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In quanti Paesi del mondo si parla italiano? Se la risposta che ti viene in mente è "uno solo, l'Italia", preparati a una sorpresa. Potresti ordinare un cappuccino in italiano in Svizzera, in Croazia, addirittura in un piccolo angolo dell'Argentina o degli Stati Uniti. La nostra lingua viaggia molto più di quanto pensi e, quando va all'estero, lascia tracce sorprendenti nelle lingue locali. Paesi, Comunità e Curiosità L'italiano è una lingua molto più diffusa di quanto si immagini. Oltre a essere lingua ufficiale in diversi Paesi, è presente in tante comunità sparse per il mondo grazie alla storia e all'emigrazione. Scopriamo insieme dove si parla e che tracce ha lasciato. I Paesi dove l'Italiano è Lingua Ufficiale Partiamo dalle certezze. Oltre all'Italia, ci sono altri luoghi dove l'italiano è una lingua ufficiale, usata nella vita quotidiana e nei documenti amministrativi. La Svizzera La Svizzera ha quattro lingue nazionali: tedesco, francese, italiano e romancio. L'italiano è la lingua principale del Canton Ticino e di alcune valli del Canton Grigioni. A Lugano o a Bellinzona, cartelli, menu e conversazioni sono tutti in italiano, e persino le leggi e i documenti ufficiali della Confederazione vengono tradotti in italiano. L'italiano della Svizzera ha però tante parole "tutte sue", che in Italia non userebbe nessuno: si chiamano elvetismi. La macchina ha colorito questo italiano regionale in modo simpatico, come mostrano gli esempi qui sotto. ElvetismoSignificato in ItaliaNatelTelefono cellulareAzioneOfferta speciale, scontoSaccoZainoRiservarePrenotare (dal francese réserver) Se un ticinese ti dice "ti chiamo sul natel" o vedi al supermercato "questo prodotto è in azione", ora sai cosa significa. Sono proprio queste piccole differenze a rendere l'italiano svizzero unico. Per scoprire altre varietà dell'italiano standard e degli accenti, c'è una guida dedicata. San Marino San Marino è uno degli Stati più piccoli del mondo e si trova completamente dentro il territorio italiano: è quella che si chiama un'enclave. Qui l'italiano è la lingua ufficiale, quindi non avrai nessun problema di comunicazione. La Città del Vaticano Anche nella Città del Vaticano l'italiano è la lingua di uso quotidiano e amministrativo. La lingua ufficiale degli atti più solenni della Chiesa è il latino, ma nella vita di tutti i giorni si parla italiano. Anzi, l'italiano è diventato una specie di lingua franca del Vaticano: la lingua che persone di nazionalità diverse usano per capirsi tra loro. Slovenia e Croazia: la Regione dell'Istria L'italiano è lingua ufficiale anche fuori dall'Italia, in Slovenia e Croazia, precisamente nella regione dell'Istria. In Slovenia è co-ufficiale in alcuni comuni della costa, come Capodistria, Isola e Pirano; in Croazia è lingua ufficiale a livello della Regione Istriana, accanto al croato. Cosa significa co-ufficiale? Significa che una lingua convive con un'altra, alla pari. In Istria i cartelli stradali e i documenti pubblici sono scritti in due lingue, ed esiste anche una storica comunità italiana con scuole e giornali in italiano. Dove l'Italiano Non è Ufficiale, ma è di Casa Ci sono luoghi dove l'italiano non è una lingua ufficiale, eppure si sente eccome. Il motivo è uno solo: l'emigrazione. Tra la fine dell'Ottocento e il Novecento, milioni di italiani lasciarono il Paese in cerca di lavoro, portando con sé la valigia, i sogni e la lingua. L'Argentina e il Lunfardo Se c'è un Paese dove l'eredità italiana è fortissima, è l'Argentina: una grande parte della popolazione ha origini italiane. L'italiano ha influenzato persino il suono dello spagnolo locale: lo spagnolo di Buenos Aires ha un'intonazione molto "cantata", melodica, che ricorda il modo di parlare degli italiani. Nel dialetto locale di Buenos Aires, chiamato lunfardo, ci sono tantissime parole di origine italiana: Parola in lunfardoSignificatoOrigine italianaLaburarLavorareDa "lavorare"FiacaPigriziaDa "fiacca"MufaSfortuna, malumoreDa "muffa"MorfarMangiareDa espressioni gergali italiane In Argentina un orecchio attento riconoscerà sempre un pezzettino d'Italia in mezzo allo spagnolo. Il Brasile e il Talian Soprattutto nel sud del Brasile ci sono intere comunità di origine italiana. In alcune zone si parla addirittura il talian, una lingua nata dall'incontro tra il dialetto veneto degli emigranti e il portoghese. Per scoprire la ricchezza dei dialetti italiani, puoi consultare la guida dedicata. Il talian ha mantenuto la grammatica e il vocabolario del veneto: la sedia si dice ancora carega e la forchetta si dice piron, proprio come in Veneto. Ha però "preso in prestito" parole portoghesi per indicare le cose che gli emigranti non conoscevano: per dire "zoccolo", per esempio, si usa la parola portoghese tamanco. Oggi il talian è riconosciuto come patrimonio culturale del Brasile. C'è perfino un comune, chiamato Serafina Corrêa, dove il talian è lingua co-ufficiale insieme al portoghese. Le Curiosità Linguistiche più Sorprendenti L'italiano ha lasciato tracce in luoghi davvero lontani, dando vita a prestiti linguistici curiosi e a vere e proprie lingue ibride. Per altre curiosità sulla lingua italiana, c'è una guida dedicata. Stati Uniti, Canada e Australia In questi Paesi esistono grandi comunità italo-discendenti. Nelle grandi città americane ci sono ancora le famose "Little Italy", i quartieri italiani, dove l'italiano sopravvive nelle famiglie e nei ristoranti. Qui è nato un fenomeno linguistico curioso: una specie di italiano mescolato con l'inglese. Gli emigranti hanno italianizzato molte parole inglesi: Parola italianizzataOrigine ingleseItaliano correttoStoroStoreNegozioGiobbaJobLavoroBossoBossCapo Attenzione: non è italiano corretto e non va usato nei compiti. È però una testimonianza affascinante di come una lingua si adatta quando viaggia. Si tratta di un fenomeno simile a quello dei prestiti linguistici come anglicismi e francesismi presenti nell'italiano d'Italia. L'Eritrea e la Lingua Tigrina La curiosità più sorprendente porta l'italiano addirittura in Africa. In Eritrea, per ragioni storiche legate al passato coloniale, l'italiano ha lasciato un segno profondissimo. Tantissime parole italiane sono entrate nel tigrino, la lingua locale più parlata. Spesso si tratta di parole legate a oggetti, cibi e abbigliamento portati dagli italiani: Parola in tigrinoOrigine italianaMakinaMacchinaPastaPastaGonàGonna Un eritreo può quindi usare parole di origine italiana senza nemmeno saperlo. Dopo alcuni anni di interruzione, dal 2024 ad Asmara, la capitale, sono ripartiti i corsi di lingua e cultura italiana. Una Lingua Viva che Si Trasforma In tutti questi luoghi l'italiano non è rimasto "congelato": si è mescolato, ha cambiato forma, si è adattato. È proprio questo il bello delle lingue vive: viaggiano, incontrano altre lingue e si trasformano. Per capire meglio questi meccanismi, puoi leggere la guida sui misteri della lingua italiana. Tabella Riassuntiva: l'Italiano nel Mondo Ecco una tabella che riassume dove si parla italiano fuori dall'Italia e con quale status. Per approfondire le lingue ibride nate dall'italiano come il talian, c'è una guida dedicata. LuogoStatus dell'italianoNoteSvizzeraLingua ufficialeCanton Ticino e Grigioni; presenza di elvetismiSan MarinoLingua ufficialeEnclave nel territorio italianoCittà del VaticanoLingua di uso quotidianoLingua franca; latino per gli atti solenniSlovenia e CroaziaLingua co-ufficialeRegione dell'IstriaArgentinaNon ufficialeForte influenza nel lunfardoBrasileNon ufficiale (talian co-ufficiale a Serafina Corrêa)Talian dal dialetto venetoUSA, Canada, AustraliaNon ufficialeComunità italo-discendenti, "Little Italy"EritreaNon ufficialePrestiti nel tigrino; corsi ad Asmara dal 2024 Domande Frequenti In Quanti Paesi l'Italiano è Lingua Ufficiale? Oltre all'Italia, l'italiano è lingua ufficiale in Svizzera, San Marino e Città del Vaticano. È inoltre lingua co-ufficiale in alcune zone della Slovenia e della Croazia, nella regione dell'Istria. Cosa Sono gli Elvetismi? Gli elvetismi sono parole o espressioni tipiche dell'italiano parlato in Svizzera, che in Italia non si usano. Alcuni esempi sono natel (telefono cellulare), azione (offerta speciale) e riservare (prenotare). Che Cos'è il Talian? Il talian è una lingua parlata nel sud del Brasile, nata dall'incontro tra il dialetto veneto degli emigranti italiani e il portoghese. Oggi è riconosciuto come patrimonio culturale del Brasile. Perché in Argentina Ci Sono Tante Parole Italiane? A causa della grande emigrazione italiana tra Ottocento e Novecento. Una larga parte della popolazione argentina ha origini italiane, e questo ha influenzato sia il suono dello spagnolo locale sia il vocabolario del lunfardo, il dialetto di Buenos Aires. L'Italiano Si Parla Anche in Africa? Sì. In Eritrea, per ragioni storiche legate al passato coloniale, l'italiano ha lasciato molte parole nella lingua tigrina. Dal 2024, inoltre, ad Asmara sono ripartiti i corsi di lingua e cultura italiana. { "@context": "https://schema.org", "@type": "Quiz", "name": "Test sull'Italiano nel Mondo", "description": "Quiz interattivo sull'italiano nel mondo con 10 domande sui Paesi dove si parla italiano, gli elvetismi, il talian, il lunfardo e le curiosità linguistiche.", "educationalLevel": "Intermedio A2-B1", "learningResourceType": "Quiz", "inLanguage": "it", "hasPart": [ { "@type": "Question", "name": "In quale di questi Stati l'italiano è una delle lingue ufficiali?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer", "text": "Svizzera" } }, { "@type": "Question", "name": "Come si chiamano le parole tipiche dell'italiano parlato in Svizzera che in Italia non si usano?", "acceptedAnswer": { "@type": "Answer",...
E se Hormuz rimanesse chiuso? I Paesi del Golfo studiano - Meloni e la guerra: nessuno vuole andare al voto
I Paesi alleati non si sbilanciano sull'invio di navi per garantire la sicurezza a Hormuz. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
I Paesi europei hanno reagito in modo diverso allo scoppio della guerra in Medio Oriente, soprattutto in merito al supporto a Stati Uniti e Israele. Nel frattempo il conflitto si intensifica.
Secondo il premio Nobel per l'economia Philippe Aghion, la rinascita dell'Europa passerebbe per la "distruzione creativa" teorizzata da Schumpeter: l'Europa deve quindi prendersi dei rischi e deve deve avere il coraggio di distruggere quello che ha e di investire in cose molto più innovative, anche a rischio di fallire. Ma intanto in Europa sta accadendo un fenomeno interessante: "Va' dove ti porta l'energia". I Paesi del Nord sono la meta preferita per i data center. Promozione esclusiva per gli ascoltatori di Black Box: se apri un conto FINECO con il codice FINBLACK hai 6 mesi EXTRA di canone gratuito e 10 ordini gratuiti per investire. Per maggiori info clicca qui: https://it.finecobank.com/ Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
I Paesi membri della NATO hanno ufficialmente stabilito che, entro il 2035, ciascuno Stato dovrà destinare alla difesa una quota pari al 5 per cento del proprio Prodotto interno lordo (PIL). Ma quanto costerà all'Italia destinare il 5 per cento del suo PIL alla difesa? E in che cosa consiste questo nuovo impegno preso con la NATO? In questa nuova puntata cerchiamo di capire che cosa significa spendere il 5 per cento del PIL in difesa e da dove potrebbero arrivare questi fondi. Seguiteci sui nostri siti Pagella Politica e Facta e sui nostri profili Facebook, Instagram, X, Telegram, Threads, TikTok e Bluesky. Episodio scritto da Davide Leo e Micol Maccario e prodotto da Jessica Mariana Masucci Link utili: Chi ha ragione sulle spese della NATO tra Meloni, Schlein e Conte Quanti miliardi costerà all'Italia l'aumento della spesa militare Quante armi commercia l'Italia e verso chi CREDIT BRANI “Right on target” di Lemonmusicstudio “Cheating” di Lemonmusicstudio Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Ancora un record per il prezzo dell'oro: il contratto con consegna ad aprile sfiora i 3.000 dollari l'oncia a 2.909,70 dollari con un rialzo dello 0,77%. Rispetto al 2022, gli acquisti di oro fisico da parte delle banche centrali sono più che raddoppiati. La decisione dei Paesi occidentali di porre sanzioni sulle riserve della banca centrale russa ha rappresentato un punto di non ritorno, e suggerisce che, in futuro, qualsiasi paese che si dovesse trovare in forte disaccordo politico con l'Occidente potrebbe implicitamente correre il rischio di vedere i propri asset confiscati. Di conseguenza, le banche centrali di tutto il mondo hanno incrementato le riserve di oro e questa tendenza è destinata a continuare nel 2025. Il World Gold Council (WGC) stima che gli acquisti di oro da parte delle banche centrali abbiano spinto il prezzo al rialzo di circa il 15%. Commentiamo la notizia insieme a Alessandro Plateroti Direttore di NewsMondo.itGas ai massimi da febbraio 2023, scorte dimezzateI prezzi del gas naturale sono saliti ai massimi degli ultimi due anni, il Ttf scambiato ad Amsterdam intorno a metà seduta ha segnato un rialzo del 4,6% a 58,3 euro e il mercato teme una nuova crisi energetica. Si tratta del massimo dal febbraio 2023, dopo che i contratti hanno registrato quattro settimane consecutive di rialzi. Dopo una lunga lotta contro l'aumento delle bollette, l'inflazione ostinatamente alta e l'affievolimento dell'attività industriale a causa della crisi del 2022, l'Europa si trova di nuovo ad affrontare la minaccia di un altro rally prolungato che potrebbe scatenare ulteriori sofferenze economiche. Le scorte di gas della regione si stanno esaurendo rapidamente. Il maggior numero di giorni senza vento di quest'inverno, unito a un clima leggermente più freddo e alla perdita del transito del gas russo attraverso l'Ucraina all'inizio dell'anno, ha costretto i Paesi ad attingere alle scorte di carburante e ora i siti di stoccaggio europei sono pieni per meno della metà, il livello più basso per questo periodo dell'anno dal 2022. Secondo le previsioni mensili di ICIS (Independent Commodity Intelligence Services) questo mese il consumo di gas in Europa dovrebbe aumentare del 17% rispetto a un anno fa, trainato dalla domanda residenziale e commerciale. L'imminente stagione di manutenzione estiva della Norvegia potrebbe anche limitare le forniture in un momento in cui il mercato è già molto rigido. Gli operatori stanno tenendo d'occhio anche l'impatto dei dazi statunitensi e le possibili ritorsioni - che rischiano di rendere più costose le importazioni di gas naturale liquefatto - e le discussioni sulle forniture russe, dato che alcuni Paesi dell'Europa centrale continuano a chiedere il ritorno del transito del gas attraverso l'Ucraina. Ne parliamo con Sissi Bellomo, Il Sole24ore.Trump: «Dazi al 25% su acciaio e alluminio»In un botta e risposta con i giornalisti a bordo dell'Air Force One che volava dalla Florida a New Orleans per portare il presidente al Super Bowl nella giornata di domenica, Trump ha dettato l'agenda della settimana. Nella giornata di oggi, ha detto, annuncerà i dazi del 25% sull'import di acciaio e alluminio verso tutti i Paesi. Domani sarà invece la volta delle «tariffe reciproche» per colmare nei piani del presidente il deficit commerciale. Non ha fornito dettagli, né elenco di settori o Paesi che finiranno nel mirino e a quale grado. E nemmeno quando entreranno in vigore. Nel 2024 la produzione italiana di acciaio è stata di 20 milioni di tonnellate, inferiore a quello di siderurgie più giovani, come Iran e Vietnam. Il calo produttivo è dovuto al rallentamento dell ex Ilva; le imprese private hanno mantenuto volumi e occupazione nonostante il costo d energia più alto in Ue e la congiuntura. I Paesi terzi aumentano l export. "Ma in Italia non siamo rimasti fermi", ha spiegato il presidente di Federacciai, Antonio Gozzi. "La presenza internazionale si è rafforzata con l M&A; abbiamo investito 2,5 miliardi in nuovi impianti". La direzione verso cui deve muoversi l acciaio italiano è però il green. Interviene al microfono di Sebastiano Barisoni Antonio Gozzi - Presidente Federacciai.
