POPULARITY
Categories
Quante volte hai sentito dire che l'italiano è la lingua più bella del mondo? O che è particolarmente difficile, con un vocabolario più ricco delle altre? In questo articolo scoprirai la verità su alcune caratteristiche dell'italiano che molti considerano esclusive, distinguendo i fatti reali dai semplici luoghi comuni. L'Italiano È Davvero la Lingua più Bella del Mondo? Il Mito del Congiuntivo Cos'È il Congiuntivo? Il congiuntivo è un modo verbale che si usa per esprimere dubbi, desideri, opinioni e possibilità. Si tratta di una forma verbale che permette di comunicare sfumature di significato che l'indicativo non è in grado di trasmettere. Ecco alcuni esempi pratici del suo utilizzo: Tipo di espressioneEsempio con congiuntivoSignificatoSperanza"Spero che tu stia bene"Esprime un desiderioOpinione"Credo che lui sia simpatico"Indica un'opinione personaleDesiderio"Vorrei che tu venissi con me"Comunica un desiderioDubbio"Non sono sicuro che abbia capito"Esprime incertezza Il Rapporto degli Italiani con il Congiuntivo Gli italiani hanno un rapporto particolare con questo modo verbale. L'errore nel congiuntivo viene spesso percepito come segno di scarsa cultura o mancanza di istruzione. Ma il congiuntivo è davvero una caratteristica esclusiva dell'italiano? La Verità sul Congiuntivo nelle Altre Lingue Assolutamente no. Se conosci un'altra lingua romanza — spagnolo, francese, portoghese, rumeno — sai bene che anche queste lingue hanno un congiuntivo. Un aspetto interessante è che solo gli italiani attribuiscono tanta importanza a questo modo verbale. Gli spagnoli e i francesi hanno un atteggiamento più rilassato sull'argomento. E l'inglese? Molti italiani pensano che l'inglese non abbia il congiuntivo, considerandolo per questo una lingua "inferiore". Ma non è corretto. Anche l'inglese conserva tracce del congiuntivo. Per esempio, nella frase "I suggest that he be present at the meeting", quel "be" è un congiuntivo. Si tratta del cosiddetto subjunctive mood, che esiste tuttora nella grammatica inglese, anche se viene usato meno frequentemente rispetto all'italiano. Quindi no, il congiuntivo non è qualcosa di esclusivamente italiano. Le Consonanti Doppie: una Caratteristica Italiana? Cosa Sono le Consonanti Doppie o "Geminate" Passiamo ora a un'altra caratteristica che sembra tipicamente italiana: le consonanti doppie, chiamate anche "geminate" nel linguaggio tecnico della linguistica. Si tratta di consonanti che vengono pronunciate più a lungo, con più intensità. In italiano si scrivono raddoppiando la lettera: "mamma", "pizza", "cappuccino", "bellissimo". L'italiano usa effettivamente le doppie in modo molto più esteso rispetto ad altre lingue. Considera una frase come: "Quell'uomo basso con gli occhiali era simpaticissimo: ogni volta che passavo mi salutava con affetto." Le consonanti doppie presenti sono numerose, e questo è tipico dell'italiano, che fa un uso pervasivo di questo fenomeno fonetico. Le Consonanti Doppie nelle Altre Lingue Tuttavia, le consonanti doppie non esistono solo in italiano. Ecco alcuni esempi da altre lingue: LinguaEsempi di parole con doppieNoteSpagnolo"innovación", "perenne"La doppia si può pronunciareCatalano"novel·la" (romanzo), "cel·la" (cella)Consonanti geminate evidentiFranceseAlcuni casi foneticiDoppie a livello foneticoGiapponese"kitte" (francobollo), "nippon"Consonanti geminate distintiveFinlandese"kukka" (fiore), "kissa" (gatto)Uso sistematico delle doppie La Differenza Fondamentale: il Valore Fonologico La differenza sostanziale è questa: in italiano le doppie hanno un valore fonologico, cioè cambiano il significato delle parole. La distinzione tra consonante semplice e doppia è quindi essenziale per la comunicazione. Consonante sempliceConsonante doppiaDifferenza di significatopalapallaStrumento vs oggetto sfericocarocarroAggettivo vs veicolonotenotteAppunti vs periodo buiocasacassaAbitazione vs contenitoresetesetteBisogno di bere vs numerofatofattoDestino vs participio passato In altre lingue, invece, le doppie sono spesso solo fonetiche, senza impatto sul significato. L'uso estensivo delle consonanti doppie con valore distintivo è quindi una caratteristica abbastanza peculiare dell'italiano, almeno tra le grandi lingue romanze. Alcune Strutture Grammaticali Particolari dell'Italiano Esistono altre caratteristiche interessanti che rendono l'italiano diverso dalle altre lingue. Analizziamole nel dettaglio. Gli Articoli Determinativi Maschili Gli articoli determinativi sono quelle piccole parole che si mettono davanti ai nomi per indicare qualcosa di specifico: "il", "lo", "la", "i", "gli", "le". L'italiano presenta una particolarità: possiede due forme per l'articolo determinativo maschile singolare: "il" e "lo". E al plurale: "i" e "gli". L'uso dipende dalla lettera con cui inizia la parola successiva: Articolo singolareArticolo pluraleQuando si usaEsempiiliDavanti a consonante sempliceil libro → i librilogliDavanti a s+consonante, z, gn, ps, x, ylo zaino → gli zainilogliDavanti a gruppi consonantici complessilo psicologo → gli psicologil'gliDavanti a vocale (maschile)l'amico → gli amici Questa doppia forma è abbastanza particolare rispetto ad altre lingue romanze, dove generalmente esiste un solo articolo determinativo maschile (come "el" in spagnolo o "le" in francese). Il Congiuntivo con le Opinioni Affermative Un altro aspetto interessante: in italiano si usa il congiuntivo dopo espressioni come "penso che", "credo che", "mi sembra che". Per esempio: "Penso che Marco sia intelligente." In spagnolo, francese e portoghese, invece, si usa l'indicativo in questi casi: LinguaFraseModo verbaleItaliano"Penso che Marco sia intelligente"CongiuntivoSpagnolo"Creo que Marco es inteligente"IndicativoFrancese"Je pense que Marco est intelligent"IndicativoPortoghese"Acho que Marco é inteligente"Indicativo Questo è un uso del congiuntivo che risulta tipico dell'italiano. L'Italiano Non Usa Sempre "Più" Congiuntivo Questo non significa che l'italiano sia "più raffinato". Esistono altri casi in cui le altre lingue usano il congiuntivo e l'italiano no: LinguaFraseModo verbaleSpagnolo"Cuando llegues, llámame"CongiuntivoItaliano"Quando arrivi, chiamami"Indicativo L'uso del congiuntivo non è quindi uniforme tra le lingue: ogni lingua ha le sue regole specifiche. Il Mito del Lessico Più Ricco Cos'È il Lessico? L'italiano ha davvero più parole delle altre lingue? Prima di rispondere, è necessario chiarire cosa si intende per "lessico". Il lessico è semplicemente l'insieme di tutte le parole di una lingua, includendo sostantivi, verbi, aggettivi, avverbi, preposizioni e tutte le altre categorie grammaticali. Il Problema del Conteggio delle Parole Molti italiani credono che l'italiano abbia un vocabolario più ricco, specialmente rispetto all'inglese. Tuttavia, contare le parole di una lingua è molto complicato. Prima di tutto: cos'è una parola? "Mangio", "mangi", "mangiamo"... sono tre parole diverse o forme della stessa parola? I pronomi come "lo", "la", "gli" sono parole indipendenti? Queste domande dimostrano quanto sia difficile stabilire criteri oggettivi per il conteggio. I Numeri a Confronto LinguaStima del numero di paroleNoteItaliano215.000 - 270.000Secondo alcuni calcoliInglese~170.000Secondo alcuni dizionari Questi numeri variano considerevolmente a seconda del dizionario utilizzato e dei criteri di conteggio. Non esiste un metodo universalmente accettato per determinare la "ricchezza" lessicale di una lingua. Il Vocabolario di Base: Quello che Conta Davvero In realtà, quello che conta davvero è il vocabolario di base, cioè le parole usate nella vita quotidiana: Tipo di vocabolarioNumero di parolePercentuale d'usoVocabolario di base italiano~6.500 parole98% delle frasi quotidianeVocabolario di un madrelingua medio15.000 - 20.000 paroleVariabile Il vocabolario conosciuto da un madrelingua dipende molto dal livello di istruzione e dalle abitudini di lettura. L'Italiano È Davvero una Lingua Difficile? Molti sostengono che l'italiano sia una lingua "difficile". Ma rispetto a cosa? Confronto con le Lingue Romanze Se si paragona l'italiano alle altre lingue romanze, la complessità grammaticale risulta molto simile: LinguaCaratteristiche grammaticaliSpagnoloStessi tempi e modi verbali dell'italianoFranceseMorfologia altrettanto complessaPortoghesePiù tempi verbali dell'italiano Confronto con Altre Lingue del Mondo Guardando alle lingue del mondo, ne esistono molte con grammatiche decisamente più complesse: Tipo di linguaEsempiCaratteristica complessaLingue con i casiRusso, tedesco, finlandeseDeclinazione dei sostantivi (fino a 15 casi nel finlandese)Lingue tonaliCinese mandarino, vietnamita, thaiIl tono cambia il significato della parolaLingue agglutinantiTurco, ungherese, giapponeseParole molto lunghe composte da molti suffissiLingue polisinteticheInuktitut, mohawkUna sola parola può esprimere un'intera frase Rispetto a queste lingue, l'italiano appare in realtà relativamente accessibile. Quindi, l'Italiano È Speciale? La risposta corretta è: sì e no. Perché "No": i Miti da Sfatare No, l'italiano non ha caratteristiche uniche che lo rendono "superiore" alle altre lingue: MitoRealtàIl congiuntivo esiste solo in italianoEsiste in molte lingue romanze e anche in ingleseLe consonanti doppie sono esclusiveEsistono anche in altre lingue (catalano, finlandese, giapponese...)L'italiano ha il vocabolario più riccoNon è possibile stabilirlo oggettivamenteL'italiano è la lingua più difficileEsistono lingue con grammatiche molto più complesse Perché "Sì": Ogni Lingua È Unica Sì, l'italiano è speciale, come ogni lingua è speciale.
O Parlamento francês aprovou por unanimidade, no passado mês de Janeiro, um projecto de lei que visa excluir o dever de ter relações sexuais no casamento. A medida, se vier a ser aprovada pelo Senado, poderá contribuir para evitar lacunas jurídicas em casos de violação no casamento ou de divórcios por ausência ou recusa de relações sexuais. Em entrevista à RFI, Luísa Semedo, doutorada em Filosofia Política, considera que, com esta votação, os deputados enviam uma mensagem clara sobre a urgência de eliminar a ambiguidade da lei e impedir interpretações que imponham uma obrigação sexual no casamento. O diploma ainda tem de passar pelo Senado, mas que mensagem enviam os deputados franceses ao votarem de forma unânime um projecto de lei que visa excluir o dever de manter relações sexuais no casamento? A mensagem é a de eliminar a ambiguidade da lei. Em si mesma, a lei nunca afirmou explicitamente que é necessário ou obrigatório ter relações sexuais, mas o texto é suficientemente ambíguo para permitir esse tipo de interpretação. O objectivo é acabar com a possibilidade de julgamentos arcaicos que defendem que uma mulher ou um homem são obrigados a manter relações sexuais dentro do casamento e que, se não o fizerem, são de alguma forma culpados do que quer que seja. A exclusão do dever conjugal elimina totalmente ambiguidades legais em casos de violação no casamento? Como sempre, há uma diferença entre a lei e a prática. Seria perfeito se as leis fossem sempre cumpridas. A ideia de que a mulher ou o homem têm de estar sempre disponíveis sexualmente é profundamente cultural. No caso das mulheres, implica estarem à mercê do desejo do homem. Não é apenas uma questão legal; é algo que está enraizado culturalmente. Ainda vivemos com esse pensamento, profundamente patriarcal, que limita tanto mulheres como homens, embora por razões diferentes. Este modo de ver o mundo não está apenas na lei, mas também na cultura e na arte. Em filmes, por exemplo, surge muitas vezes a ideia de que a ausência de relações sexuais significa que alguém está a falhar. E não é assim que deveria ser visto. As relações sexuais devem estar ligadas ao consentimento, ao desejo e à relação afectiva. A França que chegou a ser condenada pelo Tribunal Europeu dos Direitos do Homem, em 2025, num caso em que uma mulher foi considerada culpada de divórcio por recusar sexo ao marido…. Porque esta obrigação não faz parte dos textos fundamentais da lei. Mesmo em França, tratava-se de interpretações feitas por juízes e por jurisprudência, sem base no Código Civil ou na Constituição. Por isso, faz todo o sentido que os tribunais internacionais se tenham manifestado contra. Houve também casos anteriores que marcaram a actualidade. Em 2011, houve pelo menos dois casos mediáticos: um homem condenado a pagar 10.000 euros de indemnização por falta de relações sexuais com a mulher e uma mulher condenada por ter recusado manter relações íntimas com o marido... Estas decisões têm impacto em muitos outros casos. Por exemplo, no caso de Gisèle Pelicot, estava presente a ideia de que a mulher pertence ao marido e que, portanto, o marido pode fazer o que quiser com ela, como se existisse um dever. A mulher passa a ser vista como um instrumento ou um objecto, ao ponto de poder ser “emprestada” ou “alugada” a outros homens. Esta forma de ver os corpos como objectos continua a existir e tem consequências extremamente graves. Estamos a falar de uma visão mais patriarcal? Sim, claramente mais patriarcal, sabendo que o patriarcado também tem implicações negativas para os homens. Quando falamos de masculinidade tóxica, falamos disso mesmo: os homens são pressionados a estar sempre disponíveis, sempre “funcionais”. Parte-se do princípio de que o homem quer sempre ter sexo e, quando isso não acontece, ele é insultado, diminuído ou sente-se obrigado a ser performativo, muitas vezes perante outros homens. O caso de Gisèle Pelicot mostra também isso: homens que mantêm relações sexuais à frente de outros homens como forma de pertença a um boys club, de validação da virilidade, daquilo que significa ser “macho” ou ser homem. Esta lei pode oferecer maior protecção às vítimas de violência sexual no casamento, facilitando a denúncia e a prova de crimes sexuais entre cônjuges? Penso que sim, na medida em que pode ajudar a mudar mentalidades. Pode tornar a violação conjugal mais presente no debate público e ajudar a consolidar a ideia de que insistir não é consentir. Dizer “sim” depois de insistência não é consentir; é ceder, é fazer algo que não se quer. Em França, por exemplo, 57% das mulheres já tiveram relações sexuais dentro do casamento sem vontade. Isto corresponde, na prática, à definição de violação. É extremamente grave. De que forma esta decisão reforça a protecção do consentimento e da autonomia individual dentro do casamento? Reforça porque afirma que o indivíduo não é um instrumento ao serviço dos desejos do outro, mas sim uma pessoa autónoma, com vontade própria. O consentimento não é dado para sempre. Não é por uma pessoa casar que consente para sempre ter relações sexuais com o seu companheiro. E não é sequer por ter iniciado uma relação sexual que não pode dizer “não” a meio. A qualquer momento, qualquer um dos dois pode dizer que não quer continuar. Isto reforça a ideia do indivíduo como alguém com desejos próprios, unicidade e autonomia, e não como um objecto utilitário. Esta decisão do Parlamento francês pode ter repercussões noutros países? Penso que sim. A França é um país muito observado neste tipo de questões e pode servir de modelo, tanto para outros países como para si própria, afirmando esta visão também a nível europeu.
