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Siamo alla fine degli anni Cinquanta. L'Italia, in quel momento, è in corsa per dominare la rivoluzione informatica mondiale. Poi, nel giro di pochi anni, tutto si ferma. Il genio che guidava il progetto muore in un incidente stradale sull'autostrada Milano-Torino. Il fondatore dell'azienda muore a 59 anni su un treno, per emorragia cerebrale o infarto, non si sa. Nessuno ordina un'autopsia. Il prototipo del computer più avanzato d'Europa viene rubato e tentano di portarlo clandestinamente in Svizzera. E l'azienda, la Olivetti, viene progressivamente marginalizzata, fino a sparire dalla scena tecnologica mondiale. Coincidenze? Fatalità? O qualcuno ha deciso che l'Italia non doveva vincere quella corsa?SCOPRI IL MIO ULTIMO LIBRO: "Il mistero delle origini dell'uomo. Un viaggio nel tempo per comprendere chi siamo e dove stiamo andando". Prenotalo ora: https://amzn.to/3WazGFVPIERO ANGELA: ecco il nuovo libro che ho avuto il piacere e l'onore di curare "Chiedetevi sempre perché" (Mondadori): https://amzn.to/4nhQ8RzUna produzione Think about Science: thinkaboutscience.comCon: Massimo Polidoro e Giulio Niccolò Carlone; Video editing: Elena Mascolo, Fotografia: Claudio Sforza; Musiche: Marco Forni; Logo e animazioni: Zampediverse; Social - Comunicazione: Giacomo Vallarino - Grafiche: Roberta Baria; Distribuzione audio: Enrico Zabeo; Titoli: Jean SevillaLEGGI: "Una vita ben spesa. Trovare il senso delle cose con Leonardo, Einstein e Darwin": https://amzn.to/4leRDOR LEGGI UN ESTRATTO: https://bit.ly/4jRHXIN LEGGI la mia graphic novel: "Figli delle stelle" (con Riccardo La Bella, per Feltrinelli Comics): https://amzn.to/47YYN3KLEGGI: "Sherlock Holmes e l'arte del ragionamento" (Feltrinelli), il mio ultimo libro: https://amzn.to/3UuEwxSLEGGI: "La meraviglia del tutto" l'ultimo libro di Piero Angela che abbiamo scritto insieme: https://amzn.to/3uBTojAIscriviti alla mia NEWSLETTER: L' "AVVISO AI NAVIGANTI": https://mailchi.mp/massimopolidoro/avvisoainavigantiAderisci alla pagina PATREON, sostieni i miei progetti e accedi a tanti contenuti esclusivi: /massimopolidoroScopri i miei Corsi online: "L'arte di Ragionare", "Psicologia dell'insolito", "L'arte di parlare in pubblico" e "l'Arte del Mentalismo": https://www.massimopolidorostudio.comPER APPROFONDIRELe musiche sono di Marco Forni e si possono ascoltare qui: https://hyperfollow.com/marcoforniLEGGI i miei libri: "Sherlock Holmes e l'arte del ragionamento": https://amzn.to/3UuEwxS"La meraviglia del tutto" con Piero Angela: https://amzn.to/3uBTojA"La scienza dell'incredibile. Come si formano credenze e convinzioni e perché le peggiori non muoiono mai": https://amzn.to/3Z9GG4W"Geniale. 13 lezioni che ho ricevuto da un mago leggendario sull'arte di vivere e pensare": https://amzn.to/3qTQmCC"Il mondo sottosopra": https://amzn.to/2WTrG0Z"Pensa come uno scienziato": https://amzn.to/3mT3gOiL' "Atlante dei luoghi misteriosi dell'antichità": https://amzn.to/2JvmQ33"La libreria dei misteri": https://amzn.to/3bHBU7E"Grandi misteri della storia": https://amzn.to/2U5hcHe"Leonardo. Genio ribelle": https://amzn.to/3lmDthJE qui l'elenco completo dei miei libri disponibili: https://amzn.to/44feDp4Non perdere i prossimi video, iscriviti al mio canale: https://goo.gl/Xkzh8ARESTIAMO IN CONTATTO:Ricevi l'Avviso ai Naviganti, la mia newsletter settimanale: https://mailchi.mp/massimopolidoro/avvisoainavigantie partecipa alle scelte della mia communitySeguimi:Patreon: massimopolidoroCorsi: massimopolidorostudio.comInstagram: @massimopolidoroPagina FB: Official.Massimo.Polidoro X: @massimopolidoro Sito: http://www.massimopolidoro.comQuesta descrizione contiene link affiliati, il che significa che in caso di acquisto di qualcuno dei libri segnalati riceverò una piccola commissione (che a te non costerà nulla): un piccolo contributo per sostenere il canale e la realizzazione di questi video. Grazie per il sostegno!Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/ai-confini-di-massimo-polidoro--4522555/support.
Luigi Magia racconta ai microfoni di Unica Radio la crescita straordinaria della storica rassegna ciclistica sarda, un evento capace di unire la passione agonistica alla valorizzazione del territorio La storica competizione ciclistica regionale vive una nuova giovinezza. Il progetto nasce da lontano e affonda le sue radici negli anni Cinquanta. Nel 2000 gli organizzatori hanno deciso di recuperare questa gloriosa tradizione sportiva. Oggi il Giro delle Miniere taglia il prestigioso traguardo della ventisettesima edizione. Luigi Magia, storico coordinatore della manifestazione, ha espresso grande orgoglio durante una recente intervista radiofonica. I numeri attuali testimoniano una crescita impressionante. Dai pochissimi atleti locali delle prime edizioni si è passati a oltre quattrocento iscritti. Gli atleti arrivano ormai da tutta Europa, dagli Stati Uniti e persino dall'Australia. Il richiamo internazionale della rassegna contribuisce a promuovere l'immagine della Sardegna nel mondo. La Gran Fondo e il fascino della storia Il Giro delle Miniere si sviluppa su quattro o cinque giornate intense. L'appuntamento più atteso resta però la Gran Fondo delle Miniere. Questo percorso specifico rappresenta la vera anima della competizione. La gara prevede la partenza e l'arrivo nella città di Iglesias. Il tracciato si snoda attorno alla suggestiva miniera di Monteponi. Si tratta di una prova molto dura, caratterizzata da ben 1.500 metri di disniveloo complessivo. Nei primi anni Duemila la competizione era quasi sconosciuta al grande pubblico. Lo sviluppo dei canali social ha facilitato la diffusione dell'evento. Chi partecipa tende a consigliare l'esperienza ad altri colleghi. La Federazione Ciclistica Italiana offre spesso spunti interessanti sulla preparazione atletica ideale per affrontare simili sforzi. Sicurezza e impatto economico nel Sulcis L'organizzazione di un evento così lungo richiede sforzi notevoli. La gestione della sicurezza stradale rappresenta la sfida più complessa per lo staff. Centinaia di incroci stradali richiedono un presidio costante durante il passaggio dei corridori. Per l'occasione, l'organizzazione accoglie esperti motociclisti della scorta tecnica provenienti direttamente dal Piemonte. L'accoglienza e le premiazioni finali completano un pacchetto molto apprezzato dai partecipanti. L'impatto economico sulle strutture ricettive locali è davvero straordinario. Gli alberghi e i ristoranti di Iglesias, Carbonia e Portoscuso registrano il tutto esaurito. Lo sport si dimostra così un volano fondamentale per il turismo delle zone interne. La passione per i paesaggi sardi rimane la motivazione principale che spinge gli organizzatori a rinnovare l'impegno ogni anno.
Era Il 10 luglio del 1976 quando a pochi passi dal Canton Ticino, ci fu uno dei maggiori disastri ambientali della storia italiana: il disastro di Seveso. Era un sabato quel 10 luglio di 50 anni fa e a Seveso, alle 12:37, si guastò ed esplose un reattore della Icmesa, le “Industrie Chimiche Meda Società per Azioni”, un'impresa che produceva del triclorofenolo, un componente intermedio per diserbanti e cosmetici. Apparteneva alla svizzera Givaudan, ai tempi ancora filiale del gruppo Hoffmann-La Roche. Aveva sede a Meda. Ma il disastro resterà nella storia associato a Seveso. Una catastrofe ambientale ad appena una trentina di chilometri dal confine con la Svizzera e che con la Svizzera aveva molto a che fare: è rimasto nella memoria collettiva come il disastro di Seveso, località che oggi appartiene alla provincia di Monza e Brianza, a metà strada fra Como e Milano. La nube di diossina uscita dalla fabbrica fu spinta dal vento verso il Comune vicino che era Seveso, causando gravi danni cutanei soprattutto nei bambini, un'estesa moria di animali, l'evacuazione di centinaia di persone e un'esposizione prolungata a lungo termine a patologie tumorali e croniche. In un primo momento, però, non ci fu emergenza, né una comunicazione tempestiva sulla gravità dell'incidente e sulle possibili importanti ripercussioni per la salute delle persone e per l'ambiente. Soltanto dopo alcuni giorni, con i primi casi di intossicazione, scattò l'allarme: iniziarono i ricoveri, le evacuazioni, l'abbattimento degli animali infetti e i divieti di accesso alle zone contaminate. Gli effetti resero evidenti i pericoli dell'industrializzazione con poche regole, molta superficialità e incoscienza, e tante, troppe, lacune e carenze. Su questo disastro, sulle sue cause, sulle sue domande rimaste senza risposta e sulle sue conseguenze ci soffermiamo con il regista Manuel Maria Perrone che per la RSI ha realizzato un podcast originale intitolato “Cristo si è fermato a Seveso”, prendendo spunto da suo padre che in quegli anni diventò medico ambientalista.
Il 5 luglio 1946 l'ingegnere automobilistico francese Louis Réard presentò per la prima volta il costume spezzato. Con quattro triangoli e pochi centimetri di stoffa che lasciavano scoperta la pancia, la storia di un accessorio femminile che fino a quel momento era molto coprente si ribaltò per sempre e i paradigmi che fino ad allora avevano dominato le convenzioni sociali sull'abbigliamento presero definitivamente un'altra strada, seppur già in epoca romana ci fu qualche intuizione affine al moderno bikini, più che altro però allora pensato per le attività fisiche e sportive. Con la giornalista di moda Rebecca Bruni vi spieghiamo come si giunse 80 anni fa a quest'invenzione e soprattutto perché fu una sorta di rivoluzione: facendo un passo indietro nel passato, fra la storia e le origini del nome bikini, passando dalle immagini, dalle fotografie pubblicitarie, dalle modelle e dalle attrici del cinema che per prime hanno indossato il costume a due pezzi. C'è poi il tema delle dimensioni, da sempre oggetto di discussione, del bikini di ieri e di oggi. Ricordiamo anche che l'invenzione del bikini destò scandalo: negli anni Quaranta e Cinquanta venne proibito su molte spiagge, osteggiato dalle istituzioni, come la Chiesa Cattolica, che lo ritenevano contrario al pudore. Le stesse modelle dell'epoca rifiutavano di indossarlo, poiché lo ritenevano troppo osé; e oggi, oltre ai colori, alle diverse forme e alle tante varietà del bikini, c'è il ritorno del costume intero. La moda che cambia e che guarda indietro e avanti, o se preferite corsi e ricorsi storici di un indumento per i bagni nell'acqua e per esporsi al sole, sia esso il costume intero o a due pezzi, la cui sensualità può lasciare anche spazio anche all'immaginazione di chi lo indossa e di chi lo osserva.