I Paesi a più alto reddito pro-capite al mondo sono in gran parte dei casi minuscoli staterelli noti per il loro fisco generoso con i super-ricchi.
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I Paesi della UE fanno a gara di incentivi fiscali per i grandi patrimoni. A vantaggio di chi?
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L'immagine ha fatto il giro del mondo. Alla folla che si era radunata nella Grande Moschea di Teheran, per la commemorazione del leader di Hezbollah, Hassan Nasrallah, l'ayatollah Ali Khamenei si è presentato con un fucile al fianco. Il significato simbolico della scena è evidente. Khamenei, che è la “Guida suprema”, della Repubblica Islamica. vuole esprimere la sua determinazione a combattere ad oltranza il nemico che ha di fronte. Quale nemico? Sul suo profilo X Khamenei ha indicato “il regime sionista”, chiamando l'Islam all'unità in questa guerra. I Paesi islamici - ha detto - hanno “un nemico comune. Il nemico dell'Iran è il nemico dell'Iraq, lo stesso nemico del Libano. Il nemico di tutti noi è lo stesso”.
MILANO (ITALPRESS) - “Se vogliamo parlare di un'Europa unita si deve cominciare a fare diplomazia insieme. I Paesi membri spesso pensano troppo alle proprie economie. L'esercito comune può venire solo dopo che ci si convince tra Paesi europei che la diplomazia va fatta insieme”. Così Laura Castelli, presidente di “Sud chiama Nord” e candidata con la lista “Libertà” alle elezioni europee, intervistata da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano - Elezioni europee 2024” dell'agenzia Italpress.“Credo che l'Europa - ha spiegato - oggi sia una zia che si ostina a non volere fare un discorso serio di famiglia. È un'Europa che ha un problema serio che riconosce: la necessità di diventare più forte rispetto alle due grandi potenze, Stati Uniti e Cina. Per farlo chiede ai suoi nipoti, gli Stati membri, di sopprimere le identità, la sovranità e tutto quello che è la cultura. Non è possibile perché è quello che fa la ricchezza della famiglia dei paesi europei”.sat/gsl
MILANO (ITALPRESS) - “Se vogliamo parlare di un'Europa unita si deve cominciare a fare diplomazia insieme. I Paesi membri spesso pensano troppo alle proprie economie. L'esercito comune può venire solo dopo che ci si convince tra Paesi europei che la diplomazia va fatta insieme”. Così Laura Castelli, presidente di “Sud chiama Nord” e candidata con la lista “Libertà” alle elezioni europee, intervistata da Claudio Brachino per la rubrica “Primo Piano - Elezioni europee 2024” dell'agenzia Italpress.“Credo che l'Europa - ha spiegato - oggi sia una zia che si ostina a non volere fare un discorso serio di famiglia. È un'Europa che ha un problema serio che riconosce: la necessità di diventare più forte rispetto alle due grandi potenze, Stati Uniti e Cina. Per farlo chiede ai suoi nipoti, gli Stati membri, di sopprimere le identità, la sovranità e tutto quello che è la cultura. Non è possibile perché è quello che fa la ricchezza della famiglia dei paesi europei”.sat/gsl
I Paesi del G7, confermando le anticipazioni di ieri si impegnano a "eliminare progressivamente la generazione di energia a carbone durante la prima metà degli anni 2030 o in un periodo coerente con il mantenimento dell'aumento della temperatura entro un grado e mezzo". È questa la rotta tracciata, con il documento finale, dalla riunione del G7 Ambiente Clima ed Energia che si chiude oggi alla reggia di Venaria Reale (Torino) e che ribadisce la traiettoria disegnata dalla COP 28 e dalle precedenti sessioni del G7 nell'ottica di mettere in campo misure concrete come auspicato alla vigilia dal padrone di casa, il ministro dell'Ambiente e della Sicurezza energetica, Gilberto Pichetto Fratin.Ne parliamo con:- Sergio Ferraris, Direttore QualEnergia e autore del libro "Vivere senza gas"- Agostino Re Rebaudengo, Presidente Elettricità FuturaLavoro e Fisco, da Cdm ok a riforma Coesione e decreto Ires-IrpefIl Consiglio dei ministri ha approvato il decreto legge che riforma le politiche di Coesione e il decreto legislativo per la revisione del regime Irpef e Ires. Ora le nuove misure sono contenute nel decreto Coesione, che riforma le relative politiche in materia, e in un decreto legislativo, nell'ambito dell'attuazione della delega fiscale.Ieri la presidente del Consiglio Giorgia Meloni, insieme a metà Governo, aveva presentato ai sindacati le novità in arrivo sul lavoro e sul fisco in vista della festa dei lavoratori mettendo sul tavolo un "nuovo decreto Primo maggio" - come già ribattezzato - dopo che l'anno scorso in quella data furono approvate le norme sull'inclusione, con l'addio al Reddito di cittadinanza, sulle causali per i contratti a termine e sul taglio del cuneo fiscale fino a 7 punti. L'obiettivo, come rimarcato da Meloni è quello di continuare a sostenere la crescita dell occupazione, la riduzione della disoccupazione e degli inattivi, ovvero di coloro che non hanno un lavoro e neppure lo cercano, per farli rientrare nel mercato. E anche di difendere il potere d acquisto delle famiglie e dei lavoratori, segnatamente quelli più esposti.La premier aveva preannunciato anche una misura per erogare «a gennaio 2025, un indennità di 100 euro a favore dei lavoratori dipendenti, con reddito complessivo non superiore a 28.000 euro con coniuge e almeno un figlio a carico, oppure per le famiglie monogenitoriali con un unico figlio a carico». La misura è già stata ribattezzata "Bonus Befana".Ne parliamo con Giorgio Pogliotti - Sole 24 Ore.Pil, inflazione e protezionismo, tra macroeconomia e geopoliticaOggi sono usciti i dati del Pil dell'Eurozona e di Italia, Spagna, Francia e Germania. Anche i dati sull'inflazione.Il Pil cresce ovunque e l'inflazione cala dappertutto, con l'eccezione della Germania.Dopo oltre due decenni di globalizzazione, da qualche anno è in corso un fenomeno opposto di deglobalizzazione, con politiche protezioniste, sanzioni e accorciamento delle filiere.Ne parliamo con Adriana Castagnoli, Professoressa di Storia Contemporanea ed economica all'Università di Torino ed editorialista del Sole 24 ore.
Oggi è arrivato sul tavolo del Consiglio europeo il rapporto realizzato da Enrico Letta sul mercato unico nell'Ue: l'ex premier si è soffermato sul "disastro industriale" costituito dal sistema delle telecomunicazioni in Europa e sulla "vergogna" rappresentata dall'acquisto dall'estero del 78% delle armi. Dopo la presentazione del rapporto è iniziato il vertice durante il quale si è parlato i mercato dei capitali e debito comune. Dopo oltre tre ore di stallo, sulla parte relativa all''Unione del mercato dei capitali si cerca uno sblocco con una proposta franco-tedesca per convincere Irlanda, Lussemburgo, Cipro e Malta. La nuova ipotesi di mediazione punta a mettere d'accordo i 27 con l'idea di "migliorare la convergenza ed efficienza" della "supervisione" dei mercati dei capitali, invitando "la Commissione a lavorare alle condizioni per mettere in condizione le autorità europee" di esercitare effettivamente una supervisione dei capitali sistemici più rilevanti e gli attori dei mercati finanziari. Lo si apprende da fonti diplomatiche. Continua anche lo scontro sull'ipotesi di fare nuovo debito comune dopo il 2026 ma il cancelliere austriaco Karl Nehammer ha respinto l'idea. "La linea austriaca è molto chiara. Ma non solo in Austria, bensì in altri Stati cosiddetti frugali: condividere il debito significa sempre condividere insieme il peso degli interessi. Abbiamo dovuto farlo una volta a causa della pandemia. Stiamo ancora pagando alti interessi sul debito. Questo a sua volta limita la capacità di agire", ha detto al suo arrivo al vertice Ue. "Dobbiamo pensare diversamente. Dobbiamo rafforzare il mercato dei capitali nell'Unione europea: abbiamo bisogno di un accordo adesso", ha sottolineato. Intanto il professor Deaglio in un editoriale oggi su La Stampa spiega perché secondo lui "vanno ascoltate le dure verità di Draghi".Ne parliamo con Adriana Cerretelli, editorialista Sole 24 Ore Bruxelles, e Mario Deaglio, docente Economia Internazionale Università di Torino.Focus economia Vinitaly 2024, interviste ai produttori La 56esima edizione del Vinitaly si è svolta dal 14 al 17 aprile 2024 a Veronafiere. Presenti più di 4mila cantine, in rappresentanza di tutto il made in Italy enologico e da oltre 30 nazioni.In Italia la vendemmia del 2023 è stata la più leggera dal Dopoguerra: la produzione si è fermata a 38,3 milioni di ettolitri, con un calo del 23,2% sui volumi 2022. Nei mercati mondiali il vino ha frenato e ha perso 802 milioni nel 2023, mentre il nostro Paese ha registrato una flessione dell'1% dell'export. I consumi sono calati dell'8% dal 2019, in particolare i rossi. Ma il Prosecco ha trascinato la crescita degli spumanti. Per capire come sta andando il settore del vino e le prospettive per l'anno in corso, Sebastiano Barisoni e Andrea Ferro, durante Focus economia, hanno intervistato diversi produttori ed esperti.La liquidità del petrolio per l'intelligenza artificialeIeri Biagio Simonetta ha scritto che sia l'Arabia Saudita sia gli Emirati Arabi Uniti stanno lavorando per diventare una superpotenza nel mondo dell'intelligenza artificiale investendo la liquidità ottenuta dal petrolio. Questi Paesi stanno costruendo costosi data center nel deserto per supportare la GenAI (l'intelligenza artificiale generativa, che è in grado di generare testo, immagini, video, musica o altri media in risposta a delle richieste, dette prompt). I data center nel deserto arabo stanno crescendo a ritmo sostenuto, ma vanno incontro a difficoltà non secondarie: le temperature torride e il pericolo che minuscole particelle di sabbia possano introdursi nelle strutture. Al momento, i Paesi del Golfo sono indietro. Anche rispetto all'Europa. Secondo la società di ricerca DC Byte, alla fine del 2023 gli Emirati Arabi Uniti avevano 235 megawatt di capacità di data center e l'Arabia Saudita 123 megawatt. Il vantaggio emiratino è dovuto al fatto che il Paese ha iniziato a costruire data center molto prima, circa 20 anni fa all'interno del programma Dubai Internet City. Ciononostante, i data center nella regione sono pochi, rispetto ai 1.060 megawatt della sola Germania. Per colmare il divario, sauditi ed emiratini stanno lavorando, mettendo mano ai ricchi portafogli. I Paesi del Golfo puntano anche sul fronte dei chip, risultando - secondo il Financial Times - fra i clienti più assidui di Nvidia per i processori H100. Ma la fase programmatica va al di là dei data center. A luglio scorso, il primo ministro e principe ereditario dell'Arabia Saudita, Mohammed bin Salman, ha approvato la creazione del Centro internazionale per la ricerca e l'etica dell'intelligenza artificiale a Riad. Un primo passo verso un futuro che proprio bin Salman sembra aver progettato nel dettaglio, nel piano strategico Vision 2030. E adesso, secondo un rapporto di PwC, l'intelligenza artificiale contribuirà con 135 miliardi di dollari all'economia saudita nel 2030, rendendo il Regno il più grande beneficiario di tecnologia in Medio Oriente. Secondo il New York Times, il governo dell'Arabia Saudita prevede di creare un fondo di 40 miliardi interamente dedicato allo sviluppo dell'intelligenza artificiale. Ne parliamo con Biagio Simonetta, giornalista del Sole24Ore.