Zuppa di Porro del 7 febbraio 2026: rassegna stampa quotidiana
A Guiné-Bissau continua a viver num impasse político desde a tomada de poder por militares, em Novembro de 2025, que interrompeu o processo eleitoral. A junta militar prometeu eleições no final do ano, em Dezembro, mas a oposição denuncia repressão e tentativas de legitimação. Em Portugal, Bélgica e Brasil, a diáspora prepara novas manifestações. O activista Yussef acusa um “conluio” para impedir a vitória de Fernando Dias e exige sanções e libertação total de presos políticos. A Guiné-Bissau continua numa fase delicada desde a tomada de poder à força, em Novembro de 2025, por militares que interromperam o processo eleitoral. A junta mantém o controlo e anunciou a marcação de eleições para Dezembro, procurando reduzir tensões através de libertações de figuras da oposição. No entanto, o ambiente político continua instável, sob pressão da CEDEAO e com um tecido institucional fragilizado por divisões internas e suspeitas de manipulação. É neste contexto que se multiplicam manifestações organizadas pela diáspora guineense, com novas acções marcadas para este sábado, 7 de Fevereiro, em Portugal e na Bélgica, e para domingo no Brasil. Yussef, activista guineense e uma das vozes mais presentes na mobilização em Portugal, sustenta que a contestação fora do país é parte integrante da resistência interna: “Nós, enquanto guineenses na diáspora, continuamos a reivindicar a participação política no que se passa na Guiné-Bissau” e, por isso, “fazemos eco da luta política que existe e da resistência que existe neste momento”. Para o activista, a diferença entre a expressão pública da resistência no país e na diáspora não é sinal de menor indignação, mas de menor margem de manobra. “Muitas vezes essa resistência pode não ser tão ruidosa na Guiné-Bissau”, afirma, mas a diáspora dispõe de “liberdades democráticas que nos permitem fazer a denúncia que muitas vezes não é possível fazer” na Guiné-Bissau. O objectivo, diz, é impedir que a crise se normalize: “Somos um eco e uma continuação da luta política e pensamos que é importante continuar esta luta porque a situação é crítica”. Yussef insiste numa disputa de linguagem que considera central para compreender o que está em jogo. “É preciso sempre ser rigoroso nos conceitos”, sublinha, rejeitando a ideia de um golpe clássico. “Nós continuamos a insistir que não houve um golpe de Estado. Houve sim um conluio entre o Presidente e candidato derrotado, Umaro Sissoco Embaló, e as forças militares com interesses económicos”, com o propósito de impedir que “a soberania popular guineense realmente fosse concretizada” através da tomada de posse do vencedor, Fernando Dias. A libertação parcial de dirigentes de oposição, apresentada pela junta como gesto de distensão, é descrita por Yussef como um expediente que não devolve direitos fundamentais. “Podemos dizer de forma clara” que os líderes políticos “continuam em cativeiro”, afirma, dando um exemplo concreto: “A libertação de Domingos Simões Perreira significou retirá-lo da esquadra para a sua residência, mas continua sem as suas liberdades democráticas”. Para o activista, o risco ultrapassa as lideranças: “Se as forças políticas podem ser presas desta forma impune, isto pode acontecer com qualquer estudante, trabalhador, cidadão”. Ao mesmo tempo, Yussef acusa o comando militar de trabalhar para legitimar o seu poder e preparar uma transição apenas aparente. “Este conselho de transição, este comando militar, tem vindo a fazer uma tentativa de legitimação do seu poder”, afirma, defendendo que a resposta deve ser “uma antítese” sustentada por protestos, denúncias e pressão internacional. A lógica, diz, é travar “a normalização desta situação política” e contrariar a estratégia de “branqueamento” do regime. Entre os sinais mais graves da estratégia, Yussef destaca o projecto de revisão constitucional, que desvaloriza com dureza: “É preciso denunciar esta tentativa de uma nova Constituição que, na verdade, não passa de um panfleto”. O activista vê continuidade com o ciclo anterior e considera que a junta funciona como prolongamento político: “O que está a acontecer é um retomar de um desejo antigo do senhor Embaló” e, por isso, “esta junta é uma continuação do regime apesar de ele não dar a cara”. A promessa de novas eleições em Dezembro é, por isso, vista com cepticismo absoluto. “Penso que não existem condições para eleições livres", responde Yussef, antes de reforçar a tese central: “As eleições já aconteceram. As eleições aconteceram e houve um candidato vencedor”. Para o activista, falar em novo sufrágio é “colocar em causa a soberania popular” e alimentar “uma teatralidade” incompatível com democracia. “Como é que se pode ir verdadeiramente a eleições livres com estas forças militares como uma espada de Dâmocles em cima do povo?”, questiona. O papel da diáspora, defende, não se limita a sair para as ruas, mas inclui pressão diplomática e institucional. “É preciso dizer que nós somos mais uma região da Guiné-Bissau”, sublinhando que a mobilização se articula com a resistência interna. Na prática, essa acção passa por confrontar parceiros internacionais do Estado guineense: “Falamos, por exemplo, da União Europeia, do Estado português e da CPLP". E deixa um recado: se Portugal quiser “ser coerente” com os valores da sua Constituição, “tinha que pôr um ponto final” na cooperação militar, mantendo, a cooperação em áreas como saúde e educação. Para Yussef, a meta é simples: impedir o “branqueamento de uma ditadura” e exigir que a comunidade internacional responda com coerência à interrupção da vontade popular.
A campanha para a segunda volta das presidenciais portuguesas termina esta sexta-feira, com um país dividido; entre a promessa de ordem e a defesa da democracia. A historiadora e investigadora, Raquel Varela, alerta para a ameaça representada por André Ventura, líder do partido de extrema-direita, critica a cumplicidade mediática e questiona o apoio da direita a António José Seguro, candidato apoiado pelo PS. Para a historiadora, o voto pode travar o pior, mas não cura a “pneumonia” do sistema. A campanha para a segunda volta das eleições presidenciais termina esta sexta-feira, 6 de Fevereiro, e chega ao fim com um traço comum: falou-se menos de propostas e mais de um retrato do país. Nesta segunda volta, António José Seguro procurou apresentar-se como candidato da estabilidade institucional, enquanto André Ventura tentou ocupar o lugar do choque político. Pelo meio, o debate tornou-se mais emocional do que racional, mais centrado no medo e na raiva do que numa ideia clara do futuro. É a partir desse retrato que Raquel Varela, historiadora e investigadora, faz a sua leitura. “Eu acho que nós temos que fazer perguntas porque, normalmente, são muito melhores do que as respostas”, afirma, antes de justificar porquê. “Não devemos tentar respostas fáceis, não é? (…) às vezes é preciso fazer perguntas muito difíceis a nós próprios.” A pergunta que coloca, diz, é desconfortável e obriga a rever certezas: “Porque é que a maioria dos quadros de direita do país ou do centro direita, grande parte deles apoiam António José Seguro?” Raquel Varela sublinha que esta questão entra em choque com hipóteses que vinham a ser formuladas. “Isto é um contrassenso face àquilo que pessoas, como eu tinham dito há meses e há anos”, diz, referindo-se à ideia de que as classes dirigentes portuguesas estariam a apoiar “alguma solução de tipo fascista ou bonapartista”, isto é, “alguma forma de restrição dos direitos, liberdades e garantias”. E acrescenta, sem fugir à revisão: “Como é que eu posso responder a esta pergunta difícil (…) que me mobiliza também aquilo que eu pensava? Estava errada.” Para a historiadora, a própria análise política exige aceitar a possibilidade do erro: “Nós erramos em ciências sociais são apostas, são hipóteses.” A dúvida sobre a estratégia das classes dirigentes não altera, porém, a certeza sobre André Ventura. “Não tenho dúvidas absolutamente nenhumas de que André Ventura representa uma ameaça à democracia”, afirma. E reforça a caracterização: “Mais do que uma ameaça à democracia, é um partido de caráter fascista.” Raquel Varela aponta ainda o que considera ser o início de um processo mais amplo: “É uma ameaça aos direitos do trabalho e a violência contra os imigrantes é só o início da violência contra os trabalhadores em geral”, referindo o caso norte-americano: “Como se viu com o ICE e a milícia de Donald Trump nos Estados Unidos.” Raquel Varela enquadra esse crescimento com uma crítica directa ao papel da comunicação social. “André Ventura tem sido levado ao colo por grande parte dos jornais que são detidos por empresas em Portugal”, afirma. E inclui também órgãos “dependentes do Estado”, como a televisão pública. A historiadora considera que isso é um tema interno da própria profissão: “Isso também é um debate a ter dentro do jornalismo em Portugal”, e acrescenta que o jornalismo vive “uma fase mais crítica (…) com menos capacidade de dar espaço ao dissenso.” Mas a questão decisiva, insiste, está no movimento defensivo das elites em direcção a António José Seguro. Raquel Varela descreve esse movimento como revelador. “Nós vimos agora (…) históricos da direita, do ultraliberalismo (…) e agora apoiam António José Seguro”, afirma. E dá exemplos: “Cavaco Silva apoia António José Seguro, Paulo Portas apoia António José Seguro.” A pergunta regressa: “Nós temos que perguntar porquê.” A resposta que formula, por agora, é que as classes dirigentes portuguesas “estão com enormes dificuldades em governar”. Esse medo, diz, é o medo de perder o controlo político do país. “Estas eleições revelam um grande medo das classes dirigentes perderem a mão”, afirma. E clarifica o sentido dessa expressão. “Não é perderem a mão no sentido de que vai haver um fascista a governar o país, é perderem a mão no sentido em que as classes trabalhadoras e médias perdem a paciência.” Para sustentar a leitura, Raquel Varela recorda um facto recente: um governo de direita “acabou de enfrentar uma greve geral com 3 milhões de trabalhadores”. A historiadora defende que o papel do Presidente da República não pode ser visto como decorativo num contexto destes. “Se nós temos na presidência da República alguém que não faz o contrapeso a isto, que não tem alguma capacidade de diálogo com o mundo do trabalho, nós podemos ter uma situação de tipo Donald Trump”, afirma. A comparação surge acompanhada de uma observação que, para si, revela o efeito paradoxal da radicalização do poder. “O Donald Trump fez mais pela greve geral nos Estados Unidos do que qualquer esquerda nos últimos 50 anos, porque hoje em dia fala-se em greve geral nos Estados Unidos.” A investigadora descreve o clima político como uma mobilização de afectos defensivos. “Estes afectos tristes que estão a ser mobilizados e que implicam muito medo”, diz, recuperando uma expressão do ensaísta Perry Anderson. E coloca a crise no centro do regime: “A crise de representação é das classes trabalhadoras médias e das classes dirigentes. Há uma rotura entre representantes e representados.” Para Raquel Varela, é essa rotura que explica por que razão uma campanha presidencial se transformou num confronto entre medos. Para tornar essa crise concreta, Raquel Varela recorda uma reportagem que fez esta semana em Leiria, Marinha Grande e Vieira de Leiria, depois de ventos ciclónicos terem destruído casas e infra-estruturas. A historiadora diz que a população queria ser ouvida. “Demos por nós com as pessoas a virem atrás de nós a dizer: ‘Eu quero falar'.” E as frases repetiam-se com força política. “Somos contribuintes, não somos cidadãos. Existem dois países, um país lá e nós aqui.” O “nós aqui”, sublinha, é “100 km de Lisboa” e não um lugar distante do mapa. Raquel Varela descreve o que considera ter sido “o colapso completo do Estado”. “Uma semana depois não havia sequer um sistema de construção público capaz de ter ido tapar os telhados das pessoas”, afirma. O detalhe que destaca é, para si, simbólico: “Estão a ser tapados com lonas, lonas da Iniciativa Liberal e do Chega, que é metafórico do que é que estes partidos da privatização têm a dizer às pessoas.” A falha, insiste, não foi falta de solidariedade, mas falta de capacidade material. “O que as pessoas precisam é de gruas, de guindastes, de camiões, de pedreiros, de eletricistas, de alta atenção, de respostas rápidas.” No mesmo terreno, diz, viu-se a fragilidade do populismo. “As pessoas desprezaram as políticas de André Ventura a distribuir garrafas de água”, observa. E percebeu que “isto não vai lá com comunicação.” A realidade expôs ainda um contraste decisivo em relação ao discurso anti-imigração. “Se não fossem os pedreiros brasileiros do Nepal e do Bangladesh nem lonas tinham conseguido pôr.” Uma senhora, conta, deixou uma frase que considera reveladora: “Quem está a votar no André Ventura devia ter vergonha.” E colocou uma pergunta que, para Raquel Varela, funciona como lição histórica: “Como é que vocês acham que a Alemanha e a Suíça foram reconstruídas depois da guerra? Não foi com imigrantes?” Raquel Varela aponta também responsabilidades aos partidos de esquerda. “Penso que há uma enorme responsabilidade nos partidos de esquerda que tiveram muito medo de ser radicais”, afirma. E explica o que entende por esse medo: “Tiveram muito medo de questionar o sistema, de questionar este balcão de negócios privados que é o estado.” Na sua leitura, a esquerda seguiu políticas que considera destrutivas. “Foram atrás das políticas da União Europeia de elevação da dívida pública, de destruição do emprego público e assistencialistas.” O resultado, diz, foi uma esquerda reduzida a uma diferença mínima. “A diferença hoje em dia entre a esquerda e a direita que teve no governo é se há mais ou menos assistencialismo. Isso não faz uma política de esquerda.” A faltarem dois dias para a segunda volta das eleições, Raquel Varela recusa a ideia de que a escolha resolva o problema. “Eu acho que sobreviveu uma vez mais”, afirma, referindo-se à democracia. E deixa claro o sentido de um voto em António José Seguro contra André Ventura. “Quem quer que vá votar a António José Seguro contra André Ventura tem que saber que está a votar para impedir André Ventura de chegar, não está a votar para criar um sistema político e social que nos impeça os André Venturas desta vida.” A metáfora final fecha a sua leitura: “É o idêntico a tomar uns antipiréticos numa pneumonia”, um gesto que pode ser necessário no imediato, mas que exige um passo seguinte: “ir rapidamente resolver o problema da pneumonia.”
Câmara Municipal da Marinha Grande defende que a isenção de portagens "devia ter sido adotada imediatamente a seguir" à tempestade. Lembra que apenas do muncípio "saem 400 camiões por dia".See omnystudio.com/listener for privacy information.
A la Primera Catalana de futbol mala jornada pels nostres: derrotes del Club de Futbol Lloret i de la Juventus Lloret. Pel que fa al Lloret d’Amós Gasca, va caure per 2-0 al camp del Parets, en la dissetena jornada, i es distancia del líder, l'Argentona. El conjunt lloretenc va començar perdent ben d'hora, en un penal transformat pel rival Ferran Roca, en el minut 10 de la primera part. Ja en la represa, en el minut 57 de partit, el mateix Ferran Roca va finalitzar una acció dins de l'àrea per establir el definitiu 2-0. “Penso que el partit no és de 2-0, ens va penalitzar molt les dues errades dels gols”Amós Gasca Tot i la derrota, el Lloret es manté en el segon lloc de la classificació, amb 30 punts. Com diem, tampoc no va guanyar la Juventus Lloret, que va caure a casa, per 0-3, davant d'un equip de la zona baixa com el Premià. Els visitants es van avançar en el tram final de la primera part, amb una diana de Malaine Badiane. Tot i que els de Jordi Cantano van buscar l'empat amb insistència, el Premià va sentenciar en el tram final, amb els gols de Badiane, de nou, i Jordi González. “Vam estar malament amb pilota, pensem que és un tema mental, de confiança”Jordi Cantano Aquest resultat fa que la Juventus Lloret acabi la jornada quart, amb 28 punts. Val a dir que tant el primer com el tercer classificat, que són l’Argentona (34 punts) i el Palamós (28 punts) tenen un partit menys. Tampoc ha anat gaire bé la jornada per al Bàsquet Lloret masculí. En la Supercopa, derrota per onze punts de diferència a la pista del Jac Sants Barcelona, amb un marcador final de 76-65. Els barcelonins es van distància en el primer període, que va acabar amb una diferència de 10 punts en contra dels interessos lloretencs. Tot i que en la resta de quarts es van igualar les forces, l'equip no va poder obtenir un resultat positiu i acaba la jornada en la vuitena posició, amb 25 punts. En canvi, bona victòria del sènior femení del Bàsquet Lloret, per trencar la mala dinàmica de resultats, en la quinzena jornada de la Primera Catalana. Les lloretenques es van imposar davant del Club Natació Sabadell per un marcador de 67-54. És un triomf que ajuda al Bàsquet Lloret a escalar posicions. Ara, l'equip és el desè classificat, amb 19 punts, amb un balanç de 4 victòries i 11 derrotes.
Se mais não fosse pelo gesto que fizemos antes da proclamação do Evangelho, acordamo-nos de que hoje celebramos o Domingo da Palavra. Neste domingo, a Igreja lembra-nos, de modo muito concreto, que vivemos guiados e orientados pela Palavra de Deus. Por isso, a Palavra merece de nós carinho e respeito, mas também uma curiosidade boa: ela é a narração da experiência de Deus feita por homens e mulheres ao longo da história e, inspirados pelo Espírito Santo, ensina-nos um caminho certo para fazermos, aqui e agora, uma experiência viva de Deus.Importa, porém, retirar uma ideia que às vezes nos acompanha e que pode até causar choque quando começamos a ler a Bíblia. A Escritura não conta apenas histórias “limpas” e edificantes; nela encontramos também quedas, conflitos e verdadeiras misérias humanas. E alguém pode perguntar: “Mas isto é Palavra de Deus?” Sim, porque Deus não Se revela num mundo artificial, mas na realidade concreta, com as suas sombras e contradições. A Bíblia não romantiza a existência: mostra que, mesmo quando a vida se torna dura, Deus continua presente e continua a falar, com uma palavra de esperança e de recomeço.Essa esperança é anunciada na primeira leitura. O povo vive oprimido e humilhado, como quem caminha nas trevas. E é então que o profeta ousa dizer: “O povo que andava nas trevas viu uma grande luz.” Esta palavra não nega a dor nem nos pede que a ignoremos. Pelo contrário, convida-nos a dar nome ao que nos faz sofrer, ao que nos oprime, ao que parece roubar vida por dentro. Este é um passo espiritual fundamental: não fugir da realidade, mas colocá-la diante de Deus, com verdade. No meio da dor, pede-se luz; e Deus não responde com evasões, responde com presença.E aqui o Evangelho faz coincidir promessa e cumprimento. A luz anunciada na Galileia concretiza-se quando Jesus vai para a Galileia: Ele próprio é a luz que Se levanta sobre os que habitam na sombra da morte. E repare-se: a luz não é um holofote virado para nós, para exibirmos virtudes ou para chamarmos atenção. A luz é para iluminar o mundo e nos ajudar a vê-lo como ele é. Por isso precisamos de deixar que o Senhor converta o nosso olhar, para vermos como Ele vê e para aprendermos a ler a vida sem ilusões, mas com esperança.Daqui nasce a necessidade de um contacto assíduo com a Palavra. Uma das tentações mais comuns é pensar que já sabemos: “Eu já li, eu já conheço, eu já sei.” Mas a Palavra de Deus não é, sobretudo, para “saber”; é para dialogar, para meditar, para nos deixar surpreender. Às vezes digo, com alguma ironia, que há alguém que sabe mais do que nós — o diabo — e, mesmo assim, isso não o conduz à vida. A liturgia dá-nos este alimento todos os dias, para que a Escritura não seja um recurso ocasional, nem apenas quando estamos bem-dispostos, nem apenas quando estamos tristes. A Palavra é um diálogo contínuo: Deus fala-nos e nós respondemos, até que a nossa vida comece, pouco a pouco, a ganhar o ritmo e o horizonte do Evangelho.O cristianismo, de resto, não é apenas “uma religião do livro”. O cristianismo é a religião de uma Pessoa: Jesus Cristo, a Palavra feita carne. Conhecer Deus não é apenas repetir informações sobre Ele; é amar e deixar-se amar. Isto implica tempo, como acontece com as relações verdadeiras. Penso que ninguém conhece melhor uma pessoa do que a sua própria mãe e, no entanto, as mães não se cansam de estar com os filhos, porque não se trata de acumular dados, mas de saborear a presença. Assim também com a Palavra: o objetivo principal não é saber mais, mas saborear a presença de Deus e deixar que essa presença nos molde, converta o coração, ilumine a inteligência e purifique o desejo. E assim, mesmo na vida real, com as suas lutas e limites, vamos aprendendo a reconhecer na nossa história a história misericordiosa de Deus, que nos ama, nos liberta e nos abre um caminho de luz. Por isso, andemos com Jesus, andemos com a Palavra: nela está a alegria que não passa e a esperança que não desilude.