Dalla Biennale di Ulassai al ruolo delle neo-avanguardie, Gianni Murtas analizza il presente dell'arte sarda tra giovani talenti, territorio, memoria culturale e prospettive future. La Biennale di Ulassai, l'eredità di Maria Lai e il futuro dell'arte contemporanea in Sardegna sono stati al centro dell'intervista rilasciata da Gianni Murtas ai microfoni di Unica Radio. Lo storico dell'arte ha offerto una riflessione ampia sullo stato della produzione artistica isolana, sulle nuove generazioni e sulle opportunità che il territorio può ancora offrire alla cultura. La Biennale di Ulassai e il significato dell'opera Per Gianni Murtas, la Biennale di Ulassai rappresenta molto più di una semplice esposizione. L'edizione 2025, intitolata “Il significato dell'opera”, ha cercato di approfondire il modo in cui il pubblico contribuisce alla costruzione del senso dell'arte contemporanea. La manifestazione nasce dall'esperienza della Stazione dell'Arte di Ulassai e dal patrimonio lasciato da Maria Lai. Proprio da questa eredità prende forma un percorso che coinvolge artisti emergenti, curatori e realtà culturali del territorio. La seconda edizione ha riunito diciannove artisti, suddivisi in diverse sezioni curate da Francesca Sassu, Gianella Demuro e Ivo Serafino Fenu. L'obiettivo è stato quello di mettere in dialogo linguaggi differenti attorno a una domanda centrale: chi attribuisce realmente significato a un'opera d'arte? Per approfondire il lavoro della Stazione dell'Arte è possibile consultare il sito ufficiale della fondazione: Stazione dell'Arte. L'eredità di Maria Lai nel presente Secondo Gianni Murtas, il lascito di Maria Lai continua a essere un riferimento imprescindibile. Non tanto come modello da imitare, quanto come metodo di lavoro e di pensiero. L'artista di Ulassai ha costruito un rapporto innovativo tra arte e comunità, anticipando molte pratiche oggi considerate fondamentali nell'arte pubblica. La sua idea che un'opera acquisti valore attraverso l'interpretazione del pubblico continua a influenzare numerosi percorsi contemporanei. La Stazione dell'Arte custodisce oltre 140 opere donate dall'artista e rappresenta ancora oggi uno dei principali punti di riferimento culturali dell'isola. Per conoscere meglio la figura di Maria Lai è disponibile il portale dedicato: Fondazione Maria Lai. Il ruolo delle neo-avanguardie sarde Nel corso dell'intervista, Gianni Murtas ha dedicato particolare attenzione alle neo-avanguardie che, tra gli anni Cinquanta e Sessanta, contribuirono a rinnovare profondamente il panorama artistico regionale. Artisti come Gaetano Brundu, Donino Casula e Mirella Mibelli hanno aperto la Sardegna alle grandi correnti europee, superando una visione esclusivamente identitaria dell'arte. Quel percorso di ricerca ha trovato uno dei suoi momenti più significativi nella storica collezione costruita da Ugo Ugo, che per anni ha rappresentato un importante punto di incontro tra le esperienze artistiche sarde e quelle nazionali. Arte contemporanea in Sardegna: talento e difficoltà
Nicolò Petruzzella"La diga"Maylis De Kerangal, Joy SormanPrehistorica Editorewww.prehistoricaeditore.ittraduzione di Elena Vozzi e Nicolò PetruzzellaTomi Motz, ingegnere solitario, viene incaricato dalla sua impresa di controllare l'impianto della diga di Seyvoz, la cui edificazione, negli anni Cinquanta, ha comportato la creazione di un lago artificiale e inghiottito il villaggio di montagna che si trovava là.Durante quattro giorni, Tomi ispeziona in lungo e in largo la zona. Sotto l'effetto di uno strano magnetismo, la sua missione è perturbata da una serie di disturbi sensoriali e psichici. Attorno a lui, il reale sembra dileguarsi: tutto vacilla, i luoghi e i comportamenti, i giorni e le notti, forse persino la sua stessa ragione.Avventurandosi fino alla frontiera del fantastico, questo romanzo scritto a quattro mani sonda le tracce di una catastrofe. Maylis De Kerangal e Joy Sorman vi fanno risuonare una memoria sommersa ma persistente, e affiorare stratificazioni temporali agganciate alle pieghe dello stesso paesaggio.Il romanzo nasce dalla storia della diga idroelettrica e dal lago artificiale di Chevril che nel 1952 inghiottì il ridente villaggio montano di Tignes, sacrificato sull'altare della modernità durante la ricostruzione nazionale del dopoguerra. Un disastro causato dall'uomo ed emblematico della recente storia industriale, francese e non solo - non senza evocare al lettore italiano il Vajont. Per dare vita al romanzo le autrici hanno trascorso parecchio tempo presso il lago di Chevril cercando di coglierne l'essenza; hanno poi scelto di restituirne la memoria, attraverso il registro del fantastico per farla riecheggiare, e riportarla in superficie.La collaborazione fra le loro voci non si dà come semplice somma, bensì in quanto fusione: una lingua comune, una terza lingua nata dai loro due alfabeti che crea un'opera inconfondibile, dal potente fascino evocatore.Se le autrici arrivano a esprimersi secondo una lingua comune, nel romanzo sono due i piani temporali che si alternano nella narrazione.La narrazione al presente funge da struttura del romanzo: lo avvolge in un'angoscia diffusa, nutrita da immagini antiche, non senza evocare atmosfere degne dell'hotel di Shining e ambientazioni montuose alla “Twin Peaks”, dove il malessere non nasce dalla distanza dalla realtà, bensì da una paranoia.La narrazione al passato riporta al momento della costruzione della diga di Seyvoz, alla vita immobile e rituale degli abitanti del paese, che si vedono comunicare l'esproprio delle proprietà in vista del programmato allagamento del villaggio. Allo scopo di tratteggiare un ricordo lacerante e vivido, le autrici fanno appello a un linguaggio scolpito da un lessico tecnico, il più vicino possibile ai corpi, agli operai delle dighe o agli abitanti de villaggio: un affresco dato per pennellate, frammenti di vita, che si stagliano sullo sfondo di una catastrofe (in)evitabile.§Figlia di un capitano, Maylis De Kerangal è nata nel 1967 a Tolone e ha trascorso l'infanzia nella città portuale di Le Havre. Autrice di svariati romanzi e racconti, ha ricevuto numerosi premi letterari in patria e all'estero, tra i quali spiccano il Prix Médicis, il Prix France Culture/Télérama, il Grand Prix de Littérature de l'Académie Française e il Gregor Von Rezzori.Nata a Parigi nel 1973, Joy Sorman è scrittrice e giornalista. Ha vinto con il suo primo romanzo Boys, boys, boys, manifesto per un femminismo virile, il Prix de Flore nel 2005. È autrice di numerosi libri, pubblicati in Francia da Gallimard, Le Seuil, Flammarion.§Elena Vozzi e Nicolò Petruzzella sono traduttori, editor e redattori. Da diversi anni lavorano insieme nell'ambito della redazione editoriale, e traducono a quattro mani dal francese e dall'inglese per numerose case editrici.Elena Vozzi e Nicolò Petruzzella sono traduttori, editor e redattori. Da diversi anni lavorano insieme nell'ambito della redazione editoriale, e traducono a quattro mani dal francese e dall'inglese per numerose case editrici.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Marco Aurelio, ogni mattina prima che il mondo entrasse, si sedeva a scrivere. A se stesso. In quei taccuini privati tornava sempre sulla stessa domanda: cosa dipende da me, e cosa no. Tra le cose che non dipendevano da lui c'erano quasi sempre gli altri. E ogni volta che si accorgeva di star misurando la propria vita in confronto a qualcuno, si rimetteva in carreggiata. Non era per nulla indifferente al mondo, ma aveva capito che il confronto con gli altri è spesso un modo elegante per non guardarsi. In questo episodio parto da lì, dall'abitudine di un imperatore, per arrivare a qualcosa di molto più vicino: il meccanismo che blocca le persone e sembra un ostacolo esterno, quando è uno sguardo. Lo sguardo fisso sull'altro, su dove è arrivato lui, su cosa ha già ottenuto lei, mentre la propria strada resta lì ad aspettare. Ti racconto di Massimo, ventotto anni, fuori corso da tre, con un fratello minore già laureato con lode. Massimo sembrava uno affetto da "rimandite", ma procrastinava perché ogni volta che apriva un libro, dentro non c'era un capitolo da studiare. C'era Luca, già arrivato, col riflettore dei genitori puntato addosso. In questo episodio parliamo di confronto sociale, del meccanismo descritto da Leon Festinger negli anni Cinquanta, e di cosa succede quando smette di darti informazioni e inizia a darti verdetti. Parliamo anche della forma di confronto che funziona, quella che invece di consumarti ti orienta - e della differenza che c'è tra cercare un giudice e cercare una mappa. Buon ascolto.
Nella Tunisi cosmopolita degli anni Cinquanta, la famiglia siciliana dei Brancato, composta quasi interamente da donne, si muove faticosamente tra rigide tradizioni e desideri di emancipazione. Sullo sfondo dell'indipendenza tunisina, mentre gli stranieri perdono progressivamente spazio, le vite delle giovani protagoniste vengono stravolte dal riaffiorare di antichi segreti familiari.