Quest'anno per Pasqua le tradizionali uova di cioccolato potrebbero costare anche il 40% in più dell'anno scorso. Il riscaldamento climatico ha picchiato duro nella parte dell'Africa da cui arriva il cacao. I Paesi dove i danni causati dalle temperature caldissime sono stati maggiori sono la Costa d'Avorio e il Ghana, che sono anche primo e secondo produttore al mondo di cacao. Al resto ci ha pensato la finanza. Ma dall'Africa arrivano altre notizie: le elezioni in Senegal e l'allarme sulla fuga di personale infermieristico e medico verso i paesi occidentali. -- Ospite della puntata: Andrea Spinelli Barrile -- Gli inserti audio di questa puntata sono tratti da: Cocoa prices are skyrocketing, hitting chocolate makers, canale YouTube Yahoo! Finance, 26 marzo 2024, https://www.youtube.com/watch?v=-mYY6oRfhDs; Moving To The UK As a Nurse - Process and Requirements!!, canale Youtube The Kenyan American Home, 14 giugno 2023, https://www.youtube.com/watch?v=CX8kdehAUj8; Africa Podcast Day 2022: Introducing The Journey To Africa Podcast Day 2022, canale Youtube Africa Podfest, 11 marzo 2022. Gli inserti audio della puntata sono tratti da: Lidia Baratta, Linkiesta, L'impennata del prezzo del cacao è più complicata dell'aumento del costo del vostro uovo di Pasqua, 27 marzo 2024, https://www.linkiesta.it/2024/03/prezzo-cacao-costo-cioccolato/; Javier Blas, Bloomberg, Chocoholics Won't Be the Only Victims of Cocoa's Surge, 26 marzo 2024, https://www.bloomberg.com/opinion/articles/2024-03-26/chocoholics-aren-t-the-only-victims-of-cocoa-s-surge; Damian Carrington, The Guardian, West Africa heatwave was supercharged by climate crisis, study finds, 21 marzo 2024, https://www.theguardian.com/environment/2024/mar/21/west-africa-heatwave-climate-crisis-study; Kat Lay, The Guardian, Recruitment of nurses from global south branded ‘new form of colonialism', 27 marzo 2024, https://www.theguardian.com/global-development/2024/mar/27/recruitment-of-nurses-from-global-south-branded-new-form-of-colonialism. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
Perché a Sanremo i cantanti avevano delle matite in mano. I Paesi europei non stanno rispettando tutte le sanzioni contro la Russia. Sostieni il lavoro di Will iscrivendoti alla membership. Learn more about your ad choices. Visit megaphone.fm/adchoices
I Paesi del Golfo sono sempre più protagonisti della finanza internazionale. Ecco perché, per attirare i loro capitali, Stati e investitori privati ricorrono sempre di più a strumenti di finanziamento “Sharia compliant”
I Paesi del Golfo sono sempre più protagonisti della finanza internazionale. Ecco perché, per attirare i loro capitali, Stati e investitori privati ricorrono sempre di più a strumenti di finanziamento "Sharia compliant"
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ https://www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7602APPUNTI PER CHI TIFA PER HAMAS E CONTRO ISRAELE di Rino CamilleriFateci caso: tutti quelli che tifano per la «Palestina» o sono comunisti (riflesso condizionato di quando l'Urss remava contro Israele) o oscillano tra «perfidi giudei» e «Lepanto» non sapendo decidersi, o sono semplicemente nostalgici. Vabbè, io intanto vedo gli invincibili guerrieri di Allah sgozzare a tradimento vecchietti che fanno la spesa e nascondersi sotto i reparti di pediatria. Eh, i fabbricanti di frankenstein non immaginavano che la «dottrina Brzezinski» ci si sarebbe rivoltata contro.Ci spieghiamo. Ai tempi delle guerre di Israele contro i vicini arabi, giacché Israele era alleato degli americani, per forza di cose i sovietici si buttarono dall'altra parte. Gli israeliani riuscirono a spuntare film hollywoodiani come Exodus e canzoni come Inch'Allah di Adamo, ma la propaganda comunista era più rodata, sperimentata e forte della loro. Così i terroristi palestinesi passarono per condivisibili insorgenti e nei cortei per qualsivoglia ragione spuntarono le kefiah alla Arafat. Da allora, la sinistra, anche quella radical-chic, sta contro gli «imperialisti». I Paesi musulmani, i ricchissimi emirati e sceiccati? Di palestinesi non ne vogliono, per non fare la fine del Libano. Ricordate? I profughi palestinesi vennero accolti in Giordania e subito cominciarono gli attentati contro addirittura il re. Espulsi a pedate, si riversarono in Libano e la «Svizzera d'Oriente» piombò in una guerra civile che non è mai finita. La spaventosa esplosione finale al porto di Beirut l'abbiamo vista tutti. Chi è stato? Boh, indovinala grillo.Per chi non sapesse cos'è la «dottrina Brzezinski», ecco qua: ai tempi dell'Urss le teste d'uovo angloamericane pensarono di pugnalare alle spalle l'alleato Scià di Persia prelevando l'ayatollah Khomeini da Parigi, dove era stato tenuto in caldo proprio per questa evenienza, e lo mandarono a scatenare la rivoluzione islamica nell'Iran. Lo scopo era quello di fare dell'islamismo politico il detonatore per tutte le regioni islamiche del Sud dell'Urss, o almeno di tenere in tal modo una pistola puntata alla tempia di quest'ultima. Ma i sovietici non erano fessi e il Grande Gioco fallì. Anzi, si ritorse contro i burattinai, perché l'islamismo politico contagiò non chi doveva ma tornò indietro, e da allora l'Occidente non ha più avuto pace. L'Iran, già florido e modernissimo, ripiombò nel VII secolo, e così i vicini di casa. E perfino la Turchia deve stare attenta all'islam radicale, tanto che la moglie di Erdogan è meglio si presenti in pubblico velata.Come si faccia a tifare per tagliagole sanguinari e senza regole, nemmeno d'onore, che degli occidentali usano solo le armi ma per il resto loro stessi fanno una vita da caprai (niente fumo, niente alcol, niente televisione...), lo sanno solo i plagiati dal marxismo (perché sempre questo è, comunque lo chiamino di volta in volta). A furia di "accoglienza" catto-comunista ce li siamo tirati in casa, e ora voglio vedere come se ne esce.Ultima notazione: comunque la vediate, fatevi prima un giro in Afghanistan e poi uno in Israele. E poi ditemi in quale «regime imperialista» (perché lo sono tutti e due, e l'islamismo è pure totalitario) vorreste abitare. Un'ultima notazione per quelli che riescono a celebrare l'anniversario della vittoria occidentale sugli ottomani a Lepanto e in contemporanea avercela con Israele. Che non è un santo, certo, ma combatte contro lo stesso diavolo. Speriamo solo che il Mossad non riesca a trovare il modo di spedircelo in casa, visto che ci teniamo tanto. Così, anche noi proveremo le gioie della libanizzazione.
La settimana scorsa è stato presentato "Dall'illusione dell'abbondanza all'economia dell'abbastanza" il Rapporto sul mondo post-globale curato dall'economista Mario Deaglio per Intesa Sanpaolo con un team di ricercatori del Centro Einaudi e pubblicato da Guerini e Associati. Il rapporto, che si concentra sullo stato dell economia mondiale e italiana, teorizzata la fine della globalizzazione. La globalizzazione si è rotta, "spaccata", dice Mario Deaglio e almeno come l'abbiamo conosciuta, un sistema di scambi e di equilibri internazionali, "è finita, l abbiamo consegnata alla storia". Ma come si è spaccata la globalizzazione? "Nuove tecnologie e nuovi modi di lavorare hanno provocato fratture sociali" sempre più difficili da sanare e fermato l'ascensore sociale, spiega Deaglio. Ma si sono rotte pure "le catene globali del valore", mentre le grandi aree geopolitiche "tendono a chiudersi in se stesse e a ridurre gli scambi tra loro". La "ritirata" è simboleggiata dalla siccità che abbassa il livello dell'acqua nel Canale di Panama minacciando il passaggio delle navi: "Si chiude così il grande canale della globalizzazione". Nel report Deaglio, parlando dell'Italia, spiega: "il nostro è uno stranissimo Paese, è come un calabrone: ha due alette corte e un corpaccione che ti fanno dire 'quella roba lì non volerà mai' e invece in qualche modo sta a galla". E anche in prospettiva, ha sottolineato, "continuerà a stare a galla, ma con un volo incerto, perché al momento non sta facendo le riforme necessarie per diventare un falco". Approfondiamo il tema con Mario Deaglio, docente Economia Internazionale Università di TorinoPetrolio, accordo Opec+ per estendere i tagli alla produzione fino al 2024L Opec+ ha raggiunto un accordo per estendere i tagli alla produzione al 2024, fissando a 40,46 milioni di barili al giorno il nuovo target di produzione di petrolio per il 2024. Lo afferma l Opec in una nota. Inoltre, l'Arabia Saudita prorogherà il suo taglio volontario di 500mila barili al giorno alla produzione di petrolio. L'estensione dei tagli da parte dell Opec+ assicura la stabilità del mercato. Lo ha detto Alexander Novak, il vice primo ministro russo incaricato per le risorse energetiche, secondo quanto riporta l agenzia Bloomberg. Novak ha sottolineato che non c è stato alcun disaccordo fra la Russia e l Arabia Saudita. I Paesi hanno anche concordato di tornare a riunirsi a livello ministeriale, nel formato Opec+, ogni sei mesi, come si legge nel comunicato finale diffuso al termine della riunione di oggi. La prossima riunione si svolgerà quindi il 26 novembre a Vienna. Oggi le quotazioni del greggio Wti del Texas hanno visto una fiammata del 5% per poi ridurre la crescita a un +1,17% a 72,58 dollari al barile. Rimanendo in tema energetico, intanto il gas risale del 17,8% a 28 euro al MWh mentre sarebbe pronta a partire la controffensiva dell'Ucraina contro la Russia. Ne parliamo con Alessandro Plateroti, direttore di Notizie.it.Le sottoscrizioni del Btp Valore superano i 4 miliardi. Intanto lo spread rimane sotto controlloProsegue la corsa del Btp Valore. Il nuovo titolo lanciato oggi e riservato ai piccoli risparmiatori ha superato i 4 miliardi di ordini (4.341.449.000). Il Btp Valore potrà essere acquistato dal 5 al 9 giugno, senza vincoli né commissioni, con cedole periodiche crescenti e un premio extra finale di fedeltà per chi detiene il titolo fino a scadenza. Con questa ennesima emissione il Governo punta a far crescere il peso dei risparmiatori retail nel panorama dei detentori del nostro debito pubblico anche per evitare volatilità sul mercato e contraccolpi a seguito della svolta epocale della politica monetaria della Bce. Contraccolpi che finora non ci sono stati soprattutto per quanto riguarda la fine dei prestiti agevolati alle banche, i cosiddetti Tltro, che costringeranno quelle italiane a comprare meno titoli di Stato nazionali. Ciononostante se si guarda lo spread tra BTp e Bund, che è da tempo usato come termometro dell affidabilità che il mercato assegna all'Italia, sembra che non ci sia nulla che possa impensierirci: il differenziale tra i rendimenti decennali italiani e quelli tedeschi era a 201 punti base 12 mesi fa, a 211 a inizio 2023, negli ultimi mesi ha viaggiato intorno i 180 e venerdì è sceso a 167 punti base. Oggi in rialzo, 176.73 punti base +5.12%, ma sempre al di sotto della soglia dei 180. Ma quello che più colpisce favorevolmente è la sua stabilità: viaggia come una nave da crociera nel mare piatto, girando da mesi intorno più o meno agli stessi livelli con una volatilità quasi nulla, come se intorno non ci fosse la stretta monetaria più veloce della storia, la fine degli acquisti Bce, la crisi energetica, la guerra e così via. Una stabilità che l Italia ha sognato per anni e che ora sembra realtà. Due domande girano tra investitori e analisti. La prima è: perché? E la seconda: durerà? Approfondiamo il tema con Morya Longo, Il Sole 24 Ore
A 11 mesi dalla richiesta di adesione, il Paese nordico è ufficialmente diventato il 31esimo componente dell'Alleanza atlantica. Un percorso che si completa pochi giorni dopo le elezioni che hanno sancito la sconfitta del governo presieduto dalla socialdemocratica Sanna Marin. A prenderne il posto sarà una coalizione conservatrice con venature sovraniste. Irene Soave e Giuseppe Sarcina analizzano le conseguenze (in primis sulla guerra) di questa doppia svolta.Per altri approfondimenti:I Paesi del Nord svoltano a destra: le conseguenze per l'Italia, l'Europa e la guerra in UcrainaPerché Sanna Marin ha perso le elezioniLa Finlandia nella Nato, ecco cosa porta agli Alleati: soldati, commesse e rotte nell'Artico
A cura di Daniele Biacchessi Il G20 di Bali in Indonesia non risolve la controversia politica, militare ed economica tra Russia e Ucraina. Anzi le distanze si allargano fino a far sgombrare il campo da ogni ricerca di una via diplomatica al conflitto. Il leader ucraino Zelensky pone dieci condizioni per avviare una trattativa con Mosca: sicurezza nucleare, sicurezza alimentare, sicurezza energetica, rilascio di tutti i prigionieri e i deportati, attuazione della Carta delle Nazioni Unite e ripristino dell'integrità territoriale dell'Ucraina e dell'ordine mondiale, ritiro delle truppe russe e cessazione delle ostilità, giustizia, necessità di proteggere immediatamente l'ambiente, prevenzione dell'escalation, conferma della fine della guerra. Secondo il ministro degli Esteri russo Lavrov, la proposta di Zelensky è irricevibile. "La Russia vuole vedere fatti concreti, e non parole sull'influenza esercitata dall'Occidente su Zelensky perché accetti di negoziare. I Paesi occidentali hanno cercato in ogni modo di politicizzare la dichiarazione finale del vertice del G20" , sostiene Lavrov. Nella dichiarazione finale del G20 di Bali, infatti, i leader mondiali deplorano in maniera ferma l'invasione russa dell'Ucraina e Mosca si trova isolata e sempre più sola nello scenario mondiale. Anche l'idea del Presidente francese Macron di indurre la Cina ad intercedere su Putin per sedersi intorno al tavolo delle trattative non porta risultati concreti. L'Italia non ha un ruolo attivo nel tentativo di pacificazione tra Russia e Ucraina e il G20 di Bali serve a Giorgia Meloni per calibrare meglio i rapporti internazionali del suo Governo tramite i colloqui con Joe Biden, il leader turco Erdogan, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, il Presidente cinese Xi Jinping e quello indiano Modi. Chi si attendeva svolte diplomatiche del conflitto rimane fortemente deluso.