Quante volte hai detto "dipende su" o "sono sposato a Maria"? Questi errori sono così subdoli che spesso passano inosservati, eppure per un italiano suonano decisamente sbagliati. In questo articolo scoprirai quegli errori che quasi nessuno menziona, ma che praticamente tutti gli stranieri fanno. 7 Errori COMUNI Che Tradiscono Subito gli Stranieri 1. EFFICACE vs EFFICIENTE: Due Parole Apparentemente Gemelle Iniziamo con due parole che sembrano quasi identiche, ma in realtà hanno significati profondamente diversi. Confonderle è uno degli errori più frequenti tra gli studenti di italiano, indipendentemente dalla loro lingua madre. Il Significato di EFFICACE EFFICACE significa che qualcosa funziona bene, che produce l'effetto desiderato. Quando dici che qualcosa è efficace, stai affermando che raggiunge il suo obiettivo, che ottiene i risultati sperati. Questa medicina è molto efficace contro il mal di testa. (= Funziona, il mal di testa passa.) Il suo discorso è stato efficace: tutti hanno cambiato idea. (= Ha ottenuto il risultato sperato.) Il Significato di EFFICIENTE EFFICIENTE, invece, si riferisce a qualcosa o qualcuno che lavora bene, senza sprechi di tempo, energia o risorse. L'efficienza riguarda il modo in cui si ottiene un risultato, non il risultato stesso. Questa lavatrice è molto efficiente: consuma poca energia. (= Funziona bene e non spreca.) Marco è un impiegato efficiente: finisce sempre tutto in anticipo. (= Lavora in modo produttivo.) Perché È Sbagliato Confonderli? Perché hanno significati diversi e si applicano a contesti differenti. ParolaSignificatoFocusEFFICACEFunziona, produce risultatiSul risultato ottenutoEFFICIENTELavora bene, senza sprechiSul processo e le risorse utilizzate Facciamo un esempio pratico. Una medicina ti guarisce dal mal di testa. Quella medicina è efficace? Sì! Perché ha funzionato, ti ha guarito. È efficiente? La domanda non ha molto senso. Una medicina non "lavora velocemente" o "risparmia energia". Semplicemente funziona o non funziona. Altro esempio. Un impiegato finisce tutto il suo lavoro in metà tempo, senza errori. Quell'impiegato è efficiente? Sì! Lavora bene e non spreca tempo. È efficace? Dipende. Ha ottenuto i risultati che voleva il capo? Se sì, allora è anche efficace! Una cosa può essere efficace ma non efficiente (o viceversa!). Per esempio, andare al lavoro in elicottero è sicuramente efficace (arrivi!), ma non è efficiente (costa troppo!). 2. Sposarsi CON Qualcuno (Non A!) Questo errore è molto comune e si capisce perché: in molte lingue si usa una preposizione simile ad "a". Ma in italiano, ci si sposa CON qualcuno. Sempre. Senza eccezioni nell'italiano moderno standard. Mi sono sposato a Maria.Mi sono sposato con Maria. Vuole sposarsi a un italiano.Vuole sposarsi con un italiano. Lo stesso vale per "essere sposato": Sono sposato a Lucia da 10 anni.Sono sposato con Lucia da 10 anni. Perché È Sbagliato Usare "A"? In italiano, la preposizione "a" indica generalmente una direzione, un movimento verso qualcosa o qualcuno: Vado a Roma. (= mi muovo verso Roma)Do un regalo a Marco. (= il regalo va verso Marco) Ma il matrimonio non è un movimento verso qualcuno! Il matrimonio è un'unione, qualcosa che fai insieme a un'altra persona. Ed è proprio per questo che si usa CON, la preposizione della compagnia e della reciprocità: Vivo con Marco. (= insieme a Marco)Lavoro con Anna. (= insieme ad Anna)Mi sono sposato con Giulia. (= insieme a Giulia) Curiosità Linguistica In italiano antico e in alcuni dialetti del sud Italia, si poteva sentire "sposarsi a". Ma nell'italiano standard moderno? No. È CON. Sempre CON. 3. Penso DI Sì / Penso DI No (Non CHE!) Questo errore è estremamente frequente! Molti studenti dicono: Penso che sì.Credo che no. Penso sì. / Penso no. Ma in italiano si dice: Penso di sì.Credo di no. Perché È Sbagliato Usare "CHE"? Questa è una questione di grammatica italiana. Dopo la congiunzione "che", ci vuole sempre una frase completa, con un soggetto e un verbo: Penso che Marco venga alla festa. (Soggetto: Marco. Verbo: venga. Frase completa!) Credo che pioverà domani. (Soggetto sottinteso. Verbo: pioverà. Frase completa!) Ma "sì" e "no" sono semplici avverbi, non sono frasi! Non hanno un verbo, non hanno un soggetto. Quindi non possono stare dopo "che": Penso che sì. ("Sì" non è una frase! Dov'è il verbo?) La preposizione "di", invece, può introdurre elementi brevi, senza bisogno di una frase completa: Penso di sì. (= Penso che la risposta sia sì)Credo di no. (= Credo che la risposta sia no)Spero di sì! (= Spero che la risposta sia sì) Esempi d'Uso Quotidiano – Verrai alla festa?– Penso di sì! – Pioverà domani?– Credo di no, ma non sono sicuro. – Ti è piaciuto il film?– Direi di sì. (più incerto, meno deciso) 4. Dipende DA (Non SU!) Ecco un altro errore molto frequente, soprattutto tra chi parla inglese ("depends on" → "dipende su"? No!). In italiano, il verbo DIPENDERE vuole la preposizione DA. Dipende su di te.Dipende da te. Il risultato dipende sul tempo.Il risultato dipende dal tempo. Tutto dipende su cosa decidi.Tutto dipende da cosa decidi. Perché È Sbagliato Usare "SU"? In italiano, "su" indica una posizione sopra qualcosa, una superficie: Il libro è sul tavolo. (= sopra il tavolo)Cammino sulla spiaggia. (= sopra la spiaggia) Ma quando qualcosa "dipende" da un'altra cosa, non c'è nessuna superficie, nessun "sopra"! C'è invece un'idea di origine, di causa, di provenienza. E in italiano, per esprimere origine e causa, si usa DA: Vengo da Roma. (= origine)Questo problema deriva da un errore. (= causa)Dipende da te. (= la causa sei tu) Pensa così: da cosa dipende qualcosa? DA un'altra cosa! La preposizione ti dà già la risposta. La mia felicità non dipende dai soldi.Dipende da come ti senti.Dipende dalle circostanze. 5. PERDERE vs PERDERSI vs SPRECARE Questi tre verbi creano molta confusione tra gli studenti di italiano. Vediamo le differenze fondamentali. PERDERE: Non Avere Più Qualcosa PERDERE significa non avere più qualcosa che avevi, non riuscire a trovare qualcosa, o non cogliere un'opportunità: Ho perso le chiavi. (= non le trovo più)Abbiamo perso la partita. (= non abbiamo vinto)Non voglio perdere questa occasione! (= non voglio lasciarmela sfuggire) PERDERSI: Smarrirsi PERDERSI (forma riflessiva) significa smarrirsi, non sapere più dove si è o non riuscire a seguire qualcosa: Mi sono perso nel centro della città. (= non sapevo più dov'ero)Mi sono persa nella spiegazione. (= non riuscivo più a seguire) SPRECARE: Usare Male SPRECARE significa usare male, non valorizzare qualcosa, consumare inutilmente: Non sprecare l'acqua! (= non usarla inutilmente)Hai sprecato un'ottima opportunità. (= non l'hai sfruttata bene)Non voglio sprecare il mio tempo. (= voglio usarlo bene) La Differenza Chiave VerboSignificatoEsempioPERDERENon avere più, smarrireHo perso il portafoglioPERDERSISmarrirsi, non orientarsiMi sono perso in cittàSPRECAREUsare male, non valorizzareNon sprecare il tuo talento Attenzione: "Perdere tempo" e "sprecare tempo" hanno sfumature diverse! Ho perso tempo = il tempo è passato senza che me ne accorgessi o senza risultati.Ho sprecato tempo = ho usato male il mio tempo, avrei potuto fare qualcosa di meglio. 6. Tutto VA Bene (Non "È Bene"!) Questo è un errore interessante e molto comune. Molti studenti dicono: Tutto è bene.Tutto va bene. In italiano, per dire che le cose sono positive, che non ci sono problemi, si usa il verbo ANDARE: Come stai? — Tutto va bene, grazie!Come va il lavoro? — Va tutto bene!Va bene così? — Sì, sì, va benissimo! Perché È Sbagliato Dire "Tutto È Bene"? In italiano, "andare bene" e "essere bene" hanno significati diversi. "Andare bene" descrive come procedono le cose, la situazione generale, il corso degli eventi: Come va? — Va bene! (= Le cose procedono senza problemi)L'esame è andato bene. (= L'esame è stato un successo) "Essere bene" (o meglio, "è bene che...") esprime invece un giudizio morale, un'opinione su cosa sia giusto o opportuno fare: È bene che tu sappia la verità. (= È giusto, è opportuno)È bene arrivare puntuali. (= È una buona cosa)Non è bene parlare così. (= Non è appropriato) Quindi, se qualcuno ti chiede "Come stai?" e tu rispondi "Tutto è bene", stai dicendo qualcosa di filosofico, quasi morale... come se tutto nell'universo fosse giusto e appropriato.Quello che vuoi dire è: "Le cose vanno bene, non ho problemi". E per questo usi ANDARE: Tutto va bene! Curiosità Quando qualcosa va MOLTO bene, cosa si dice? "Tutto va a gonfie vele!" — come una barca spinta dal vento. 7. PARTIRE vs LASCIARE vs ANDARE VIA Arriviamo all'ultima distinzione. Tre verbi che esprimono l'idea di "andarsene", ma con sfumature diverse e, soprattutto, strutture grammaticali diverse. PARTIRE: Iniziare un Viaggio PARTIRE significa iniziare un viaggio, mettersi in movimento verso una destinazione: Domani parto per Parigi.Il treno parte alle 8.Quando parti per le vacanze? È un verbo intransitivo (non ha un oggetto diretto) e si concentra sul momento in cui inizia il viaggio. ANDARE VIA: Allontanarsi ANDARE VIA significa allontanarsi da un luogo, non restare: È tardi, devo andare via.Perché sei andato via dalla festa così presto?Vai via! Non ti voglio vedere! L'enfasi è sul lasciare il posto dove ci si trova, non necessariamente per fare un viaggio. LASCIARE: Abbandonare LASCIARE significa abbandonare, non portare con sé, smettere di stare in un luogo: Ho lasciato le chiavi a casa.Ha lasciato il lavoro il mese scorso.Quando hai lasciato l'Italia?
Abertura dos trabalhos na Amorosidade
LEITURA BÍBLICA DO DIA: MARCOS 10:35-45 PLANO DE LEITURA ANUAL: GÊNESIS 36–38; MATEUS 10:21-42 Já fez seu devocional hoje? Aproveite e marque um amigo para fazer junto com você! Confira: A atriz Nichelle Nichols é lembrada por interpretar a tenente Uhura na série Star Trek. Conseguir o papel foi uma vitória pessoal, pois foi uma das primeiras mulheres afro-americanas num grande programa de TV. Mas uma vitória ainda maior estava por vir. Nichols pediu demissão de Star Trek após a 1ª temporada, para voltar ao teatro. Entretanto, ao conhecer Martin Luther King Jr., ele a incentivou a não sair: “Pela primeira vez, os afro-americanos viam-se na TV como pessoas inteligentes que podiam fazer de tudo, até ir ao espaço”, ele disse. Ao interpretar Uhura, Nichelle alcançava uma vitória maior: inspirar mulheres e crianças negras sobre o que elas poderiam vir a ser. Penso em Tiago e João, pedindo a Jesus os melhores cargos em Seu reino (MARCOS 10:37). Que vitória pessoal seria conseguir esses cargos! Jesus não somente lhes explicou a realidade daquele pedido (vv.38-40), mas os chamou para objetivos maiores, dizendo: “Quem quiser ser o líder entre vocês, que seja servo” (v.43). Seus seguidores não deveriam buscar vitórias pessoais, mas, como Ele, usar sua posição para servir aos outros (v.45). Nichelle continuou em Star Trek pela vitória que proporcionou aos afro-americanos. Que nós também nunca nos contentemos apenas com uma vitória pessoal, mas que possamos sempre servir aos outros em nome de Jesus. Por: SHERIDAN VOYSEY
Lunedì prossimo, a Firenze, ci sarà un'interessante iniziativa organizzata da Libertà Eguale Toscana dal titolo “La sinistra che vota sì”. Sì al referendum costituzionale sulla separazione delle carriere dei magistrati. “Penso che non debba sfuggire a nessuno la progressiva estensione delle adesioni in quantità e qualità all'iniziativa promossa Lunedì a Firenze da Libertà Eguale Toscana”, dice Stefano Ceccanti, vicepresidente di Libertà Eguale, associazione di cultura riformista fondata nel 1999, il cui presidente è Enrico Morando.
A Crans-Montana, durante i festeggiamenti di Capodanno, un incendio in un locale frequentato soprattutto da adolescenti ha causato morti e feriti. In rete hanno iniziato a circolare video girati dai ragazzi presenti, e nel giro di poche ore il web li ha messi alla gogna: “filmavano invece di scappare”, “dipendenti dai social”, “incoscienti”.Penso che questa indignazione stia mancando il bersaglio. Stiamo giudicando le vittime invece di guardare le cause: panico, confusione, assenza di indicazioni, bias di normalità, e il solito “col senno di poi” che rende tutto ovvio solo a tragedia avvenuta.È il classico blame shifting: è più comodo prendersela con l'ultima “fetta di formaggio” (chi riprende) che parlare di responsabilità, sicurezza, supervisione e regole quando in mezzo ci sono dei minorenni.Ed è cognitivamente più sicuro: è inquitante pensare di essere in una trappola infuocata, è più rassicurante pernsare che loro sono stati ''stupidi'', e che noi, invece, ci saremmo salvati, no?Se tu fossi stato lì dentro, sei davvero così sicuro che avresti fatto meglio?~~~~~ INGAGGI E SPONSORSHIP ~~~~~ Per contatti commerciali: sales@matteoflora.comPer consulenze legali: info@42LawFirm.it~~~~~ SOSTIENI IL CANALE! ~~~~~Con la Membership PRO puoi supportare il Canale » https://link.mgpf.it/proSe vuoi qui la mia attrezzatura » https://mgpf.it/attrezzatura~~~~~ SEGUIMI ANCHE ONLINE CON LE NOTIFICHE! ~~~~~» CANALE WHATSAPP » https://link.mgpf.it/wa» CANALE TELEGRAM » https://mgpf.it/tg» CORSO (Gratis) IN FUTURO » https://mgpf.it/nl» NEWSLETTER » https://mgpf.it/nl~~~~~ CIAO INTERNET E MATTEO FLORA ~~~~~ Questo è “Ciao Internet!” la prima e più seguita trasmissione di TECH POLICY in lingua italiana, online su YouTube e in Podcast.Io sono MATTEO FLORA e sono:» Professore in Fondamenti di Sicurezza delle AI e delle SuperIntelligenze (ESE)» Professore ac in Corporate Reputation e Crisis Management (Pavia).Sono un Imprenditore Seriale del digitale e ho fondato:» The Fool » https://thefool.it - La società italiana leader di Customer Insight» The Magician » https://themagician.agency - Atelier di Advocacy e Gestione della Crisi» 42 Law Firm » https://42lf.it - Lo Studio Legale per la Trasformazione Digitale » ...e tante altre qui: https://matteoflora.com/#aziendeSono Future Leader (IVLP) del Dipartimento di Stato USA sotto Amministrazione Obama nel programma “Combating Cybercrime (2012)”.Sono Presidente di PermessoNegato, l'associazione italiana che si occupa di Pornografia Non- Consensuale e Revenge Porn.Conduco in TV “Intelligenze Artificiali” su Mediaset/TgCom.