In Bolivia sono esplose le proteste contro le riforme liberiste. In risposta, il presidente ha dichiarato lo stato d'emergenza e ha mandato l'esercito a sgomberare le strade, ma i movimenti indigeni promettono che non si fermeranno finché lui non se ne andrà. Intanto in Spagna uno scandalo rischia di travolgere Zapatero, una delle figure più amate della sinistra, sono iniziati i negoziati tra Iran e Stati Uniti e nel Regno Unito oggi potrebbe essere il giorno x, quello della successione a Keir Starmer.INDICE:00:00:00 - Sommario00:00:43 - Le grandi proteste in Bolivia: è stato d'emergenza00:08:11 - Cos'è lo scandalo Zapatero?00:12:33 - Il primo giorno di negoziati Usa-Iran00:15:24 - Regno Unito, oggi è il giorno delle dimissioni di Starmer?Fonti: https://www.italiachecambia.org/podcast/blocchi-stato-emergenza-proteste-bolivia/5x1000: https://www.italiachecambia.org/5x1000/Abbonati a Italia che Cambia: https://www.italiachecambia.org/abbonati/ Iscriviti alla newsletter: https://bit.ly/4v3UjDYVuoi sostenere Io Non Mi Rassegno? Abbonati a Italia che Cambia.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/8561TRUMP RICORDA A XI JINPING L'INGIUSTO ARRESTO DI JIMMY LAIdi Roberto de Mattei Durante il suo viaggio in Cina, il presidente americano Trump ha sollevato con il presidente comunista cinese Xi Jinping la questione di Jimmy Lai, detenuto dal 2020 in una prigione di Hong Kong. Trump ha riferito così l'esito del colloquio: "Direi che la risposta non è stata positiva. Ha detto che è stato una specie di incubo per lui". Ma chi è Jimmy Lai?Jimmy Lai, pseudonimo di Chee-Ying Lai, è nato a Canton nel 1947 in una famiglia poverissima e conobbe fin dall'infanzia le privazioni e le violenze della Cina comunista. Ancora adolescente riuscì a fuggire clandestinamente a Hong Kong, allora colonia britannica, dove iniziò a lavorare come operaio tessile. Grazie a una straordinaria capacità imprenditoriale, costruì in pochi decenni un vero impero economico nel settore dell'abbigliamento e dell'editoria, diventando uno degli uomini più noti della città. Convertitosi al cattolicesimo, Jimmy Lai maturò progressivamente la convinzione che la libertà economica dovesse accompagnarsi alla libertà politica e religiosa. Per questo motivo mise la propria ricchezza, la propria influenza e i suoi giornali al servizio della difesa delle libertà civili di Hong Kong, minacciate dall'espansione del controllo del regime comunista cinese. Dopo l'imposizione della legge sulla sicurezza nazionale da parte della Cina, Lai divenne uno dei simboli della resistenza democratica di Hong Kong. Arrestato più volte dalla polizia locale, ormai strettamente subordinata al potere di Pechino, subì processi sempre più duri e restrizioni crescenti della libertà personale. Nonostante l'età avanzata e la possibilità di lasciare il Paese, rifiutò di abbandonare Hong Kong, scegliendo di condividere il destino del suo popolo.Nel febbraio 2026 è stato condannato a vent'anni di reclusione per "sedizione" e "cospirazione" contro il regime comunista.IL REGIME MAOISTALa sua vicenda si inserisce nella lunga storia delle persecuzioni in Cina, che inizia fin da quando il regime maoista ha conquistato il potere nel 1949, imponendo un controllo totale sulla società attraverso il terrore ideologico e la repressione. Nel caso del cattolicesimo, il problema principale per il regime era la fedeltà al Papa, considerata incompatibile con la sovranità ideologica dello Stato socialista. Per questo negli anni Cinquanta Pechino creò la "Associazione Patriottica" cinese, una struttura controllata dal Partito destinata a costruire una Chiesa "indipendente" da Roma. I vescovi e i sacerdoti che rifiutarono di aderire alla nuova organizzazione furono accusati di essere "controrivoluzionari" o "agenti imperialisti". Molti finirono, senza processo, nei laogai, i campi di lavoro forzato del sistema repressivo cinese.Tra le figure simbolo della persecuzione vi è Ignatius Kung Pin-mei, vescovo di Shanghai, arrestato nel 1955 insieme a centinaia di sacerdoti e fedeli. Trascorse oltre trent'anni tra carcere e isolamento per essersi rifiutato di rompere la comunione con il Papa. Un'altra figura emblematica fu Fan Xueyan, vescovo clandestino di Baoding, arrestato ripetutamente e morto nel 1992 in circostanze mai chiarite dopo anni di torture e detenzione. Gerolamo Fazzini nel suo Libro rosso dei martiri cinesi (Edizioni San Paolo, 2006) raccoglie la testimonianza di quattro cattolici esemplari: Gaetano Pollio, arcivescovo di Kaifeng, arrestato e mandato ai lavori forzati per sei mesi; Domenico Tang, gesuita, arcivescovo di Canton, detenuto per 22 anni, dato già per morto anche dalla sua famiglia; padre Leone Chan, 4 anni e mezzo di carcere, uno dei primi sacerdoti a far conoscere in Occidente l'incubo comunista cinese per essere riuscito a fuggire nel 1962; Giovanni Liao Shouji giovane catechista cinese anche egli internato per oltre 22 anni nei laogai, Condannati con procedimenti farsa sulla base di crimini mai compiuti furono costretti a torture e umiliazioni di ogni genere mentre in Europa, negli anni Sessanta - annota Fazzini - il verbo del maoismo veniva propagandato come il "volto buono" del comunismo, arruolando simpatizzanti anche in casa cattolica. UNA TESTIMONIANZARobert W. Greene (1911- 2003) un missionario americano in Cina, della congregazione di Maryknoll, ha raccontato a sua volta la sua testimonianza di fede durante la persecuzione comunista in Cina negli anni Cinquanta. Dopo la vittoria dei comunisti di Mao Zedong, padre Greene fu arrestato dalle autorità comuniste, accusato di essere una "spia americana" e sottoposto a lunghi interrogatori, umiliazioni e torture. Rimase prigioniero e arrivò persino a essere condannato a morte e destinato alla decapitazione durante la persecuzione anticristiana del 1952, ma venne improvvisamente liberato e deportato a Hong Kong. Una delle immagini più ricordate della sua prigionia è quella del sacerdote che, privo del rosario, utilizzava fiammiferi spezzati per contare le Ave Maria nella cella. Dopo il ritorno negli Stati Uniti, Robert Greene continuò a testimoniare pubblicamente la situazione della Chiesa perseguitata in Cina attraverso conferenze e scritti. La sua autobiografia Calvario in Cina, L'ultimo parroco di Tong'an, è stata pubblicata lo scorso anno in italiano dalla casa editrice Ares. In un articolo sul quotidiano "Libero" (Quando il comunismo cinese cominciò a conquistare il mondo, 7 dicembre 2025), attraverso le testimonianze drammatiche di padre Greene, Antonio Socci ha ricordato come funzionava la macchina infernale del maoismo: bambini trasformati in delatori, famiglie distrutte dalla propaganda e persecuzioni contro i cristiani e gli oppositori. Per decenni, migliaia di cristiani hanno subito arresti, torture, lavori forzati e morte nei campi di rieducazione. Secondo gli studi del PIME, il Pontificio Istituto per le Missioni Straniere, migliaia di sacerdoti e religiosi scomparvero durante le campagne maoiste, specialmente nel periodo della Rivoluzione culturale (1966-1976), quando chiese, monasteri e seminari vennero devastati dalle Guardie Rosse. Molte delle loro storie sono rimaste nascoste dietro la censura del regime, ma missionari, storici e testimoni hanno progressivamente ricostruito il dramma della Chiesa perseguitata in Cina che purtroppo sembra dimenticata dalla Ostpolitik della Santa Sede, mentre il dittatore comunista Xi Jinping continua a proclamarsi discepolo di Mao Zedong.
Elisabetta Frau, Sante Bandirali"l'ordine del mondo"Luigi Malerbauovonero edizioniwww.uovonero.comTesto di Luigi Malerba, Illustrato da Elisabetta Frau. Il testo di un grande autore rinasce in forma di albo illustrato grazie al tratto fresco e divertente di una talentuosa illustratrice, per ricordarci ancora una volta che, forse, un pochino di disordine si può anche sopportare...Marione non riesce proprio a sopportare il disordine del mondo. E come dargli torto, del resto.Ma Marione non è tipo da lasciar correre: di giorno riordina gli scaffali del supermercato dove lavora, le lettere del vocabolario, le idee degli amici...di notte, non ancora soddisfatto, sogna di sistemare per bene gli edifici, le città e persino gli elementi chimici!Qualcuno riuscirà mai a placare la sua furia catalogatrice?Elisabetta Frau, nata e cresciuta a Cagliari, ha maturato esperienze professionali e formative nella penisola (Master di illustrazione Ars in Fabula) e all'estero, ma ha deciso di tornare in Sardegna.Vanta oltre dieci anni di esperienza nell'ambito della direzione creativa e della gestione dei progetti.Ha contribuito alla crescita di una piccola agenzia pubblicitaria che si è evoluta nel reparto di design dell'esperienza di una multinazionale.L'ordine del mondo, nato dal racconto di un maestro della letteratura italiana come Luigi Malerba, è il suo primo albo illustrato.Sante Bandirali è editore di uovonero, traduttore e autore. Come traduttore ha vinto il Premio Strega Ragazze e Ragazzi 2020 con il romanzo Una per i Murphy di Lynda Mullaly Hunt. Sue traduzioni hanno vinto il Premio Andersen, il Premio Letteratura Ragazzi della Cassa di Risparmio di Cento, il Premio Orbil, il Premio Asti d'Appello Junior, il Premio Microeditoria di Qualità, il Premio 12 Apostoli / Mont Blanc e ottenuto altri riconoscimenti.Per uovonero è autore degli albi Il signor Erik (illustrato da Francesca Corso), L'uovo nero (illustrato da Alicia Baladan) e Per mano (illustrato da Gloria Tundo). Luigi Malerba (Pietramogolana 1927 - Roma 2008), pseudonimo di Luigi Bonardi, è stato uno dei maggiori e più tradotti scrittori italiani del secondo Novecento e ha fatto parte della neoavanguardia sperimentalista del Gruppo 63.Oltre alle opere di narrativa, romanzi e racconti, ha scritto testi per il cinema e la televisione e numerosi libri per ragazzi. Laureato in giurisprudenza a Roma, lavora come giornalista e collabora alla scrittura di alcune sceneggiature cinematografiche e televisive. A Parma, negli anni Cinquanta, dirige la rivista cinematografica «Sequenze».Le pietre volanti è uno dei suoi romanzi di maggior successo, per il quale vince il Premio Viareggio e il Premio Feronia nel 1992.Dopo la sua morte, dal 2010 si è cominciato il Premio Luigi Malerba di narrativa e cinema, a sua memoria, dedicato a opere inedite e sceneggiature di giovani con meno di 28 anni. Ha vinto numerosi premi letterari, tra i quali il Prix Médicis per il miglior autore straniero, il Mondello, il Grinzane Cavour e il Viareggio.E' rimasto celebre il suo scontro con Claudio Magris al Premio Strega che gli impedì la conquista del prestigioso alloro.Tra le sue opere ricordiamo: La scoperta dell'alfabeto (Bompiani 1963), Il serpente (Bompiani 1966), Salto mortale (Bompiani 1968), Il protagonista (Bompiani 1973), Le rose imperiali (Bompiani 1974), Il pataffio (Bompiani 1978), Diario di un sognatore (Einaudi 1981), Il pianeta azzurro (Garzanti 1986), Testa d'argento (Mondadori 1988), Il fuoco greco (Mondadori 1991), Le pietre volanti (Rizzoli 1992), Il viaggiatore sedentario (Rizzoli 1993), Storiette e storiette tascabili (Einaudi 1994), Le galline pensierose (Einaudi 1980, Mondadori 1994). Per Mondadori sono usciti i suoi libri più recenti: Le maschere (1995), Che vergogna scrivere (1996), Itaca per sempre (1997), La superficie di Eliane (1999), Il circolo di Granada (Mondadori 2002), Ti saluto filosofia (2004).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Dopo il sipario alzato a New York, Hendrick's ha scelto Milano per la “prima” europea di Another Hendrick's, nuova referenza del brand. Una decisione che Chiara Barbieri, direttore marketing di Velier — che distribuisce in Italia il gin — definisce naturale: «L'Italia è oggi il secondo mercato mondiale per Hendrick's». La cornice è quella del Teatro Gerolamo, piccolo gioiello ottocentesco a pochi passi dal Duomo. Fuori dal teatro, una street band di fiati e percussioni, vestita con tute bianche e nere minimaliste, animava Piazza Beccaria attirando lo sguardo dei passanti. Sullo sfondo, una scritta sembrava sintetizzare perfettamente il concept dell'evento: “Open Your Mind, Step Inside”. Tra i tantissimi presenti al Teatro Gerolamo, Chiara Barbieri splende in un elegante abito midi a pois neri su fondo bianco con scollatura a barchetta e risvolto, dal richiamo rétro anni Cinquanta.
Franco Oppo è stato uno dei compositoriitaliani più innovativi e influenti del Novecento, noto per il suo legameprofondo con la musica sarda e per la sua sperimentazione musicale. Nato aNuoro il 2 ottobre 1935, Oppo ha portato avanti una carriera musicale che haspaziato dal neoclassicismo agli orizzonti della musica aleatoria econtemporanea, con uno sguardo attento alle tradizioni popolari e allasemiologia musicale. La sua opera e il suo insegnamento hanno lasciato un'improntaindelebile nel panorama musicale italiano e internazionale.Biografia e formazioneFrancoOppo nacque a Nuoro da Carlo Oppo Villasanta e Olimpia Umana. Cresciuto in unambiente familiare legato alla cultura sarda, ebbe i primi contatti con lamusica tradizionale fin dall'infanzia, grazie anche alla stimolante atmosferadella stazione ferroviaria del Tirso, dove la nonna materna gestiva un punto diristoro. Trasferitosi a Cagliari negli anni Cinquanta, frequentò ilConservatorio "Giovanni Pierluigi da Palestrina", diplomandosi inpianoforte (1958), musica corale e direzione di coro (1960) e composizione(1961).Negli anni successivi approfondì la suaformazione con grandi maestri come Goffredo Petrassi e Giorgio FedericoGhedini, partecipando a corsi di perfezionamento a Venezia, Roma, Varsavia eDarmstadt. La sua traiettoria artistica fu caratterizzata da una ricercacostante fra tradizione e innovazione, sfociata in studi pionieristici sullamusica elettronica, l'aleatorietà e la semiologia musicale, con la formulazionedi una teoria generale del linguaggio musicale e uno studio approfondito sullelauneddas, strumento tipico sardo.Carriera artistica e accademicaDal1965 al 2000 Franco Oppo insegnò composizione e composizione sperimentale alConservatorio di Cagliari, diventando un punto di riferimento per generazionidi giovani musicisti. Parallelamente, compose numerose opere teatrali,sinfoniche, corali e da camera, presentate in diversi continenti, vincendo variconcorsi internazionali di composizione. Nel 1982 fondò e diresse il FestivalSpaziomusica, che portò a Cagliari nomi di rilievo della musica contemporaneamondiale, contribuendo a collocare la Sardegna sulla mappa internazionale dellamusica d'avanguardia.Franco Oppo rappresenta un esempioemblematico di musicista organico, capace di coniugare radici culturaliprofonde e apertura verso le avanguardie sonore. La sua dedizioneall'insegnamento, alla ricerca e alla promozione della musica contemporanea halasciato un'eredità preziosa che continua a influenzare il panorama musicaleitaliano e sardo. Scomparso il 14 gennaio 2016, Oppo rimane una figura chiaveper comprendere il dialogo fra tradizione e modernità nella musica del XXsecolo.