A cura di Daniele Biacchessi Il G20 di Bali in Indonesia non risolve la controversia politica, militare ed economica tra Russia e Ucraina. Anzi le distanze si allargano fino a far sgombrare il campo da ogni ricerca di una via diplomatica al conflitto. Il leader ucraino Zelensky pone dieci condizioni per avviare una trattativa con Mosca: sicurezza nucleare, sicurezza alimentare, sicurezza energetica, rilascio di tutti i prigionieri e i deportati, attuazione della Carta delle Nazioni Unite e ripristino dell'integrità territoriale dell'Ucraina e dell'ordine mondiale, ritiro delle truppe russe e cessazione delle ostilità, giustizia, necessità di proteggere immediatamente l'ambiente, prevenzione dell'escalation, conferma della fine della guerra. Secondo il ministro degli Esteri russo Lavrov, la proposta di Zelensky è irricevibile. "La Russia vuole vedere fatti concreti, e non parole sull'influenza esercitata dall'Occidente su Zelensky perché accetti di negoziare. I Paesi occidentali hanno cercato in ogni modo di politicizzare la dichiarazione finale del vertice del G20" , sostiene Lavrov. Nella dichiarazione finale del G20 di Bali, infatti, i leader mondiali deplorano in maniera ferma l'invasione russa dell'Ucraina e Mosca si trova isolata e sempre più sola nello scenario mondiale. Anche l'idea del Presidente francese Macron di indurre la Cina ad intercedere su Putin per sedersi intorno al tavolo delle trattative non porta risultati concreti. L'Italia non ha un ruolo attivo nel tentativo di pacificazione tra Russia e Ucraina e il G20 di Bali serve a Giorgia Meloni per calibrare meglio i rapporti internazionali del suo Governo tramite i colloqui con Joe Biden, il leader turco Erdogan, il presidente del Consiglio europeo Charles Michel, il Presidente cinese Xi Jinping e quello indiano Modi. Chi si attendeva svolte diplomatiche del conflitto rimane fortemente deluso.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=4559LA DITTATURA IMPONE VACCINI OBBLIGATORI PER TUTTI di Paolo GulisanoNelle ultime settimane, abbiamo assistito al diffondersi di una psicosi generalizzata riguardo le Meningiti. Un caso costruito sul nulla. La NBQ ne ha già parlato [leggi nota alla fine dell'ariticolo, N.d.BB], i massimi esperti di Epidemiologia sono più volte intervenuti a rassicurare attraverso i media che non c'è alcun aumento di casi, ma non c'è niente da fare: è partito il passa parola tra la gente, specialmente tra le mamme, e non si ferma più. "Ma come? Con tutto quello che si sente? Tuo figlio non l'hai ancora vaccinato?" e la povera mamma che teme di essere degenere si affretta a intasare le linee telefoniche dei Servizi Vaccinazioni per prenotare il vaccino. "Quale?" Ma sì, mi faccia quello che "copre contro tutto". Magari.Ancora una volta, dunque, le vaccinazioni diventano uno degli argomenti di maggiore discussione in ambito sanitario - più di tanti argomenti di salute pubblica altrettanto se non molto più importanti - e si scatenano anche le faide politiche. Come la NBQ aveva già annunciato, la Regione Emilia-Romagna ha approvato prima di Natale una legge regionale che prevede l'esclusione dalle scuole dei bambini che non hanno fatto le vaccinazioni dell'obbligo. Immediatamente questo esempio è stato seguito da regioni con analoghe amministrazioni di Sinistra, a cominciare dal Lazio e dalla Toscana.Il Ministro Beatrice Lorenzin ha dato già il suo consenso a queste misure legislative, e non ha escluso che lo stesso Governo centrale possa prendere un simile provvedimento.CONTROVENTODi fronte a questa prospettiva, ha preso posizione il sindaco Cinquestelle di Livorno, Filippo Nogarin, un ingegnere, che ha dichiarato che rendere obbligatori i vaccini per i bimbi che vogliono frequentare l'asilo è una forzatura insopportabile.Il sindaco ha peraltro precisato di non essere un fanatico anti-vaccinale, di credere nella vaccinazione come mezzo per debellare le malattie più gravi, ma la scelta - ha puntualizzato - deve essere individuale. "Se si trasforma in un'imposizione, si viola la libertà del singolo individuo da un lato e si finisce per dare ossigeno a complottisti e sostenitori di teorie pseudoscientifiche pericolose. Se vogliamo raggiungere un risultato serio, dobbiamo lavorare sulla prevenzione, l'informazione e la comunicazione. Altrimenti si deresponsabilizza l'individuo e questo è molto pericoloso". Parole equilibrate e sensate. Ma contro di lui si sono scatenati i social e i paladini delle vaccinazioni ad oltranza. Il sindaco, che appena eletto aveva riscosso i consensi del mondo radicalchic e politicamente corretto per essere stato uno dei primi ad accettare la trascrizione dei "matrimoni" tra persone dello stesso sesso avvenuti in altri Paesi, si è reso conto a sue spese di cosa succede quando su altre questioni si prova ad andare controcorrente e a toccare determinati interessi. Il quotidiano l'Unità, dal suo stato preagonico, ha levato un grido trionfante: per Nogarin una Caporetto. Così scrive il giornale diretto da Staino.La cosa che più fa sorridere, in questa polemica tra "obbligazionisti" e difensori delle libertà individuali, è che in realtà in Italia l'obbligo delle vaccinazioni esiste già. Riguarda quattro vaccinazioni: Difterite, Tetano, Poliomielite ed Epatite B. Si tratta di obblighi "storici", esistenti da molti anni. L'ultima obbligatorietà riguarda l'Epatite B, introdotta nel 1991, quando i drammatici (e mai divulgati) dati epidemiologici dicevano che in Italia c'era più di un milione di sieropositivi per l'Epatite B, un virus che si diffonde coi rapporti sessuali e con il contatto con sangue infetto.SOLO ITALIA E FRANCIA HANNO L'OBBLIGO DI VACCINAZIONESarebbe stata necessaria anche una riflessione sugli stili di vita che portano alla diffusione di questo virus, ma si preferì puntare esclusivamente a tutelare le generazioni future, vaccinando tutti i nuovi nati. Dunque, l'obbligo esiste già. Un tempo ai genitori "inadempienti" questo obbligo venivano mandati a casa i Carabinieri, e i giudici dei Tribunali dei Minori potevano sospendere temporaneamente la patria potestà affinché si potesse effettuare le vaccinazioni. Misure francamente sgradevoli. In tempi più recenti, i giudici si limitano a verificare che le vaccinazioni non siano state evitate per trascuratezza dei genitori o stato di abbandono dei minori.Aggiungiamo che solo due Paesi in Europa hanno l'obbligo di vaccinazione: Italia e Francia. Due Stati, non a caso, con trascorsi giacobini. I Paesi più evoluti, dalla Scandinavia alla Gran Bretagna, alla Germania, non impongono, ma propongono. Il provvedimento legislativo adottato dall'Emilia-Romagna e che la Lorenzin vorrebbe fosse esteso a tutte le Regioni, è un grosso passo indietro, e bene ha fatto dunque il Sindaco di Livorno a prendere posizione, una facoltà che gli è concessa dalla Carta costituzionale che individua nel Sindaco il responsabile della salute pubblica nella propria comunità di competenza.Ma perché si invoca un provvedimento così draconiano come l'esclusione dei bambini non vaccinati dalle scuole? Per tutelare la salute degli altri bambini? No. Questi bambini non hanno nulla da temere - visto che sono vaccinati - dai piccoli inadempienti, che rischiano di essere tacciati di essere degli "untorelli". Semmai sono proprio loro ad essere a rischio, un rischio che evidentemente i loro genitori hanno deciso di assumersi.TERRORISMO PSICOLOGICOQuello che è in gioco, un gioco dove la tattica adottata è quella della paura, è l'introduzione di molti altri nuovi vaccini, che la Lorenzin ha annunciato trionfalmente per il 2017, insieme ai nuovi livelli essenziali di assistenza (Lea). E' il Piano Nazionale Vaccini, di cui si discuteva da molto tempo, e che è stato approvato sull'onda emotiva della fantomatica e inesistente epidemia di meningite. Non a caso prevede l'introduzione di diversi tipi di vaccini anti-meningite.Il numero di vaccinazioni che un bambino dovrebbe effettuare a partire dai 3 mesi fino ai quindici anni di età viene ad essere più che raddoppiato. Inoltre, ci vorrebbe un surplus di spesa di circa 100 milioni di euro, ma questo non sembra preoccupare il Governo. Potrebbe preoccupare - e molto - i cittadini. Ma - qualcuno afferma - tutto questo serve a salvare vite umane. Sulla letalità di malattie come la Varicella (è uno dei vaccini che verrebbero introdotti) ci sarebbe molto da discutere. Per non parlare del vaccino contro l'HPV, il Papilloma Virus, nei maschi.Questa vaccinazione è stata introdotta da pochi anni, non senza polemiche, e con numerosi Paesi che non l'hanno adottata, dubitando della sua efficacia e del rapporto costi-benefici. Si tratta di un vaccino contro alcuni agenti causali di infezioni dell'apparato genitale, che possono - col passare degli anni - portare a tumori. Il vaccino infatti - a livello popolare - è stato presentato come "il vaccino contro il tumore all'utero". Ora lo si vorrebbe proporre anche ai maschi, ed è facile immaginarsi la perplessità di molti genitori.Certo, le malattie a trasmissione sessuale sono in aumento, nonostante l'ormai capillare uso del preservativo, che doveva essere la salvezza da ogni infezione di questo tipo, e che evidentemente (ma questo gli esperti intellettualmente onesti lo sapevano e lo dicevano da molto tempo) ha un notevole tasso di fallibilità.Ma questo giustifica l'introduzione di tale vaccinazione? E' un dubbio che avranno tanti genitori. E allora una soluzione inquietante a quella che potrebbe essere una scarsa risposta alle offerte di tali vaccini sta nella coercizione. L'obbligo, dalle quattro vaccinazioni sopra citate, potrebbe essere esteso a tutte le proposte del Piano Vaccini. Un obbligo garantito dalle misure sanzionatorie come la non ammissione a scuola per i bambini o la radiazione dall'Ordine dei Medici per i sanitari che non vaccinano. Alla faccia della libertà e della democrazia. L'alternativa? Fare come in tutti gli altri Paesi europei: documentare, informare, educare alla salute. Senza diktat sgradevoli.Nota di BastaBugie: Paolo Gulisano nell'articolo sottostante dal titolo "Il tribunale del popolo ha deciso: è meningitefobia" riflette sul fatto che non sia più la scienza che detta l'agenda dell'organizzazione sanitaria, ma la spinta emotiva del momento. Poco importa che l'evidenza scientifica ci dica che non c'è alcuna epidemia di meningite. Nel 2015 i casi segnalati in tutta Italia sono stati circa 120. Ma con un meccanismo strano di lettura emotiva e paranoica dei dati reali, si sta diffondendo questa paura. E improvvisamente il vaccino diventa la panacea.Ecco dunque l'articolo completo pubblicato su La Nuova Bussola Quotidiana il 6 gennaio 2017:Negli scorsi giorni due fenomeni - tra loro collegati - hanno caratterizzato il panorama sanitario. Da una parte un sovraffollamento spaventoso dei reparti di pronto soccorso degli ospedali, dall'altra parte un enorme richiesta rivolta ai servizi vaccinazioni delle aziende sanitarie di vaccini anti-meningite.Dicevamo che si tratta di fenomeni correlati perché una grande percentuale delle affluenze al pronto soccorso era motivata, sia per bambini che adulti, da sintomi di febbre alta. Il lettore si chiederà: che c'è di strano? Siamo in inverno, e siamo in piena stagione influenzale. Già, ma molta gente, di fronte alla presenza di febbre, va a pensare alla Meningite, che è decisamente la malattia del momento. Le notizie di casi di questa malattia verificatisi negli ultimi mesi hanno scatenato una vera fobia collettiva, e come si diceva sopra, oltre a pensare al peggio di fronte a banali influenze, si è scatenata una vera e propria caccia al vaccino, che per certi aspetti ha del paradossale.
Dal 28 settembre al 2 Ottobre torna Strangius Festival. Tra gli ospiti Vincenza Lorusso, che presenterà il suo libro "Le radici nell'acqua". Il Festival Letterario Internazionale della Letteratura Autobiografica Stràngius giunge alla sua V edizione. L'evento si terrà a Serramanna dal 28 settembre al 2 ottobre si svolgerà nei bixinaus antigusu, ovvero gli antichi rioni del paese. Il programma prevede presentazioni, reading letterari, mostre, incontri con le scuole e premiazioni. Quest'anno il tema scelto è "Rifiuti. Ricchezza o danno?". Una frase di Pier Paolo Pasolini, di cui quest'anno ricorre il centenario dalla nascita, tratto da "La religione del mio tempo". Tra i tanti ospiti che si susseguiranno, la dottoressa Vincenza Lorusso, che presenterà il suo libro "Le radici nell'acqua" (Europa Edizioni). Appuntamento venerdì 30 settembre alle ore 17 per l'incontro con l'infettivologa, che verrà coordinato da Ilaria Piras. Biografia di Vincenza Lorusso Vincenza Lorusso nasce a Gravina in Puglia, il 17 Gennaio 1967. Dopo aver conseguito la laurea in Medicina e Chirurgia presso l'Università degli studi di Siena, lavora in Paesi africani (Angola, Tanzania, Mozambico e Uganda) e dell'America Latina (Guatemala e Brasile). In particolare, nel 1994 parte per la sua prima esperienza da volontaria in Guatemala. Da 4 anni si occupa di Medicina delle Migrazioni attraverso Emergency e Croce Rossa. Attualmente, lavora come infettivologa presso il Policlinico Umberto I a Roma. Ma non esclude di continuare il suo lavoro nei Paesi in via di sviluppo. Il libro "Le radici nell'acqua" raccoglie le testimonianze di ventisei anni di cooperazione internazionale. Vincenza sogna di lavorare come medico nei Paesi in via di sviluppo, per aiutare gli ultimi. Ed il suo sogno diventa realtà. La giovane studentessa di medicina parte carica di passione e dedizione. Tanto che nemmeno un attentato che rischia di toglierle la vita a 27 anni riuscirà a dissuaderla dal raggiungere il suo obbiettivo. La dottoressa si racconta attraverso le sue missioni in giro per il mondo. In Angola, Tanzania, Mozambico, Uganda, Brasile. Sempre insieme alla sua piccola Emily. Dall'infanzia pugliese in una famiglia legata alla terra e alle tradizioni, parte per realizzare i suoi sogni da bambina. Emozioni, soddisfazioni, amori ma anche sofferenze di una vita spesa per il prossimo. Dottoressa Lorusso, "Le radici nell'acqua" è il suo primo libro. Cosa l'ha spinta ad approcciarsi alla scrittura? Ho scritto questo libro per raccontare la mia storia. Non mi reputo una scrittrice, anche se fin da bambina mi piaceva scrivere e tenevo un diario. Ma, ad un certo punto della mia vita, una serie di coincidenze mi hanno portato a scrivere questa biografia, intitolata “Le radici nell'acqua”, e che racconta della mia esperienza di vita un po' particolare. Perchè ha deciso di lavorare come medico nei Paesi in via di sviluppo, dedicando la propria vita agli ultimi? È un sogno le cui origini sono da ritrovare nella mia infanzia. Quando ero bambina, infatti, fui ispirata dalla figura di Madre Teresa di Calcutta. Inizialmente non sapevo bene chi sarei diventata da adulta, se una suora o un medico. Nel tempo, la vocazione religiosa si è persa. Ma è rimasta l'idea di diventare medico. E, soprattutto, di recarmi in quei Paesi in cui il bisogno è maggiore a causa della mancanza di personale e della precarietà delle strutture sanitarie. Durante il periodo universitario ho vissuto una breve esperienza in Kenya e lì ho avuto la conferma che il lavoro che desideravo fare era proprio questo. La mia determinazione mi ha dunque portata a conseguire la laurea in medicina e poi a partire all'estero. Da quel momento non mi sono più fermata. I Paesi africani e sudamericani mi affascinavano, lì mi sentivo bene ed esercitavo la mia professione di medico con grande soddisfazione. Durante il suo viaggio in Guatemala, lei è stata ferita a causa di un attentato ma questo episodio non l'ha fermata. Che cosa le ha permesso di superare la paura e andare avanti nel suo percorso? I miei ideali si sono trasformati in un progetto di vita. Dunque, l'attentato in Guatemala non è stato altro se non un incidente di percorso. Quella era la mia strada e probabilmente niente mi avrebbe fermata dal conseguire i miei scopi. Infatti, neanche una fucilata alla testa è stata sufficiente a scoraggiarmi. Al suo fianco ha poi avuto una compagna di viaggio particolare, sua figlia Emily. Crede che questa esperienza abbia influenzato positivamente la sua crescita e la sua educazione? Se sì, come? I figli seguono un po' il destino dei genitori. Emily era un fuori programma che, comunque, non ha ostacolato le mie scelte. Credo che quest'esperienza sia stata positiva per lei. In quanto è cresciuta in un ambiente diverso, a contatto con culture diverse. Si è potuta confrontare con una realtà sicuramente differente da quella italiana. Questo le ha permesso di diventare una ragazza matura, con dei solidi valori. Vivere in una realtà caratterizzata dalla povertà estrema le ha permesso di dare valore a ciò che aveva. Ovviamente, ha dovuto affrontare anche vari problemi: dalle difficoltà logistiche alla mancanza di acqua. Ma gli ideali di solidarietà e condivisione che ha acquisito credo siano stati una nota positiva. Da medico, invece, cosa le hanno insegnato le missioni in Africa e America Latina? Lavorare nei Paesi in via di sviluppo mi ha segnata. Si lavora in condizioni difficili, con poche possibilità diagnostiche e terapeutiche. Ma proprio la possibilità di adoperarsi nella semplicità e nella povertà di questi luoghi per aiutare il prossimo, mi fa sentire bene. Così come il contatto che si instaura con il paziente, un contatto umano che prescinde dal lavoro svolto per la sua salute. Posso affermare che queste esperienze mi hanno dato gioia, emozioni. Ma il mio essere medico è dentro di me e rimane lo stesso anche qua in Italia. L'umanità e l'empatia che mi uniscono ai pazienti sono uguali. La dottoressa Lorusso è anche promotrice di un progetto, “The Next Generation Programme”, a favore della lotta alla malnutrizione. Può spiegarci in cosa consiste? Si tratta di un progetto di Medici con l'Africa Cuamm che, per l'appunto, ha come scopo la lotta alla malnutrizione. È un tema che affronto anche in un capitolo del mio libro, dedicato a Shedrack, un bambino simbolo della malnutrizione infantile. Si tratta di un progetto che cerca di combattere quella che, a mio parere, è una delle vergogne maggiori dell'umanità. Al giorno d'oggi si investe tanto per le missioni spaziali, per le guerre, per gli animali domestici. Ma i bambini continuano a morire di fame. Per noi morire di fame è una frase banale, la utilizziamo spesso nel quotidiano. Tuttavia, vedere l'agonia di un bambino di due o tre anni fino ad arrivare alla morte a causa della mancanza di cibo, è una delle esperienza più devastanti che si possano provare. Dobbiamo portare avanti questa lotta perché non si può essere condannati alla morte a pochi anni di vita per via dell'assenza di cibo.