No Fim do Ano, Uma Conversa Sobre o Que Está em Causa Com Rui Cardoso Martins, no Pergunta Simples No último dia do ano, o Pergunta Simples oferece uma conversa que nos obriga a parar, escutar e pensar. Num tempo de urgências e distrações, Rui Cardoso Martins senta-se ao microfone para falar da única coisa que nunca sai de moda: a palavra — e tudo o que ela transporta. Escritor, cronista, argumentista, dramaturgo, repórter de guerra e professor universitário. Rui é um dos mais versáteis criadores da língua portuguesa. Um faz-tudo da escrita, como diz de si mesmo, capaz de passar do teatro à televisão, da reportagem à literatura, do humor à tragédia — sem perder a integridade, nem a humanidade. Esta conversa percorre décadas de jornalismo, atravessa fronteiras geográficas e morais, revisita tribunais e zonas de guerra, e detém-se naquelas perguntas que importam sempre: o que está em causa aqui? O que fazemos com o que vemos? Como escrevemos a memória? A Escrita como Resistência Rui começou no jornalismo nos anos 90, no nascimento do jornal Público. Foi repórter nos Balcãs durante o cerco de Sarajevo, embarcou no Lusitânia Expresso rumo a Timor, e cobriu as primeiras eleições livres na África do Sul. Testemunhou a História em carne viva — e sobreviveu a ela escrevendo. Um olhar atento, uma ironia serena, e uma linguagem afinada como um motor de avião: porque escrever mal, diz ele, pode ser mais perigoso do que um mecânico incompetente. Do jornalismo passou para a ficção, sem nunca abandonar o rigor. As crónicas judiciais Levante-se o Réu revelaram o teatro trágico e grotesco da justiça portuguesa, num tom que une Fernando Namora e Monty Python. A sua literatura — premiada e traduzida — transporta o peso da experiência, mas também a leveza de quem sabe rir do absurdo. Rui escreve como quem repara o mundo. De madrugada, antes que os Pokémons acordem, com uma folha branca como animal de companhia. O tempo da escrita é anterior ao ruído, à velocidade, à obrigação. É o momento em que a linguagem ainda não foi contaminada. A Memória e o Corpo da Palavra A entrevista percorre também o terreno íntimo da memória. Rui fala do papel dos cadernos, dos rituais, dos mestres como Cardoso Pires e Lobo Antunes — e da descoberta inesperada de que, sim, talvez seja mesmo um escritor. Há pudor, mas não pose. Há humor, mas não cinismo. Há sobretudo uma preocupação com a precisão: “tudo o que acontece no mundo passa pela linguagem”, diz ele. E acrescenta: quando a mentira tem o mesmo peso da verdade, estamos à beira da desgraça. A sua voz não é a de um moralista, mas a de um observador treinado. Rui descreve Sarajevo como um lugar onde o vizinho passou a ser o inimigo. Fala de genocídio, da escolha de um lado — e da ilusão de neutralidade em tempos de barbárie. Fala da Avenida dos Snipers, dos campos de futebol transformados em cemitérios, da ausência de cães, de gatos, de calor. A sua literatura é feita dessa matéria: o choque entre o que era e o que se tornou. Do Humor à Tragédia: a Responsabilidade de Dizer Criador de frases como o célebre “Penso eu de que…”, Rui ajudou a moldar o humor político com Contra-Informação, Herman Enciclopédia e Conversa da Treta. Mas vê nessa sátira algo mais profundo do que entretenimento. O humor é uma forma de resistência. Uma forma de pensar por dentro da linguagem, de devolver o ridículo ao poder, de encontrar o ponto fraco do discurso dominante. Fala da responsabilidade de quem escreve. De como se pode usar a palavra para curar ou para envenenar. De como a verdade se perde quando todas as versões da realidade parecem ter o mesmo valor. E de como o jornalismo, quando feito com rigor, ainda pode ser um antídoto para a manipulação. O Mundo que Vem A conversa fecha com uma pergunta que nos interpela a todos: a Europa está pronta para viver sozinha? Num tempo de guerras em curso, de democracias frágeis e de redes que amplificam o boato, Rui não tem ilusões: ou lutamos pela liberdade, pela educação, pela justiça, ou perdemos. A escrita, nesse contexto, é mais do que estética — é ética. No fim do episódio, Rui confessa: só quer contar histórias úteis. Úteis no sentido mais profundo da palavra. Histórias que sirvam para entender o mundo e para não esquecer. Histórias que transformem o banal em universal, o pequeno em essencial. Porque, como diz, não há escritor sem memória. E não há futuro sem narrativa. Este episódio foi originalmente publicado no Pergunta Simples, mas regressa agora como parte da nossa coleção Essencial. Uma conversa profunda, com valor reconhecido. Ouça ou reveja com tempo: continua atual, necessário e transformador.
O apresentador João Manzarra é o convidado de Daniel Oliveira, no Alta Definição em podcast. Antes do regresso do “Vale Tudo”, o apresentador recorda o início da carreira em televisão, explica como tem lidado com a exposição mediática, aborda a relação com os animais e a natureza e relembra alguns episódios da infância. João Manzarra narra ainda alguns dos momentos que marcaram o último ano de vida do pai, em que foi ficando cada vez mais debilitado. “Havia sempre alguma esperança, mas os resultados nunca eram muito bons. Tentámos compensar isso com os momentos mais alegres possíveis. A estrutura que eu tive para encarar esse momento veio também da estrutura que o meu pai me deu ao longo da vida. De certa maneira, o meu pai preparou-me para a morte dele”, explica o apresentador. Ouça a conversa intimista no Alta Definição, em podcast, emitido na SIC a 27 de dezembro.See omnystudio.com/listener for privacy information.
Étienne Balibar, Luca Salza"La filosofia di fronte al genocidio"Conversazione su Gaza con Étienne BalibarEdizioni Cronopiowww.shopcronopio.it“Mi definisco ‘ebreo' perché sono sconvolto dall'idea che i significati morali e persino religiosi, e per via di conseguenza filosofici, portati nella storia dall'ebraismo – dalla parola dei Profeti di Israele fino al discorso di quei rinnegati o eretici che hanno alimentato la mia formazione intellettuale (Montaigne, Spinoza, Marx, Rosa Luxemburg, Freud, Kafka, Benjamin, Arendt, Simone Weil, Derrida, che è stato mio professore) – potrebbero d'ora in poi essere associati, per molto tempo e persino per sempre, non più alla resistenza alle persecuzioni e alla ricerca dell'autonomia intellettuale, all'imperativo della moralità e della giustizia e alla discussione sui suoi mezzi (tra cui la rivoluzione), ma all'oppressione e allo sterminio di un altro popolo sotto il patrocinio di questo ‘nome'. Penso che l'onore del ‘nome ebraico' debba essere difeso da questa infamia e che sia necessario esprimere una rivolta”.Étienne Balibar è tra i più importanti filosofi contemporanei della politica. Membro del Tribunale Russell sulla Palestina, è da anni un sostenitore della causa palestinese. Ha scritto numerose opere, tra cui disponibili in italiano: Crisi e fine dell'Europa? (2016); Razza, nazione, classe (con Immanuel Wallerstein, 2020); Spinoza e la politica (2024)Luca Salza insegna letteratura italiana e storia delle idee all'Università di Lille. Dirige, con Pierandrea Amato, la rivista K.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
A 35ª edição da mais importante competição de futebol da África começa neste domingo (21) no Marrocos. A seleção anfitriã mede forças contra Comores e sonha com o bicampeonato, já que conquistou seu primeiro título em 1976. Adversário do Brasil na estreia na Copa do Mundo de 2026, Marrocos foi semifinalista do último Mundial, em 2022; o melhor resultado da história de um país africano no torneio. Marcio Arruda, da RFI em Paris A Copa Africana de Nações (CAN), realizada entre dezembro e janeiro, vai reunir 24 países, que têm apenas um objetivo: o título continental. Essa CAN promete ser a mais prestigiada da história da competição, já que sete das nove seleções que vão disputar a Copa do Mundo de 2026 estarão em campo. “Esta edição vai ter muito mais pessoas assistindo porque, no Mundial do próximo ano, nove seleções africanas vão participar. Entre as que estarão na Copa do Mundo, apenas Cabo Verde e Gana não vão jogar esta CAN. Mas a verdade é que as outras sete vão estar presentes e será uma oportunidade para os treinadores que vão enfrentá-las na próxima Copa observarem suas forças e suas fraquezas e já fazerem um trabalho de preparação", analisa Marco Martins, jornalista português especializado na Copa Africana de Nações. "Em jogos amistosos, estas seleções podem esconder um pouco as táticas, a maneira de jogar, quem são as estrelas e como são técnica e taticamente. Mas desta vez é uma competição oficial. É um torneio que as seleções africanas adoram; para elas, é uma honra conquistar esse troféu. É como a Eurocopa para os europeus. É um orgulho ser a principal seleção do continente. E agora as seleções não vão poder esconder o jogo”, argumenta Martins. Leia tambémSeleção brasileira muda postura em campo com Ancelotti e torcedores sonham com hexa Pensando no Mundial de 2026, o jornalista ressalta que é a chance do treinador da seleção brasileira, o italiano Carlo Ancelotti, e sua comissão técnica avaliarem um dos adversários da equipe no torneio da Fifa. "O Brasil, por exemplo, vai jogar contra o Marrocos na Copa. Então, será uma oportunidade para o técnico Ancelotti tomar algumas notas e ver o potencial da equipe marroquina. Esta será uma CAN muito assistida justamente pelo fato de que faltam aproximadamente seis meses para a Copa do Mundo. Esta edição vai despertar muito mais interesse e terá uma grande visibilidade", completou Marco Martins. Sotaque português na Copa Africana Se Cabo Verde, que estará na Copa do Mundo, não vai disputar a CAN, outras duas seleções lusófonas jogarão em estádios marroquinos. “Temos a presença de Angola e Moçambique. Penso que são duas seleções que caíram em grupos bastante difíceis, mas eu realmente acho que podem fazer uma boa figuração no torneio”, opinou o técnico português Nuno da Silva. O treinador, que recentemente integrou a comissão técnica do União Desportiva do Songo, de Moçambique, analisou as chances da seleção moçambicana, que já disputou seis Copas Africanas e vai estrear nesta edição contra a atual campeã Costa do Marfim. “O grupo de Moçambique está estruturado com o retorno do capitão Dominguês e de outros jogadores que há anos fazem parte do elenco. Os jovens que têm entrado ainda não têm lugares cativos entre os 11 titulares. O grupo se manteve uniforme e isso pode ser uma vantagem para a seleção moçambicana”, disse. “Em uma competição como esta não se trata de ter grupos fáceis ou não. O momento de cada seleção vai ditar muita coisa na competição”, resume Nuno da Silva. Nuno também tem passagem pelo Interclube, um dos principais times de Angola. O treinador de 40 anos analisou a seleção angolana, que fará sua décima participação na CAN e, nesta edição, disputará seu primeiro jogo contra a África do Sul. “No grupo de Angola tem um novo técnico que já teve passagem pela seleção como treinador adjunto. Regressa agora ao país que conhece, mas numa função distinta e de mais importância. O grupo teve alguns regressos que estavam fora com o treinador anterior, teve também algumas perdas, e penso que neste aspecto, comparado a Moçambique, a seleção de Angola tem algo a perder porque vai precisar de mais tempo para assimilar as ideias do treinador”, explicou. Salah turbinado para esta CAN? Um dos favoritos no grupo de Angola é o Egito, maior vencedor da Copa Africana de Nações com sete conquistas. Entretanto, a última foi há 15 anos, em 2010. Principal jogador da seleção egípcia, Mohamed Salah, que busca sua primeira conquista pelo país, atravessa um momento delicado em seu clube, o Liverpool, da Inglaterra. O treinador da equipe, Arne Slot, deixou Salah fora do time titular nas últimas rodadas da Premier League. Tudo porque o atacante o criticou publicamente. E será que o técnico Nuno da Silva acha que essa desavença pode prejudicar o rendimento do jogador na seleção do Egito? “Sinceramente, por se tratar de uma relação clube-seleção, eu acho que pode dar uma força enorme ao atleta. Penso que isso, a relação dele com o treinador Arne Slot, é um problema interno do Liverpool. Voltar a ser o rosto e o símbolo da nação egípcia pode motivar bastante o Salah para a CAN. Acho que o Egito pode ficar muito mais forte com o Salah presente”, opinou Nuno. Equilíbrio entre os favoritos Além do Egito, há outras seleções favoritas ao título desta edição. Algumas por terem um jogador que pode decidir uma partida, outras pela força coletiva. “Não sei se poderá haver surpresas porque, no fundo, há muitas equipes que são favoritas, como o Marrocos, que é anfitriã, o Egito, que tem o Mohamed Salah, e a Nigéria, que conta com o Victor Osimhen. Há também a Tunísia, que é muito forte coletivamente, o Senegal, que vai a campo com Sadio Mané, a Argélia, que se destaca pelo coletivo, e finalmente a Costa do Marfim. Todas essas podem alcançar o título e estamos falando de um leque de quase dez seleções. A surpresa aconteceria se uma das duas seleções lusófonas, que até hoje nunca foram campeãs, chegasse ao título", afirmou Marco Martins. "É importante falar que há um tipo de hierarquia, como acontece na América do Sul e na Europa. Na África, temos oito ou dez seleções que podem conquistar a CAN", explica o jornalista Marco Martins. "Então, eu não espero surpresa nesta edição. Daquelas que citei, se uma delas for campeã, para mim não será surpreendente”, cravou. O treinador Nuno disse que “os candidatos ao título acabam por ser os habituais, como Marrocos, por jogar em casa, Costa do Marfim, por ser a atual campeã, e outras seleções que podem ter boas atuações. Eu acho que Moçambique pode fazer uma 'gracinha' no grupo e ir longe na competição. Angola, claramente pela qualidade da seleção, pode pensar em algo além da simples passagem pela fase de grupos”. O jornalista Marco Martins não acredita que as duas seleções de língua portuguesa chegarão longe nesta CAN. “Se Angola ou Moçambique vencerem, será uma surpresa. Penso o mesmo sobre a Guiné Equatorial, Sudão, Botsuana e Benin”, opinou. Campeã aos trancos e barrancos Marco também lembrou o título da Costa do Marfim na última edição da Copa Africana. “Foi uma surpresa a Costa do Marfim alcançar o título. Apesar de jogar em casa, a campanha foi turbulenta. Lembro que algo não funcionava naquela seleção nos primeiros jogos e houve a troca de técnico. Era o clique que precisavam. Conseguiram avançar da fase de grupos graças a uma combinação de resultados. A classificação para as oitavas de final parece ter sido a motivação extra que a equipe precisava. Situação rara, mas não inédita. Na Eurocopa de 2016, Portugal terminou em terceiro no seu grupo e avançou às oitavas por ter sido um dos melhores terceiros colocados na competição”, contou o jornalista português. O regulamento daquela Euro permitia a classificação às oitavas das duas melhores seleções de cada grupo, além de quatro equipes com melhor desempenho entre as que ficaram em terceiro lugar nas suas respectivas chaves. “Depois de passar pela fase de grupos, Portugal conseguiu chegar à final e foi campeão ao vencer a França, que jogava em casa no Stade de France. Isso mostra que, de vez em quando, seleções e clubes conseguem dar a volta por cima. Na temporada passada, por exemplo, o PSG teve muitas dificuldades na Champions League. Na penúltima partida da primeira fase contra o Manchester City, em determinado momento, o PSG estava sendo eliminado, mas conseguiram reverter a situação, ganharam o jogo, se classificaram para os playoffs somente na última rodada, avançaram na competição e venceram a Liga dos Campeões. E algo parecido aconteceu com a Costa do Marfim”, completou. Apesar de ter conquistado o título da última edição da CAN, a equipe marfinense teve uma campanha irregular, que ficou marcada pela troca de treinador durante a competição. Depois da fase de grupos, o francês Jean-Louis Gasset foi demitido e o auxiliar marfinense Emerse Faé assumiu o comando da seleção até a vitória na final por 2 a 1 diante da Nigéria. Grupos desta edição da CAN: Grupo A: Marrocos, Mali, Zâmbia e Comores Grupo B: África do Sul, Zimbábue, Egito e Angola Grupo C: Tanzânia, Nigéria, Tunísia e Uganda Grupo D: Senegal, Botsuana, RD Congo e Benin Grupo E: Argélia, Guiné Equatorial, Burkina Faso e Sudão Grupo F: Camarões, Gabão, Moçambique e Costa do Marfim O jogo de abertura da Copa Africana de Nações será entre Marrocos e Comores. A final está prevista para o dia 18 de janeiro de 2026. Campeões na história da Copa Africana de Nações: Egito: 7 (1957, 1959, 1986, 1998, 2006, 2008 e 2010) Camarões: 5 (1984, 1988, 2000, 2002 e 2017) Gana: 4 (1963, 1965, 1978 e 1982) Nigéria: 3 (1980, 1994 e 2013) Costa do Marfim: 3 (1992, 2015 e 2023) RD Congo: 2 (1968 e 1974) Argélia: 2 (1990 e 2019) Etiópia: 1 (1962) Sudão: 1 (1970) Congo: 1 (1972) Marrocos: 1 (1976) África do Sul: 1 (1996) Tunísia: 1 (2004) Zâmbia: 1 (2012) Senegal: 1 (2021)
Nella mattinata di venerdì 19 dicembre, è stato ospite in Degiornalist - Gli Spaccanotizie, il paleontologo Cristiano Dal Sasso del Museo di Storia Naturale di Milano, che ci ha illustrato l'eccezionale ritrovamento di migliaia di impronte di dinosauri nel Parco dello Stelvio. Le tracce, risalenti a circa 210 milioni di anni fa, rivelano il passaggio di branchi composti da esemplari adulti e giovani lungo antichi litorali fangosi. «È importante non solo per noi lombardi, che abbiamo finalmente un giacimento di orme di dinosauri anche nella nostra regione - spiega il paleontologo ai nostri Fabiana Paolini e Claudio Chiari - ma è importante a livello globale perché del triassico superiore ci sono pochi siti con poche orme. Qui invece Elio della Ferrera, il fotografo che le ha viste per primo, ne ha trovate migliaia». Grazie all'utilizzo di tecnologie moderne come i droni, i ricercatori possono analizzare pareti verticali altrimenti inaccessibili per ricostruire i comportamenti di questi erbivori bipedi. L'esperto sottolinea come lo studio dei fossili non sia solo una ricerca accademica, ma uno strumento essenziale per comprendere l'evoluzione biologica e i rischi climatici attuali: «Penso che sia interesse di tutti sapere chi siamo e da dove veniamo prima di tutto e poi dal passato possiamo anche imparare. Noi siamo ormai la specie dominante al punto tale che abbiamo cambiato il clima, lo stiamo condizionando. Però attenzione, perché questo può portare a delle estinzioni», conclude Cristiano Dal Sasso.
Send us a textIn this episode of The Company Road Podcast, Chris Hudson speaks with Con Frantzeskos, a visionary marketing and technology leader who has generated billions in revenue for giants like Emirates, Coca-Cola, and ANZ. Con is the former founder of digital strategy consultancy Penso and is currently building AI-native ventures like SalesChef.ai and Ansett.Travel.Buckle up friends, this is a hard-hitting conversation that contrasts the short-termism often seen in Australia with the ambitious, long-term vision of the Middle East and the US. Con shares why 70% of ASX 200 companies fail to outperform a lump of gold, and what leaders must do to stop managing decline and start designing the future.In this episode, you'll hear about:"Strategy Karaoke": Why most companies are just reading lyrics off a screen rather than building genuine strategy.The Gold Standard Test: Con's analysis revealing that 70% of ASX 200 companies have underperformed against gold over the last 20 years.Legacy vs. Blank Canvas: A fascinating comparison between Delta Airlines (incumbent) and Riyadh Air (startup) on what they envy about each other.Ruthless Prioritisation: How Matt Comyn at CBA destroyed physical touchpoints during COVID to lead the mortgage market.The "Rattle" Test: A brilliant story from Emirates about service design—"If you shake an A380, anything that rattles is service."Why "The Lucky Country" is not a compliment, and how it breeds complacency in Australian business.The five determinants of companies that actually grow: R&D, long-term strategy, export bias, and governance.Key LinksSalesChef.ai: www.saleschef.ai Ansett.Travel: www.ansett.travel Con Frantzeskos LinkedIn: https://www.linkedin.com/in/confrantzeskos/ About our guestConstantine (Con) Frantzeskos is one of the world's most visionary marketing and technology leaders. He is currently building AI-native ventures such as SalesChef.ai and Ansett.Travel, while providing AI and digital strategy consulting to enterprises across Australia, Asia, and the Middle East. Previously, Con founded and exited the international digital strategy consultancy PENSO. He has held leadership positions at Edelman, DDB, and Ogilvy, designing campaigns and products that delivered billions in new revenue for brands like Emirates, Coca-Cola, ANZ, and Total Tools. Con is a regular columnist in the Australian Financial Review and a former Director of Victoria's startup agency, LaunchVic.About our hostOur host, Chris Hudson, is an Intrapreneurship Coach, Teacher, Experience Designer and Founder of business transformation coaching and consultancy Company Road.Company Road was founded by Chris Hudson, who saw over-niching and specialisation within corporates as a significant barrier to change.Chris considers himself incredibly fortunate to have worked with some of the world's most ambitious and successful companies, including Google, Mercedes-Benz, Accenture (Fjord) and Dulux, to name a small few. He continues to teach with University of Melbourne in Innovation, and Academy Xi in CX, Product Management, Design Thinking and Service Design and mentors many business leaders internationally.Support the showFor weekly updates and to hear about the latest episodes, please subscribe to The Company Road Podcast at https://companyroad.co/podcast/
Le persone mi fraintendono. Mia moglie non mi ha mai amato. Penso sempre all'ansia. Non so se il lavoro che faccio è giusto per me. Vorrei cambiare gli errori in azioni positive. Dare un senso alla vita. Uscire da una relazione tossica. Ricevo tante domande, che cercano tante risposte. Ci sono, le risposte. Ma quali vuoi? Quelle che vanno bene per tutti, o quelle giuste per te? Ti dirò che ci sono le une e le altre, ma se vuoi davvero creare la tua vita, ti serve l'unica risposta che va bene per te, quella su misura. Ti spiego la differenza, ti do alcune risposte. Decidi tu se vuoi davvero le tue. A volte, chi cerca, non sta davvero cercando, per questo, non trova. Ma se vuoi stare bene, allora puoi. “Se non dai alla vita una risposta diversa, essa farà sempre la stessa domanda” (W. D'Amico)- Leggi la trascrizione dell'audio: https://annarosapacini.com/stare-bene-risposte/ - E da questa pagina puoi iscriverti liberamente al mio podcast Comunicare per essere®: https://annarosapacini.com/podcast/ una filosofia di evoluzione personale profonda, per una vita che ti corrisponda- Comunicazione valoriale, Relazioni, Professione, Benessere. Scrittura evolutiva®, grafologia evolutiva®, soluzioni e percorsi sempre e solo su misura. Per informazioni sul progetto, sui contenuti, sugli strumenti e sui percorsi attivabili scrivi a info@annarosapacini.com- Rinforza la tua motivazione e la tua visione interiore: seguimi su Meta-Facebook e sul tuo social preferito, cerca “Annarosa Pacini”➡️ E non dimenticare di iscriverti al mio canale YouTube https://www.youtube.com/@AnnarosaPacini
Il congiuntivo ti fa impazzire? Non sai mai quando usarlo e quando no? Ti senti insicuro ogni volta che devi scegliere tra congiuntivo e indicativo? Beh, tranquillo, non sei solo! Il congiuntivo è il nemico numero uno di tutti gli stranieri che studiano l'italiano... e anche di molti italiani, a dire il vero! Perciò ho realizzato questa guida definitiva su quando va usato e quando invece no. Congiuntivo: Quando Usarlo e Quando Non Usarlo Parte 1: Quando Usare il Congiuntivo 1. Con i Verbi di OPINIONE nella Frase Principale Quando nella frase principale c'è un verbo che esprime un'opinione personale, nella frase secondaria devi usare il congiuntivo. Questi verbi sono, per esempio: pensare, credere, ritenere, supporre, immaginare. Esempi pratici: Penso che tu abbia ragione. (e non "hai") Credo che Marco sia già partito. (e non "è") Suppongo che loro vengano domani. (e non "vengono") Immagino che la festa finisca tardi. (e non "finisce") La regola è semplice: quando esprimi un pensiero soggettivo o un'opinione personale, il verbo della frase dipendente va al congiuntivo perché indica qualcosa di incerto, non verificato oggettivamente. 2. Con i Verbi di SPERANZA, AUGURIO e VOLONTÀ Quando esprimi una speranza, un augurio o una volontà, devi usare il congiuntivo nella frase secondaria. I verbi più comuni sono: sperare, augurare, desiderare, volere, preferire. Esempi pratici: Spero che tutto vada bene. (e non "va") Vi auguro che siate felici per sempre. (e non "siete") Voglio che voi studiate di più. (e non "studiate" indicativo) Preferisco che lei venga con noi. (e non "viene") Questi verbi esprimono un desiderio o una volontà che qualcosa accada, ma non è detto che accada davvero. Proprio per questo motivo di incertezza sul futuro, si usa il congiuntivo. 3. Con i Verbi di SENTIMENTO ed EMOZIONE Gioia, tristezza, paura, rabbia... tutte le emozioni richiedono il congiuntivo! I verbi tipici sono: essere felice/contento/triste, dispiacere, temere, avere paura. Esempi pratici: Sono felice che tu sia qui. (e non "sei") Mi dispiace che non possiate venire. (e non "potete") Temo che piova domani. (e non "piove") Ho paura che lui non capisca. (e non "capisce") Le emozioni sono reazioni soggettive a situazioni che non sono sotto il nostro controllo diretto. Per questo motivo, quando esprimiamo un sentimento riguardo a un'azione o situazione, usiamo il congiuntivo per sottolineare la natura soggettiva della nostra reazione emotiva. 4. Con i Verbi di DUBBIO Il dubbio e il congiuntivo sono migliori amici! Se nella frase principale c'è un verbo che esprime incertezza o dubbio, nella secondaria ci vuole il congiuntivo. I verbi più comuni sono: dubitare, non essere sicuro/certo. Esempi pratici: Dubito che lui dica la verità. (e non "dice") Non sono sicuro che questa sia la strada giusta. (e non "è") Non sono certa che loro arrivino in tempo. (e non "arrivano") Il dubbio rappresenta per definizione una mancanza di certezza, quindi è perfettamente logico che richieda il congiuntivo, il modo verbale che esprime proprio l'incertezza e la possibilità. 5. Con Molte Congiunzioni e Locuzioni che Esprimono IPOTESI, CONDIZIONE, CONCESSIONE Alcune parole "magiche" richiedono sempre il congiuntivo. Ecco le più importanti: Congiunzione/LocuzioneSignificatoEsempioaffinché / perché (scopo)con lo scopo cheTi chiamo affinché tu sappia la verità.purché / a patto che / a condizione chea condizione cheVengo, purché tu mi accompagni a casa.prima cheprima diDevo uscire prima che piova.senza chesenzaÈ uscito senza che io lo sapessi.nel caso in cui / qualoranel casoNel caso in cui tu abbia bisogno, chiamami.nonostante / benché / sebbenenonostanteNonostante faccia freddo, esco senza la giacca.a meno che / tranne cheeccetto seVengo, a meno che non piova. Queste congiunzioni introducono situazioni ipotetiche, condizionali o concessive, quindi richiedono sempre il congiuntivo per indicare che si tratta di eventi non ancora realizzati o comunque incerti. 6. Con Alcune Espressioni IMPERSONALI Le espressioni impersonali (quelle con "è" + aggettivo/sostantivo) richiedono quasi sempre il congiuntivo. Ecco le principali: È necessario/importante/essenziale che: È necessario che tu venga subito. È possibile/probabile/impossibile che: È probabile che loro siano in ritardo. È meglio/peggio che: È meglio che tu stia a casa. È bene/male che: È bene che voi sappiate la verità. È giusto/sbagliato che: È giusto che lui paghi per quello che ha fatto. È strano/raro/incredibile che: È strano che lui non abbia ancora chiamato. Può darsi/può essere che: Può darsi che io parta domani. Queste espressioni esprimono valutazioni soggettive, possibilità o necessità, e per questo richiedono il congiuntivo. Si tratta di giudizi o previsioni, non di fatti certi. 7. Con i Verbi di ATTESA e ASPETTATIVA Quando aspetti qualcosa o qualcuno, usa il congiuntivo! I verbi principali sono: aspettare, attendere, aspettarsi. Esempi pratici: Aspetto che tu finisca di studiare. (e non "finisci") Mi aspetto che lui arrivi presto. (e non "arriva") Attendiamo che voi ci diate una risposta. (e non "date") L'attesa implica sempre un elemento di incertezza su quando o se qualcosa accadrà, quindi si usa naturalmente il congiuntivo. 8. Con Alcuni Verbi IMPERSONALI Verbi come bastare, occorrere, servire, convenire, importare richiedono il congiuntivo: Esempi pratici: Basta che tu mi dica la verità. Occorre che voi siate puntuali. Non importa che lei venga o no. Conviene che partiamo presto. Serve che qualcuno mi aiuti. Questi verbi esprimono necessità, sufficienza o rilevanza, ma non certezza su ciò che accadrà, quindi richiedono il congiuntivo. 9. SUPERLATIVO + Pronome Relativo (Opinione Personale) Quando usi un superlativo seguito da un pronome relativo (che, cui) per esprimere un'opinione personale e soggettiva, devi usare il congiuntivo: Esempi pratici: È il film più bello che abbia mai visto. (CONGIUNTIVO) → È la mia opinione personale, soggettiva. È la persona più intelligente che conosca. (Mia opinione personale) È il ristorante migliore in cui abbia mai mangiato. (Valutazione soggettiva) È la cosa più strana che mi sia mai capitata. (Esperienza personale) In questo caso, il congiuntivo sottolinea che si tratta di una valutazione personale, non di un fatto oggettivo. Se invece parlassimo di un fatto oggettivo e misurabile, useremmo l'indicativo (es. "È la montagna più alta che esiste in Europa" - fatto geografico). Parte 2: Quando NON Usare il Congiuntivo (e Usare l'Indicativo) 1. Con i Verbi di CERTEZZA nella Frase Principale Quando nella frase principale c'è un verbo che esprime certezza, sicurezza o conoscenza oggettiva, nella frase secondaria devi usare l'indicativo. I verbi principali sono: sapere, essere sicuro/certo, conoscere, rendersi conto, accorgersi, notare, ricordare. Esempi pratici: Ricordo che ieri pioveva. (e non "piovesse") Mi sono accorto che tu hai ragione. (e non "abbia") Noto che sei stanco. (e non "tu sia stanco") So che la newsletter di LearnAmo è super utile. (e non "sia") Sono certo che domani faranno bel tempo. (e non "facciano") La regola è chiara: se esprimi certezza assoluta o conoscenza diretta di qualcosa, non c'è spazio per il dubbio, quindi si usa l'indicativo. 2. Con i Verbi di PERCEZIONE I verbi che esprimono una percezione sensoriale (quello che vedi, senti, ecc.) richiedono l'indicativo: vedere, sentire, ascoltare, toccare, percepire. Esempi pratici: Vedo che stai bene. (e non "tu stia") Sento che arrivano. (e non "arrivino") Ho sentito che Luigi si è sposato. (e non "si sia sposato") Percepisco che c'è qualcosa che non va. (e non "ci sia") ⚠️ ATTENZIONE! Se usi sembrare o parere, allora devi usare il congiuntivo: Mi sembra che tu sia stanco. ✓ Mi pare che lui abbia ragione. ✓ Perché questa differenza? Perché "vedere" e "sentire" indicano una percezione diretta e quindi certa, mentre "sembrare" e "parere" indicano un'impressione soggettiva, quindi incerta. 3. Con i Verbi di AFFERMAZIONE e DICHIARAZIONE Quando affermi o dichiari qualcosa con certezza, usa l'indicativo! I verbi tipici sono: dire, affermare, dichiarare, sostenere, riferire, raccontare, spiegare, confermare, giurare, promettere. Esempi pratici: Raccontavano che tu avevi torto. (e non "abbia") Lui afferma che l'esame è facile. (e non "sia") Confermo che domani vengono. (e non "vengano") Ti giuro che faccio il possibile. (e non "faccia") Mi ha detto che parte domani. (e non "parta") ⚠️ ATTENZIONE! Se questi verbi sono alla forma NEGATIVA, allora puoi usare il congiuntivo: Non dico che tu abbia torto. ✓ Non promettono che vengano. ✓ Non affermo che lui sia colpevole. ✓ La negazione introduce un elemento di dubbio o incertezza, quindi il congiuntivo diventa appropriato. 4. Dopo Espressioni Impersonali di CERTEZZA Alcune espressioni impersonali esprimono certezza e quindi richiedono l'indicativo: È vero/certo/sicuro che: È vero che Marco ha 30 anni. (e non "abbia") È chiaro/evidente/ovvio che: È chiaro che lui non capisce. (e non "capisca") ⚠️ ATTENZIONE! Quando queste espressioni diventano PERSONALI, devi usare il congiuntivo: Sono sicura che domani piova. ✓ (opinione personale) Siamo certi che tu abbia ragione. ✓ (certezza soggettiva) La differenza sta nel fatto che le espressioni impersonali ("è vero che...") presentano qualcosa come un fatto oggettivo, mentre le espressioni personali ("sono sicuro che...") esprimono una convinzione personale. 5. Con "Secondo me", "Per me", "A mio parere", "A mio avviso" Queste espressioni introducono un'opinione personale,
Com a conquista do título da Copa do Mundo feminina de futsal, o Brasil é a única seleção do planeta a ter o direito a bordar na camisa uma estrela – simbologia que representa a conquista de título mundial. A competição, disputada em Manila, nas Filipinas, foi organizada pela Fifa pela primeira vez na história. Marcio Arruda, da RFI em Paris O título veio depois da vitória por três a zero na final contra Portugal, no dia 7 de dezembro. Emily, atual melhor jogadora do mundo, Amandinha, eleita oito vezes a melhor, e Débora Vanin fizeram os gols da partida. Emily foi a artilheira da competição, com sete gols. A espanhola Irene Córdoba também balançou as redes sete vezes, mas a brasileira ficou com a chuteira de ouro por ter dado mais assistências durante o torneio. A ala brasileira também foi eleita a melhor jogadora da Copa do Mundo feminina. Após o título, Emily lembrou sua trajetória até ser campeã mundial. “Aquela criança que saiu de casa com 14 anos, estudou, treinou, trabalhou dentro e fora do futsal, nunca deixou de sonhar. Nunca deixe de sonhar, porque o sonho vira realidade", disse. "Eu quero deixar essa ideia para a galera que vem por aí. As mães devem acreditar em seus filhos. Coloquem na escolinha, acreditem nos sonhos de seus filhos, porque isso aqui é real. A gente vai botar uma estrelinha aqui [na camisa]. Nós somos campeãs da Copa do Mundo”, comemorou Emily, que atua na liga espanhola de futsal. A goleira Bianca ficou visivelmente emocionada depois do título. “Por mais que a gente tenha sonhado com isso, descrever esse momento não é fácil. Não tem como, é muita emoção. Chorei muito, mas agora estou muito feliz, e descrever isso para mim é difícil, porque como vou descrever uma coisa que eu tenho um mix de sensações, né? Mas eu estou muito feliz", afirmou Bianca, que ainda disse: "Ganhamos de seleções muito importantes e eu acho que a gente escreveu o nosso nome na história por gerações. O Brasil merece essa primeira estrela, principalmente da maneira como foi conquistada." Seleção campeã com 100% de aproveitamento O Brasil fez uma campanha invicta na Copa do Mundo, com 100% de aproveitamento, tendo conquistado seis vitórias em seis jogos. No torneio, a seleção brasileira mostrou um ataque poderoso: marcou 32 gols e foi o segundo melhor do torneio, atrás apenas de Portugal, que fez 37. O Brasil também apresentou uma defesa sólida, que só levou quatro gols, e ao lado da Polônia foi a menos vazada da competição. O diferencial entre estas duas seleções é que a polonesa foi eliminada na primeira fase, depois de ter jogado apenas três partidas. Já o Brasil foi campeão após disputar seis jogos. O técnico da seleção brasileira, Wilson Sabóia, elogiou o grupo. “Eu nunca trabalhei com um elenco tão compromissado, capaz, inteligente e sábio. É lógico que o relacionamento é difícil, porque foram 52 dias juntos de preparação e competição. Tem momentos de desequilíbrio da comissão e das atletas, mas isso é normal", apontou. "O importante é a gente entender que o objetivo foi alcançado e agora somos campeões mundiais. O Brasil é o primeiro campeão mundial e isso vai ficar na história, na minha história e, principalmente, na história destas atletas maravilhosas”, disse o treinador, que está há dez anos no comando técnico da seleção. Depois da vitória na final contra as portuguesas, a fixo Taty foi a primeira a erguer o troféu da Copa do Mundo ainda em quadra. A capitã da seleção brasileira disse que a conquista vai estimular mais meninas a começarem a jogar futsal. “A gente sempre sonhou em jogar uma competição oficial da Fifa. O Brasil, conquistando esse título, dá esperança e faz com que as próximas gerações possam sonhar, porque agora elas conseguem ver esse sonho se materializar", comentou. "Isso é muito importante, para que elas continuem nesse caminho e que o esporte dê uma vida digna para elas. Desejo que elas se tornem boas cidadãs, afinal o esporte também tem esse papel fundamental. Eu acho que a gente vem abrindo espaço para que as próximas gerações cheguem com um pouquinho mais de facilidade e consigam alcançar os seus sonhos também”, opinou Taty, que atua no futsal italiano. Masculino e feminino A capitã da seleção ressalta, mesmo com esse título, ainda há um caminho a ser percorrido rumo à igualdade entre as modalidades feminina e masculina de futsal. “Acho que a gente vem buscando o nosso espaço. Penso que não temos que comparar o feminino com o masculino, pois a gente tem uma visibilidade ainda diferente. Nós temos patrocinadores com investimentos diferentes, mas a gente está buscando o nosso próprio espaço", observou. "Acho que isso é importante: a gente está caminhando na direção correta e esperamos que o feminino seja cada vez mais valorizado, com melhores salários e melhores condições”, afirmou a capitã Taty. "Penso que é difícil fazer essa comparação entre gêneros porque eles já estão há alguns anos à nossa frente, até mesmo em competições. Mas eu acho que a gente está no caminho certo. Acho que a gente está começando a mostrar que o produto futsal feminino é um belo espetáculo." Leia tambémFutsal: Brasil e Argentina fazem final inédita do Mundial e dividem favoritismo para o título Com o título das rainhas do salão na Copa do Mundo feminina de futsal, o Brasil coloca mais um troféu em sua extensa galeria. No feminino ou no masculino, o país dominou e foi campeão em cada uma das últimas Copas do Mundo de futsal. A conquista do título dos homens no torneio mundial foi no Uzbequistão, no ano passado. Agora, chegou a vez das mulheres serem campeãs nas Filipinas. O presente animador inspira o futuro, já que o Brasil, sob o comando do técnico Carlo Ancelotti, vai disputar a Copa do Mundo masculina de futebol de campo no ano que vem nos Estados Unidos, México e Canadá, e com o treinador Arthur Elias vai jogar o torneio feminino da modalidade em 2027, no Brasil. A campanha da seleção brasileira na Copa do Mundo feminina de futsal foi assim: Grupo D Brasil 4x1 Irã Brasil 6x1 Itália Panamá 0x9 Brasil Quartas de final Brasil 6x1 Japão Semifinais Espanha 1x4 Brasil Final Portugal 0x3 Brasil
Lençois sujos, curativos, sonhos esquisitos, roupa molhada e Silence 4!
Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/radio-rossonera--2355694/support.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8366IL SACERDOTE UCCISO PER AVER CORRETTO UN PROFESSORE NAZISTA CHE IRRIDEVA CRISTO di Federica Di Vito Sono molte le storie di sacerdoti giustiziati dai nazisti, tra queste oggi riportiamo quella - forse poco nota - di Heinrich Dalla Rosa, ghigliottinato all'età di 36 anni a Vienna nel gennaio 1945. Quale la sua colpa? Dire ciò che pensava difendendo la Chiesa e Cristo.Heinrich Dalla Rosa prima di essere sacerdote abitava a Lana, nato da papà trentino e mamma meranese. Quando i suoi emigrarono in una zona rurale dell'Austria decise di intraprendere il percorso del sacerdozio. In seguito studiò a Vienna in un istituto della congregazione Regina degli Apostoli, fondata in quella città nel 1923 ispirato dal gesuita Antonio Maria Bodewig. Il primo superiore generale di questa congregazione, Theodor Innitzer, sarebbe stato cardinale arcivescovo di Vienna e primato d'Austria quando Hitler annesse il Paese nel 1938. Il giovane Heinrich si laureò con ottimi voti nel 1930. Ha poi studiato al seminario di Graz (Austria) fino al 1935, anno in cui è stato ordinato a 26 anni. Nel 1939, con l'Austria già completamente controllata dai nazisti, fu nominato parroco di Sankt Georgen im Schwarzwald, un piccolo villaggio di 300 abitanti a 1000 m di altezza.Sono gli anni della guerra e dei nazisti e anche solo dire che mettere insieme Vangelo e propaganda, o Gesù con Hitler, era impossibile, diveniva un crimine. La decisione di ghigliottinarlo venne presa a Pasqua del 1941 quando gli eserciti nazisti celebravano l'occupazione di Salonicco e niente sembrava fermarli. Fu allora che padre Heinrich sorprese tutti affermando di non essere sicuro che la Germania avrebbe vinto la guerra. A denunciarlo al partito fu nello specifico Hladnig, un maestro di musica poi divenuto preside. Così, messo in atto un sistema di controllo del prete che aveva parlato troppo sia a scuola che in chiesa, arrivò l'arresto, la prigionia nel carcere di Leoben, le torture e la condanna.Hladling era una figura controversa: aveva iniziato una carriera ecclesiastica da giovane, ma era stato in seguito attratto dal nazionalismo austriaco. Aveva iniziato a covare odio contro la Chiesa e lo avevano messo a insegnare religione. All'inizio manteneva la preghiera con i bambini in classe, ma la sospese quando il regime proibì di pregare nelle scuole. Alla fine di dicembre 1943, Hladnig, intriso di ideologia anticristiana, arrivò a proclamarla apertamente ai bambini durante la lezione di religione. Prese a farlo anche con gli adulti: tenne una conferenza sull'esercito tedesco a un gruppo di insegnanti e colse l'occasione per criticare duramente Cristo e il cristianesimo.IL CANTO E LA MUSICAAnche se temporalmente pochi, i dieci anni da sacerdote padre Heinrich li visse con energia e passione, lavorando molto con bambini e giovani. Trovava una connessione con i giovani attraverso il canto e la musica, incoraggiandoli a partecipare in chiesa. Amava la montagna e spesso organizzava escursioni, anche difficili, che portavano su percorsi complicati a paesaggi mozzafiato. Non sopportava la continua e costante provocazione delle camicie naziste e il loro vagabondaggio per i villaggi con l'obiettivo di controllare tutto. Temeva che facessero il lavaggio del cervello ai suoi parrocchiani, specialmente ai bambini.Il sacerdote cantava canzoni d'amore e di pace con i bambini e dava loro lezioni di musica. Nella sacrestia insegnava che la religione di Cristo richiede di amare gli altri, prendersi cura dei deboli e dei bisognosi. Il Vangelo era il suo libro di riferimento, la sua lettura di ogni sera prima di andare a letto e lo contrastava con le falsità ideologiche del sistema nazista, che esaltava la forza e il disprezzo per i deboli. Va tenuto presente infatti che da un certo punto in poi, il regime nazista proibì agli insegnanti della materia di religione nelle scuole di essere sacerdoti. La materia è stata mantenuta, ma a carico di insegnanti che compiacevano il Partito. Da parte loro, i bambini continuavano ad andare nelle parrocchie per la catechesi. Spesso, lì i preti dicevano loro una cosa, e a scuola, i funzionari ideologizzati dicevano loro il contrario.All'inizio della sua prigionia, il sacerdote scrisse ai suoi genitori con ottimismo considerando che tutto si basava su una questione irrilevante: «Una situazione del genere può essere molto utile per un pastore nella sua esperienza di vita. Nella cella siamo in 17 e questa è una piccola comunità dove posso continuare a svolgere i miei servizi di sacerdote». Con il passare dei giorni, meditò sul suo amore per la Chiesa, che stava crescendo: «Qui c'è un desiderio ancora più profondo di Chiesa, un'istituzione necessaria, un polo che bilancia i tempi che cambiano. Naturalmente dovrà riformarsi e adattarsi ancora molto e capire che le affermazioni teoriche non convincono le persone. Solo la partecipazione alla vita, l'ancoraggio alla terra e l'Incarnazione, creano un contatto immediato con le persone alla ricerca di questa ancora di salvezza».LA CONDANNA A MORTEIn prigione, con la condanna a morte, scriveva ai genitori mettendosi nelle mani di Dio: «Sono orgoglioso di correre la stessa sorte di Cristo. So di essere pieno della più santa gioia. Come sacerdote, sono stato disprezzato e condannato. Niente di mondano o terreno opprime la mia mente. Sono felice di essere stato segnato come testimone di Cristo. Mi renderebbe felice dentro di me sapere che voi siete in grado di pensare all'eternità tanto quanto la penso e la immagino io». Anche tre giorni prima dell'esecuzione il cardinale Innitzer di Vienna stava cercando di chiedere la revisione del processo o un rinvio, ma senza successo. Il giorno della sua esecuzione, il 24 gennaio 1945, Heinrich scrisse a sua sorella Elizabeth: «Mi è stato detto che non avrei dovuto lasciare che tutto accadesse con tanta calma. Penso che sia anche la provvidenza di Dio. Sono totalmente soggetto all'incomprensibilità di Dio, o meglio, sono totalmente soggetto alla sua guida più misericordiosa». Dalla cella disse ai suoi compagni: «Salutate le mie montagne!» e prima che la lama cadesse, proclamò ancora ad alta voce: «Viva il vero Re, viva Cristo!». Un modo per rivendicare Cristo di fronte al falso “Reich” del nazismo.Dopo la liberazione dell'Austria, un becchino aiutò a localizzare il corpo che, su richiesta della madre e del defunto, fu sepolto nel 1946 nella sua parrocchia di San Giorgio. Dal 1986, una targa commemorativa nella chiesa di San Pietro a Lana (Alto Adige) ricorda Heinrich Dalla Rosa. Nel 2010 è stata posta una lapide nell'atrio del Seminario di Graz (Austria) per ricordare i sacerdoti perseguitati e giustiziati dai nazisti. Il vescovo di Graz, Egon Kapellari, ha detto in quell'occasione a proposito dei martiri: «Non vogliamo né dobbiamo dimenticarli, ma anche la società civile dovrebbe assumersi la responsabilità della loro memoria perché hanno vissuto e sono morti per difendere valori che sono parte fondamentale di ogni società democratica: l'onestà e il coraggio».
Ma crescete nella grazia e nella conoscenza del nostro Signore e Salvatore Gesù Cristo.2 Pietro 3:18
A sua mente é tipo um cavalo selvagem: linda, forte… e capaz de te arrastar pra longe de tudo que você realmente quer se você largar as rédeas.Pensamento não é ordem. Não é verdade absoluta. Não é você.Se você vive acreditando no primeiro pensamento que aparece, você só tá gastando energia, criando problemas que não existem e deixando seu foco ir pro ralo.Quando você começa a observar antes de acreditar, tudo muda: você escolhe pra onde sua energia vai, o que merece sua atenção e qual narrativa interna vai sustentar a vida que você quer construir.Domar o cavalo é autocuidado. É maturidade. É liberdade.
Termina esta terça-feira, 25 de Novembro, em Luanda, a 7.ª Cimeira União Africana–União Europeia, sob o lema “Promover a Paz e a Prosperidade através do Multilateralismo Eficaz”. Sérgio Calundungo, Coordenador do Observatório Político e Social de Angola, afirma que esta reunião de alto nível “é o palco ideal para se fazer um reset, dado o seu simbolismo pós-colonial, e criar uma parceria mais justa e equilibrada”. A cimeira de Luanda marca os 25 anos da parceria estratégica União Europeia–União Africana. Que balanço se pode fazer desta parceria? Devia haver o reconhecimento de que o modelo anterior, muito assente na ajuda dos países da União Europeia África, está esgotada do ponto de vista moral e político. Acredito que a cimeira de Luanda é o palco ideal para se fazer um reset, dado o seu simbolismo pós-colonial. Um reset para uma parceria mais justa, mais equilibrada? Sim. Eu acho que o sucesso desta cimeira, ao contrário do que se fazia anteriormente, já não se mede pelo volume de fundos prometidos, mas pela demonstração de que há uma clara mudança de mentalidade. Ou seja, há uma predisposição do lado da União Europeia para abordar a relação não mais como aquele projecto de caridade, como o grande doador, mas como um investimento estratégico, num parceiro que é fundamental para os desafios globais. Estamos a falar da segurança climática, do problema das migrações e da inovação digital. Há aqui uma clara tendência de mudança que deve evoluir de um instrumento de influência para um mecanismo de corresponsabilidade, porque muitas vezes a ajuda que era prestada a esses países era vista sobretudo como um instrumento de influência. E aí poderá estar o ponto de viragem. Esta reunião acontece numa altura em que a União Europeia tenta impor-se face a concorrentes como a China, a Rússia e outros países. Exactamente. Eu creio que deve haver um novo paradigma. Em vez de a União Europeia chegar com soluções ou com a sua agenda de interesses, a cimeira deve lançar bases para o diálogo permanente sobre temas específicos: transições energéticas; quais são os interesses dos países africanos? Quais são os interesses da União Europeia para haver uma transição energética justa? Criação de emprego jovem, governação em termos de assuntos globais. Penso que europeus e africanos, independentemente de depois virem os asiáticos, os norte-americanos ou outros povos, deviam estar nesta fase a desenhar juntos políticas e investimentos cujo objectivo final é uma parceria perceptível e benéfica para cidadãos comuns que estão em Luanda, em Paris, em Lisboa. Que as pessoas pensem que, desta parceria, os cidadãos dos diferentes Estados europeus e africanos sintam melhorias concretas. No centro da agenda está o mecanismo Global Gateway. Este mecanismo poderá contribuir para uma parceria mais justa? A expectativa é que este mecanismo global signifique também uma mudança não só de narrativa, mas sobretudo de mentalidade na interacção entre os povos. Mas, por enquanto, por mais queiramos ser optimistas, a prudência ensina-nos a dizer: “Está lançada uma base. Vamos ver como é que isto se materializa”. A presidente da Comissão Europeia afirmou que a economia global está mais politizada do que nunca, com tarifas e barreiras comerciais utilizadas de forma agressiva. Ursula von der Leyen admitiu que, face a este cenário, a resposta está numa parceria mais forte entre o continente africano e a Europa. O ponto de partida é o comércio. Acredita que esta é a melhor solução para os dois continentes? O comércio foi sempre o grande mote que impulsionou a interacção entre os povos. Quando os navegadores europeus se lançaram pelos mares e tiveram contacto com outros povos, foi exactamente o comércio a mola impulsionadora. Agora é urgente um outro tipo de comércio que assente em vantagens mútuas, dos vários países. Um comércio feito com corresponsabilidade de ambos os povos e assente noutras bases. É preciso que o continente africano também ganhe com este comércio? Eu acredito que há aqui elementos que têm de ser tidos em conta. O primeiro é que esta prosperidade gerada pelo comércio não foi partilhada historicamente - e esta é a grande queixa dos países africanos, ainda que também haja responsabilidades próprias. Não podemos culpar apenas os outros povos. A prosperidade rendeu para alguns povos e para algumas pessoas de ambos os lados; não foi é justamente partilhada. Portanto, a prosperidade partilhada, a responsabilidade com as questões ambientais e sociais inerentes ao comércio e aos projectos é essencial. Ou temos a capacidade de transformar o peso histórico das relações comerciais, que teve muitas vezes um peso negativo, ou não avançamos. É preciso uma parceria comercial entre entes verdadeiramente iguais - e isto nem sempre foi assim. A grande queixa de África é precisamente essa. Reconhecer as mais-valias do continente em termos de recursos minerais, energias renováveis e até também o seu papel nas questões de segurança. É isso a que se refere? Exactamente. É importante incluir abordagens como a capacitação humana. Os nossos recursos naturais são importantes, mas mais importantes ainda são os africanos, as pessoas, e as pessoas contam. É importante trazer ao debate a sustentabilidade, a igualdade de género. Mais do que recursos minerais, mais do que recursos naturais, importa considerar a implicação da exploração desses recursos na sustentabilidade. Que cada negócio com África tenha em conta, no mínimo, três elementos: se é economicamente viável, se é socialmente justo e se é ambientalmente sustentável. A questão migratória está também no centro desta cimeira. O que se pode esperar da política migratória da União Europeia para com o continente africano? A política migratória é incontornável. Há uma crise do paradigma da política migratória europeia. África está num impasse porque a migração foi sempre tratada como uma questão de segurança e controlo, e não como uma questão de desenvolvimento humano, de oportunidades. A nível da União Europeia, sobretudo na ala mais conservadora, o tema é movido pelo pânico político interno. Isto não é apenas uma questão de segurança e controlo de fronteiras; é uma questão de desenvolvimento humano e de oportunidades para os africanos. Há africanos retirados das condições básicas no seu próprio território, o que os obriga a migrar. E era importante deixarmos de olhar para isto com hipocrisia. Temos de debater as causas profundas. Que levam os africanos a deixar o país? Sim. As guerras em África têm uma dimensão internacional muito grande, com vários tipos de interesses. Muitas vezes podem não ser muitos Estados, mas há instituições e empresas ligadas à União Europeia com interesses… Ganham com a instabilidade no continente? Exactamente. Veja o que acontece na RDC, a exploração do Congo. Eu acredito que os países têm de olhar para isto sem grandes complexos e apontar as causas. E dar as respostas certas? Dar as respostas certas, sim. Acho que é isso. A cimeira é também uma oportunidade para se falar desses aspectos. O chefe de Estado de Angola, que lidera a presidência rotativa da União Africana, apelou a mecanismos de reestruturação da dívida mais justos e a uma reforma da arquitectura financeira mundial, dando mais peso aos países africanos nas instituições financeiras internacionais. O apelo de João Lourenço será levado em conta? Eu acredito que o Presidente esteve muito assertivo e corporiza muito do que várias vozes africanas têm defendido. E, antes de falar da reforma da arquitectura financeira internacional, fala-se já da reforma dos grandes sistemas - como o sistema das Nações Unidas. Não faz sentido termos um sistema montado desde 1945 ou 1947 pelos vencedores da Segunda Guerra Mundial. A União Europeia tem vários países membros do Conselho de Segurança. Sem hipocrisias, poderia ser a primeira a dar o empurrão para que essa reforma ocorra. A segunda reforma necessária é claramente a do sistema financeiro internacional. Os africanos já perceberam que aquilo que recebem, como ajuda ou doação, é muitas vezes inferior ao que sai dos seus países, por vezes de forma ilícita. Há uma fuga enorme de capitais. Há um sistema internacional que, por vezes de forma ilegal, facilita isso. É uma hemorragia de recursos financeiros do nosso continente. Faz sentido, portanto, repensar. E há ainda a questão da Ajuda Internacional ao Desenvolvimento. Eu acho que o Presidente da República de Angola assume aqui um posicionamento que tem sido defendido por muitas vozes em África e também, embora minoritárias, na Europa. Ou seja, que seja reconhecido o peso do continente africano? Que seja reconhecido o peso e que seja reconhecida a necessidade de uma nova arquitectura financeira. No fim destas cimeiras fazem-se grandes promessas, renova-se a esperança e o compromisso. Mas, com este sistema financeiro, não chegamos lá. Há que o renovar. O sistema financeiro é um instrumento fundamental para materializar aquilo a que nos comprometemos neste tipo de cimeiras. A FLEC-FAC instou a União Europeia e a União Africana a tomarem medidas práticas para garantir o processo de descolonização de Cabinda, permitindo ao povo de Cabinda exercer o direito à autodeterminação. Acha que esta questão estará em cima da mesa? Tenho muitas dúvidas de que esta seja uma questão que estará em cima da mesa, até porque imagino que Angola, nesta cimeira, está reunida entre pares e, até onde sei, todos os países reconhecem o território angolano como uno e indivisível. Portanto, não vejo como poderá ser acolhida. Entendo que, para a FLEC, é sempre uma boa oportunidade para lançar ao público a sua reivindicação histórica. Mas não acredito que os líderes presentes nesta cimeira dediquem tempo a discutir isso, até porque este é um tema tabu e muitos entenderiam esta discussão como ingerência em assuntos internos do nosso país.
L'intervento di Luca Marelli, commentatore tecnico arbitrale di DAZN, sul rigore perl'Inter nel derby contro il MilanDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/radio-rossonera--2355694/support.
Ti sei mai chiesto perché in italiano diciamo "Che tu sia benedetto!" oppure "Magari avessi più tempo!"? In questi casi il congiuntivo appare in frasi che stanno in piedi da sole, senza dipendere da nulla. Questo è il congiuntivo indipendente, molto diffuso nella lingua italiana per esprimere desideri, ordini, dubbi e supposizioni. Con questa guida completa, imparerai a usarlo come un vero madrelingua italiano. Il Congiuntivo INDIPENDENTE: Quando usarlo da solo Cos'è il Congiuntivo Indipendente? Facciamo chiarezza su questo concetto. Normalmente, quando studi il congiuntivo, lo vedi sempre in frasi dipendenti, giusto? Per esempio: "Penso che tu abbia ragione" oppure "Voglio che tu venga con me". In questi casi, il congiuntivo dipende da un verbo principale (penso, voglio) che regge l'intera costruzione. Tuttavia, il congiuntivo può anche essere indipendente, cioè può apparire in frasi che stanno in piedi da sole, senza dipendere da un'altra frase. Ecco perché si chiama "indipendente" – è autonomo nella sua funzione comunicativa. Queste frasi esprimono emozioni, desideri, dubbi, ordini o supposizioni in modo diretto e immediato. Il congiuntivo indipendente è estremamente comune nella lingua parlata italiana, specialmente nelle espressioni emotive e colloquiali. Una volta che padroneggerai questo uso, il tuo italiano suonerà molto più naturale e autentico. I Diversi Tipi di Congiuntivo Indipendente Vediamo ora tutti i casi principali in cui si usa il congiuntivo indipendente. Presta attenzione, perché sono diversi e ognuno ha una funzione comunicativa specifica. Analizzeremo ogni tipo nel dettaglio con numerosi esempi pratici che potrai utilizzare fin da subito nelle tue conversazioni quotidiane. 1. Congiuntivo Esortativo (per Dare Ordini o Inviti) Il congiuntivo esortativo si usa per dare ordini, inviti o esortazioni. Si usa in sostituzione dell'imperativo per le persone mancanti (terza persona singolare/plurale, prima persona plurale) o per il Lei con cortesia. È molto formale ed elegante, perfetto per situazioni professionali o quando si vuole mantenere un tono rispettoso. Quando si Usa il Congiuntivo Esortativo? Si utilizza questa forma quando si vuole: Dare ordini formali alla terza persona singolare o plurale Fare inviti cortesi usando il "Lei" formale Proporre azioni di gruppo alla prima persona plurale (noi) Esortare qualcuno a fare qualcosa con eleganza Esempi Pratici con la Terza Persona Singolare (Lei Formale) "Entri pure, signora!" (Lei formale – equivale a "entra!" ma con cortesia)"Venga con noi, professore!" (invito formale a una persona di riguardo)"Si accomodi, prego!" (ordine/invito cortese molto comune in contesti formali)"Stia attento!" (ordine alla terza persona singolare)"Prenda questa strada e poi giri a destra!" (indicazioni formali)"Mi dica pure tutto, dottore!" (invito a parlare liberamente) Esempi con la Terza Persona Plurale (Loro Formale) "Si accomodino, prego!" (ordine/invito cortese al plurale)"Entrino pure, signori!" (invito formale a più persone)"Facciano ciò che vogliono!" (permesso totale con tono formale)"Abbiano pazienza, per favore!" (richiesta cortese di attesa) Attenzione alla Prima Persona Plurale (Noi)! Alla prima persona plurale (noi), il congiuntivo esortativo è comunissimo nella lingua parlata italiana: "Andiamo al cinema!" (proposta di attività)"Facciamo una pausa!" (suggerimento di riposare)"Parliamo di questo problema!" (invito alla discussione)"Usciamo a cena stasera!" (proposta per la serata)"Vediamo cosa possiamo fare!" (esortazione a trovare soluzioni) Nota importante: In questo caso, congiuntivo e indicativo hanno la stessa forma per la prima persona plurale, ma la funzione è esortativa, quindi si sta di fatto usando il congiuntivo. La differenza si percepisce dal contesto e dall'intonazione: quando si propone o si invita, si usa il congiuntivo esortativo. 2. Congiuntivo Ottativo (per Esprimere Desideri) "Ottativo" deriva dal latino "optare" e significa "desiderare". Si usa questo congiuntivo per esprimere un desiderio, un augurio o una speranza. Spesso è introdotto da parole come "magari", "se solo", "oh se", "almeno" oppure "che". Questo è probabilmente l'uso più emotivo e personale del congiuntivo indipendente. Funzione e Uso del Congiuntivo Ottativo Esprime un desiderio realizzabile nel presente o futuro: "Magari venisse!" (desiderio che potrebbe avverarsi) Esprime un rimpianto per il passato: "Oh, se avessi studiato di più!" (rimpianto per qualcosa che non è accaduto e ora è troppo tardi) Esprime auguri e benedizioni: "Che Dio ti benedica!" (augurio formale) Esprime fantasie irrealizzabili: "Se fossi un uccello!" (desiderio impossibile) Esempi con "Magari" (Molto Comune!) Desideri per il presente/futuro (congiuntivo imperfetto):"Magari piovesse un po'!" (desiderio che piova)"Magari vincessi alla lotteria!" (desiderio di vincere soldi)"Magari ci fosse un corso sui verbi pronominali!" (desiderio di avere qualcosa che non c'è)"Magari smettesse di nevicare!" (desiderio per il presente)"Magari tornasse presto!" (speranza che qualcuno ritorni) Rimpianti per il passato (congiuntivo trapassato):"Magari avessi studiato di più!" (rimpianto per non aver studiato abbastanza)"Magari avessi ascoltato i tuoi consigli!" (rimpianto per non aver seguito i consigli)"Magari avessimo preso l'altra strada!" (rimpianto per una scelta passata)"Magari non fossi andato a quella festa!" (rimpianto per un'azione passata) Esempi con "Che" (Auguri Formali) "Che Dio ti benedica!" (augurio religioso)"Che tu possa essere felice!" (augurio di felicità)"Che il cielo ti aiuti!" (augurio solenne)"Che la fortuna ti assista!" (augurio di buona sorte)"Che tu possa realizzare tutti i tuoi sogni!" (augurio per il futuro)"Che vada tutto bene!" (augurio comune prima di un evento importante) Esempi con "Se" o "Se Solo" (Desideri Impossibili) "Se solo avessi più tempo!" (rimpianto per la mancanza di tempo)"Oh se potessi tornare indietro!" (desiderio impossibile di cambiare il passato)"Se fossi ricco!" (fantasia sulla ricchezza)"Se avessi le ali!" (desiderio impossibile di volare)"Oh se potessi leggere nel pensiero!" (fantasia sui superpoteri) Esempi con "Almeno" (Desiderio Minimo) "Almeno smettesse di piovere!" (desiderio minimo sul tempo)"Almeno mi avesse avvertito!" (rimpianto per mancanza di comunicazione)"Almeno provasse a capirmi!" (desiderio di comprensione)"Almeno facesse silenzio!" (richiesta di tranquillità) 3. Congiuntivo Concessivo (per Fare Concessioni) Il congiuntivo concessivo si usa per ammettere o concedere qualcosa, spesso seguito da un'opposizione o da un'obiezione. È accompagnato da parole come "pure", "anche" o semplicemente senza introduttori, oppure introdotto da espressioni come "ammettiamo che", "sia pure che" o "anche se". Come Funziona? È come dire: "Ok, ammetto questo punto, MA..." – è una concessione seguita spesso da un'opposizione. Si usa quando si vuole riconoscere un punto di vista altrui pur mantenendo la propria posizione. È molto utile nelle discussioni e nei dibattiti per apparire ragionevoli pur non cedendo completamente. Esempi Pratici "Sia anche come dici tu, ma io non sono d'accordo!" (va bene, ammetto che potrebbe essere così, ma...)"Dica quello che vuole, a me non interessa!" (può dire tutto ciò che vuole, ma non mi importa)"Faccia pure come crede!" (libertà totale, fai come vuoi)"Venga pure, tanto non cambierà nulla!" (può venire, ma sarà inutile)"Ammettiamo pure che la tua casa sia più piccola della mia: non per questo devi provare odio nei miei confronti!" (concessione seguita da obiezione)"Siano pure più bravi di noi, ma noi abbiamo più esperienza!" (ammissione con riserva)"Dica quel che vuole, io non cambio idea!" (concessione di libertà di parola ma mantenimento della propria posizione) 4. Congiuntivo Dubitativo (per Esprimere Dubbi e Incertezze) Il congiuntivo dubitativo esprime dubbio, incertezza o perplessità. Spesso è introdotto da "che", "non" oppure appare in domande retoriche. Questo tipo di congiuntivo è estremamente comune nella lingua parlata italiana, specialmente quando si pensa ad alta voce o si esprime preoccupazione. Quando si Usa? Quando usi il congiuntivo dubitativo, stai fondamentalmente pensando ad alta voce, esprimendo un'ipotesi o un'incertezza su qualcosa. È il modo più naturale per un italiano di esprimere dubbi senza fare affermazioni categoriche. Molto usato in contesti informali tra amici e familiari. Esempi con "Che" (Forma più Comune) "Che sia lui il colpevole?" (mi chiedo se sia lui...)"Che abbiano dimenticato l'appuntamento?" (dubbio, perplessità sul motivo della loro assenza)"Che abbia detto la verità?" (incertezza sulla veridicità)"Che stia male?" (preoccupazione e dubbio sulla salute di qualcuno)"Che siano già partiti?" (dubbio su un'azione già compiuta)"Che abbia perso il treno?" (ipotesi sul ritardo di qualcuno)"Che siano troppe informazioni?" (dubbio sulla quantità di informazioni fornite) Esempi con "Non" (Dubbio con Negazione) "Non sappia lui la risposta?" (domanda dubitativa con tono di sorpresa)"Non abbia capito bene?" (dubbio sulla comprensione)"Non sia il caso di chiamare un medico?" (dubbio che suggerisce un'azione) Contesto d'Uso Il congiuntivo dubitativo è particolarmente utile quando: Non si vuole fare un'affermazione diretta Si cerca di essere diplomatici Si esprime preoccupazione in modo delicato Si vuole coinvolgere l'interlocutore nel ragionamento 5. Congiuntivo Suppositivo (per Fare Supposizioni) Il congiuntivo suppositivo è simile al dubitativo, ma si usa per fare supposizioni e ipotesi più che per esprimere veri dubbi. Spesso è introdotto da "che" oppure da espressioni come "poniamo che", "ammesso che", "supponiamo che",
In questa lezione imparerai le seguenti frasi: Penso di sì. / Forse. / Vabbé. / Davvero? / Non ricordo. / Certo. / Certo che no.
In questa lezione imparerai le seguenti frasi: Penso di sì. / Forse. / Vabbé. / Davvero? / Non ricordo. / Certo. / Certo che no.
In questa lezione imparerai le seguenti frasi: Penso di sì. / Forse. / Vabbé. / Davvero? / Non ricordo. / Certo. / Certo che no.
Uma ouvinte sente-se angustiada e culpada pelo fim de uma relação do passado e questiona-se se devia retomar contacto
Zuppa di Porro. Sfida per i referendum: l’anm fa il comitato per il No. Travaglio trova l’occasione buona per sparare sulla famiglia Vespa. Cori fascisti nella sede di Fdi e succede un casino. Sondaggi cdx avanti come sempre. Maxisequestro azioni Campari. Le femministe e lo stalking e le loro chat di insulti: ok ma non […]
La consecutio temporum (o concordanza dei tempi) è uno dei pilastri fondamentali della grammatica italiana. Si tratta di un insieme di regole che stabiliscono quale tempo verbale deve essere utilizzato nelle frasi subordinate in relazione al tempo del verbo della frase principale per esprimere un determinato legame temporale. La Consecutio Temporum: Esprimere Anteriorità, Contemporaneità e Posteriorità in Italiano Che Cos'è la Consecutio Temporum La consecutio temporum determina la relazione temporale tra l'azione della frase principale (o reggente) e quella della frase subordinata. Questa relazione può esprimere tre rapporti temporali fondamentali: contemporaneità (le azioni avvengono nello stesso momento), anteriorità (l'azione della subordinata avviene prima) e posteriorità (l'azione della subordinata avviene dopo). Il sistema della consecutio temporum italiano distingue principalmente tra due modalità: la concordanza con l'indicativo (per esprimere fatti reali e certi) e la concordanza con il congiuntivo (per esprimere possibilità, dubbi, desideri o dipendenze da verbi che richiedono il congiuntivo). La Consecutio Temporum con l'Indicativo Quando la frase principale ha il verbo all'indicativo, la subordinata utilizza anch'essa l'indicativo per esprimere azioni reali e concrete. La scelta del tempo dipende dal rapporto temporale tra le due azioni. Quando la Principale è al Presente Se il verbo della principale è al presente indicativo, nella subordinata si usa: Presente per la contemporaneità: "So che Maria studia in biblioteca" Passato prossimo o imperfetto per l'anteriorità: "So che Maria ha studiato ieri" / "So che Maria studiava quando l'hai chiamata" Futuro semplice per la posteriorità: "So che Maria studierà domani" Quando la Principale è al Passato Se il verbo della principale è a un tempo passato (passato prossimo, imperfetto, passato remoto, trapassato prossimo), nella subordinata si usa: Imperfetto per la contemporaneità: "Sapevo che Marco lavorava in banca" Trapassato prossimo per l'anteriorità: "Sapevo che Marco aveva lavorato fino a tardi" Condizionale passato per la posteriorità: "Sapevo che Marco avrebbe lavorato tutto il weekend" Quando la Principale è al Futuro Se il verbo della principale è al futuro semplice, nella subordinata si usa: Futuro semplice o presente per la contemporaneità: "Saprò se Giovanni arriverà in tempo" / "Saprò se Giovanni arriva in tempo" Futuro anteriore o passato prossimo per l'anteriorità: "Saprò se Giovanni sarà arrivato" / "Saprò se Giovanni è arrivato" Futuro semplice per la posteriorità: "Saprò quando Giovanni partirà" La Consecutio Temporum con il Congiuntivo Il congiuntivo si usa nelle subordinate che dipendono da verbi che esprimono opinione, dubbio, desiderio, timore, volontà, o dopo congiunzioni come "sebbene", "benché", "affinché", "prima che". La consecutio temporum con il congiuntivo segue regole precise e particolarmente importanti per comunicare correttamente in italiano. Quando la Principale è al Presente o Futuro Se il verbo della principale è al presente o futuro, nella subordinata si usa: Congiuntivo presente per la contemporaneità o posteriorità: "Spero che tu stia bene" / "Penso che domani piova" Congiuntivo passato per l'anteriorità: "Credo che Laura sia partita ieri" Quando la Principale è al Passato Se il verbo della principale è a un tempo passato, nella subordinata si usa: Congiuntivo imperfetto per la contemporaneità o posteriorità: "Pensavo che tu fossi a casa" / "Credevo che arrivasse più tardi" Congiuntivo trapassato per l'anteriorità: "Pensavo che Marco fosse già partito" Quando la Principale è al Condizionale Se il verbo della principale è al condizionale presente, nella subordinata si usa: Congiuntivo imperfetto per la contemporaneità o posteriorità: "Vorrei che tu venissi con me"
Easy Italian: Learn Italian with real conversations | Imparare l'italiano con conversazioni reali
Questa settimana vi portiamo in giro per la riviera adriatica, da Venezia a Bari! Quindi si mangia, si va al teatro, e forse facciamo anche un po' di sport! Pronti? Mettetevi comodi, stiamo per iniziare. Trascrizione interattiva e Vocab Helper Support Easy Italian and get interactive transcripts, live vocabulary and bonus content: easyitalian.fm/membership Come scaricare la trascrizione Apri l'episodio in Transcript Player (https://play.easyitalian.fm/episodes/qtmtxduxxf9bjv7lufy8k) Scarica come HTML (https://www.dropbox.com/scl/fi/qtmtxduxxf9bjv7lufy8k/easyitalianpodcast191_transcript.html?rlkey=jq16em22sid7aq6mta27r5bsm&st=9ejyb2ye&dl=1) Scarica come PDF (https://www.dropbox.com/scl/fi/giajujft5xrq1er3j82fp/easyitalianpodcast191_transcript.pdf?rlkey=42h5fplvp70ivzx11gx6k6t23&st=jf0men1f&dl=1) Vocabolario Scarica come text file (https://www.dropbox.com/scl/fi/d1sxtl5jeyv2oz4vpl7qa/easyitalianpodcast191_vocab.txt?rlkey=t1yyg0aejeljmqrldz170q4ol&st=kz1z0e7u&dl=1) Scarica come text file with semicolons (https://www.dropbox.com/scl/fi/a1i2glrz2foccz9paelcn/easyitalianpodcast191_vocab-semicolon.txt?rlkey=u7k62q7biqd4cby67x0nc9dsj&st=9m7m9c86&dl=1) (per app che utilizzano flashcard) Iscriviti usando il tuo feed RSS privatoper vedere la trascrizione e il vocab helper subito sulla tua applicazione per ascoltare i podcast sul tuo cellulare. Note dell'episodio Making a Panino! Vlog in Slow Italian