Uno dei casi più misteriosi e controversi della cronaca nera italiana. Cinquanta secondi. È tutto il tempo che aveva. Cinquanta secondi per attraversare un corridoio buio, aprire una porta, accendere una luce e dire le ultime parole della sua vita. Cinquanta secondi in cui qualcuno, in quell'appartamento chiuso dall'interno, con le finestre serrate e le tapparelle abbassate, è svanito nel nulla. Todi, luglio 1993. Una donna di trentasei anni muore in una casa in cui, tecnicamente, non avrebbe potuto entrare nessuno. E da cui nessuno avrebbe potuto uscire.-------------------------------------------Seguimi anche sul canale Youtube:https://bit.ly/3TXVGEdVisita il sito del podcast:https://scarymonstertruecrime.comInstagram:@scarymonstertruecrimeX/Twitter:@scarycrimeTikTok:@scary_monster_truecrime---------------------------------------------------------Contatti:Antonello Salea.sale@cbsnet.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/scary-monster-true-crime-podcast--4789759/support.Visita il sito https://scarymonstertruecrime.com per leggere post esclusivi sui casi criminali, scoprire nuove storie e acquistare ebook dedicati al true crime.
In primavera aumentano fastidi come lacrimazione, prurito e arrossamento degli occhi. In questa puntata, con il professor Paolo Nucci, Ordinario di Oftalmologia presso l’Università Statale di Milano e autore di Allora mi curo da solo. Cinquanta cose da evitare per il bene di tutti (Piemme), facciamo chiarezza sulle cause più comuni, tra allergie e fattori ambientali, e scopriamo come riconoscere i sintomi e proteggere la salute oculare nella vita di tutti i giorni.
Da una torrefazione di famiglia degli anni Cinquanta alle piantagioni dell'Honduras, passando per una cialda da 10 grammi che cambia le regole del gioco. Sandro Bonacchi racconta come lui e il fratello Samuele hanno costruito un progetto originale nel panorama del caffè che può davvero rivoluzionare il piacere dell'espresso. Partiamo dall'inizio. Come nasce Fratelli Bonacchi? Nasce da una torrefazione di famiglia a Quarrata, in provincia di Pistoia, dove siamo ancora oggi con il nostro punto vendita e microroastery. Samuele, a 24 anni, parte in questa avventura con la sfrontatezza del giovane, io entro nel 2000 e iniziano a separarci gli ambiti di azione: Samuele si occupa della tostatura, io della parte sensoriale e degli assaggi.
Fausto Caviglia"Un sogno italiano"Il documentario sulla storia degli italiani emigrati in Germania dagli anni '50 sarà presentato in anteprima martedì 14 aprile alle ore 21:00 presso Cineteca Milano Arlecchino in collaborazione con il Goethe-Institut Mailand e alla presenza del regista Fausto Caviglia.Dopo essere stato presentato a Berlino presso l' Ambasciata italiana, il film documentario Un sognovitaliano diretto da Fausto Caviglia (Ciao Italia) sarà mostrato in anteprima martedì 14 aprile alle orev21:00 presso e in collaborazione con Cineteca Milano Arlecchino, con il patrocinio del Goethe-vInstitut Mailand e alla presenza del regista.Prodotto da Cristiano Bortone per Orisa Produzioni, in collaborazione con Latteplus (Germania), ilvfilm sarà poi nelle sale dal 7 maggio distribuito da Piano B Distribuzioni.L'accordo italo-tedesco sull'immigrazione dei lavoratori italiani stipulato il 20 dicembre 1955 non fuvsolo un documento diplomatico, ma divenne un capitolo umano che ha segnato profondamente la vita di centinaia di migliaia di persone e del nostro paese. Quel protocollo, infatti, dette l'avvio a uno storico esodo: grazie ad esso, tra il 1955 e la metà degli anni '70, oltre 500.000 italiani furono assunti nella Germania Ovest che, dopo la guerra, aveva disperato bisogno di manodopera per sostenere la sua industria. Venivano spesso da paesini del meridione afflitti dalla povertà ed erano disposti a tutto pur di conquistare un futuro per se stessi ed i loro cari. I nuovi arrivati dovettero confrontarsi con condizioni di vita spesso difficili, l'istintivo razzismo dei locali, lo spaesamento. Alcuni tornarono in Italia, ma molti finirono con lo stabilirsi nel nuovo paese, contribuendo al profondo cambiamento della Germania e dando vita a comunità italo tedesche tuttora vive e radicate. Con i loro sforzi, hanno contribuito alla ricostruzione di entrambi i Paesi ponendo le basi di quella che oggi riconosciamo come cittadinanza europea.Un sogno italiano di Fausto Caviglia è prodotto da Orisa Produzioni di Cristiano Bortone in collaborazione con Latteplus (Germania) e con il sostegno del Ministero della Cultura, in collaborazione con il Museo Nazionale della Emigrazione Italiana, il Consiglio Generale degli Italiani all'Estero, i COM.IT.ES. di Wolfsburg e Monaco di Baviera, l'ITALUIL Germania, e la Città di Wolfsburg. Dal 7 maggio sarà nelle sale distribuito da Piano B Distribuzioni.Un sogno Italiano è un viaggio attraverso le storie epiche e dimenticate degli italiani che, a partire dagli anni Cinquanta, hanno lasciato i propri paesi d'origine alla ricerca di una vita migliore in Germania, contribuendo con il loro coraggio e la loro determinazione al miracolo economico. Attraverso materiale d'archivio mai visto, ritratti di alcuni dei protagonisti di questa epopea ancora vivi, estratti di film, il documentario fa riflettere sul fenomeno della migrazione e sul valore dell'integrazione.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Che valore può avere un gol, nella storia di un intero Paese? Anzi di due, col secondo che dal colonia del primo diviene uno Stato libero e indipendente? La parabola umana e calcistica di Rachid Mekhloufi - che vi raccontiamo oggi a Olympia, prima unisce, poi divide, poi riunisce ancora Algeria (terra d'origine della stella del Saint Etienne degli anni Cinquanta e Sessanta) e Francia (sua patria d'adozione). Alla vigilia dei Mondiali del 1958 (poi dominati dal 17enne brasiliano Pelé), Mekhloufi sceglie di lasciare la nazionale francese per unirsi alla squadra del Fronte di Liberazione algerino, braccio sportivo del movimento che in quegli anni combatte per l'indipendenza di Algeri da Parigi. Una volta ottenuta l'indipendenza stessa, Mekhloufi tornerà a giocare, da algerino, nel Saint Etienne, contribuendo ai successi di quella che vent'anni dopo sarà la squadra di un certo Michel Platini... Furio Zara, volto de La Domenica Sportiva e penna de La Gazzetta dello Sport, ci guida alla scoperta di vita e carriera di Rachid Mekhloufi, mentre nella seconda parte della puntata il collega Alex Cizmic ci aiuta a scoprire ambizioni e potenzialità dell'Africa del calcio (forte di ben dieci squadre qualificate!) verso i Mondiali 2026olympia@radio24.itLa regia della puntata è a cura di Martin Garramone
“Scrittore di complemento” Paolo Volponi, laureato in legge, dopo l'esordio letterario con il primo libro di poesie (Il ramarro nel 1948), negli anni Cinquanta diventa dirigente alla Olivetti dove resta per un ventennio. Segue un breve incarico alla Fiat degli Agnelli e una carriera di parlamentare che si conclude nel 1993, a un anno dalla sua morte. Parallelamente Volponi è stato poeta e romanziere di successo: al 1962 risale Memoriale, il primo romanzo, seguito tre anni dopo da La macchina mondiale, che vincerà lo Strega. Negli anni Settanta pubblica Corporale, Il sipario ducale, Il pianeta irritabile e il lanciatore di giavellotto. Volponi è stato uno dei massimi esponenti di quella letteratura che indagava il nesso con l'industria durante gli anni del “miracolo economico”: attraverso i suoi romanzi lo scrittore marchigiano ha saputo descrivere più di ogni altro la fabbrica e la sconfitta operaia.Vi riproponiamo un estratto dell'incontro radiofonico realizzato con lo scrittore marchigiano nel 1989 tratto dagli archivi RSI.
“Scrittore di complemento” Paolo Volponi, laureato in legge, dopo l'esordio letterario con il primo libro di poesie (Il ramarro nel 1948), negli anni Cinquanta diventa dirigente alla Olivetti dove resta per un ventennio. Segue un breve incarico alla Fiat degli Agnelli e una carriera di parlamentare che si conclude nel 1993, a un anno dalla sua morte. Parallelamente Volponi è stato poeta e romanziere di successo: al 1962 risale Memoriale, il primo romanzo, seguito tre anni dopo da La macchina mondiale, che vincerà lo Strega. Negli anni Settanta pubblica Corporale, Il sipario ducale, Il pianeta irritabile e il lanciatore di giavellotto. Volponi è stato uno dei massimi esponenti di quella letteratura che indagava il nesso con l'industria durante gli anni del “miracolo economico”: attraverso i suoi romanzi lo scrittore marchigiano ha saputo descrivere più di ogni altro la fabbrica e la sconfitta operaia.Vi riproponiamo un estratto dell'incontro radiofonico realizzato con lo scrittore marchigiano nel 1989 tratto dagli archivi RSI.