Anticipato da tanti segnali preoccupanti l'autunno arriva con l'Europa alle prese con il settimo mese di guerra in Ucraina. Una circostanza che condiziona un quadro che prima dell'invasione russa del 24 febbraio scorso sembrava orientato alla ripresa. Ora, invece, facciamo i conti con uno scontro senza precedenti tra l'Unione europea e la Federazione russa. Con l'esodo di milioni di persone dalle zone più esposte dell'Ucraina granaio d'Europa, con la spirale energetica, le divisioni nazionali sulle risposte al Cremlino, con una serie di rincari che arrivano ai fondamentali della vita quotidiana. Questa settimana Eurostat ha presentato il rapporto sul pane. Dalla baguette francese ai bretzel tedeschi, il pane nel mercato europeo non è mai stato così caro: ad agosto è cresciuto mediamente dell'Unione del 18% rispetto allo stesso mese del 2021. Gli aumenti maggiori, nel periodo agosto 2021-agosto 2022, in Ungheria (+66%) in Lituania (+33%), in Estonia e Slovacchia (+32%). I Paesi meno colpiti sono stati invece la Francia (+8%), l'Olanda e il Lussemburgo (+10%). In questo contesto l'Italia si colloca al di sotto della media Ue, con listini del pane nostrano in rialzo del 13,5%.Ne parliamo con Massimo Montanari, docente ordinario di Storia medievale alla Scuola di Lettere e Beni Culturali dell'Università di Bologna, dove insegna anche Storia dell'alimentazione e dirige il Master europeo "Storia e cultura dell'alimentazione".
La Commissione europea dovrebbe presentare a breve il pacchetto di misure per rispondere al caro energia. Secondo le bozze circolate alla vigilia, Bruxelles proporrà un obiettivo obbligatorio di riduzione dei consumi di elettricità durante le ore di picco. I Paesi dovranno selezionare tre o quattro ore al giorno in cui ridurre i consumi. Ma gli Stati potrebbero opporsi, facendo slittare i tempi. Ne parliamo con Jacopo Giliberto del Sole 24 Ore. Bonus carburante per gli autotrasportatori: boom di domande Si è aperta lunedì 12 settembre la finestra dedicata agli autotrasportatori per prenotare il credito d'imposta pari al 28% delle spese per il carburante sostenute nel primo trimestre del 2022, al netto dell'Iva. Nella prima ora sono arrivate 30mila richieste: un boom. Ospite Carlotta Caponi, segretario generale Federazione Autotrasportatori Italiani. Dl Aiuti bis, ok unanime commissioni: ora esame Aula. Intesa sul Superbonus Via libera con voto unanime delle commissioni Bilancio e Finanze del Senato al decreto aiuti bis, che contiene anche le modifiche al Superbonus. Viene ristretto campo della responsabilità in solido al solo dolo e colpa grave. Per i crediti sugli altri bonus sorti prima dell obbligo di asseverazione, parliamo di novembre 2021 quando è esploso il fenomeno delle frodi plurimiliardarie (circa 5,6 miliardi accertati dalla Guardia di Finanza), la restrizione del campo al solo dolo e colpa grave si ha con una asseverazione ora per allora. Facciamo il punto con Gianni Trovati del Sole 24 Ore.
A cura di Daniele Biacchessi Nasce a Madrid la nuova Nato, I Paesi membri adottano il cosiddetto "Strategic Concept 2022" che prevede un incremento di truppe e strutture in Europa. Ci saranno una rinnovata base strategica in Polonia, un dispiego di forze notevoli in Romania e un aumento di intervento in Italia, Germania e Spagna. In particolare, gli Stati Uniti invieranno in Italia un battaglione per la difesa aerea a corto raggio composto da 65 militari. Il gruppo, precisa il dipartimento della difesa Usa, è un'unità subordinata al battaglione per la difesa aerea a corto raggio stanziato in Germania. Per quanto riguarda l'allargamento della Nato a Svezia e Finlandia, viene sciolto il veto della Turchia che chiede però l'estradizione di 33 "terroristi" curdi del Pkk. Mosca non cela il disappunto, l'allargamento é destabilizzante. "La Federazione Russa è la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli Alleati e alla pace e alla stabilità nell'area euro-atlantica. Cerca di stabilire sfere di influenza e controllo diretto attraverso la coercizione, la sovversione, l'aggressione e l'annessione. Utilizza mezzi convenzionali, informatici e ibridi", scrive l'Alleanza Atlantica nel documento congiunto finale. Nella sostanza è nata la nuova Nato in versione guerra fredda 4.0 che dovrà gestire un lungo periodo basato essenzialmente su minacce militari, tensioni sui confini. Vista da Madrid la pace diviene una chimera ormai irrealizzabile. Credits: Agenzia Fotogramma
A cura di Daniele Biacchessi Nasce a Madrid la nuova Nato, I Paesi membri adottano il cosiddetto "Strategic Concept 2022" che prevede un incremento di truppe e strutture in Europa. Ci saranno una rinnovata base strategica in Polonia, un dispiego di forze notevoli in Romania e un aumento di intervento in Italia, Germania e Spagna. In particolare, gli Stati Uniti invieranno in Italia un battaglione per la difesa aerea a corto raggio composto da 65 militari. Il gruppo, precisa il dipartimento della difesa Usa, è un'unità subordinata al battaglione per la difesa aerea a corto raggio stanziato in Germania. Per quanto riguarda l'allargamento della Nato a Svezia e Finlandia, viene sciolto il veto della Turchia che chiede però l'estradizione di 33 "terroristi" curdi del Pkk. Mosca non cela il disappunto, l'allargamento é destabilizzante. "La Federazione Russa è la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli Alleati e alla pace e alla stabilità nell'area euro-atlantica. Cerca di stabilire sfere di influenza e controllo diretto attraverso la coercizione, la sovversione, l'aggressione e l'annessione. Utilizza mezzi convenzionali, informatici e ibridi", scrive l'Alleanza Atlantica nel documento congiunto finale. Nella sostanza è nata la nuova Nato in versione guerra fredda 4.0 che dovrà gestire un lungo periodo basato essenzialmente su minacce militari, tensioni sui confini. Vista da Madrid la pace diviene una chimera ormai irrealizzabile. Credits: Agenzia Fotogramma
A cura di Daniele Biacchessi Nasce a Madrid la nuova Nato, I Paesi membri adottano il cosiddetto "Strategic Concept 2022" che prevede un incremento di truppe e strutture in Europa. Ci saranno una rinnovata base strategica in Polonia, un dispiego di forze notevoli in Romania e un aumento di intervento in Italia, Germania e Spagna. In particolare, gli Stati Uniti invieranno in Italia un battaglione per la difesa aerea a corto raggio composto da 65 militari. Il gruppo, precisa il dipartimento della difesa Usa, è un'unità subordinata al battaglione per la difesa aerea a corto raggio stanziato in Germania. Per quanto riguarda l'allargamento della Nato a Svezia e Finlandia, viene sciolto il veto della Turchia che chiede però l'estradizione di 33 "terroristi" curdi del Pkk. Mosca non cela il disappunto, l'allargamento é destabilizzante. "La Federazione Russa è la minaccia più significativa e diretta alla sicurezza degli Alleati e alla pace e alla stabilità nell'area euro-atlantica. Cerca di stabilire sfere di influenza e controllo diretto attraverso la coercizione, la sovversione, l'aggressione e l'annessione. Utilizza mezzi convenzionali, informatici e ibridi", scrive l'Alleanza Atlantica nel documento congiunto finale. Nella sostanza è nata la nuova Nato in versione guerra fredda 4.0 che dovrà gestire un lungo periodo basato essenzialmente su minacce militari, tensioni sui confini. Vista da Madrid la pace diviene una chimera ormai irrealizzabile. Credits: Agenzia Fotogramma
A cura di Daniele Biacchessi Putin non deve vincere. Così il G7 chiude il suo vertice di Elmau in Germania ritrovando l'unità nell'azione contro il nemico comune, la Russia, e offrendo all'Ucraina il massimo del sostegno economico e militare. Ma, ci sono tanti ma. I Paesi del G7 continueranno a garantire che i pacchetti di sanzioni non siano rivolti al cibo e consentano il libero flusso di prodotti agricoli, anche dalla Russia, nonché la fornitura di assistenza umanitaria. Per quanto riguarda il petrolio, il G7 avvierà azioni fino ad un possibile divieto completo di tutti i servizi che consentano il trasporto marittimo russo di petrolio greggio e altri prodotti petroliferi a livello globale, a meno che il petrolio non venga acquistato a un prezzo pari o inferiore a un tetto da concordare in consultazione con i partner internazionali. Non solo sanzioni economiche, anche vie diplomatiche possibili. Il G7 chiede formalmente alla Cina di fare pressione sulla Russia affinché cessi la sua aggressione militare e ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue truppe dall'Ucraina. Per il resto, il documento conclusivo del G7 parla di soldi, armi e sostegno politico all'Ucraina, sposando in pieno la tesi della guerra di lunga durata, nelle ore in cui alti funzionari della Casa Bianca hanno confidato in privato alla Cnn i loro dubbi sul fatto che l'Ucraina possa recuperare non solo il territorio delle repubbliche secessioniste del Donbass e la Crimea, ma anche il territorio conquistato dalle truppe d'invasione russe a partire dal 24 febbraio. Credits: Agenzia Fotogramma
A cura di Daniele Biacchessi Putin non deve vincere. Così il G7 chiude il suo vertice di Elmau in Germania ritrovando l'unità nell'azione contro il nemico comune, la Russia, e offrendo all'Ucraina il massimo del sostegno economico e militare. Ma, ci sono tanti ma. I Paesi del G7 continueranno a garantire che i pacchetti di sanzioni non siano rivolti al cibo e consentano il libero flusso di prodotti agricoli, anche dalla Russia, nonché la fornitura di assistenza umanitaria. Per quanto riguarda il petrolio, il G7 avvierà azioni fino ad un possibile divieto completo di tutti i servizi che consentano il trasporto marittimo russo di petrolio greggio e altri prodotti petroliferi a livello globale, a meno che il petrolio non venga acquistato a un prezzo pari o inferiore a un tetto da concordare in consultazione con i partner internazionali. Non solo sanzioni economiche, anche vie diplomatiche possibili. Il G7 chiede formalmente alla Cina di fare pressione sulla Russia affinché cessi la sua aggressione militare e ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue truppe dall'Ucraina. Per il resto, il documento conclusivo del G7 parla di soldi, armi e sostegno politico all'Ucraina, sposando in pieno la tesi della guerra di lunga durata, nelle ore in cui alti funzionari della Casa Bianca hanno confidato in privato alla Cnn i loro dubbi sul fatto che l'Ucraina possa recuperare non solo il territorio delle repubbliche secessioniste del Donbass e la Crimea, ma anche il territorio conquistato dalle truppe d'invasione russe a partire dal 24 febbraio. Credits: Agenzia Fotogramma
A cura di Daniele Biacchessi Putin non deve vincere. Così il G7 chiude il suo vertice di Elmau in Germania ritrovando l'unità nell'azione contro il nemico comune, la Russia, e offrendo all'Ucraina il massimo del sostegno economico e militare. Ma, ci sono tanti ma. I Paesi del G7 continueranno a garantire che i pacchetti di sanzioni non siano rivolti al cibo e consentano il libero flusso di prodotti agricoli, anche dalla Russia, nonché la fornitura di assistenza umanitaria. Per quanto riguarda il petrolio, il G7 avvierà azioni fino ad un possibile divieto completo di tutti i servizi che consentano il trasporto marittimo russo di petrolio greggio e altri prodotti petroliferi a livello globale, a meno che il petrolio non venga acquistato a un prezzo pari o inferiore a un tetto da concordare in consultazione con i partner internazionali. Non solo sanzioni economiche, anche vie diplomatiche possibili. Il G7 chiede formalmente alla Cina di fare pressione sulla Russia affinché cessi la sua aggressione militare e ritiri immediatamente e incondizionatamente le sue truppe dall'Ucraina. Per il resto, il documento conclusivo del G7 parla di soldi, armi e sostegno politico all'Ucraina, sposando in pieno la tesi della guerra di lunga durata, nelle ore in cui alti funzionari della Casa Bianca hanno confidato in privato alla Cnn i loro dubbi sul fatto che l'Ucraina possa recuperare non solo il territorio delle repubbliche secessioniste del Donbass e la Crimea, ma anche il territorio conquistato dalle truppe d'invasione russe a partire dal 24 febbraio. Credits: Agenzia Fotogramma
A cura di Ferruccio Bovio Sembra che l'esercito russo sia ormai sul punto di impadronirsi stabilmente dell'intero territorio del Dombass: e si tratta di un risultato che coinciderebbe con quello che era stato presentato come l'obbiettivo fondamentale della “operazione militare speciale”, iniziata il 24 febbraio scorso. Per diverse settimane i governi ed i media occidentali ci hanno descritto, forse un po' troppo ottimisticamente, una situazione sul campo che proiettava le immagini di forze armate del Cremlino allo sbando e di soldati ucraini che, grazie al loro eroismo ed agli aiuti militari di Stati Uniti ed Europa, stavano ormai marciando verso una clamorosa ed entusiasmante vittoria. Però, a questo punto è chiaro che le cose non stavano propriamente così...e che, probabilmente, non avevano tutti i torti quei commentatori che dubitavano del fatto che l'esercito di Putin fosse poi veramente quell'ammasso di ferraglia arrugginita che alcune fonti – anche ufficiali -volevano far credere. Non assisteremo, pertanto, ad un respingimento indietro dei Russi, fino riportarli all'interno dei confini ufficialmente riconosciuti dalla comunità internazionale. Si impone, invece, adesso, un realistico abbandono dei tanti facili entusiasmi, in favore di una visione più credibile e pragmatica dello stato di cose che si è venuto a determinare. D'altra parte, è stato lo stesso Zelensky a riconoscere che la situazione si è fatta, in generale, molto pesante e, quindi, potrebbe avvicinarsi anche il momento in cui Mosca decida, finalmente, di aprire un tavolo di trattativa con Kiev. I Paesi che erano parsi i più determinati a spingere Zelensky verso una resistenza ad ogni costo da opporre ai Russi fino alla vittoria finale, incominciano ora ad attenuare i loro toni ed i loro incitamenti, prendendo ragionevolmente atto del fatto che l'esercito di Mosca – che, indubbiamente, si è rivelato molto meno temibile di quanto si pensasse – potrebbe, comunque, essere sconfitto davvero soltanto se si verificasse un intervento diretto della NATO: cosa nemmeno ipotizzabile, perchè scatenerebbe quasi sicuramente una catastrofica terza guerra mondiale. Purtroppo l'Ucraina non ha e non avrà mai la concreta possibilità di liberare i territori perduti e, quindi, ancora una volta nella vita non saranno i “buoni” a prevalere...Però, stentiamo anche a credere che a Washington e a Londra qualcuno avesse seriamente pensato che Putin potesse accettare di tornarsene a casa, con le pive nel sacco, perdendo la faccia dinanzi al suo popolo ed al mondo intero, senza reagire con qualche gesto disperato. Lo ha capito Macron quando ha detto che bisognava stare attenti a “non umiliare Putin”. E mostra di capirlo anche Mario Draghi, il quale, pur essendo forse il leader più filo atlantico nell'Unione Europea, non ha mancato di avanzare un suo piano di pace che le due parti in causa, prima di gettarlo via come carta straccia, avrebbero fatto bene a prendere in maggiore considerazione. In esso vengono elencate una serie di priorità da definire come la stabilità strategica, il disarmo e il controllo degli armamenti, la prevenzione dei conflitti e le misure di rafforzamento della fiducia. Già, la fiducia: difficile però credere che, tra un massacro ed una devastazione, si trovi ancora, in tutta l'Ucraina, qualcuno disposto a fidarsi di Putin.
