fossero in grado di comprendersi senza alcuna difficoltà, nonostante parlassero lingue diverse.Non sempre la suora fu ricevuta con favore: su istigazione degli sciamani, anzi, fu anche torturata a morte. Poco dopo, tuttavia, fece ritorno fra i pellerossa, come se nulla fosse accaduto. A quel punto, la comunità Jumano prestò attenzione a ciò che Maria andava predicando. Al di là dei nativi, primi testimoni di tale prodigio fu un gruppo di francescani, presso la missione di Sant'Antonio de la Isleta: costoro, un giorno, si videro venire incontro una cinquantina di indiani Jumano, in cerca di qualcuno che parlasse loro di Cristo. I frati erano stupiti che i pellerossa avessero già sentito nominare Gesù: non vi erano, dalle loro parti, missioni o attività promosse da Ordini religiosi, delle quali i francescani fossero a conoscenza. I pellerossa raccontarono loro di una sconosciuta "signora in blu", che li istruì per molti anni.Due frati accompagnarono a casa il gruppo di Jumano, nella speranza di capirne qualcosa di più: chiunque facesse parte di questa tribù indiana affermò di aver effettivamente avuto in visita, per molte volte nel corso degli anni, la suora di cui parlavano. I pellerossa, quando si videro venire incontro i frati, baciarono con sommo rispetto i crocifissi che questi portavano al collo.Per merito di Maria di Gesù, i francescani amministrarono, quel giorno, duemila battesimi. Furono invitati, inoltre, dal capo-villaggio a guarire circa 200 malati, «perché - disse - voi siete sacerdoti del Signore e potete fare molto con la Santa Croce». Effettivamente, dopo aver benedetto i degenti, dopo aver letto il Vangelo secondo san Luca e invocato la Madonna e san Francesco, ogni malanno, sofferto da queste persone, si estinse. Chiesero, poi, di essere battezzati anche altri nativi, appartenenti a comunità vicine, i quali raggiunsero i religiosi durante la loro permanenza presso la comunità Jumano e durante il viaggio di ritorno.Da menzionare, inoltre, il ricco epistolario della Suora. Fra i suoi contatti, si contano persone appartenenti a ogni classe sociale e rango ecclesiastico: padri generali di Ordini religiosi, vescovi e persino pontefici e capi di governo. Si considerino, ad esempio, le lettere che si sono scambiati madre Maria e il re di Spagna Filippo IV, che già ebbe modo di leggere i memoriali di padre Alonso. I due mantennero la corrispondenza per oltre vent'anni ed oggi si conservano più di 600 lettere, inerenti a questioni sia temporali, sia spirituali. Titolo originale: Suor Maria di GesùFonte: Radio Roma Libera, 9 Ottobre 2020Pubblicato su BastaBugie n. 686
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6228AI MONDIALI DEL 2006 L'ITALIA SCONFISSE LA FRANCIA... MA NON ERA LA PRIMA VOLTADiciamolo francamente i francesi sono cugini fino ad un certo punto. Si, tutto quello che volete: i nostri vicini, la somiglianza, la lingua neolatina, la passione per il vino e i formaggi, una cucina che non è molto differente dalla nostra (si fa per dire!). Sì, c'è tutto questo... ma i francesi sono francesi, e gli italiani sono italiani.Ci è difficile sopportare quella prosopopea sciovinista con contorno di nasino all'insù. Così come loro non sopportano la nostra superiorità storica e culturale. Questa insopportazione ce l'hanno fino al midollo e l'hanno voluta trasmettere finanche ai più piccoli: la serie di Asterix e Obelix docet.Calcisticamente non gli è andata sempre bene. Così come per noi. Nella finale degli Europei del 2000 gli azzurri di fatto dominarono, poi vennero beffati con il famoso golden gol di Trezeguet. Ma ci rifacemmo nella finale del Mondiale 2006. Accadde di fatto il contrario: i blues transalpini fecero più possesso palla e, anche senza Zidane (espulso), ce la fecero vedere brutta. Ma andò come andò e Fabio