Maurizio Cilli"I nemici del Drake"Enzo Ferrari e le scuderie inglesiMuseo Nazionale dell'Automobile Fino all' 11 ottobre 2026 la più grande e completa esposizione dedicata alle scuderie inglesi che, tra gli anni Sessanta e gli Ottanta, hanno sfidato Enzo Ferrari: in mostra 23 vetture, documenti, memorabilia e fotografie che raccontano la rivoluzione inglese del motorsport nell'epoca della Swinging London. cura di Carlo Cavicchi e Mario Donnini con Maurizio Cilli. Attraverso una selezione di 23 vetture iconiche – 22 monoposto di Formula 1 e la mitica Mini Morris – la mostra, sviluppata sugli oltre 2000mq dello spazio espositivo al piano terra, racconta una stagione di sperimentazione tecnica e libertà formale, tra rischi estremi, forti rivalità e decise identità visive che hanno disegnato nuovi immaginari culturali. Un universo di tecnologia, stile e spirito pionieristico, in cui le monoposto diventano simboli di una rivoluzione industriale e culturale capace di ridefinire l'immaginario del mondo delle corse. Enzo Ferrari li chiamava, con un po' di supponenza, “i garagisti”: erano le squadre inglesi che – tra gli anni Sessanta e Ottanta – misero in discussione il dominio della Ferrari, fino ad allora protagonista incontrastata della Formula 1.Con strutture leggere, telai rivoluzionari e una straordinaria rapidità di sperimentazione, questi team indipendenti trasformarono piccoli atelier tecnici in avversari temibili, capaci di battere Maranello in pista e cambiare per sempre gli equilibri del campionato. Una rivoluzione, quella inglese, che attraversava la musica, la moda, la fotografia e il cinema, definendo un periodo di straordinaria vivacità e ottimismo, caratterizzato da un'esplosione di creatività: un'energia travolgente che la mostra restituisce con forza, trasformando l'allestimento in un racconto immersivo capace di rendere tangibile lo spirito di un'epoca che ha cambiato per sempre non solo il linguaggio della velocità, ma l'immaginario collettivo.Le vetture esposte: una rivoluzione tecnologica e progettualeDalla svolta epocale della Ferrari 246 e della Cooper T51, alla maturazione tecnica rappresentata dalla Ferrari 156 fino all'affermazione del nuovo corso con Brabham BT20 e Cooper T81-Maserati, passando per l'innovazione radicale di Lotus 72, Lotus 56B e March 701, e per l'apice tecnico rappresentato da Tyrrell 005, McLaren M23 e Shadow DN1; una stagione di sperimentazione senza precedenti che trova espressione nelle visionarie March 761, March 2-4-0, Surtees TS19 e Brabham BT45, fino all'evoluzione verso nuove filosofie progettuali con Theodore TR1, Arrows A2 e Williams FW07, per arrivare alle soluzioni più estreme e controverse della Lotus 88B e alla potenza dell'era turbo incarnata dalla Brabham BMW BT54. Il percorso chiude idealmente con la modernità della McLaren MP4/5 e con la svolta tecnologica introdotta dalla Ferrari 640, che segna a suo modo la resa di Ferrari che la farà progettare in Inghilterra.In esposizione anche 28 caschi, 4 tute - indossate rispettivamente da Jim Clark nel 1965, da Jackie Stewart e da Vittorio Brambilla nel 1972 e da Riccardo Patrese nel 1978 -, i programmi delle gare - uno per anno dal 1958 al 1988, ognuno dei quali arriva da un Gran Premio differente nei 5 continenti - e il motore Ford Cosworth DFV, definito “una rivoluzione con le candele accese”: progettato nel 1967 da Keith Duckworth e Mike Costin con il sostegno lungimirante della Ford Motor Company, debuttò sulla Lotus 49 voluta da Colin Chapman.In un racconto che attraversa tre decenni di rivoluzione tecnica e culturale, le vetture – espressione quasi totale dell'ingegno britannico, con le sole eccezioni firmate Ferrari – testimoniano come il Regno Unito sia stato il motore di una trasformazione capace di cambiare per sempre la Formula 1 e influenzare l'intera industria automobilistica mondiale.“Sbucavano dal nulla assemblando le loro monoposto in maniera anticonvenzionale, dando un calcio alla tradizione delle vetture con i musi lunghissimi e praticamente niente dietro. Nascevano in locali striminziti, con mezzi economici ridotti, poche maestranze, niente catene di montaggio da alimentare e neppure vetture stradali, ferme nei piazzali, da vendere. Peggio ancora: non progettavano nemmeno il motore, ma ne prendevano uno sul mercato, possibilmente quello più funzionale e dal costo accessibile, poco importava se fosse lo stesso dei diretti rivali. Ferrari li chiamava con fastidio “garagisti”. Loro replicavano appellandolo “Drake” da Francis Drake il famoso pirata, un vero e proprio mito ma con una esistenza individuale inconsistente dal punto di vista umano: senza affetti, senza figli, senza veri amici. Scaramucce verbali e scontri al calor bianco”.Carlo Cavicchi, curatore della mostra “In trenta anni di corse, dal 1958 al 1988, esplode una guerra planetaria tra il patriarca delle corse Enzo Ferrari che punta tutto sui cavalli del motore, e un gruppo di piccoli costruttori inglesi, i quali sopperiscono alla mancanza di potenza dei loro propulsori con una creatività prodigiosa, furba e a tratti spregiudicata, una sintesi da Leonardo da Vinci, Diabolik e James Bond. Lottando col Drake, gli inglesi, da lui definiti semplici garagisti, si superano sciorinando 4 ruote motrici, turbine, monoscocche, motori portanti, ali immense, minigonne, martinetti, effetto suolo, doppi telai e quant'altro, scrivendo la leggenda della Formula 1. Un'epopea fino a oggi impalpabile e rimpianta, ma, grazie a questa mostra, finalmente catturata e cristallizzata in un contesto spettacolare, che ne restituisce anche il magnetismo culturale: un sostrato così imbevuto di Swninging London, di rivoluzioni psichedeliche e di colori e calori rimpianti, che per una volta ritornano. In una mostra-evento che, come la Cometa di Halley, meraviglia e passa una volta nella vita”.Mario Donnini, curatore della mostra“La rivoluzione culturale britannica degli anni Cinquanta e Settanta non ha un centro preciso, non ha un manifesto. Nasce da un'urgenza, un'energia collettiva e caotica — dall'errore che diventa stile. In quegli anni l'Inghilterra è stata per il resto del mondo un modello di fascinazione irresistibile: il luogo in cui la cultura popolare si trasformava in linguaggio universale. Il mio saggio per il catalogo segue questa traiettoria: imprevedibile, irriproducibile, sempre in fuga da sé stessa, dal silenzio cerimoniale dell'incoronazione di Elisabetta II fino al fragore delle rivolte di Brixton, attraverso la musica, i corpi, le immagini e le strade di Londra. TOO FAST TO LIVE TOO YOUNG TO DIE, e anche il titolo dell'installazione video realizzata insieme a Gabriele Piana, il tentativo di restituire quella stessa irrequietezza nel presente: un organismo visivo generativo che rielabora found footage e filmati d'archivio senza mai ripetersi, governato da un programma che produce ogni volta un'esperienza visiva diversa.”Maurizio Cilli, curatore della mostraDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Dal primo aprile, in Ticino, chi riceve cure a domicilio paga. Cinquanta centesimi ogni cinque minuti di assistenza infermieristica, fino a un massimo di quindici franchi al giorno. Una misura approvata dal Gran Consiglio lo scorso dicembre, nell'ambito del Preventivo, per contenere una spesa che negli ultimi anni è cresciuta in modo significativo. Il Governo dice che è necessaria, che la media effettiva sarà di cinque franchi al giorno, e che chi ha diritto alle prestazioni complementari potrà essere rimborsato. Nel frattempo però proprio oggi la Commissione della Gestione del Gran Consiglio ha espresso, in modo unanime, forti critiche nei confronti dell'applicazione di queste misure, chiedendo un incontro con il Governo la prossima settimana per chiarimenti.Una decisione probabilmente figlia anche della reazione dal territorio, che è stata immediata e forte. Una petizione ha raccolto oltre dodicimila firme in poche ore ed è stata consegnata ieri con le sottoscrizioni che hanno superato quota 20mila. Sindacati, associazioni di anziani e partiti di sinistra hanno infatti chiesto a gran voce la sospensione. Lo Spitex pubblico del Locarnese aveva persino deciso di non applicare la misura per sei mesi, pagando di tasca propria il mancato incasso. Il nodo vero non è solo quanto si paga. È chi paga, chi è esonerato, e soprattutto chi controlla un settore che in Ticino è cresciuto in modo disordinato. A Modem ne parliamo con: • Ivo Durisch, granconsigliere e capogruppo PS • Alessandro Mazzoleni, granconsigliere della Lega membro della Commissione sanità e sicurezza sociale• Stefano Gilardi, presidente spitex pubblico di Locarnese e Vallemaggia • Alain Melchionda, giornalista RSI Intervista registrata a Paola Lavagetti, Associazione svizzera degli spitex privati
Dal primo aprile, in Ticino, chi riceve cure a domicilio paga. Cinquanta centesimi ogni cinque minuti di assistenza infermieristica, fino a un massimo di quindici franchi al giorno. Una misura approvata dal Gran Consiglio lo scorso dicembre, nell'ambito del Preventivo, per contenere una spesa che negli ultimi anni è cresciuta in modo significativo. Il Governo dice che è necessaria, che la media effettiva sarà di cinque franchi al giorno, e che chi ha diritto alle prestazioni complementari potrà essere rimborsato. Nel frattempo però proprio oggi la Commissione della Gestione del Gran Consiglio ha espresso, in modo unanime, forti critiche nei confronti dell'applicazione di queste misure, chiedendo un incontro con il Governo la prossima settimana per chiarimenti.Una decisione probabilmente figlia anche della reazione dal territorio, che è stata immediata e forte. Una petizione ha raccolto oltre dodicimila firme in poche ore ed è stata consegnata ieri con le sottoscrizioni che hanno superato quota 20mila. Sindacati, associazioni di anziani e partiti di sinistra hanno infatti chiesto a gran voce la sospensione. Lo Spitex pubblico del Locarnese aveva persino deciso di non applicare la misura per sei mesi, pagando di tasca propria il mancato incasso. Il nodo vero non è solo quanto si paga. È chi paga, chi è esonerato, e soprattutto chi controlla un settore che in Ticino è cresciuto in modo disordinato. A Modem ne parliamo con: • Ivo Durisch, granconsigliere e capogruppo PS • Alessandro Mazzoleni, granconsigliere della Lega membro della Commissione sanità e sicurezza sociale• Stefano Gilardi, presidente spitex pubblico di Locarnese e Vallemaggia • Alain Melchionda, giornalista RSI Intervista registrata a Paola Lavagetti, Associazione svizzera degli spitex privati
Quante volte ci siamo detti “aspetto ancora un po’”, “è solo stress” o “l’ha fatto il mio amico e gli ha fatto bene”? Frasi che pronunciamo con leggerezza, spesso in buona fede, ma che nascondono una piccola rinuncia: quella di chiedere aiuto a chi davvero può supportarci. In questa puntata di Obiettivo Salute Risveglio, il Professor Paolo Nucci, Ordinario di Oftalmologia presso l’Università Statale di Milano e autore di Allora mi curo da solo. Cinquanta cose da evitare per il bene di tutti (Piemme), ci guida alla scoperta dei rischi dell’automedicazione e di cosa ci racconta il nostro rapporto con la medicina
Paolo Carelli"Sport e serialità televisiva"Storie, generi e culture nazionaliScholé / Morcellianawww.morcelliana.netCon le sue storie di fallimenti e trionfi, fragilità ed eroismo, lo sport è un dispositivo potente per la creazione di narrazioni audiovisive. Le serie tv attingono a questo repertorio con un'ampia varietà di forme, generi, linguaggi e discipline. Il volume esplora il panorama articolato – finora poco indagato – della serialità di finzione a sfondo sportivo, soffermandosi su diversi mercati e contesti geografico-culturali, dagli Stati Uniti all'Italia, dal Sudamerica alla Corea. Dagli anni Cinquanta a oggi, lo sport continua a essere strumento privilegiato per costruire immaginari seriali e affrontare temi complessi quali le disuguaglianze sociali, il razzismo, le identità di genere. Un prisma attraverso cui osservare e interpretare i percorsi produttivi e distributivi dell'industria televisiva e, allo stesso tempo, i fenomeni culturali e le trasformazioni sociali.Paolo Carelli è ricercatore in Cinema, fotografia, radio, televisione e media digitali presso l'Università Cattolica del Sacro Cuore, dove insegna Teoria e tecnica dei media e altri corsi sulla comunicazione e la televisione nelle sedi di Milano e Brescia. Svolge attività di ricerca presso il certa – Centro di Ricerca sulla Televisione e gli Audiovisivi dello stesso ateneo. Ha co-curato Green Italy. Esperienze, media e culture per un turismo sostenibile (Vita e Pensiero, 2023) e Dystopian Worlds beyond Storytelling. Representations of Dehumanized Societies in Literature, Media and Political Discourses: Multidisciplinary Perspectives (ibidem-Verlag, 2024).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Per quelli a cui piacciono i libri molto citabili, eccone due. Mattia Insolia nel suo La vita giovane (Mondadori) scrive cose come: «Che fine hanno fatto i sogni che sognavamo? In macchina, stasera, mi raccontano della loro quotidianità e io, che li conosco, tesso la trama del sottotesto, che loro tacciono».Fabiano Alborghetti, tra le pagine di Il movimento elementare (Gabriele capelli Editore): «Quasi ogni giorno / c'è una nuova campana che suona / si legge di novità, ed è quasi alienante, è fin troppo / accecante. Il medio raggio decade, ora c'è l'infinito / è galvanizzante / è il sogno che nientemeno ora sogna sé stesso. / Se si diventa grandi quando s'allungano / le notti, e brevi i giorni / ecco ci sono dentro / si sarà detto mio padre».Sono romanzi densi e molto distanti tra loro – non solo perché quello di Alborghetti è scritto in versi. Tuttavia, a metterli uno di fianco all'altro, terminata la lettura, appaiono incredibilmente complementari: raccontano due generazioni di ragazzi italiani, nate a metà e alla fine del ventesimo secolo, e mostrano come quei cinquant'anni coincidano con la più accelerata evoluzione della storia. Fabiano Alborghetti racconta direttamente la storia di suo padre nei Cinquanta, Sessanta, Settanta; Mattia Insolia quella di un ragazzo dei Novanta, Duemila e oltre, che a tratti gli somiglia (pur se, beninteso, non è autofiction). Tra una generazione e l'altra, si passa da esistenze difficili a comode, eppure allo stesso tempo gli orizzonti sembrano diventare angusti, e il futuro farsi più cupo. Ed è – si dice in giro – generazionale anche il romanzo al centro del consiglio di lettura della settimana che arriva da Giuliana Altamura: La coppia felice (Edizioni di Atlantide) racconta, in effetti, una coppia dei nostri tempi, che però – perdonate quello che ormai tutti chiamiamo spoiler – felice non è. L'ha scritto una delle voci più interessanti della nuova letteratura anglosassone, l'irlandese Naoise Dolan (che sarà ospite della Casa della letteratura il prossimo sabato 21 marzo nell'ambito degli Eventi letterari Monte Verità).