A cura di Ferruccio Bovio Sembra che l'esercito russo sia ormai sul punto di impadronirsi stabilmente dell'intero territorio del Dombass: e si tratta di un risultato che coinciderebbe con quello che era stato presentato come l'obbiettivo fondamentale della “operazione militare speciale”, iniziata il 24 febbraio scorso. Per diverse settimane i governi ed i media occidentali ci hanno descritto, forse un po' troppo ottimisticamente, una situazione sul campo che proiettava le immagini di forze armate del Cremlino allo sbando e di soldati ucraini che, grazie al loro eroismo ed agli aiuti militari di Stati Uniti ed Europa, stavano ormai marciando verso una clamorosa ed entusiasmante vittoria. Però, a questo punto è chiaro che le cose non stavano propriamente così...e che, probabilmente, non avevano tutti i torti quei commentatori che dubitavano del fatto che l'esercito di Putin fosse poi veramente quell'ammasso di ferraglia arrugginita che alcune fonti – anche ufficiali -volevano far credere. Non assisteremo, pertanto, ad un respingimento indietro dei Russi, fino riportarli all'interno dei confini ufficialmente riconosciuti dalla comunità internazionale. Si impone, invece, adesso, un realistico abbandono dei tanti facili entusiasmi, in favore di una visione più credibile e pragmatica dello stato di cose che si è venuto a determinare. D'altra parte, è stato lo stesso Zelensky a riconoscere che la situazione si è fatta, in generale, molto pesante e, quindi, potrebbe avvicinarsi anche il momento in cui Mosca decida, finalmente, di aprire un tavolo di trattativa con Kiev. I Paesi che erano parsi i più determinati a spingere Zelensky verso una resistenza ad ogni costo da opporre ai Russi fino alla vittoria finale, incominciano ora ad attenuare i loro toni ed i loro incitamenti, prendendo ragionevolmente atto del fatto che l'esercito di Mosca – che, indubbiamente, si è rivelato molto meno temibile di quanto si pensasse – potrebbe, comunque, essere sconfitto davvero soltanto se si verificasse un intervento diretto della NATO: cosa nemmeno ipotizzabile, perchè scatenerebbe quasi sicuramente una catastrofica terza guerra mondiale. Purtroppo l'Ucraina non ha e non avrà mai la concreta possibilità di liberare i territori perduti e, quindi, ancora una volta nella vita non saranno i “buoni” a prevalere...Però, stentiamo anche a credere che a Washington e a Londra qualcuno avesse seriamente pensato che Putin potesse accettare di tornarsene a casa, con le pive nel sacco, perdendo la faccia dinanzi al suo popolo ed al mondo intero, senza reagire con qualche gesto disperato. Lo ha capito Macron quando ha detto che bisognava stare attenti a “non umiliare Putin”. E mostra di capirlo anche Mario Draghi, il quale, pur essendo forse il leader più filo atlantico nell'Unione Europea, non ha mancato di avanzare un suo piano di pace che le due parti in causa, prima di gettarlo via come carta straccia, avrebbero fatto bene a prendere in maggiore considerazione. In esso vengono elencate una serie di priorità da definire come la stabilità strategica, il disarmo e il controllo degli armamenti, la prevenzione dei conflitti e le misure di rafforzamento della fiducia. Già, la fiducia: difficile però credere che, tra un massacro ed una devastazione, si trovi ancora, in tutta l'Ucraina, qualcuno disposto a fidarsi di Putin.
A cura di Ferruccio Bovio Sembra che l'esercito russo sia ormai sul punto di impadronirsi stabilmente dell'intero territorio del Dombass: e si tratta di un risultato che coinciderebbe con quello che era stato presentato come l'obbiettivo fondamentale della “operazione militare speciale”, iniziata il 24 febbraio scorso. Per diverse settimane i governi ed i media occidentali ci hanno descritto, forse un po' troppo ottimisticamente, una situazione sul campo che proiettava le immagini di forze armate del Cremlino allo sbando e di soldati ucraini che, grazie al loro eroismo ed agli aiuti militari di Stati Uniti ed Europa, stavano ormai marciando verso una clamorosa ed entusiasmante vittoria. Però, a questo punto è chiaro che le cose non stavano propriamente così...e che, probabilmente, non avevano tutti i torti quei commentatori che dubitavano del fatto che l'esercito di Putin fosse poi veramente quell'ammasso di ferraglia arrugginita che alcune fonti – anche ufficiali -volevano far credere. Non assisteremo, pertanto, ad un respingimento indietro dei Russi, fino riportarli all'interno dei confini ufficialmente riconosciuti dalla comunità internazionale. Si impone, invece, adesso, un realistico abbandono dei tanti facili entusiasmi, in favore di una visione più credibile e pragmatica dello stato di cose che si è venuto a determinare. D'altra parte, è stato lo stesso Zelensky a riconoscere che la situazione si è fatta, in generale, molto pesante e, quindi, potrebbe avvicinarsi anche il momento in cui Mosca decida, finalmente, di aprire un tavolo di trattativa con Kiev. I Paesi che erano parsi i più determinati a spingere Zelensky verso una resistenza ad ogni costo da opporre ai Russi fino alla vittoria finale, incominciano ora ad attenuare i loro toni ed i loro incitamenti, prendendo ragionevolmente atto del fatto che l'esercito di Mosca – che, indubbiamente, si è rivelato molto meno temibile di quanto si pensasse – potrebbe, comunque, essere sconfitto davvero soltanto se si verificasse un intervento diretto della NATO: cosa nemmeno ipotizzabile, perchè scatenerebbe quasi sicuramente una catastrofica terza guerra mondiale. Purtroppo l'Ucraina non ha e non avrà mai la concreta possibilità di liberare i territori perduti e, quindi, ancora una volta nella vita non saranno i “buoni” a prevalere...Però, stentiamo anche a credere che a Washington e a Londra qualcuno avesse seriamente pensato che Putin potesse accettare di tornarsene a casa, con le pive nel sacco, perdendo la faccia dinanzi al suo popolo ed al mondo intero, senza reagire con qualche gesto disperato. Lo ha capito Macron quando ha detto che bisognava stare attenti a “non umiliare Putin”. E mostra di capirlo anche Mario Draghi, il quale, pur essendo forse il leader più filo atlantico nell'Unione Europea, non ha mancato di avanzare un suo piano di pace che le due parti in causa, prima di gettarlo via come carta straccia, avrebbero fatto bene a prendere in maggiore considerazione. In esso vengono elencate una serie di priorità da definire come la stabilità strategica, il disarmo e il controllo degli armamenti, la prevenzione dei conflitti e le misure di rafforzamento della fiducia. Già, la fiducia: difficile però credere che, tra un massacro ed una devastazione, si trovi ancora, in tutta l'Ucraina, qualcuno disposto a fidarsi di Putin.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=7012ELON MUSK CONTRO GLI AMBIENTALISTI: SIAMO A RISCHIO ESTINZIONE di Lorenza Formicola"Il destino della Terra non è minacciato dalla sovrappopolazione, ma dalla denatalità". Neomalthusianesimo contro realtà. È lo scontro inscenato da un regista d'eccezione. Uno che di futuro e futurismo se ne intende, Elon Musk.Il famosissimo Ceo di Tesla e fondatore di SpaceX, l'uomo dell'anno per Time, padre di sette figli, pochi giorni fa ha confidato al Wall Street Journal, senza giri di parole, «Credo che uno dei maggiori rischi per la civiltà sia il basso tasso di natalità e il tasso di natalità in rapido declino. Eppure, così tante persone, anche le più intelligenti, pensano che ci siano troppe persone nel mondo e che la popolazione stia crescendo senza controllo. È completamente l'opposto. Per favore, guardate i numeri: se le persone non fanno più figli, la civiltà crollerà, segnatevi le mie parole».Parole che pesano sulla coscienza liberal di tutto il mondo. Parole che hanno stordito gli amici malthusiani ed ecologisti, tanto che praticamente nessuno in Italia, e in Europa, ha osato riportare il contenuto di quell'intervista.L'ALLARME «WORKISM»L'ultimo rapporto Istat ci dice che nei prossimi trent'anni, solo nel sud Italia ci saranno 3.5 milioni di persone in meno. Un po' come se sparisse tutta la Calabria e parte della Puglia.L'autorevole rivista Lancet, nell'estate scorsa, aveva già pubblicato uno studio su 195 nazioni dal quale si evinceva come, a metà di questo secolo o poco dopo, la popolazione mondiale inizierà a decrescere e il pianeta da un lato a spopolarsi e, dall'altro, ad invecchiare ulteriormente, con tutte le drammatiche conseguenze del caso.C'è poi il report pubblicato la scorsa primavera dall'Institute for Family Studies che ha un titolo emblematico, More Work, Fewer Babies. I due autori presero in esame il «workism». Espressione la cui paternità alcuni attribuiscono a Derek Thompson, giornalista dell'Atlantic e che sta ad indicare la "religione del lavoro". Quella sposata da Paesi nordici come Norvegia, Olanda, Svezia. I Paesi avanzati ed egualitari, con welfare esemplare e in grado di promuovere alti tassi di fertilità, per intenderci. Ma sono proprio questi ad aver visto diminuire drasticamente la natalità. Come si spiega?Se ragionassimo in termini puramente economici non dovrebbero esserci mai problemi denatalità. Invece il rapporto dell'Institute for Family ha analizzato, attraverso appositi indici, questo approccio a dati internazionali, deducendo che il calo della fertilità è più netto tra quelle persone che ritengono il lavoro importante, le quali generano in media 0,6 figli in meno degli altri. Una differenza per niente da poco.LE DENATALITÀ NON È UNA QUESTIONE DI REDDITOQuindi non è vero che non si fanno figli perché mancano gli asili nido (Napolitano dixit) e non ci sono soldi? Eliminare la povertà sarebbe stato facile, ci hanno insegnato da sempre gli ex coniugi Bill e Melinda Gates, debellando la nascita dei bambini poveri. Lo hanno scritto, ogni anno, a caratteri cubitali, nel rapporto annuale della loro fondazione.«Nascono più bambini nei luoghi in cui è più difficile condurre una vita sana e produttiva. Se continuano le attuali tendenze, il numero delle persone povere nel mondo smetterà di diminuire, e potrebbe perfino iniziare a crescere. Ma la ragione per cui abbiamo avviato la nostra fondazione è che le tendenze attuali non devono continuare».La visione antinatalista di Bill e Melinda Gates, che prende di mira soprattutto l'Africa subsahariana, è in perfetta sintonia con l'agenda dell'Onu, dei burocratici di Bruxelles e di tutte quelle forze politiche che guardano al mito malthusiano e ad esso si richiamano esplicitamente, specie in nome di uno sviluppo sostenibile.Entro il 2030, uno degli obiettivi di sviluppo sostenibile è l'eliminazione della povertà. Come? Non facendo più nascere bambini, e finanziando «la salute sessuale e riproduttiva»: quella che nel linguaggio mondialista significa aborto e contraccezione. Chi non abbraccia questa cultura, che nei decenni ha prodotto anche sterilizzazioni forzate, è per i tanti filantropi un ignorante da disprezzare e silenziare. Un po' come quando Emmanuel Macron, alcuni anni fa, disse, "Presentami la donna che ha deciso, essendo perfettamente istruita, di avere sette, otto o nove figli". Parlava puntando il dito contro l'Africa, con quel filo di razzismo sempre concesso a chi sta a sinistra della storia.Ma ci ha pensato direttamente Elon Musk, alcuni anni dopo, a ribadire che non c'è nessuna correlazione tra crescita della povertà e crescita della popolazione. Anzi le cose stanno esattamente all'opposto. La crisi economica a livello mondiale ha tra le sue principali cause la crisi demografica, che a sua volta deriva dalla mentalità antinatalista che ha invaso le coscienze di tutto il mondo.Che poi è così strano il modus pensandi di Gates e compagni: le loro proiezioni raccontano che, in termini assoluti, il numero dei poveri aumentare entro il 2050, ma, in entrambi i grandi Paesi ad alto tasso di natalità, cioè Nigeria e Repubblica Democratica del Congo, diminuirà nel primo del 7%, nel secondo del 26%. Qualcosa non torna.