Grosso, di mestiere terzino fluidificante, divenne l'eroe nazionale.Forse l'unico match in cui il dominio territoriale sortì effetto fu l'ottavo di finale nei Mondiali del Messico del 1986, quando la banda di Platini, Rochteau e Tigana ci dette una lezione non indifferente sul piano del gioco e del risultato: 2-0 senza nessuna attenuante!Eppure tra le grandi sfide Italia-Francia ve ne è un'altra che arrise a nostro favore. Una bella lezione che va ben oltre la conquista di Cesare delle Gallie e la romanizzazione del Rodano.Nel basso medioevo la Sorbona era il top del sistema universitario della cristianità. Allora il sistema universitario funzionava in un modo molto libero e poco burocratico. Gli studenti, beneficiando di un'unificazione linguistica accademica (il latino), seguivano i corsi che ritenevano più utili in diverse università dell'Europa. E nello stesso ateneo potevano decidere liberamente di seguire i corsi dei docenti che ritenevano più preparati. Ebbene, nel XIII secolo, alla Sorbona, i corsi più seguiti erano di due italiani, precisamente di un viterbese e di un ciociaro: San Bonaventura da Bagnoregio e san Tommaso d'Aquino... scusate se è poco. Ovvero, il vertice della scuola francescana e il vertice della scuola domenicana.Costoro raccoglievano una tale quantità di studenti che ci fu chi pensò di farli fuori (accademicamente parlando, s'intende), proponendo che fosse bene per i regolari (cioè per coloro che appartenevano ad ordini religiosi) non insegnare per evitare che si distraessero dalla preghiera. Ma non ci fu nulla da fare, questi due italiani erano diventati troppo famosi e continuarono a "menare la danza" della docenza e ad affascinare filosoficamente. Se volessimo utilizzare un paragone calcistico (speriamo non irriverente) è come se in una stessa squadra vi fossero contemporaneamente un Maradona ed un Pelé.San Bonaventura e san Tommaso... un bel colpo per lo sciovinismo transalpino!
TESTO DELL'ARTICOLO ➜http://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6116SANTA CATERINA DA SIENA E SANT'AGNESE DA MONTEPULCIANO di Ermes DovicoNel 1374 Nostro Signore rivelò a santa Caterina da Siena che in Paradiso avrebbe goduto di una gloria pari a quella di sant'Agnese da Montepulciano (c. 1268-1317). Un fatto, questo, che aiuta ad avere una prima idea della grandezza di questa mistica, relativamente poco conosciuta. Caterina ne era divenuta devotissima grazie anche alla biografia composta dal proprio direttore spirituale, il beato Raimondo da Capua (c. 1330-1399), che si accinse a scrivere di Agnese al tempo in cui divenne confessore nel monastero di Montepulciano dove la santa aveva vissuto i suoi ultimi anni terreni. La sua vita fu costellata di prodigi a partire dalla nascita, quando nella sua camera apparvero d'un tratto svariati ceri ardenti. La piccola rivelò da subito un fervido spirito di orazione e ad appena nove anni entrò tra le "monache del sacco" del suo paese natale, così chiamate per il loro abito ruvido.BADESSA A QUINDICI ANNIAgnese crebbe in pietà sotto la guida di suor Margherita, maestra delle novizie. Più volte venne vista levitare e un giorno, durante una delle sue continue meditazioni sulla Passione di Gesù, la carità divina la sollevò fino a farle abbracciare il crocifisso posto sull'altare. Ancora adolescente si vide consegnare tre piccole pietre dalla Madonna: "Figlia mia, prima di morire costruirai un monastero in mio onore, prendi queste tre pietruzze e ricordati che il tuo edificio dovrà essere fondato sulla fede costante e la confessione dell'altissima e indivisibile Trinità". Per la fama di santità che la circondava già da ragazzina, fu chiamata a guidare il nuovo monastero che le "monache del sacco" avevano fondato nella vicina Proceno (provincia di Viterbo): Agnese, con dispensa di papa Martino IV, divenne così badessa ad appena quindici anni, un ufficio che accettò per obbedienza. Durante il rito di insediamento e la solenne benedizione impartita dal vescovo, sull'altare discese dell'abbondante manna, i cui grani avevano la forma di una croce.Sant'Agnese partecipò in modo straordinario alle sofferenze di Gesù e la sua anima era tutta incline a stare unita a Lui. Una volta, nella notte dell'Assunzione, la Beata Vergine le apparve con in braccio il divin Bambino e glielo offrì perché potesse baciarlo. Agnese non avrebbe voluto separarsene ma, non potendo altro, afferrò la piccola croce che Gesù Bambino portava al collo, ancora oggi conservata ed esposta al culto nel giorno della sua festa. Le dure penitenze a cui si sottopose durante la sua ventennale permanenza a Proceno le costarono una grave malattia, che andò peggiorando al suo ritorno a Montepulciano. Qui la santa, memore di quanto chiestole dalla Madre celeste e dopo aver ottenuto il permesso del vescovo di Arezzo Ildebrandino Guidi, fondò nel 1306 il monastero di Santa Maria Novella, che divenne un centro di spiritualità domenicana.LE APPARIZIONI ANGELICHEIl connubio tra amore e dolore, che la elevò alla santità, è ben visibile anche nelle molte apparizioni angeliche da lei ricevute. Nella sua seconda fase a Montepulciano, un angelo la condusse misticamente per nove domeniche consecutive sotto un ulivo, dove le fu dato da bere il calice della Passione. Per curare la sua salute i superiori la inviarono alle terme di Chianciano. La santa non guarì, ma grazie a lei sgorgò una nuova sorgente che si rivelò miracolosa (e tuttora porta il suo nome), come in occasione del prodigio compiuto su una bambina con una profonda ferita, che la stessa Agnese risanò immergendola nell'acqua. Ormai in agonia, disse alle consorelle piangenti: "Se mi amaste veramente, non piangereste così; gli amici si rallegrano del bene che capita ai loro amici. Il più grande bene che mi possa capitare è di andarmene allo Sposo. Siate fedeli a uno Sposo così buono!". E aggiunse: "Il mio amato mi appartiene, io non lo abbandonerò più!". La Chiesa di Sant'Agnese a Montepulciano custodisce ancora oggi, dentro una teca di vetro, il suo corpo incorrotto.Nota di BastaBugie: l'autore del precedente articolo, Ermes Dovico, nell'articolo seguente racconta in breve la vita di Santa Caterina da Siena.Ecco l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 29 aprile 2020:Le stimmate, le estasi, i colloqui con Dio, le bilocazioni furono alcune delle innumerevoli grazie ricevute da Caterina da Siena (1347-1380), compatrona d'Italia e d'Europa. E a queste grazie la santa corrispose consumandosi di passione per la Chiesa e per Cristo crocifisso, da lei a volte invocato così: «O pazzo d'amore!». I suoi 33 anni di vita terrena, uno dei tanti segni della sua appartenenza totale a Gesù, furono accompagnati da straordinari doni mistici fin dall'infanzia, uniti a una carità verso poveri e ammalati che scuoteva i cuori più induriti. Ventiquattresima dei 25 figli di Lapa e Jacopo Benincasa (un tintore), Caterina ebbe ad appena sei anni la prima importante visione: vide il cielo aperto con Gesù in trono nell'atto di benedirla, coronato della tiara papale e ricoperto da un manto rosso, con al fianco i santi Pietro, Paolo e Giovanni Evangelista.Era nata in piena Cattività avignonese (1309-1377), la lunga fase di crisi della Chiesa in cui la sede del papato venne stabilita ad Avignone, lontano da dove Pietro e Paolo avevano patito il martirio. Quella prima esperienza soprannaturale fu come un anticipo della sua missione, volta a riportare a Roma il papa, che lei chiamava «il dolce Cristo in terra». Pochi mesi dopo fece voto di verginità, ma verso i 12 anni i genitori cercarono di darla in moglie.Memore del voto e della richiesta fatta alla Madonna, alla quale aveva domandato di darle in sposo il Figlio, la santa resistette. Arrivò a tagliarsi i capelli e a coprirsi il capo con un velo. Il padre si decise infine a dare il suo assenso alla volontà della figlia, dopo averla vista assorta in preghiera mentre sul suo capo aleggiava una colomba. A 16 anni poté entrare in via eccezionale, anche stavolta grazie alla Provvidenza, tra le "mantellate" del Terzo ordine domenicano (vi accedevano solo vedove e donne adulte), così chiamate per il mantello nero sull'abito bianco.Alla fine del Carnevale del 1367 arrivò il momento tanto atteso da Caterina: le nozze mistiche con Cristo, che le mise al dito un anello visibile solo a lei, tra il tripudio della Vergine e di una schiera di santi. Tre anni più tardi iniziò a formarsi la "Bella Brigata", fatta da uomini e donne, religiosi e laici, affascinati dal carisma della santa e detti "caterinati". Costoro accompagneranno Caterina nei suoi spostamenti e l'aiuteranno nelle sue opere di carità verso gli infermi, da lei amorevolmente assistiti, ancor più se si trattava di malati contagiosi. Più erano abbandonati più vedeva in loro il volto di Cristo. Intanto, il Signore le aveva donato il Cuore durante un'estasi alla chiesa del convento: «Qui le apparve Gesù circondato da luce che le aprì il petto e le porse il suo Cuore, dicendo: "Ecco carissima figlia mia, siccome io l'altro giorno ti tolsi il cuore, così ora ti do il Mio per il quale tu sempre vivi"», scriverà il suo primo biografo, il beato Raimondo da Capua, che i domenicani le avevano assegnato come confessore personale nel 1374.Quattro anni prima la santa aveva già iniziato a scrivere o dettare, grazie al dono della scienza infusa (che rimediò al suo analfabetismo), una gran quantità di lettere. Se ne conservano 381, dirette a pontefici, vescovi, regnanti e altre illustri personalità del Trecento. Le sue lettere avevano toni fermissimi ma sempre dettati dall'amore materno, per la salvezza delle anime e l'instaurazione del Regno di Cristo in terra: «Niuno Stato si può conservare nella legge civile in stato di grazia senza la santa giustizia», ammoniva infatti. Usava presentarsi così: «Io Catarina, serva e schiava de' servi di Gesù Cristo, scrivo a voi nel prezioso Sangue suo».L'1 aprile 1375 ricevette le stimmate, che per sua esplicita richiesta a Dio rimasero invisibili, comparendo solo poco prima di morire. L'anno successivo il suo consiglio ardente fu fondamentale per vincere gli ultimi timori di papa Gregorio XI (al quale erano giunte notizie di gravi disordini a Roma) e convincerlo che il suo ritorno nell'Urbe, compiutosi nel gennaio 1377, era precisa volontà divina.Alla morte di Gregorio, la santa dovette patire un'altra immensa passione ecclesiale: l'inizio dello Scisma d'Occidente (1378-1417), causato dallo strappo dei cardinali francesi che elessero il proprio antipapa. Ormai quasi impossibilitata a camminare, si recava ogni mattina a San Pietro: «Mi pare che questo tempo io lo debba confirmare con un nuovo martirio nella dolcezza dell'anima mia, cioè nella santa Chiesa». In quegli ultimi anni nacque il magnifico Dialogo della Divina Provvidenza (che nel 1970 le varrà la proclamazione a Dottore della Chiesa), dove il Padre eterno le rivelò che il Figlio incarnato è il ponte tra cielo e terra, frutto della sua Misericordia: «Vedendo la mia bontà che voi non potevate in altro modo esser tratti a Me, Lo mandai sulla terra [...]. Non poteva mostrarvi maggior amore, che dando la vita per voi. A forza dunque l'uomo è tratto dall'Amore, purché nella sua ignoranza non faccia resistenza a lasciarsi tirare».Dopo settimane di agonia, emise l'ultimo respiro terreno alle tre del pomeriggio, dicendo dolcemente: «Padre, nelle tue mani raccomando l'anima e lo spirito mio».
Gesù, mentre insegnava nel tempio, disse: «Come mai gli scribi dicono che il Cristo è Figlio di Davide? Davide stesso disse per lo Spirito Santo: "Il SIGNORE ha detto al mio Signore: 'Siedi alla mia destra, finché io abbia messo i tuoi nemici sotto i tuoi piedi'". Davide stesso lo chiama Signore; dunque come può essere suo figlio?» E una gran folla lo ascoltava con piacere. Nel suo insegnamento Gesù diceva: «Guardatevi dagli scribi, che amano passeggiare in lunghe vesti, ed essere salutati nelle piazze, e avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei conviti; essi che divorano le case delle vedove e fanno lunghe preghiere per mettersi in mostra. Costoro riceveranno una maggior condanna». Sedutosi di fronte alla cassa delle offerte, Gesù guardava come la gente metteva denaro nella cassa; molti ricchi ne mettevano assai. Venuta una povera vedova, vi mise due spiccioli che fanno un quarto di soldo. Gesù, chiamati a sé i suoi discepoli, disse loro: «In verità io vi dico che questa povera vedova ha messo nella cassa delle offerte più di tutti gli altri: poiché tutti vi hanno gettato del loro superfluo, ma lei, nella sua povertà, vi ha messo tutto ciò che possedeva, tutto quanto aveva per vivere». (Marco 12:35-44- La Bibbia) Indice della serie sul vangelo di Marco Non sempre le persone che sembrano essere le più in alto dal punto di vista religioso sono quelle che hanno il miglior rapporto con Dio e la capacità di riconoscere la Sua mano all'opera. Ciò è dimostrato dal forte contrasto che emerge in questo brano tra gli scribi e la vedova. Gesù mise in guardia la folla dagli scribi perché essi non erano il riferimento spirituale che avrebbero dovuto essere per il resto del popolo. Come spesso accade a chi occupa un posto importante nelle gerarchie di potere, anche religioso, essi erano ipocriti. Il loro amore per la legge di Dio veniva infatti smentito dalla loro pratica. La frase di Gesù secondo cui quei tali “divoravano le case delle vedove” era un'accusa precisa che gettava cattiva luce sulla loro inosservanza della legge. Infatti tra i comandamenti più noti delle scritture ebraiche emerge proprio l'obbligo per l'Israelita fedele di tutelare le fasce più deboli della società, spesso indicate con la frase “lo straniero, l'orfano e la vedova” (es De 24:17). Ciò che Gesù denunciò con la sua frase è, in fondo, ciò che già i profeti avevano denunciato diversi secoli prima (es. Is 10:2, Ez 22:7) ovvero che le classi abbienti, compresi i capi religiosi, infrangevano questi comandamenti, opprimendo le classi più povere e deboli. Tuttavia essi amavano dare di sé un'impressione di elevata religiosità e amavano il riconoscimento degli altri. Così le loro preghiere erano lunghe proprio perché gli altri si potessero stupire della loro eloquenza. Alcuni facevano anche grandi offerte sperando di essere notati per questo (Mt 6:2). Essi mostravano quindi una pietà esteriore che spesso non aveva una corrispondenza interiore. Gesù fu molto duro affermando che tale ipocrisia li avrebbe destinati ad una condanna severa. Al contrario la vedova che mise due spiccioli nella cassa delle offerte dimostrò grande fede in Dio. Infatti solo chi è sicuro che Dio si prenderà cura della sua vita è disposto a donare al Signore tutto ciò che ha. I ricchi probabilmente offrivano più di lei ma donavano ciò che era superfluo per loro, offerte che non costavano loro nessun sacrificio. Quella donna stava invece mettendo nella cassa delle offerte una cifra piccola che però costituiva tutto ciò che aveva. Quel poco era il suo tutto. Stava mettendo la sua vita intera nelle mani del Signore. Chi pensiamo che abbia avuto maggior facilità nel riconoscere Gesù come il Messia di Israele? La vedova o gli scribi? Chi era probabilmente più disposto a ricevere la verità se non colui che aveva riposto maggiormente la sua fede in Dio? Non a caso gran parte degli scribi e degli altri gruppi politici e religiosi più importanti in Is...
A Piccoli Sorsi - Commento alla Parola del giorno delle Apostole della Vita Interiore
- Premere il tasto PLAY per ascoltare la catechesi del giorno -+ Dal Vangelo secondo Luca +In quel tempo, Gesù, quando ebbe terminato di rivolgere tutte le sue parole al popolo che stava in ascolto, entrò in Cafàrnao. Il servo di un centurione era ammalato e stava per morire. Il centurione l'aveva molto caro. Perciò, avendo udito parlare di Gesù, gli mandò alcuni anziani dei Giudei a pregarlo di venire e di salvare il suo servo. Costoro, giunti da Gesù, lo supplicavano con insistenza: «Egli merita che tu gli conceda quello che chiede - dicevano –, perché ama il nostro popolo ed è stato lui a costruirci la sinagoga». Gesù si incamminò con loro. Non era ormai molto distante dalla casa, quando il centurione mandò alcuni amici a dirgli: «Signore, non disturbarti! Io non sono degno che tu entri sotto il mio tetto; per questo io stesso non mi sono ritenuto degno di venire da te; ma di' una parola e il mio servo sarà guarito. Anch'io infatti sono nella condizione di subalterno e ho dei soldati sotto di me e dico a uno: "Va'!", ed egli va; e a un altro: "Vieni!", ed egli viene; e al mio servo: "Fa' questo!", ed egli lo fa». All'udire questo, Gesù lo ammirò e, volgendosi alla folla che lo seguiva, disse: «Io vi dico che neanche in Israele ho trovato una fede così grande!». E gli inviati, quando tornarono a casa, trovarono il servo guarito.Parola del Signore.Parola del Signore.
Voi non mi faceste torto alcuno; anzi sapete bene che fu a motivo di una malattia che vi evangelizzai la prima volta; e quella mia infermità, che era per voi una prova, voi non la disprezzaste né vi fece ribrezzo; al contrario mi accoglieste come un angelo di Dio, come Cristo Gesù stesso. Dove sono dunque le vostre manifestazioni di gioia? Poiché vi rendo testimonianza che, se fosse stato possibile, vi sareste cavati gli occhi e me li avreste dati. Sono dunque diventato vostro nemico dicendovi la verità? Costoro sono zelanti per voi, ma non per fini onesti; anzi vogliono staccarvi da noi affinché il vostro zelo si volga a loro. Ora è una buona cosa essere in ogni tempo oggetto dello zelo altrui nel bene, e non solo quando sono presente tra di voi. Figli miei, per i quali sono di nuovo in doglie, finché Cristo sia formato in voi, oh, come vorrei essere ora presente tra di voi e cambiare tono, perché sono perplesso a vostro riguardo! (Galati 4:13-20 - La Bibbia) Vi è mai capitato di avere una buona relazione con qualcuno e poi, ad un certo punto, il rapporto si incrina per cause indipendenti dalla vostra volontà? Non è mai una situazione piacevole da gestire. L'apostolo Paolo in questa sezione apre il suo cuore verso i Galati toccando argomenti che lo toccavano in modo particolare. Egli esprime proprio il suo dispiacere per quanto stava avvenendo con i Galati perché era piuttosto evidente che il loro atteggiamento nei suoi confronti era cambiato. Qualcosa si era rotto nel loro rapporto con lui. Quando Paolo si era recato in quella regione per la prima volta, egli aveva predicato loro il vangelo, ovvero la buona notizia inerente Gesù e la sua opera per l'umanità e in questo brano apprendiamo che egli era infermo quando ciò era avvenuto. Anche se molti hanno speculato su quale fosse la malattia a cui Paolo fa riferimento, questa informazione non è fondamentale per comprendere il brano. Ciò che conta è invece l'amore con cui i Galati lo avevano accolto, un amore che parlava più di mille parole. Infatti essi non si erano tirati indietro di fronte alla sua malattia, ma si erano presi cura di Paolo accogliendolo come un messaggero inviato da Dio. Paolo ricorda che essi lo avevano accolto come un angelo di Dio, anzi addirittura come Gesù Cristo stesso. Insomma, i Galati erano così gioiosi per aver accolto Gesù Cristo nella loro vita che avrebbero fatto qualunque cosa per coloro che avevano predicato loro quella buona notizia. A qualcuno potrebbe sembrare esagerato quanto Paolo esprime, ma se ci pensiamo bene l'amore che si esprime verso il fratello o la sorella è proprio uno dei primi segni che accompagnano la conversione, a quei tempi così come oggi. Paolo si riferisce a questo atteggiamento chiamandolo le "vostre manifestazioni di gioia" proprio perché quel comportamento è prodotto dalla gioia che una persona prova per aver ricevuto la buona notizia di Gesù. Leggendo il libro degli Atti troviamo diversi esempi in tal senso. Ad esempio in Atti 16:33-34 leggiamo che il carceriere di Filippi accolse Paolo e Sila in casa sua lavando loro le piaghe e accogliendoli alla sua tavola. Allo stesso modo li aveva accolti in casa Lidia la commerciante di Porpora in Atti 16:15. Ma in quel momento, a distanza di tempo, Paolo percepiva ostilità da parte dei Galati. Cosa era cambiato? Lui aveva predicato loro la verità allora come continuava a farlo adesso ma essi si erano lasciati influenzare dalle critiche che avevano sentito su di lui. Le loro manifestazioni di gioia erano mutate in inimicizia e disprezzo. Qualcuno aveva messo in loro il dubbio che Paolo non avesse detto loro tutta la verità. Probabilmente costoro sostenevano che Paolo aveva portato per mano i Galati fino ad un certo punto ma ora essi dovevano affidarsi a guide più esperte se volevano proseguire il cammino e diventare cittadini di serie A nel popolo di Dio, diventando proseliti Giudei attraverso la circoncisione.
Ora vi esorto, fratelli, a tener d'occhio quelli che provocano le divisioni e gli scandali in contrasto con l'insegnamento che avete ricevuto. Allontanatevi da loro. Costoro, infatti, non servono il nostro Signore Gesù Cristo, ma il proprio ventre; e con dolce e lusinghiero parlare seducono il cuore dei semplici. Quanto a voi, la vostra ubbidienza è nota a tutti. Io mi rallegro dunque per voi, ma desidero che siate saggi nel bene e incontaminati dal male. Il Dio della pace stritolerà presto Satana sotto i vostri piedi. La grazia del Signore nostro Gesù Cristo sia con voi. Timoteo, mio collaboratore, vi saluta e vi salutano anche Lucio, Giasone e Sosipatro, miei parenti. Io, Terzio, che ho scritto la lettera, vi saluto nel Signore. Gaio, che ospita me e tutta la chiesa, vi saluta. Erasto, il tesoriere della città e il fratello Quarto vi salutano. La grazia del nostro Signore Gesù Cristo sia con tutti voi. Amen. (Romani 16:17-24 - La Bibbia) Indice della serie sulla Lettera ai Romani Vi è mai capitato di salutare qualcuno e poi, ricordandovi di avere ancora una cosa importante da condividere, riprendere il discorso e fermarvi ancora a parlare parecchio tempo? A me è capitato moltissime volte. L'apostolo Paolo era ormai avviato verso la conclusione della lettera, e come abbiamo visto nel brano precedente aveva già esteso i suoi saluti a tutti i credenti di Roma che stavano faticando per il signore. Ma nel brano appena letto, prima di concludere con i saluti da parte di alcuni suoi collaboratori tra cui anche il noto Timoteo e Terzio che aveva scritto la lettera sotto dettatura di Paolo, egli sente il bisogno di dedicare poche righe ad un tema che gli stava molto a cuore. Paolo sapeva che purtroppo il male tentava di insinuarsi continuamente nella chiesa di Gesù Cristo. D'altra parte Satana non aveva potuto impedire che Gesù Cristo risuscitasse e riportasse la vittoria, ma poteva creare qualche problema ai figli di Dio che avevano creduto in lui. Uno dei primi modi che l'Avversario (questo è il significato della parola ebraica tradotta "satana") utilizzò per danneggiare la chiesa fu la persecuzione, metodo che egli ama utilizzare ancora oggi, per la verità con scarsi risultati visto che la chiesa quando viene perseguitata cresce ancora di più. Magari cresce clandestinamente, come accade ancora oggi in molti paesi in cui non c'è la libertà di professare la fede, ma cresce! Purtroppo c'è un altro metodo che Satana usa e occorre ammettere che spesso si è rivelato molto più efficace della persecuzione nel fare danni ai testimoni di Gesù. Già nel primo secolo infatti, come emerge dalle parole di Paolo, il Diavolo creava problemi nella comunità cristiana attraverso diatribe interne alla comunità, spesso causate non da fratelli genuini ma da infiltrati che provocavano divisioni e scandali in contrasto con l'insegnamento apostolico. Come ho detto, le divisioni e gli scandali sono più pericolosi per la vita della chiesa rispetto alla persecuzione più efferata. A qualcuno sembrerà esagerata questa mia affermazione ma consideriamo che normalmente i credenti, quando vengono perseguitati, rimangono fedeli e continuano a parlare di Gesù ad altri anche a rischio della loro vita. In quella situazione, normalmente non c'è spazio per i falsi fratelli e le false sorelle perché nessuno che non abbia davvero ricevuto Cristo nella propria vita sarebbe pronto a morire per il vangelo. Si tratta quindi di una chiesa più forte e sana. Cosa accade invece nella chiesa quando ci sono scandali e divisioni? Molti sono delusi e abbandonano la chiesa per un tempo, altri purtroppo non vi tornano più. Quanti fratelli e sorelle sinceri si sono allontanati dalla comunità cristiana perché scandalizzati o perché sono stati traviati da insegnamenti contrari alle scritture? Da queste semplici considerazioni è facile comprendere perché Paolo ci tenne, prima di chiudere la sua lettera, a mettere in guardia i credenti circa coloro che inve...