Per quelli a cui piacciono i libri molto citabili, eccone due. Mattia Insolia nel suo La vita giovane (Mondadori) scrive cose come: «Che fine hanno fatto i sogni che sognavamo? In macchina, stasera, mi raccontano della loro quotidianità e io, che li conosco, tesso la trama del sottotesto, che loro tacciono».undefinedFabiano Alborghetti, tra le pagine di Il movimento elementare (Gabriele capelli Editore): «Quasi ogni giorno / c'è una nuova campana che suona / si legge di novità, ed è quasi alienante, è fin troppo / accecante. Il medio raggio decade, ora c'è l'infinito / è galvanizzante / è il sogno che nientemeno ora sogna sé stesso. / Se si diventa grandi quando s'allungano / le notti, e brevi i giorni / ecco ci sono dentro / si sarà detto mio padre».undefinedSono romanzi densi e molto distanti tra loro – non solo perché quello di Alborghetti è scritto in versi. Tuttavia, a metterli uno di fianco all'altro, terminata la lettura, appaiono incredibilmente complementari: raccontano due generazioni di ragazzi italiani, nate a metà e alla fine del ventesimo secolo, e mostrano come quei cinquant'anni coincidano con la più accelerata evoluzione della storia. Fabiano Alborghetti racconta direttamente la storia di suo padre nei Cinquanta, Sessanta, Settanta; Mattia Insolia quella di un ragazzo dei Novanta, Duemila e oltre, che a tratti gli somiglia (pur se, beninteso, non è autofiction). Tra una generazione e l'altra, si passa da esistenze difficili a comode, eppure allo stesso tempo gli orizzonti sembrano diventare angusti, e il futuro farsi più cupo. Ed è – si dice in giro – generazionale anche il romanzo al centro del consiglio di lettura della settimana che arriva da Giuliana Altamura: La coppia felice (Edizioni di Atlantide) racconta, in effetti, una coppia dei nostri tempi, che però – perdonate quello che ormai tutti chiamiamo spoiler – felice non è. L'ha scritto una delle voci più interessanti della nuova letteratura anglosassone, l'irlandese Naoise Dolan (che sarà ospite della Casa della letteratura il prossimo sabato 21 marzo nell'ambito degli Eventi letterari Monte Verità).undefined
Puntata a cura di Jacopo Bulgarini d'Elci e Livio Pacella.Con la sua ottima stagione 2, Fallout conferma di non essere stato solo un colpo iniziale riuscito. Se la prima stagione – di cui avevamo già parlato nel podcast – aveva il compito di introdurre il mondo e conquistare insieme neofiti e fan storici, qui il baricentro si sposta in modo netto. Il ritorno nelle Wasteland è più cupo e più politico, perché la serie stringe il fuoco su ciò che davvero racconta: non la fine del mondo, ma quello che viene dopo. E soprattutto: chi decide come si ricostruisce, per chi, con quali miti giustificativi, e a quale prezzo. Nel retrofuturo atompunk anni Cinquanta di Fallout – sogno americano, paranoia, estetica pubblicitaria e tecnologia come religione – la “ricostruzione” non è mai neutra… “2 voci, 1 serie”: dialoghi sulle cose che ci piacciono, o ci interessano, nel podcast di Mondoserie.Leggi il nostro articolo su Fallout: https://www.mondoserie.it/fallout/ Parte del progetto: https://www.mondoserie.it/ Iscriviti al podcast sulla tua piattaforma preferita o su: https://www.spreaker.com/show/mondoserie-podcast Collegati a MONDOSERIE sui social:https://www.facebook.com/mondoserie https://www.instagram.com/mondoserie.it/ https://www.youtube.com/channel/UCwXpMjWOcPbFwdit0QJNnXQ https://www.linkedin.com/in/mondoserie/
Con Andrea Martini, amministratore delegato di EMACIl Vicenza Classic Car Show celebra la radicata passione motoristica del Triveneto attraverso un'esposizione che spazia dalle icone degli anni Cinquanta fino alle moderne Youngtimer e alle Supercar. Una proposta così diversificata permette di intercettare i nuovi trend del collezionismo, coinvolgendo anche un pubblico giovane e preparato, attratto dai modelli che hanno segnato la storia automobilistica degli ultimi decenni. L'esperienza è infatti completata da raduni dinamici, ideati per valorizzare le vetture in movimento e soddisfare le aspettative di ogni generazione di appassionati - spiega Andrea Martini, amministratore delegato di EMAC.
Cosa significa essere genitori? Quanti modi ci sono di esserlo? Cosa significa crescere un bambino? Sono solo alcune delle domande dentro le novità letterarie di questo mese.Viene da farsele, leggendo dei due piccoli e dei loro nonni protagonisti di L'interno delle nuvole (Rubbettino), nuovo romanzo del Premio svizzero di letteratura 2025 Fabio Andina, che torna ad ambientare una storia tra le sue amate montagne. È una storia di formazione, che riprende anche il tema della coppia scoppiata già affrontato nell'esordio Uscirne fuori, e che – soprattutto – ci porta dentro una lunga estate, nella quale ombre di inquietudine si allungano su adulti e bambini. L'idea della genitorialità è ancora più centrale in Latte (Rizzoli), esordio letterario dell'autrice televisiva e teatrale Marina Zucchelli. Ambientato nell'Italia degli anni Cinquanta, è la storia di una balia: ai tempi era uso comune che le donne dei paesi di campagna, dopo aver dato alla luce un figlio, lo lasciassero con i nonni, mentre loro si trasferivano in città, dove avrebbero accudito (e allattato) un altro neonato, figlio di famiglia benestante. Un'ispirazione per parlare di maternità, vissuta e negata, in un passato che sembra lontano secoli, e invece è appena dietro l'angolo.Il consiglio di lettura della settimana arriva da Giuliana Altamura, che ci racconterà Monique evade (La nave di Teseo), ennesimo romanzo autobiografico in cui il personale diventa politico scritto dall'enfant prodige della letteratura francese dell'ultimo decennio, Édouard Louis.undefinedundefinedundefined
Cosa significa essere genitori? Quanti modi ci sono di esserlo? Cosa significa crescere un bambino? Sono solo alcune delle domande dentro le novità letterarie di questo mese.Viene da farsele, leggendo dei due piccoli e dei loro nonni protagonisti di L'interno delle nuvole (Rubbettino), nuovo romanzo del Premio svizzero di letteratura 2025 Fabio Andina, che torna ad ambientare una storia tra le sue amate montagne. È una storia di formazione, che riprende anche il tema della coppia scoppiata già affrontato nell'esordio Uscirne fuori, e che – soprattutto – ci porta dentro una lunga estate, nella quale ombre di inquietudine si allungano su adulti e bambini. L'idea della genitorialità è ancora più centrale in Latte (Rizzoli), esordio letterario dell'autrice televisiva e teatrale Marina Zucchelli. Ambientato nell'Italia degli anni Cinquanta, è la storia di una balia: ai tempi era uso comune che le donne dei paesi di campagna, dopo aver dato alla luce un figlio, lo lasciassero con i nonni, mentre loro si trasferivano in città, dove avrebbero accudito (e allattato) un altro neonato, figlio di famiglia benestante. Un'ispirazione per parlare di maternità, vissuta e negata, in un passato che sembra lontano secoli, e invece è appena dietro l'angolo.Il consiglio di lettura della settimana arriva da Giuliana Altamura, che ci racconterà Monique evade (La nave di Teseo), ennesimo romanzo autobiografico in cui il personale diventa politico scritto dall'enfant prodige della letteratura francese dell'ultimo decennio, Édouard Louis.
"Dimmi che sei stata felice" di Maria Grazia Calandrone e "Un'educazione veneziana" di Mario AndreoseUn romanzo che incrocia le vicende personali di quattro generazioni di donne con i fatti storici, dove la cronaca storica non è semplice sfondo: il bombardamento su Roma nel luglio del '43, il '68, la strategia della tensione, la lotta fra bande criminali a Ostia, la diffusione dell'amianto nelle costruzioni. Sono questi i fatti che costituiscono l'ossatura del romanzo "Dimmi che sei stata felice" (Einaudi) di Maria Grazia Calandrone, autrice fra l'altro di "Splendi come vita", in cui raccontava il rapporto turbolento con la madre adottiva, e "Dove non mi hai portata", in cui si ricostruiva la vita della madre biologica che l'aveva lasciata quando lei era neonata in un parco, proprio perché la trovassero, prima di togliersi la vita. Nel romanzo seguiamo le vite di Lidia, che perde due figli nel bombardamento di Roma, la figlia Angelica, cresciuta in un collegio di suore, Aurora, figlia di Angelica, che ha un rapporto conflittuale con la madre che a un certo punto della sua vita si trasferisce ad Ostia, dove incontra Viola con la quale nasce una relazione, infine Astra, figlia di Aurora.Nella seconda parte parliamo di "Un'educazione veneziana" (La nave di Teseo), memoir di Mario Andreose, un uomo di editoria che ha iniziato come correttore di bozze a Il Saggiatore per poi arrivare a ruoli dirigenziali, soprattutto in Bompiani. Nel 2015 è stato fra i fondatori, insieme a Elisabetta Sgarbi e Umberto Eco, di cui era amico e curatore editoriale, della casa editrice La nave di Teseo. Nel memoir ricostruisce la sua infanzia e giovinezza a Venezia: una famiglia umile, una "dignitosa indigenza", una tragedia che ha segnato l'infanzia (la morte del gemello a quattro anni e della sorellina a tre anni), una madre che lo considera un po' poco, perché dice che un gemello è pur sempre "una metà". Ma poi c'è l'incontro, meraviglioso, con i libri, il teatro, il cinema, l'arte, nella Venezia anni Cinquanta, dove circolano artisti e intellettuali.