TESTO DELL'ARTICOLO ➜ www.bastabugie.it/it/articoli.php?id=6972PUTIN DICE CHE LA NATO NON HA MANTENUTO LE PROMESSE, MA NON E' VERO di Stefano MagniE ci risiamo, un'altra volta. Dopo lo "scoop" di Italia Oggi (che cita Der Spiegel) e l'intervista a Giulio Sapelli a Formiche.net, anche Panorama, con un servizio a firma di Elisabetta Burba, corredato di documenti originali e di un'intervista all'ambasciatore Umberto Vattani, ci spiega che siamo stati noi a tradire la Russia e a provocarne la reazione dura. Come? Violando gli ormai celeberrimi e stra-citati patti del 1990 con cui avevamo promesso di non allargare a Est la Nato. Invece la Nato si è espansa fino ai confini della Russia e allora si può capire perché a Mosca ci odino.Peccato che: è tutto falso. O meglio: talmente fuori contesto, da risultare falso. I documenti sono autentici, sono lì da vedere. I documenti declassificati riportano gli impegni verbali fra i leader dei due blocchi che discutevano sulla riunificazione della Germania: Urss, Germania Ovest, Francia, Regno Unito e Usa. "Non intendiamo far avanzare l'Alleanza Atlantica oltre l'Oder. E pertanto non possiamo concedere alla Polonia o ad altre nazioni dell'Europa centrale e orientale la possibilità di aderirvi", si trova scritto nel verbale. James Baker auspicava anche future "garanzie di ferro che la giurisdizione o le forze della Nato non si spostino verso Est". Helmut Kohl, futuro cancelliere della Germania riunificata diceva a Michail Gorbachev: "Crediamo che la Nato non debba espandere il suo raggio d'azione". Allora, la Nato ha mentito? Non ha rispettato i patti? La Russia ha ragione ad odiarci?QUESTIONE DI DATENeanche per idea: guardate la data. Queste conversazioni sono avvenute fra il 12 settembre del 1990, alla vigilia della riunificazione tedesca, e il 6 marzo 1991, all'indomani della stessa. Prendiamo l'ultima data: 6 marzo 1991. C'era il Patto di Varsavia, c'era l'Urss, le tre repubbliche baltiche erano ancora parte integrante del territorio sovietico, c'erano ancora le basi dell'armata rossa nei Paesi dell'Europa centrale e orientale di cui si parlava. Un ritiro era appena iniziato, ma non erano neppure nella mente di Dio gli eventi che si sarebbero susseguiti di lì alla fine dell'anno. Successe, poi, che il Patto di Varsavia, già in disarmo, si sciolse il 1° luglio 1991. In Unione Sovietica, militari e servizi segreti provarono a prendere il potere, con un colpo di Stato, un mese dopo. Non riuscendovi, accelerarono il processo di decadenza e dissoluzione dell'Unione Sovietica. Il 25 dicembre 1991 veniva ammainata la bandiera rossa, per l'ultima volta, dal pennone più alto del Cremlino. Da quel giorno nascevano altre repubbliche indipendenti e sovrane, fra cui la Russia, guidata da Boris Eltsin, avversario politico di Gorbachev e della sua linea tardo-sovietica.La Russia non è l'Unione Sovietica. Ha ereditato il suo seggio all'Onu e, dal 1994, ha mantenuto il monopolio sull'arsenale nucleare dell'ex impero rosso. Ma non ha ereditato né i debiti con l'estero, né gli accordi con altre potenze. Con la Nato, la Russia ha firmato gli accordi della Partnership for Peace nel 1994, ma soprattutto il Nato-Russia Founding Act del 27 maggio 1997. Quest'ultimo fissava i criteri dei rapporti di partnership fra l'Alleanza Atlantica e la nuova Federazione Russa.Non è l'Urss neppure la Comunità degli Stati Indipendenti (Csi), nata dall'accordo di Minsk del 1991, per creare un'area di libero scambio e cooperazione militare fra repubbliche ex sovietiche. Contrariamente all'Urss non è una federazione, né una confederazione ed è su base volontaria. Estonia, Lettonia e Lituania, pur essendo repubbliche ex sovietiche, non ne hanno mai fatto parte. La Georgia si è ritirata dalla Csi nel 2009, dopo essere stata aggredita dalla Russia.GLI ARSENALI NUCLEARIL'Ucraina si è ritirata nel 2018, dopo che la Russia le aveva occupato e annesso la Crimea. Originariamente, nella Csi c'erano quattro arsenali nucleari: in Russia, Bielorussia, Kazakistan e Ucraina. L'Ucraina, al momento della sua indipendenza, era la terza potenza atomica del mondo, subito dietro a Usa e Russia. La sua eredità del vasto arsenale sovietico causò due crisi molto serie, una nel maggio 1992, quando gli ufficiali al comando della forza strategica aerea e missilistica si divisero, fra chi rimase fedele a Mosca e chi giurò lealtà a Kiev. E poi nel settembre-ottobre 1993 quando, a causa del fallito golpe nazional-comunista contro Eltsin, le forze strategiche russe furono poste in stato di allerta e gli ucraini temevano di subire un attacco preventivo. Alla fine la tensione scemò solo grazie alla mediazione degli Usa che convinsero l'Ucraina a cedere tutto il suo arsenale alla Russia, come Bielorussia e Kazakistan avevano già accettato di fare.In cambio di questa cessione, che ridiede alla Russia lo status di superpotenza nucleare, l'Ucraina chiese garanzie per la sua indipendenza. Vennero stabilite a Budapest, con un memorandum sottoscritto il 5 dicembre 1994 da Russia, Ucraina, Usa e Regno Unito: la Russia, in cambio del disarmo nucleare di Kiev, si impegnava a non invadere l'Ucraina e a rispettarne i confini (per i distratti: Crimea inclusa) e l'integrità territoriale. Fu così risolta, allora, la "crisi dei missili ucraini", immagine retorica che la Russia sta usando in questi mesi, tracciando il parallelo con la crisi dei missili di Cuba, fuori tempo massimo e ormai senza motivo, per giustificare la sua invasione dell'Ucraina. Gli accordi vennero violati una prima volta nel 2014, con l'annessione russa della Crimea. E sono stati violati definitivamente il 24 febbraio scorso, con l'invasione dell'Ucraina. Una violazione palese, di cui si parla incredibilmente poco.Putin, nelle sue richieste ultimative a Bruxelles e Washington (17 dicembre 2021) chiede comunque di rivedere il Nato-Russia Founding Act. Val la pena dunque di rileggere più in dettaglio cosa prevedeva quell'accordo.NATO-RUSSIA FOUNDING ACT"Coerentemente con i lavori dell'Osce su un modello di sicurezza comune e globale per l'Europa per il Ventunesimo secolo, e tenendo conto delle decisioni del Vertice di Lisbona in merito a una Carta sulla sicurezza europea, la Nato e la Russia cercheranno la più ampia cooperazione possibile tra gli Stati partecipanti dell'Osce con l'obiettivo di creare in Europa uno spazio comune di sicurezza e stabilità, senza linee divisorie o sfere di influenza che limitino la sovranità di alcuno Stato".Se lo ricordino quelli che, oggi, parlano e straparlano di "rispettare la sfera di influenza russa". Perché la Russia stessa ha sottoscritto un impegno a non crearne di nuove in Europa.Ricordiamoci cosa era l'Europa del 1997: la Guerra Fredda finita da meno di un decennio, le democrazie dell'Europa centrale desiderose di liberarsi del passato comunista e di entrare in un futuro liberale, accedendo all'Ue e alla Nato, una Russia perennemente in bilico fra occidentalisti che guardavano all'Europa e orientalisti nostalgici dell'Urss (o dell'impero), i primi dominanti al Cremlino, i secondi nella Duma. I Paesi dell'ex Patto di Varsavia osservavano con timore la crescita delle tendenze revansciste della politica russa, nei partiti nazionalisti (Zhirinovskij), comunisti (Zjuganov), in un governo guidato da un ex agente del Kgb (Primakov) e nell'esercito, che non era mai cambiato dalla fine dell'Urss e si esercitava ancora per combattere contro la Nato in Europa. Guardavano con apprensione alle guerre nella ex Jugoslavia, temendo che qualcuno, in Russia, potesse fare come Milosevic: riprendersi pezzi di Serbia, dopo la fine della federazione jugoslava, anche ricorrendo alla pulizia etnica. I russi erano intervenuti a gamba tesa in Moldavia e in Georgia, fra il 1992 e il 1994, in modo non troppo dissimile. E mantenevano un'exclave-fortezza a Kaliningrad, incombente su Polonia e Lituania.Lo scopo della Nato, e dell'amministrazione Clinton, era duplice: proteggere i Paesi ex comunisti dall'eventuale ritorno di fiamma di Mosca, da un possibile scenario "jugoslavo nucleare". E al tempo stesso creare un rapporto di partnership con la Russia, che pur non volendo entrare nella Nato (per l'opposizione della Duma, del governo e dell'esercito), poteva almeno cooperare, su un piano di parità, per la stabilità in Europa.PUTIN VUOLE RISCRIVERE QUESTI PATTILe due parti si impegnavano a cooperare, "astenendosi dalla minaccia o dall'uso della forza l'uno contro l'altro e contro qualsiasi altro Stato, la sua sovranità, integrità territoriale o indipendenza politica in qualsiasi modo in contrasto con la Carta delle Nazioni Unite e con la Dichiarazione di principi che guidano le relazioni tra gli Stati partecipanti contenuta nell'Atto finale di Helsinki" e al "rispetto della sovranità, dell'indipendenza e dell'integrità territoriale di tutti gli Stati e del loro diritto intrinseco di scegliere i mezzi per garantire la propria sicurezza, l'inviolabilità dei confini e il diritto all'autodeterminazione dei popoli sancito dall'Atto finale di Helsinki e da altri documenti dell'Osce".Infine, va ricordato anche: "Le disposizioni di questo atto non conferiscono alla Nato o alla Russia, in alcun modo, un diritto di veto sulle azioni dell'altra né violano o limitano i diritti della Nato o della Russia a un processo decisionale e di azione indipendente. Non possono essere usati come mezzo per svantaggiare gli interessi di altri Stati".Putin vuole riscrivere questi patti, sottoscritti dal suo Paese nel 1997, quando era Eltsin il presidente della Russia. Vuole ritornare a creare la sua sfera di influenza, vuole tornare ad avere potere di veto sulle scelte di altri Stati. Permettergli di riscrivere le regole è una scelta politica, francamente autolesionista da un punto di vista occidentale.
L'invasione dell'Ucraina da parte delle truppe della Russia, iniziata nella notte di giovedì, continua e si intensifica. Bombardata la capitale ucraina, Kiev. I russi controllano un aeroporto della capitale, l'Hostomel. Nel pomeriggio: Putin ha chiesto all'esercito ucraino di "prendere il potere" a Kiev e di rimuovere Zelensky. Putin ha detto che sta combattendo una "banda di drogati e neonazisti". In mattinata, il premier Mario Draghi ha parlato in Parlamento. Nel pomeriggio al ministero della Difesa ha preso parte, in videoconferenza, al vertice Nato sul conflitto ucraino. I Paesi occidentali, dalla Ue alla Gran Bretagna, agli Usa hanno varato pacchetti di sanzioni «molto dure» contro la Russia. La reazione dei mercati alla guerra in Ucraina Dopo una mattinata con numerosi stop and go alimentati dall'incertezza sulla guerra in Ucraina, le Borse europee sono in decisa rimonta e accelerano ulteriormente il passo dopo l'apertura di Mosca a inviare una delegazione a Minsk per intavolare colloqui con l'Ucraina, mentre l'esercito russo sta già entrando nella capitale Kiev. Inoltre, alla luce della crisi nell'est Europa gli investitori iniziano a pensare che le banche centrali allunghino i tempi per la stretta monetaria e questo sta permettendo un ritorno sugli asset più penalizzati nell'ultimo mese a causa della prospettiva di tassi di interesse in rapida ascesa. Le materie prime in tempi di guerra Le materie prime già carissime reagiscono con ulteriori, forti rincari. L'invasione russa ha comunque colto di sorpresa i mercati. E mentre i missili volano su Kiev non è più soltanto il rischio geopolitico ad infiammare i prezzi, ma la concreta possibilità di perdere forniture di combustibili, metalli e prodotti agricoli che potremmo non essere in grado di sostituire. Ospiti: Eleonora Tafuro, ricercatrice di ISPI esperta di Russia, Caucaso e Asia Centrale, Adriana Cerretelli editorialista Sole 24 Ore Bruxelles, Lorenzo Codogno, visiting professor della London School of Economics ed ex dirigente generale del Mef, Fedele De Novellis, partner di Ref Ricerche.
Dalla mini proroga delle cartelle al 9 dicembre (con "tolleranza" fino al 14 dicembre) relative alla rottamazione-ter e al saldo e stralcio agli immobili della Chiesa esentati dalla Tari, all'assegno per i genitori separati. È giunto il via libera delle commissioni Finanze e Lavoro del Senato al Dl in materia di fisco e lavoro.Il balzo dell'edilizia, grazie soprattutto al superbonus Oggi il Sole 24 Ore anticipa il Rapporto annuale sull'impatto degli incentivi fiscali in edilizia, elaborato dal Servizio studi della Camera in collaborazione con il Cresme. Nel 2021 i lavori realizzati con tutti gli incentivi fiscali ammontano alla cifra record di 51,2 miliardi di euro. Nel 2020 questa cifra ammontava a 28,4 milioni, quindi quest'anno si registra un balzo dell'82%.Nuova via della seta La Commissione Ue lancia il piano Global Gateway da 300 miliardi distribuiti da qui al 2027. "Con il Global Gateway facciamo un passo in più per appoggiare investimenti e infrastrutture nel resto del mondo. I Paesi hanno bisogno di partner di fiducia per conseguire progetti sostenibili, segnati da alta trasparenza e buona governance. Vogliamo mostrare che un approccio democratico fondato sui valori può affrontare le sfide globali", sono le parole con cui la presidente della Commissione Ue Ursula von der Leyen ha lanciato il piano, ritenuto alternativo a quello della Via della Seta lanciato dalla Cina.Ospiti: Giovanni Parente, Sole 24 Ore, Flavio Monosilio, direttore centro studi Ance, Adriana Cerretelli, Sole 24 Ore Bruxelles, Gian Primo Quagliano, direttore generale Centro Studi Promotor.
A cura di Daniele Biacchessi L'accordo sul clima raggiunto al G20 di Roma smorza le speranze di un reale cambiamento, di una vera inversione di tendenza nella risoluzione della crisi. I grandi del mondo siglano un patto sul tetto massimo di 1,5 gradi per il riscaldamento globale, ma solo a metà secolo. Il documento finale è nei fatti un compromesso con India, Cina e Indonesia che avevano messo paletti a loro dire irrinunciabili. I Paesi del G20 termineranno entro l'anno i finanziamenti a nuove centrali a carbone, mettono in campo il fondo per il clima da 100 miliardi per il sostegno ai Paesi in via di sviluppo, dicono di voler intraprendere ulteriori azioni sul clima "in questo decennio", ma come si può ben capire si tratta di un impegno alquanto generico. Non c'è la volontà e anche i lavori di Cop26 che si sono aperti in queste ore a Glasgow partono in salita. Il vertice rappresenterebbe "l'ultima migliore chance" disponibile per mantenere fermo l'obiettivo del contenimento del surriscaldamento della Terra sotto la soglia di 1,5 gradi, ma anche a Glasgow si riproporranno le differenti, anzi opposte visioni, e il target appare al momento quasi impossibile da raggiungere nei tempi auspicati. Infatti alcuni dei principali interlocutori mancheranno all'appello. Non ci sarà il presidente cinese Xi Jinping. Parteciperà da remoto. Non ci sarà nemmeno Vladimir Putin, trattenuto in Russia dalla nuova ondata di contagi Covid. Pure lui farà sentire la propria voce solo in video collegamento. Insomma chi a Glasgow si attendeva dal G20 romano una svolta è andato deluso e su Cop26 grava l'ombra del fallimento. _________________________________________ "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. Per i notiziari sempre aggiornati ascoltaci sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornaleradio.tv/?hl=it Twitter: https://twitter.com/giornaleradiofm
A cura di Daniele Biacchessi L'accordo sul clima raggiunto al G20 di Roma smorza le speranze di un reale cambiamento, di una vera inversione di tendenza nella risoluzione della crisi. I grandi del mondo siglano un patto sul tetto massimo di 1,5 gradi per il riscaldamento globale, ma solo a metà secolo. Il documento finale è nei fatti un compromesso con India, Cina e Indonesia che avevano messo paletti a loro dire irrinunciabili. I Paesi del G20 termineranno entro l'anno i finanziamenti a nuove centrali a carbone, mettono in campo il fondo per il clima da 100 miliardi per il sostegno ai Paesi in via di sviluppo, dicono di voler intraprendere ulteriori azioni sul clima "in questo decennio", ma come si può ben capire si tratta di un impegno alquanto generico. Non c'è la volontà e anche i lavori di Cop26 che si sono aperti in queste ore a Glasgow partono in salita. Il vertice rappresenterebbe "l'ultima migliore chance" disponibile per mantenere fermo l'obiettivo del contenimento del surriscaldamento della Terra sotto la soglia di 1,5 gradi, ma anche a Glasgow si riproporranno le differenti, anzi opposte visioni, e il target appare al momento quasi impossibile da raggiungere nei tempi auspicati. Infatti alcuni dei principali interlocutori mancheranno all'appello. Non ci sarà il presidente cinese Xi Jinping. Parteciperà da remoto. Non ci sarà nemmeno Vladimir Putin, trattenuto in Russia dalla nuova ondata di contagi Covid. Pure lui farà sentire la propria voce solo in video collegamento. Insomma chi a Glasgow si attendeva dal G20 romano una svolta è andato deluso e su Cop26 grava l'ombra del fallimento. _________________________________________ "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. Per i notiziari sempre aggiornati ascoltaci sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornaleradio.tv/?hl=it Twitter: https://twitter.com/giornaleradiofm
A cura di Daniele Biacchessi L'accordo sul clima raggiunto al G20 di Roma smorza le speranze di un reale cambiamento, di una vera inversione di tendenza nella risoluzione della crisi. I grandi del mondo siglano un patto sul tetto massimo di 1,5 gradi per il riscaldamento globale, ma solo a metà secolo. Il documento finale è nei fatti un compromesso con India, Cina e Indonesia che avevano messo paletti a loro dire irrinunciabili. I Paesi del G20 termineranno entro l'anno i finanziamenti a nuove centrali a carbone, mettono in campo il fondo per il clima da 100 miliardi per il sostegno ai Paesi in via di sviluppo, dicono di voler intraprendere ulteriori azioni sul clima "in questo decennio", ma come si può ben capire si tratta di un impegno alquanto generico. Non c'è la volontà e anche i lavori di Cop26 che si sono aperti in queste ore a Glasgow partono in salita. Il vertice rappresenterebbe "l'ultima migliore chance" disponibile per mantenere fermo l'obiettivo del contenimento del surriscaldamento della Terra sotto la soglia di 1,5 gradi, ma anche a Glasgow si riproporranno le differenti, anzi opposte visioni, e il target appare al momento quasi impossibile da raggiungere nei tempi auspicati. Infatti alcuni dei principali interlocutori mancheranno all'appello. Non ci sarà il presidente cinese Xi Jinping. Parteciperà da remoto. Non ci sarà nemmeno Vladimir Putin, trattenuto in Russia dalla nuova ondata di contagi Covid. Pure lui farà sentire la propria voce solo in video collegamento. Insomma chi a Glasgow si attendeva dal G20 romano una svolta è andato deluso e su Cop26 grava l'ombra del fallimento. _________________________________________ "Il Corsivo" a cura di Daniele Biacchessi non è un editoriale, ma un approfondimento sui fatti di maggiore interesse che i quotidiani spesso non raccontano. Un servizio in punta di penna che analizza con un occhio esperto quell'angolo nascosto delle notizie di politica, economia e cronaca. Per i notiziari sempre aggiornati ascoltaci sul sito: https://www.giornaleradio.fm oppure scarica la nostra App gratuita: iOS - App Store - https://apple.co/2uW01yA Android - Google Play - http://bit.ly/2vCjiW3 Resta connesso e segui i canali social di Giornale Radio: Facebook: https://www.facebook.com/giornaleradio.fm/ Instagram: https://www.instagram.com/giornaleradio.tv/?hl=it Twitter: https://twitter.com/giornaleradiofm
Secondo un recentissimo rapporto, pubblicato congiuntamente da Fao e Unep (l'Agenzia dell'ONU per l'Ambiente), di fronte alla triplice minaccia del cambiamento climatico, della perdita della natura e dell'inquinamento, il mondo deve mantenere l'impegno di ripristinare almeno un miliardo di ettari di territori degradati nel prossimo decennio, un'area cioè delle dimensioni della Cina. Unep e Fao evidenziano che «I Paesi devono anche aggiungere impegni simili per gli oceani». L'Italia si è impegnata a ripristinare 24.250 Km quadrati di territorio.Il documento segnala che l'umanità utilizza circa 1,6 volte la quantità di servizi che la natura può fornire in modo sostenibile. Ciò significa che, da sole, le iniziative di conservazione della natura non bastano per impedire il collasso dell'ecosistema e la perdita di biodiversità globali.Il rapporto stima i costi globali di ripristino terrestre – esclusi quindi i costi di ripristino degli ecosistemi marini – in almeno 200 miliardi di dollari all'anno entro il 2030, ma sottolinea che «ogni dollaro investito nel ripristino crea fino a 30 dollari di benefici economici».Gli ecosistemi che necessitano di un ripristino urgente comprendono terreni agricoli, foreste, praterie, montagne, aree urbane, acque dolci e oceani e le comunità che vivono su quasi 2 miliardi di ettari di terre degradate sono spesso tra le più povere ed emarginate del mondo.Nella prefazione del rapporto si legge che in esso si espone il motivo per cui devono tutti dare il loro contributo a uno sforzo di ripristino globale. Basandosi sulle più recenti prove scientifiche, lo studio stabilisce, infatti, il ruolo cruciale svolto dagli ecosistemi, dalle foreste e dai terreni agricoli ai fiumi e agli oceani, e registra le perdite che derivano da una cattiva gestione del pianeta. Il degrado sta già colpendo il benessere di circa 3,2 miliardi di persone, ovvero il 40% della popolazione mondiale ed ogni anno vanno perduti servizi ecosistemici che valgono più del 10% della produzione economica globale.Il ripristino dell'ecosistema consiste in un processo di arresto e ribaltamento del degrado, che si traduce in aria e acqua più pulite, mitigazione delle condizioni meteorologiche estreme, salute umana migliore e recupero della biodiversità, inclusa una migliore impollinazione delle piante.Unep e Fao ricordano anche che «sono necessarie azioni per prevenire, arrestare e invertire il degrado per raggiungere l'obiettivo dell'Accordo di Parigi di mantenere l'aumento della temperatura globale ben al di sotto dei 2 gradi Celsius. Pertanto, il ripristino, se combinato con l'arresto dell'ulteriore conversione degli ecosistemi naturali, può aiutare a evitare il 60% delle estinzioni della biodiversità previste e può essere altamente efficace nel produrre contemporaneamente molteplici benefici economici, sociali ed ecologici: ad esempio, l'agroforestazione da sola ha il potenziale per aumentare la sicurezza alimentare per 1,3 miliardi di persone, mentre gli investimenti in agricoltura e gestione delle risorse idriche aiuteranno ad adattarsi ai cambiamenti climatici, con benefici circa 4 volte superiori all'investimento originario».Il decennio Onu 2021 – 2030 per il ripristino degli ecosistemi è un appello dall'Assemblea generale dell'Onu per la protezione e il rilancio degli ecosistemi in tutto il mondo, a beneficio delle persone e della natura. Punta ad arrestare il degrado degli ecosistemi e a ripristinarli per raggiungere gli obiettivi ambientali globali e a costruire un forte e ampio movimento per accelerare il ripristino della biodiversità e mettere il mondo sulla buona strada per un futuro sostenibile.Tutto questo presuppone la creazione di uno slancio politico globale per il ripristino e migliaia di iniziative sul campo.
I Paesi del Golfo contro Israele, il blocco delle esportazioni dei vaccini in India e l’apertura dell’inchiesta sulla Trump Organization.
«Personalmente sono tranquillo ma da italiano sono dispiaciuto: dover girare mezza Italia per tribunali e processi per aver difeso il mio Paese, mi sembra davvero surreale». Lo ha affermato a 'Tg2 Post' il leader della Lega, Matteo Salvini, per il quale il gup di Catania deciderà se l'ex ministro dell'Interno dovrà andare a processo per sequestro di persona per la nave Gregoretti. Quanto al tema migranti, Salvini ha detto: «ha ragione Draghi quando dice che tutti vanno salvati, ma l'Europa si deve svegliare e poi bisogna evitare le partenze o sarà un disastro annunciato». E ancora: «Ho chiesto a Draghi di comportarci come gli altri Paesi europei: controllare chi entra e chi esce». L'accordo di Malta, «è carta straccia. I Paesi europei che come noi sono alle prese con la crisi per il Covid hanno voglia di accogliere gli immigrati a cui l'Italia permette di sbarcare? Io direi di no», ha detto Salvini.
TAX GIRL – GIORGIA PACIONE DI BELLO – MARCO ZANNI – 06/03/2021 Dalle 10 alle 11 l'appuntamento con il fisco. EVASIONE FISCALE: ogni anno l'Italia perde 12 miliardi di euro. I Paesi coinvolti in questo “furto” sono l'Olanda, il Lussemburgo, le Isole Cayman, il Regno Unito e gli Usa. I paradisi fiscali all'interno dell'Ue non sono però mai stati oggetto di provvedimenti: come mai? Di questo e di molto altro parleremo con MARCO ZANNI, Presidente del gruppo Identità e Democrazia del Parlamento Ue.
TAX GIRL – GIORGIA PACIONE DI BELLO – MARCO ZANNI - 06/03/2021 Dalle 10 alle 11 l'appuntamento con il fisco. EVASIONE FISCALE: ogni anno l'Italia perde 12 miliardi di euro. I Paesi coinvolti in questo “furto” sono l'Olanda, il Lussemburgo, le Isole Cayman, il Regno Unito e gli Usa. I paradisi fiscali all'interno dell'Ue non sono però mai stati oggetto di provvedimenti: come mai? Di questo e di molto altro parleremo con MARCO ZANNI, Presidente del gruppo Identità e Democrazia del Parlamento Ue.
TAX GIRL – GIORGIA PACIONE DI BELLO – MARCO ZANNI - 06/03/2021 Dalle 10 alle 11 l'appuntamento con il fisco. EVASIONE FISCALE: ogni anno l'Italia perde 12 miliardi di euro. I Paesi coinvolti in questo “furto” sono l'Olanda, il Lussemburgo, le Isole Cayman, il Regno Unito e gli Usa. I paradisi fiscali all'interno dell'Ue non sono però mai stati oggetto di provvedimenti: come mai? Di questo e di molto altro parleremo con MARCO ZANNI, Presidente del gruppo Identità e Democrazia del Parlamento Ue.
Chi ricorda gli anni in cui il mantra europeo era la ferrea norma del 3% nel rapporto deficit-Pil? Dove sono finiti i parametri da non superare, le lettere di ammonimento europei ai paesi i cui bilanci non erano in linea con le politiche di Bruxelles? Per quelle norme alcuni Paesi come la Grecia sono scivolati nel baratro, altri come l'Italia salvati più per ragioni politiche che di numeri Ebbene, la pandemia da Covid e i poderosi investimenti che ogni paese europeo si accinge a compiere per tentare la ricostruzione pare abbia livellato tutte le economie. Ecco perché la Commissione europea è orientata a mantenere la Clausola di salvaguardia anche nel 2022 e disattivarla solo nel 2023. l Patto di stabilità e crescita (con tutte le regole che comporta) resterà quindi sospeso anche l'anno prossimo per dare agli Stati membri più respiro nella spesa pubblica. I Paesi con il debito più alto - come l'Italia - devono fare attenzione sul medio termine e avere particolare prudenza. Sul lungo termine si farà una valutazione sulla revisione delle regole fiscali, destinate a cambiare nell'era post Covid. Non è escluso che si adotteranno regole diverse sulla base della situazione debitoria dei vari Stati membri.Non più quindi il 3% nel rapporto deficit-Pil per tutti. Per il vice presidente della Commissione europea, Valdis Dombrovskis "vi sono segnali di speranza per l'economiadell'Ue, ma per il momento la pandemia continua ad arrecare danni ai mezzi di sussistenza delle persone e all'economia in generale". Dunque, per attenuare questo impattoe promuovere una ripresa resiliente e sostenibile, il messaggio è che il sostegno di bilancio debba continuare per tutto il tempo necessario. Sulla base delle indicazioni attuali la clausola di salvaguardia generale rimarrebbe attiva nel 2022 e sarà disattivata nel 2023. Non sarà un ripensamento generale, ma forse l'avvio di una riflessione più profonda.
La pandemia ha accelerato l'adozione dell'AI da parte di tutte le industrie, anche quella sanitaria. Ma l'intelligenza artificiale è davvero efficace nel contrastare il Covid 19 e aiutare i pazienti? Vediamo quali sono i dubbi ma anche casi di successo delle nuove tecnologie sviluppate nel corso della pandemia.Come l'intelligenza artificiale ha aiutato nella lotta al Covid 19Nonostante non abbia da subito ottenuto i risultati sperati, l'Intelligenza Artificiale ha avuto un ruolo fondamentale nella lotta al Covid 19.Secondo Giovanni Vizzini, chief operating officer e direttore medico-scientifico della divisione italiana di Upmc, senza l'utilizzo dell'intelligenza artificiale e dei Big Data non sarebbe stato possibile riuscire a sviluppare un vaccino già adesso.Ma ci sono altre situazioni in cui l'utilizzo dell'intelligenza artificiale è stato utile nella lotta alla pandemia.Il caso BlueDotA fine 2019 la società BlueDot dell'infettivologo canadese Kamran Khan annunciava di aver identificato un nuovo tipo di polmonite a Whuan. Ha predetto inoltre che, in base ai dati raccolti sui viaggi programmati da e per la città, il virus si sarebbe diffuso velocemente in altre parti del mondo.Le tecnologie di BlueDot sono state successivamente utilizzate dal Canada per monitorare l'effettivo rispetto del distanziamento sociale da parte dei cittadini, attraverso la localizzazione in forma anonima dei telefoni cellulari.L'algoritmo DeepCOVID-XRQuesto algoritmo è riuscito a individuare la presenza del Covid in 300 radiografie, scansionandole in 18 minuti e con un'accuratezza dell'82%. Al suo confronto cinque radiologi specializzati hanno impiegato dalle due alle tre ore, con un'accuratezza che va dal 76 all'81%.Lo studio Curial AICurial AI è uno dei più grandi studi mai svolti fino a oggi e utilizza i dati clinici dei pazienti ricoverati in ospedale per diagnosticare i sintomi del Covid in tempi minori rispetto agli screening classici.I dubbi sull'efficacia dell'intelligenza artificiale contro il Covid 19Questi sono ovviamente casi di successo, però è doveroso fare alcune riflessioni riguardo l'utilizzo dell'intelligenza artificiale nella lotta al Covid 19. Entriamo nel merito della veridicità dei dati, della loro effettiva utilità e della tutela della privacy dei cittadini.Veridicità dei datiPer restituire risultati validi gli algoritmi hanno bisogno di elaborare grandi moli di dati, qualitativamente e quantitativamente utili.Per questo, dato che non conosciamo ancora a sufficienza il Covid, il timore è che i risultati ottenuti grazie all'AI possano essere falsati e non veritieri. Questo porterebbe ovviamente più danni che benefici.Lo studio Curial AI ad esempio non è stato ancora sperimentato in larga scala, ma solo su pazienti britannici.Sicurezza e tutela della privacyIl problema della tutela della privacy dei cittadini non è ancora stato risolto. I Paesi dove l'intelligenza artificiale ha avuto un ruolo centrale nella lotta alla diffusione del virus infatti sono gli stessi in cui i cittadini sono stati sottoposti a misure di sicurezza fortemente restrittive, come geolocalizzazione e controlli a domicilio.Intelligenza artificiale e Covid 19: un successo o un fallimento?Al momento non ci sono ancora dati certi per capire se l'Intelligenza artificiale è utile nella lotta al Covid.Quello che è certo è che questa tecnologia non potrà arrivare a sostituire figure centrali come gli operatori sanitari, ma potrà sicuramente velocizzare i tempi delle procedure in ambito medico e migliorarne i processi.È inoltre fondamentale che i modelli di AI messi in campo in ambito sanitario siano sviluppati insieme agli operatori sanitari. Questo per garantire una reale utilità ma soprattutto efficacia delle tecnologie che abbiamo a disposizione, che altrimenti si rivelerebbero uno spreco di risorse che in piena pandemia sono vitali per la lotta al Coronavirus.
Oltre cinquemila euro pro capite. Tanto è costata a ogni italiano - tra arretramento del Pil nazionale ed esplosione del debito pubblico -l'emergenza pandemica che ha funestato il 2020. Secondo l'Ordine nazionale dei commercialisti, indennizzi medi che hanno sfiorato i 1.900 euro non sono bastati a coprire la perdita di ricchezza pro capite: -513 euro. Usciamo male anche dal confronto tra gli aiuti statali assicurati dai vari Paesi: In Germania si viaggia sui 4.400 euro, 2.600 in Francia. rispettivamente 9mila e 5mila euro in Usa e Regno Unito. In questa puntata anche il via, da marzo, alle prime assunzioni con contratto da dipendente dei rider di Just Eat: compenso base di 9 euro l'ora. I Paesi poveri chiedono all'organizzazione mondiale del commercio di sospendere i brevetti sui vaccini per facilitare la lotta al Covid. Medici senza Frontiere rilancia la proposta con un appello a non opporsi diretto all'Italia e al gruppo dei Paesi (ricchi) ancora contrari.
Oltre cinquemila euro pro capite. Tanto è costata a ogni italiano - tra arretramento del Pil nazionale ed esplosione del debito pubblico -l'emergenza pandemica che ha funestato il 2020. Secondo l'Ordine nazionale dei commercialisti, indennizzi medi che hanno sfiorato i 1.900 euro non sono bastati a coprire la perdita di ricchezza pro capite: -513 euro. Usciamo male anche dal confronto tra gli aiuti statali assicurati dai vari Paesi: In Germania si viaggia sui 4.400 euro, 2.600 in Francia. rispettivamente 9mila e 5mila euro in Usa e Regno Unito. In questa puntata anche il via, da marzo, alle prime assunzioni con contratto da dipendente dei rider di Just Eat: compenso base di 9 euro l'ora. I Paesi poveri chiedono all'organizzazione mondiale del commercio di sospendere i brevetti sui vaccini per facilitare la lotta al Covid. Medici senza Frontiere rilancia la proposta con un appello a non opporsi diretto all'Italia e al gruppo dei Paesi (ricchi) ancora contrari.