Antonio Scommegna"Sempre ritorni come l'onda"Prefazione di Gianfranco LauretanoSBS Edizioniwww.sbsedizioni.itIn "Sempre ritorni come l'onda", Antonio Scommegna affida alla poesia il suo canto, una riflessione profonda sulla vita, il tempo, la fede e l'amore per la propria terra. I suoi versi, densi di memoria e interrogativi, attraversano il dolore e la speranza, sfiorando l'anima con immagini vibranti e sensazioni che si imprimono nella mente del lettore. La crisi del sacro, il legame con le radici, il desiderio di infinito si intrecciano in un dialogo intimo con l'esistenza, mentre la parola diventa onda, in un perpetuo ritorno di emozioni e consapevolezza. Una silloge intensa e toccante, in cui il poeta si confronta con l'impermanenza delle cose e con la necessità di dare un senso ai propri passi. Il suo canto, pur segnato dalla malinconia, non rinuncia alla luce: come il mare che non cessa di tornare a riva, la poesia diventa un rifugio, un atto di resistenza alla fugacità del tempo.Penso che l'Autore della silloge, Antonio Scommegna, si possa quasi identificare con il mare, il suo mare, quello di Margherita di Savoia, una pagina bianca su cui scrivere la sua vita. Leggiamo, infatti: “Al mare che ho dentro affido i miei pensieri”, i sogni, i desideri e soprattutto i ricordi, sempre vividi, salati e frizzanti nelle narici e nel cuore. Il mare è metafora della vita e dell'amore, calmo, sereno o tempestoso, che, però, offre sempre un porto sicuro. È per lui abbraccio, incanto, sogno, respiro, similitudini che ho ricavato dai titoli di alcune poesie. Nel libro, diviso in sezioni o argomenti, Scommegna affronta temi importanti. Inizia con riflessioni sul tempo della pandemia, che ci ha segnati tutti; nella poesia “Pandemico Natale” aleggia una nota di pessimismo, confrontando il Natale dei nostri giorni con quello vissuto nella sua terra in passato. Si chiede: “Perché affannarsi tanto, se poi non cambia nulla”; in affetti non è una domanda, è un'amara constatazione: ”Oggi di quel bambinello di gesso, che si baciava in chiesa non sanno più che farsene”. Emerge un senso di vuoto, di fede annebbiata. Torna, però la speranza: “Forse l'anno nuovo porterà qualcosa di buono”. Maria Franca Dallorto PeroniPresidente dell'Associazione Culturale “Massimiliano Kolbe” - Premio di Poesia.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
This week Landon and Jeremiah commiserate over a tough week, then look ahead to Austin's potential playoff scenarios. Other questions and topics include:- Stuver's comments about the locker room- Austin FC officially clinch a playoff spot- Should Nico have strayed from the back 5?- Open Cup Final recap- Criticizing and defending referees- Penso making an example of Dani?- Hungover vs St. Louis City- Which contract options should be picked up?- Players missing for international duty- How will Austin look vs LAFC?- Could Dani stay home for this game?- Join the Patreon- Free parking at Amplify - Free Ticket Giveaway by Sage Wilson RealtyMoontower Soccer is brought to you by FVF Law and McGuire Woods ConsultingSupport the show
Vediamo che cos'è, perché accade, quali sono le conseguenze concrete per i cittadini americani e per l'economia nel suo complesso, e cosa possiamo imparare noi osservandolo da fuori. “Penso che chi è della Casa Bianca debba solo sedersi e osservare.” Robert Gibbs, parlando dello shutdown del 2013 Sigla di Eric Buffat Per chi vuole acquistare i libri, il cui ricavato andrà totalmente in beneficenza: https://www.amazon.it/kindle-dbs/entity/author/B08FF1ZFV9 Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Tema del dia Avui entrevisten en Reuben Constantine, un poliglot del Regne Unit que ha après el català per plaer i que ens explicarà en què consisteix això del mètode natural d'aprenentatge de llengües. Som-hi! Últims dies per apuntar-se als cursos de català d'Easy Catalan. Comencem el 29 de setembre! (https://classes.easycatalan.org/) Segueix en Reuben a Instagram! @reubenlingo (https://www.instagram.com/reubenlingo/) Vídeo d'Easy Catalan sobre el passat perifràstic (https://youtu.be/baR9Rw3xrkE?si=vNooNYWFaRj453uF) L'expressió de la setmana El Reuben ens explica l'expressió següent: Nen! Bonus La conversa continua i parlem sobre la IA i els efectes que pot tenir per als creadors de continguts. Transcripció Andreu: [0:15] Bon dia! Benvinguts un cop més al pòdcast d'Easy Catalan! Ja falta poquíssim per acabar el Repte de 30 Dies, i si els que l'esteu fent esteu escoltant ara mateix aquest episodi, només vull dir-vos que ho esteu fent molt i molt bé i que ja no queda res per la meta, així que va, ànims, vosaltres podeu! I recordeu que el dia 30 ens veiem a la videotrucada final per celebrar que hem acabat aquest gran Repte. Una altra cosa per a la qual falten molt pocs dies és l'inici dels pròxims cursos d'Easy Catalan. Ho hem estat dient al llarg d'aquest mes, però aquesta és l'última crida: el dia 29 comença el nou trimestre de català, així que si voleu aprendre i practicar en un grup petit en línia durant els pròxims tres mesos, entreu a classes.easycatalan.org i trieu el curs que millor s'adapti a vosaltres. Potser necessiteu un curs amb teoria, exercicis, etc., o potser preferiu un curs centrat en l'expressió oral. Sigui com sigui, ho trobareu tot a la web que he dit: classes.easycatalan.org. Tema del dia Andreu: [1:23] I ara sí, us presento el nostre convidat d'avui, el Reuben Constantin, conegut a Instagram com a @reubenlingo. Potser ja el coneixeu. Es tracta d'un autèntic poliglot del Regne Unit que domina llengües com el francès, el grec modern, l'italià o el català, entre moltes altres. A més, el Reuben va ser voluntari d'Easy Catalan durant un temps, en el qual ens va ajudar en la revisió dels subtítols en anglès dels nostres vídeos. I avui que el tenim aquí, doncs compartirà amb nosaltres algunes anècdotes, trucs i segurament alguna curiositat lingüística. Vinga, comencem! Bon dia, Reuben! Reuben: [2:02] Bon dia, Andreu! Moltes gràcies per la invitació. Oh, em fas posar vermell! Moltes gràcies per les teves paraules. Quin privilegi ser aquí avui amb tu i amb vosaltres que escolteu. Andreu: [2:13] Per nosaltres també, o sigui, per mi sempre és un gust entrevistar persones com tu, que heu après la llengua. No em refereixo a poliglots, sinó a algú que ha après la llengua, doncs, no per necessitat, perquè tu no vius a Catalunya, no?, sinó que l'has après per gust. Reuben: [2:27] Sí, sí, exacte. Bé, encara no visc a Catalunya. Andreu: [2:30] Encara no vius…? Ah, d'acord, d'acord. Reuben: [2:33] Però no, és veritat. Andreu: [2:35] D'acord. Bé, sigui per necessitat, sigui per interès lingüístic, per qualsevol raó, tot va bé. La qüestió és: tenir aquestes converses amb aprenents, crec que és una inspiració per a altres oients del pòdcast. Durant el Campus vaig fer aquesta pregunta als participants, no? "Què us semblen aquests episodis en què entrevistem altres aprenents?", no?, i hi havia opinions de tot. Hi havia gent que diu: "No, per mi… ai, a mi no m'agrada, perquè sento els errors que també faig jo i llavors em poso nerviós/nerviosa", o "Sí, a mi m'agraden molt perquè són una inspiració", no? "Penso, si aquesta persona ho ha pogut fer, va, jo també". Tu què diries, Reuben? Fes-te membre de la subscripció de pòdcast per accedir a les transcripcions completes, a la reproducció interactiva amb Transcript Player i a l'ajuda de vocabulari. (http://easycatalan.org/membership)
Easy Italian: Learn Italian with real conversations | Imparare l'italiano con conversazioni reali
"L'estate sta finendo e un anno se ne va...!" - Inizia cosi una delle canzoni più famose dell'italo-disco che ha spopolato prima in tutte le discoteche italiane e poi, in tutti gli stadi europei! Ma in che senso? Raffaele ci racconta dei Righeira e della loro storia. Trascrizione interattiva e Vocab Helper Support Easy Italian and get interactive transcripts, live vocabulary and bonus content: easyitalian.fm/membership Note dell'episodio The Best Way to Learn a Language (According to Italians) - https://www.youtube.com/watch?v=HJSaEnyUP24&t=5s Oggi ci tuffiamo per l'ultima volta, prima della fine dell'estate. Ma dove? Prima negli anni '80! Preparate il costume e le ciabatte. Spiagge lunghissime ed affollate. Il sole è forte e corriamo sulla spiaggia tra l'ombra di un ombrellone ed un altra, cercando di non bruciare i piedi. Dobbiamo arrivare al bar, è l'ora dell'aperitivo e si sento in lontananza le parole di una canzone che come un distinto portinaio, ci ricordano che qualcosa sta finendo e tanto altro sta per iniziare... _L'estate sta finendo e un anno se ne va Sto diventando grande lo sai che non mi va In spiaggia di ombrelloni non ce ne sono più È il solito rituale ma ora manchi tu La-languidi bri-brividi Come il ghiaccio bruciano quando sto con te Ba-ba-baciami siamo due satelliti in orbita sul mar È tempo che i gabbiani arrivino in città L'estate sta finendo lo sai che non mi va Io sono ancora solo non e una novità Tu hai già chi ti consola a me chi penserà... E' la canzone dei Righeira! Ma chi sono i Righeira? https://it.wikipedia.org/wiki/Righeira https://it.wikipedia.org/wiki/Italo_disco E poi dove andiamo? Vicino Roma, in un borgo molto particolare, a partire dal nome: "Borgo Laudato Sì". E' un borgo molto interessante, nato per volontà del Papa precedente, Papa Francesco. Con Il cambio Papa, ci sarà probabilmente qualche cambio nel borgo e Raffaele ci racconta cosa, come e perché. Concludiamo con il CIBO! Finalmente per la gioia di Matteo parliamo di cibo. Ma cosa mangiamo? Oggi mangiamo tarallucci dolci, gli occhi di Santa Lucia. Matteo per l'evento che c'è stato da poco per la scuola di italiano online Joy of Languages ha cucinato con gli studenti i tarallucci. Curiosi? Trascrizione Raffaele: [0:23] Buongiorno, Matteo! Matteo: [0:26] Buongiorno, mi sarei aspettato una canzoncina... Raffaele: [0:30] Eh, ci ho pensato, però il punto è che se la cantavo nell'introduzione, poi subito dopo la sigla iniziale doveva esserci il jingle della sezione... Matteo: [0:41] Eh, ma io sono sempre pronto. [Musica] Maestro. Raffaele: [0:52] Musica, maestro: ormai è un classicone e allora io canto. L'estate sta finendo, e un anno se ne va. Conosci il resto? Matteo: [1:03] Eh no, mi spiace, questo... ero anche insicuro sul "un anno se ne va". Raffaele: [1:09] Penso dica così, no? Matteo: [1:11] Sì, mi suona giusto. ... Support Easy Italian and get interactive transcripts, live vocabulary and bonus content: easyitalian.fm/membership
Acquista il mio nuovo libro, “Anche Socrate qualche dubbio ce l'aveva”: https://amzn.to/3wPZfmCAbbiamo introdotto l'io penso, ma non abbiamo ancora detto per bene come funziona: oggi proviamo a farlo.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/dentro-alla-filosofia--4778244/support.
Jornalista, atriz e escritora, Maria Ribeiro transita entre artes e ideias com rara intensidade – mas confessa que às vezes queria ser outra "Está faltando um pouco de conversa entre mulheres e homens. O feminismo é bom para os homens também, porque libera todo mundo de papéis engessados", afirma a atriz e escritora Maria Ribeiro.No Trip FM, ela reflete sobre marcos de sua vida e fala do lançamento do livro "Não sei se é bom, mas é teu", uma coletânea de mais de 70 textos, parte de uma produção literária que começou nas páginas da Trip e da Tpm. “Esse livro cobre dos meus 42 aos 49 anos: um período crítico e maravilhoso. Tem pandemia, morte, separação, novos amores, crescimento dos meus filhos. É como se fosse uma autobiografia disfarçada, porque está tudo ali, mas filtrado pela literatura.”No papo com Paulo Lima, ela também fala sobre envelhecimento, menopausa e redes sociais. “Sempre gostei muito do Instagram porque ele me dava um canal direto, sem precisar da aprovação de ninguém. Eu podia falar o que queria, no meu tom, do meu jeito. Mas hoje estou de saco cheio. Talvez eu tenha menos público por isso, mas é o que eu posso dar. Minha bateria social está menor, e o que eu tenho para oferecer de mais verdadeiro talvez esteja no que escrevo, não no que posto o tempo todo."O programa fica disponível no Spotify e no site da Trip!Maria Ribeiro acaba de lançar uma coletânea de mais de 70 textos publicada pela Editora Record.Catarina Ribeiro @catarinaribeir.oeditarremoverNo livro, você fala de um período muito marcante, que coincidiu com a chegada da menopausa. Como foi atravessar esse momento?Maria Ribeiro. A menopausa foi um marco muito forte. Minha mãe caiu e quebrou o fêmur e, na mesma época, meu estrogênio despencou. Foi um ano de quedas — físicas, hormonais e simbólicas. É duro porque para a mulher o envelhecimento ainda é mais cruel. Os homens continuam vistos como interessantes, enquanto a gente precisa encarar a pergunta: quem eu sou se não for mais a “atraente” da história? No começo é difícil, mas depois do buraco vem também uma libertação.Você costuma dizer que pensa na morte todos os dias. Como isso afeta o seu jeito de viver? Penso na morte todo dia, e isso me dá uma consciência muito clara de que o meu tempo é o que tenho de mais precioso. Quando percebo que algo está me roubando tempo, seja raiva, ressentimento ou situações que me esgotam, eu corto. Hoje escolho muito melhor onde e com quem quero estar. Gosto de lembrar de uma frase do Gonçalo Tavares: “Aquele que vai morrer hoje toma um café com um pastel de nata”. Então, se eu for morrer hoje, que seja aproveitando a conversa, a música, o encontro.A Anitta escreveu o prefácio do seu livro. Como nasceu essa amizade? Demos um match inacreditável logo de cara. Temos uma história de amor. A gente se diz a verdade — e isso é raríssimo. Ela já me ligou para dizer que eu mandei mal num texto, que eu não deveria falar de algo que não conhecia. E eu também digo para ela o que acho que precisa ser dito. Isso, para mim, é amor. Ela me apresenta um Brasil que eu não conhecia e que quero conhecer mais.
In questa puntata voglio parlarti di un tema che ritorna puntuale ogni estate: la famigerata “prova costume”. Ti racconto cosa penso davvero di questo concetto che ci hanno venduto — e che troppo spesso finisce per farci sentire sbagliate, inadeguate, “da aggiustare”. Ti porto anche dietro le quinte della mia esperienza personale: di quanti anni ho trascorso a guardarmi allo specchio con ipercriticità, convinta che per meritarmi la spiaggia, il mare, il divertimento, dovessi prima cambiare qualcosa del mio corpo. Ma oggi la penso in modo completamente diverso. E in questo episodio ti spiego perché. Ti lascio anche un piccolo esercizio pratico, semplice ma potentissimo, per cambiare prospettiva e iniziare a vivere questa estate con più libertà e gioia — nel corpo che hai, adesso.
a Nova Era da Resiliência de Dados no Brasil: PENSO como Referência Nacional| #podcast #empreendedorismo #podcastbrasil
FIFA Ref Tori Penso joins JR & This Day in Sports History
Salvete sodales! Welcome to our series, "Rem Tene;" a Latin podcast presented by Latinitas Animi Causa for beginner and intermediate learners of the Latin language built and designed for the acquisition and understanding of it as a language, not just a code to decipher. In this episode, I, Andreas, talk to you about homework in Latin!0:18 - Ovum Pascale 0:19 First Round (slow with subtitles)4:03 - Second Round (natural speed)7:07 - Rem tenete, verba sequentur!We gloss some words throughout the episode in English and repeat them. We don't, however, gloss everything. Our brains are really good at deducing meaning when we know a lot of the context surrounding words or phrases. The transcript for the show can be found below so you can follow along. We hope you enjoy this show!Please take some time, if you enjoy this, to rate us and write to us! We love hearing from our listeners and receiving feedback on how we can improve! You can also support us on Patreon (link below); though everything is free, it helps us do what we do and reinvest in creating more Latin and ancient Greek content. Gratias vobis agimus et curate ut valeatis in proximum!Get the transcript here: www.habesnelac.com/rem-tene/septuagesimum-et-unumFIND THE LINKS TO ALL OUR LATIN AND ANCIENT GREEK CONTENT HERE: https://linktr.ee/latinitasanimicausa----- Support us on Patreon for as low as $3 a month; Your support means the world to us!: patreon.com/habesnelac----Want to improve your Latin or get some free resources? Check out our website: habesnelac.com-----Join our Twitch Community to chat with us directly tantum Latine!twitch.tv/latinitasanimicausa-----Also check out our new Bio Site to learn more about us! https://bio.site/latinitas-----Have a topic you want us to cover on Rem Tene? Let us know in the comments or here: habesnelac.com/contact----- Follow us on TikTok, YouTube, Instagram, and more by checking out the links on our LinkTree: https://linktr.ee/latinitasanimicausa----- Want to let us know something else? Contact us here: habesnelac.com/contactUt semper, gratias quam maximas patronis nostris sine quibus haec omnia facere haud possemus agimus!!!