L'Unione europea conta 27 eserciti nazionali, ma nessuno in comune, nessuno veramente condiviso. Alcuni tentativi passati, e in particolare la Comunità Europea di Difesa (CED) all'inizio degli anni Cinquanta, non sono mai arrivati in porto, come racconta lo storico Piero Graglia. Da qualche tempo tuttavia la nuova situazione internazionale spinge a riconsiderare la creazione di un esercito europeo. Da un lato infatti l'invasione russa dell'Ucraina ha creato una forte tensione sul confine orientale dell'Unione; dall'altro la presidenza Trump ha aperto un solco tra gli Stati Uniti e l'Europa, rendendo più incerta e costosa la garanzia di protezione della NATO. undefinedDi certo dopo 80 anni di pace gli europei potrebbero essere nuovamente chiamati a imbracciare le armi per difendere il loro mondo. Ma come sarebbe accolto dai cittadini un ritorno agli eserciti di leva? E la tecnologia da sola potrebbe sostituire gli uomini? Marco Mondini prova a rispondere a questa controversa domanda. Il percorso verso un esercito europeo appare però lungo e complesso, forse troppo per il tempo disponibile, ma il giurista Federico Fabbrini intravede una possibile scorciatoia. undefined
L'Unione europea conta 27 eserciti nazionali, ma nessuno in comune, nessuno veramente condiviso. Alcuni tentativi passati, e in particolare la Comunità Europea di Difesa (CED) all'inizio degli anni Cinquanta, non sono mai arrivati in porto, come racconta lo storico Piero Graglia. Da qualche tempo tuttavia la nuova situazione internazionale spinge a riconsiderare la creazione di un esercito europeo. Da un lato infatti l'invasione russa dell'Ucraina ha creato una forte tensione sul confine orientale dell'Unione; dall'altro la presidenza Trump ha aperto un solco tra gli Stati Uniti e l'Europa, rendendo più incerta e costosa la garanzia di protezione della NATO. Di certo dopo 80 anni di pace gli europei potrebbero essere nuovamente chiamati a imbracciare le armi per difendere il loro mondo. Ma come sarebbe accolto dai cittadini un ritorno agli eserciti di leva? E la tecnologia da sola potrebbe sostituire gli uomini? Marco Mondini prova a rispondere a questa controversa domanda. Il percorso verso un esercito europeo appare però lungo e complesso, forse troppo per il tempo disponibile, ma il giurista Federico Fabbrini intravede una possibile scorciatoia.
Nel corso della conferenza stampa di inizio anno 2026 la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha annunciato il cosiddetto piano casa, un progetto che punta a realizzare 100mila nuovi alloggi da destinare alle famiglie più in difficoltà, così da far fronte al disagio abitativo nel nostro paese. Un annuncio che fa seguito a quanto la stessa Meloni aveva anticipato nell'estate del 2025 al Meeting di Rimini. Andando indietro nel tempo il precedente che più volte viene evocato è il piano Ina-casa degli anni Cinquanta del secolo scorso. Era il 24 febbraio del 1949 quando il Parlamento approvò un progetto di legge, proposto dal ministro del Lavoro Amintore Fanfani, con l'intento di incrementare l'occupazione. I quattordici anni di attività del piano non hanno rappresentato solo una fase significativa della politica economica del paese, ma hanno prodotto anche una delle più consistenti e diffuse esperienze italiane di realizzazione di nuova edilizia sociale. Del Piano Casa e degli anni Cinquanta, anni di grandi trasformazioni nel nostro paese che crearono le premesse per il cosiddetto boom economico, parliamo in compagnia di Simona Colarizi, professoressa emerita di Storia contemporanea alla Sapienza Università di Roma.
Giuseppe Nifosì"Irriverenti"Arte contemporanea tra provocazione e denunciaEditori Laterzawww.laterza.itYves Klein, Piero Manzoni, Pino Pascali, Christo e Jeanne-Claude, Andy Warhol, Keith Haring, Jeff Koons, Maurizio Cattelan, Regina José Galindo e Banksy: concettuali, pop, performer o graffitisti, certamente grandi artisti che della contemporaneità sono cifra e interpretazione.Questo libro racconta le sortite, le trovate, le provocazioni, le denunce coraggiose o trasgressive di un audace gruppo di artisti, alcuni concettuali, altri pop, altri ancora performer e graffitisti, attivi tra la fine degli anni Cinquanta e i nostri giorni. Attraverso la loro arte apparentemente beffarda, allergica ai canoni, hanno affrontato temi fondamentali della nostra epoca –la violenza di genere, la malattia, l'AIDS e la morte, il consumismo, la guerra –e hanno rimesso in discussione il ruolo e la natura stessa dell'arte. Nifosì li definisce irriverenti perché non hanno rispettato gli schemi. Hanno spiazzato, scombinato, disturbato, eluso. Alcuni di loro sono stati irriverenti nel proporre forme d'arte lontanissime dalla nozione comune di arte. Altri hanno affrontato tematiche scabrose o creato immagini scandalose, rompendo tabù, violando la sensibilità del pubblico. Alcuni spinti da nobilissimi propositi, altri da uno spirito canzonatorio e ribelle. Nessuno può definirsi banale. Nessuno inutile. Tutti hanno osato, tutti hanno utilizzato l'arte come un grimaldello per entrare nelle nostre coscienze. Ci hanno stupito, irritato, divertito e così facendo sono riusciti ad attirare la nostra attenzione e spinto a riflettere anche quando non ne avevamo voglia.Giuseppe Nifosì (1964) è storico dell'arte e dell'architettura e docente di Storia dell'arte. È impegnato nell'insegnamento e nella divulgazione dell'arte e dell'architettura attraverso pubblicazioni, lezioni e conferenze in tutta Italia. Come esperto di didattica della Storia dell'arte, tiene incontri e corsi di formazione per i docenti. Ha creato e cura il blog e il podcast “Arte Svelata”. Per Laterza ha pubblicatoL'arte contemporanea in 10 artisti(2022) e ha realizzato una serie di manuali per la scuola, tra i quali A passo d'arte (2020), L'arte svelata (2021), L'arte allo specchio (2021) e I territori dell'arte(2025).Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Nicola GasparettoGian Antonio Cibotto e Giuseppe Marchiori"Biografia di un incontroApogeo Editore / RemWebwww.rembweb.itNell'anno in cui cade il centenario della nascita di Gian Antonio Cibotto il destino ha voluto che nel corso di un intervento di aggiornamento del fondo archivistico di Giuseppe Marchiori, all'interno di un faldone miscellaneo, contenente diversi scambi epistolari che genericamente erano stati riuniti a tema sotto la voce “Polesine”, riemergesse un fascicolo recante un'intitolazione, scritta di pugno dallo stesso critico lendinarese: G. A. Cibotto. È apparso immediatamente trattarsi di un carteggio tra Marchiori e lo scrittore, che fino ad oggi non era ancora ufficialmente presente nel corposo elenco di oltre 1500 corrispondenti censiti in archivio.Il carteggio ritrovato tra Gian Antonio Cibotto e il critico d'arte Giuseppe Marchiori, composto complessivamente da 55 missive, ci conduce ai primi anni Cinquanta. Le prime lettere, infatti, anche se non datate, possono essere collocate per il loro contenuto nell'autunno del 1951; poi proseguono con una certa regolarità fino alla primavera del 1952. Dopo un lungo silenzio documentario la corrispondenza riprende fitta dal dicembre del 1958 per arrestarsi definitivamente con la fine del giugno 1959. Scorrendone i contenuti si tratta di intervalli temporali non casuali perché effettivamente coincidono con le stagioni in cui Cibotto assunse due impegni redazionali che incisero non poco nella sua maturazione professionale e nell'allargamento dei suoi orizzonti culturali: il primo con “La Fiera letteraria” di Vincenzo Cardarelli e Diego Fabbri; il secondo con il settimanale “Vita” fondato e diretto da Luigi D'Amato. All'aprirsi di entrambi questi incarichi il neo-redattore volle coinvolgere, nel terreno delle arti figurative, Giuseppe Marchiori, scelta indicativa dell'autorevolezza critica che gli riconosceva. La composizione del fascicolo d'archivio, contrariamente alla casistica più diffusa nei fondi epistolari in cui sono presenti quasi esclusivamente le lettere in arrivo, offre una così cospicua presenza di copie in carta carbone anche delle missive in partenza tale da determinare fra i due interlocutori una quasi equanime paternità dei documenti; abbiamo conseguentemente la possibilità di seguire un concreto dialogo, disponendo di 27 lettere di Marchiori e 25 di Cibotto. Ponendoci l'obiettivo di permettere al lettore di ripercorrerlo integralmente, nei suoi momenti di completa intesa su articoli ed argomenti da trattare nelle due testate ma anche nei passaggi di scambio vivace e non sempre disteso, è stata operata la scelta di riprodurre la sequenza completa delle lettere nella loro interezza inserendo in ordine cronologico quelle mancanti di data ma che per i temi trattati potevano essere adeguatamente posizionate.Nicola Gasparetto è direttore della Cittadella della Cultura di Lendinara, istituto che raccoglie sotto di sé la biblioteca civica “Gaetano Baccari”, diversi fondi archivistici e il Museo del Risorgimento. Ha pubblicato una decina di lavori, fra saggi e cataloghi espositivi, soprattutto collegati all'archivio di Giuseppe Marchiori. Sandro Marchioro vive ad Adria, è insegnante di materie letterarie in un istituto superiore. È direttore della rivista REM e tra i fondatori dell'omonima associazione.Vainer Tugnolo si è occupato della storia e del ruolo del Delta nella letteratura e nel cinema. Ha curato incontri pubblici sul tema, promuovendo serate ed eventi e incoraggiando iniziative di sostegno alla formazione di una cultura per il territorio. Diego Crivellari è laureato in filosofia, vive a Rovigo e svolge la professione di insegnante. È autore dei libri Scrittori e mito nel Delta del Po, Mistero adriatico e, con Francesco Jori, Giacomo Matteotti, figlio del Polesine e Veneto punto e a capo.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Aquest derrer 20 de novembre, cinquanta anys enrere moria Franco a l'estat espanyol. S'acabava aleshores la dictadura franquista que va durar prop de quaranta anys i que va fer un nombre de víctimes important.
Cinquanta anys enrere va morir Francisco Franco, el 20 de novembre del 1975. S'acaba aleshores la dictadura franquista que va durar prop de quaranta anys i que va fer un nombre de víctimes important.
L'Angelines, a punt per als concerts de la Rosalia: tenda de campanya, tonyina i bolquers. Cinquanta anys de la mort de Franco: en Jep Cabestany en reivindica el llegat. Creix la creació de contingut en català: el Professor de Debò en resol el misteri.
La nuova serie di podcast “Conversazioni sull'America”, del prof. Mario Del Pero (Professore di Storia Internazionale presso SciencesPo, Parigi) e di Riccardo Alcaro (Coordinatore delle Ricerche e responsabile del Programma Attori globali dello IAI), si concentrano su fatti di cronaca politica americana attuali per cercarne paralleli storici, mettendo in luce le continuità col passato ma anche le differenze dell'oggi. La ottava puntata traccia un parallelo tra alcune fasi della storia americana in cui il governo federale ha fomentato e strumentalizzato più o meno diffuse, più o meno genuine, “ansie” sociali e politiche per punire avversari, criminalizzare il dissenso e la protesta e intimidire attori della società civile non allineati. Gli storici si riferiscono a queste fasi come la Red Scare, la “paura rossa” contro i movimenti di sinistra che in due ondate scosse gli USA alla fine degli anni Dieci e poi negli anni Cinquanta del ‘900. Si è cominciato a utilizzare l'espressione Blue Scare per definire la campagna dell'Amministrazione Trump contro i Democratici (il cui colore è il blu) e i movimenti di sinistra. A cura di Francesco De Leo. Montaggio di Silvio Farina. https://storiainpodcast.focus.it - Canale Le questioni della Storia ------------ Storia in Podcast di Focus si può ascoltare anche su Spotify https://open.spotify.com/show/293C5TZniMOgqHdBLSTaRc ed Apple Podcasts https://podcasts.apple.com/it/podcast/la-voce-della-storia/id1511551427. Siamo in tutte le edicole... ma anche qui: - Facebook: https://www.facebook.com/FocusStoria/ - Gruppo Facebook Focus Storia Wars: https://www.facebook.com/groups/FocuStoriaWars/ (per appassionati di storia militare) - YouTube: https://www.youtube.com/user/focusitvideo - Twitter: https://twitter.com/focusstoria - Sito: https://www.focus.it/cultura Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Entrevistem a l'escriptora i professora de la UAB, Carme Riera per parlar sobre el seu llibre "Gr
Siamo negli anni Cinquanta. Arriva il momento di lanciare il singolo di una nuova band: The Champs. Esce "Train to Nowhere", ma i Dj ignorano la scelta fatta dalla casa discografica e promuovono "Tequila", brano registrato sul lato B.
Gabriella Belli"Vedova Tintoretto. In dialogo"Palazzo Madama, Torinowww.palazzomadamatorino.itFino al 12 gennaio 2026 Palazzo Madama – Museo Civico d'Arte Antica di Torino e la Fondazione Emilio e Annabianca Vedova di Venezia presentano la mostra “Vedova Tintoretto. In dialogo” a cura di Gabriella Belli e Giovanni Carlo Federico Villa. Un eccezionale percorso espositivo concepito per accostare l'arte di due grandi pittori veneziani, ciascuno tra i massimi interpreti della propria epoca – Jacomo Robusti detto il Tintoretto (Venezia, 1518-1594) ed Emilio Vedova (Venezia, 1919-2006) – letti in parallelo, così da affrontare lo sviluppo dell'opera di Vedova nel suo confronto con quello che è stato il maestro d'elezione, indagando similitudini e temi consonanti (o dissonanti) alla base delle singole scelte espressive.Tintoretto è stato fondativo per la formazione artistica di Vedova e la mostra a Palazzo Madama sottolinea l'impeto e la forza dell'articolato rapporto che lega i due artisti attraverso l'accostamento di capolavori del maestro rinascimentale e dell'artista informale. Il progetto dell'esposizione prende avvio dalla straordinaria opportunità di ospitare a Torino una delle opere conclusive, e paradigmatiche, della parabola umana e artistica di Tintoretto: l'Autoritratto del 1588, in prestito dal Musée du Louvre. Una tela che è stata più di un modello iconografico, rappresentando, come si evince dalle interpretazioni di Edouard Manet – che la replica e la considera il più bel quadro al mondo – e dagli scritti di Jean-Paul Sartre, una sorta di identificazione poetica e concettuale per molti artisti. Tintoretto è infatti l'interprete di una narrazione pittorica capace di arrivare al nostro tempo mettendo insieme “Il disegno di Michelangelo, e il colorito di Tiziano”, esaltato nel corso dei secoli dal genio romantico dell'inglese Ruskin (1819-1900) – “non sono mai stato così completamente annichilito di fronte a una mente umana come lo sono stato oggi, di fronte a Tintoretto” – e dalle penne di Goethe, Stendhal o Henry James. Scriveva Emilio Vedova rispetto al suo grande maestro: “Tintoretto è stato una mia identificazione. Quello spazio appunto una sede di accadimenti. Quella regia a ritmi sincopati e cruenti, magmatici di energie di fondi interni di passioni di emotività commossa (…)”E per Vedova Tintoretto è la quotidianità di una consuetudine con Chiese, Scuole e Palazzi di Venezia in cui cercare e trovare il proprio Maestro, l'unico che gli rivela il segreto per trasformare la tecnica da merostrumento espressivo di belle forme in una lama affilata capace di incidere nella storia. Da lui Vedova trae ispirazione per temi e contenuti, ricava basilari insegnamenti per dominare lo spazio della tela, tradurre in colore la luce delle sue composizioni, modellare nel gesto rapido senza esitazioni le forme, che scaturiscono dal suo nuovo segno, che già nel 1948 lascia ogni tentazione figurativa per risolversi nell'astrazione. Giungendo infine alla sequenza indimenticabile dell'opera …in continuum, compenetrazioni/traslati '87/'88 riprova di quanto l'incontro di una vita abbia reso grande anche il discepolo, gli abbia offerto lo slancio necessario per andare oltre. La mostra Vedova Tintoretto. In dialogo, allestita nell'Aula del Senato del Regno d'Italia, presenta una cinquantina di capolavori tra tele di Emilio Vedova e opere di Tintoretto quali le clamorose ancone dei Camerlenghi, straordinario prestito dalle Gallerie dell'Accademia di Venezia o, ancora, alcune delle opere del celeberrimo ciclo delle Metamorfosi ora conservate alle Gallerie Estensi di Modena. Il serrato dialogo tra i due artisti si sviluppa a partire dai disegni giovanili di Vedova del 1936 passando per le tele degli anni Quaranta e Cinquanta dedicate alla riflessione su dipinti di Tintoretto quali la Moltiplicazione dei pani e dei pesci (da Tintoretto) (1942), La crocifissione (da Tintoretto) (1947), (studio da Sogno di San Marco di Tintoretto) (1956), e a quelle degli anni Ottanta. A completare il dialogo e l'esposizione è Vedova con la monumentale installazione …in continuum, compenetrazione/traslati '87/'88: più di cento grandi tele, assemblate le une con le altre in uno sviluppo che sfiderà la verticalità della sala del Senato, testimonianza dell'evoluzione di Vedova che continua con potenza visionaria il suo confronto col maestro ideale.Catalogo della mostra "Vedova Tintoretto. In dialogo": Silvana Editoriale www.silvanaeditoriale.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarehttps://ilpostodelleparole.it/
Acquista il mio nuovo libro, “Anche Socrate qualche dubbio ce l'aveva”: https://amzn.to/3wPZfmCNonostante le vittorie nel 1948 e nel 1953, nella seconda metà degli anni Cinquanta la Democrazia Cristiana cominciò a mostrare qualche affanno. Eccone le cause.Diventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/dentro-alla-storia--4778249/support.
Claudio Damiani"Rinascita"Fazi Editorewww.fazieditore.itDal vincitore del Premio Viareggio Rèpaci poesia 2022, un libro in prosa di inusuale bellezza.Con una prosa lirica e ispirata, ma lucida e chiara nelle descrizioni, l'autore racconta i suoi primi anni di vita passati in un villaggio minerario nel Nord della Puglia tra la fine degli anni Cinquanta e l'inizio degli anni Sessanta, e i ripetuti, solitari ritorni da adulto nel villaggio e nella miniera nel frattempo abbandonati e, di anno in anno, in progressivo disfacimento.Al centro c'è la natura, vista con gli occhi e la mente di un bambino molto piccolo, una natura mitica e arcaica, magica e parlante, densa di simboli evocativi e toccanti, che il bambino incontra nelle sue quotidiane uscite all'aperto, nel sole, con la sua bicicletta rossa numero 14. Animali soprattutto ma anche paesaggio, terra piatta e nuda e cielo azzurro lunghissimo, minerale rosso sangue che fuoriesce dalla terra, aria e luce come elettrizzate e sonore.A una prima parte più analitica, segue una seconda sintetica e fantastica: non più solo ricordare, ripercorrere, misurare, cercare di capire o interpretare l'infanzia, ma reinventarla, pur sempre in quel luogo, con quelle persone, quel paesaggio, e pur sempre con quella stessa felicità di uscire alla luce e incontrare il mondo, in una definitiva rinascita.Mi avvicino a Bianca e sto per darle un bacio sulla bocca, lei si scosta e dice: «Ehi che fai? Siamo piccoli noi». «Sì, in effetti siamo piccoli», dico io, «scusa».Claudio DamianiHa pubblicato diversi libri di poesia, tra cui Eroi (2000, Premio Montale), Attorno al fuoco (2006, Premio Luzi), Sognando Li Po (2008, Premio LericiPea), Endimione (2019, Premio Carducci). Suoi testi sono stati interpretati da Piera Degli Esposti, Nanni Moretti, Roberto Herlitzka, Giuseppe Cederna e altri. Con Fazi Editore ha pubblicato le raccolte più importanti, tra cui: Poesie (2010), Il fico sulla fortezza (2012) e Cieli celesti (2016) e Prima di nascere (2022), con la quale ha vinto il Premio Viareggio Rèpaci 2022..IL POSTO DELLE PAROLEascoltare fa pensarewww.ilpostodelleparole.itDiventa un supporter di questo podcast: https://www.spreaker.com/podcast/il-posto-delle-parole--1487855/support.
Il racconto di questo episodio di Altre Indagini parte da Metanopoli, il quartiere alle porte di Milano sognato e costruito da Enrico Mattei negli anni Cinquanta per i dipendenti della sua azienda, l'Eni, l'azienda energetica (l'acronimo sta per Ente nazionale idrocarburi) di cui era diventato presidente. E termina poco lontano, nella campagna di Bascapè, un paese della provincia di Pavia, dove nel tardo pomeriggio del 27 ottobre 1962 cade l'aereo che trasporta Enrico Mattei. È un incidente, viene dichiarato dopo le prime sbrigative indagini. È un omicidio, decreta alla fine di una seconda indagine il sostituto procuratore Vincenzo Calia, che non riesce però ad arrivare a un indagato: le prove sono state cancellate e non sono più recuperabili. Quella raccontata da Stefano Nazzi e Giulia Balducci è una storia in cui compaiono la mafia, quella italiana e quella italo americana, e le grandi aziende petrolifere americane e inglesi (le cosiddette “sette sorelle”). Compaiono ex partigiani ed ex fascisti. E i dirigenti dell'Eni, prima stretti alleati di Mattei e che dopo iniziarono a contrastarlo. E poi Tommaso Buscetta, uno dei primi e forse il più famoso collaboratore di giustizia di Cosa Nostra. E c'entra anche la sparizione di un giornalista palermitano, Mauro De Mauro, scomparso il 16 settembre 1970 mentre si stava occupando proprio dell'incidente di Bascapè. Al momento della sua morte Enrico Mattei è l'italiano più famoso all'estero: è presidente di un'azienda importantissima e molto potente, ha fondato un quartiere che è praticamente una cittadina, Metanopoli, e un giornale, il Giorno. Grazie a lui arrivano in Italia le stazioni di servizio per come le conosciamo e i motel. Mattei compare su tutte le riviste, fotografato con la moglie, la ballerina austriaca Greta Paulas. Contemporaneamente gli vengono attribuite, con molta fantasia, storie con molte donne famose. Ma Enrico Mattei è anche quello che finanzia i partiti con fondi neri (sono sue le parole «per me i partiti sono come taxi: ci salgo, li pago e poi scendo»), applica metodi discutibili per costruire gasdotti in breve tempo ed elabora strategie piuttosto creative per assicurarsi un accordo per il petrolio iraniano. Anche quella di Enrico Mattei è una delle grandi vicende della storia italiana, che Altre Indagini racconta con gli stessi approcci e rigori applicati alle storie di cronaca nera di Indagini. Le storie di Altre Indagini sono disponibili sul sito e sull'app del Post per le persone abbonate: un modo per ringraziarle per la loro partecipazione al progetto del Post, che fa sì che il Post possa continuare a fare il suo giornalismo in modo gratuito per tutte e tutti. Se vuoi ascoltare Altre Indagini, abbonati al Post. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices